Varanasi (Uttar Pradesh) 2016

Varanasi, 15 febbraio 2016. Il Chousatti Ghat verso sera.

Varanasi, 15 febbraio 2016. Il Chousatti Ghat verso sera.

15 febbraio 2016

Da Chitrakoot insieme a Ben e Marissa prendiamo l’autorisciò fino al parcheggio dove stanno i mezzi che vanno un po’ più lontani. La stazione degli autobus per Allahabad sta a 9 km da qui, a Karwi. Il risciò ci porta, però, alla stazione ferroviaria di Karwi e gli autisti ci suggeriscono di prendere un ulteriore risciò. Ci sembrava di aver concordato un prezzo di 10 rupie a testa, ma quando arriviamo a destinazione, a pochi metri dalla stazione ferroviaria, secondo l’autista dovremmo pagare 100 rupje (1,50 euro) per una corsa di non più di 500 metri. Paghiamo le 30 rupje e ce ne andiamo, ma l’autista inizia a fare una gran scenata dicendo che la tariffa per quel tragitto è fissato in 100 rupie. Ben gliene dà altre 50, ma lui ci insegue affiancato da un altro indiano grande e grosso che ha chiamato a sostenere la sua causa. Alla fine Ben gli dà altre 100 rupie nonostante il mio disaccordo e quello gli restituisce soltanto le 50 e non le 30 che avevamo già pagato.

Varanasi, 18 febbraio 2016. Nei pressi del Dasaswamed Ghat durante la cerimonia serale.

Varanasi, febbraio 2016. Nei pressi del Dasaswamed Ghat durante la cerimonia serale.

Alle 9.30 prendiamo l’autobus governativo e attraversiamo dei villaggi sulle colline: a Lalapor c’è un tempio importante e ogni lunedì si tiene un caratteristico mercato dove la gente delle borgate arriva in bicicletta e con i trattori a vendere verze, cavoli, carote, patate, pomodori, aglio, cipolla e anche delle mercanzie. Percorriamo una strada dissestata con ai bordi dei grumi di sabbia e ghiaia ed anche delle tubature in cemento che indicano dei lavori di posa in opera dell’impianto fognario. Le case sono basse e dipinte di bianco con i tetti in paglia o con dei coppi piani, un po’ arrotondati, senz’altro fatti a mano. I campi dei dintorni sono coltivati a dhal (lenticchie), frumento e colza. Ci sono dei campi arati e altri lasciati ad erba per il bestiame al pascolo. Da lontano si vedono diverse greggi di pecore dal vello bianco, nero, o marrone. Le mucche stanno legate agli alberi di seesam che fiancheggiano i bordi della strada.

Varanasi, 17 febbraio 16.

Varanasi,  febbraio 2016.

Avvicinandoci ai centri abitati si vedono molte cave, dei cementifici e delle fornaci con delle file di camion e trattori lungo la strada. Seduto accanto a me c’è l’ impiegato di un college che si sta recando al lavoro. Sono le 11.00 e oggi gli è stato concesso un ritardo di un’ora e lavorerà comunque fino alla 16.00 come gli altri giorni. A Mao scende anche lui insieme a molta gente, ma tanti altri salgono e la corriera in un attimo è di nuovo piena. Il viaggio è lungo e sono in piedi: ho ceduto il posto ad una donna anziana che non riusciva a stare in equilibrio ed era caduta sul pavimento. C’erano dei giovani seduti accanto a me, ma nessuno ha fatto caso a lei.

Varanasi 18 febbraio 2016. Puje di bramini sui ghat.

Varanasi, febbraio 2016. Puja di bramini sui ghat.

Sulle colline il paesaggio è più arido: ci sono molti massi e qualche raro albero. La corriera suona continuamente il clacson con un suono simile a quello della littorina che negli anni ’50 sentivo quando andavo a trovare la mia nonna-matriarca che abitava ad Artegna, nella pianura del torrente Orvenco. La corriera ora sta attraversando un paesaggio pianeggiante e quando arriva ai villaggi s’infittiscono le persone che camminano con dei sacchi stracolmi sulla testa e con delle grosse borse tra le mani. Qualche anziano vestito di bianco, con le gambe storte, pare trascinarsi lungo il bordo della strada. Molti uomini si spostano su delle grandi biciclette nere, trasportando fasci di legna od erba, ma anche montagne di sacchi pieni di granaglie e altre mercanzie da vendere al mercato. Ad Allahbad cambiamo autobus e saliamo su quello diretto a Varanasi.

Varanasi, kedar Ghat, 21 gennaio 2016. Passaggio di pellegrini.

Varanasi, febbraio 2016. Passaggio di pellegrini al Kedar Ghat.

Attraversiamo degli enormi cavalcavia sotto i quali ci sono migliaia di ripari composti da lamiere e teli di plastica. Là sotto, anziani, bambini, uomini e donne trascorrono le loro vite e nessuno fa sì che avvenga una trasformazione.

Varanasi, 21 febbraio 2016, mattina. Puja per gli antenati.

Varanasi, febbraio 2016, mattina. Puja per gli antenati.

Da Allahbad a Varanasi il paesaggio è piano e la disposizione delle case e la strada paiono farsi più ordinate. Attraversiamo ancora dei centri abitati animati da affollati mercati e negozi. In una cittadina poco distante da Varanasi compaiono donne vestite di nero e coperte dal velo e degli uomini vestiti di bianco seduti su un muretto a chiacchierare. Lì accanto c’è una moschea e più avanti una chiesa cristiana entrambe poste in gran risalto.

Varanasi, Godonia, 23 febbraio 2016. Manifestazione per un anziano guru.

Varanasi, Godonia, febbraio 2016. Manifestazione dei seguaci di un anziano guru.

Entriamo a Varanasi: la città è in festa, qualcuno mi dice, per la festa delle puja. Da una parte e dall’altra della strada principale ci sono gruppi di giovani che ballano al suono di una chiassosa musica. Lungo la strada, a momenti, incontriamo dei cortei che sfilano con le statue delle divinità cantando dei mantra.

Varanasi, 22 febbraio 2016. Il levar della luna piena.

Varanasi, febbraio 2016. Il levar della luna piena sui ghat.

Ceno con Ben soltanto: Marissa è rimasta in camera a riposare. Ben è un ragazzo di soli 23 anni, molto intelligente: sta viaggiando da due anni e lo farà ancora per 4, poi inizierà gli studi universitari nel settore socio-politico più che altro per far contenta sua madre. Ha 3 sorelle tutte impegnate in lavori legati alle banche, mentre sua mamma ha da poco intrapreso degli studi nel campo della medicina cinese. Ben è il più giovane dei 4 fratelli; mi racconta che sua madre ha lasciato il marito quando lui aveva soltanto 8 mesi e da anni non ha alcun rapporto con il padre. Entrambi i genitori si sono, comunque, risposati.

Varanasi, 24 febbraio 2016. La benedizione del guru.

Varanasi, febbraio 2016. La benedizione del guru.

16-17 febbraio 2015

Varanasi: unica, insostituibile città, carica di vitalità ed energia. Quando arrivo la Brahmdev guest house è al completo e mi adatto a dormire in una stanzetta buia e anonima, di un alberghetto lì accanto. L’indomani mattina mi sposto alla Family house e qui è veramente un alloggio accogliente, familiare e pieno di luce. Oggi, però, si è liberata una stanza alla mia vecchia guest house e preferisco spostarmi là.

Varanasi, 27 febbraio 2016, Main Road. La preparazione del pasto per i poveri.

Varanasi, Main Road, febbraio 2016. La preparazione del pasto per i poveri.

Molta gente per le stradine mi riconosce e mi saluta: tornare qui è un po’ come tornare a casa. Febbraio è ancora nell’alta stagione e tutta la città è affollata di turisti occidentali. Marisa e Ben li incontro ai ghat: stanno con un gruppo di personaggi vestiti da sadhu e con i simboli shivaisti dipinti sulla faccia. Stanno passandosi una pipa di terracotta per tirare una boccata di fumo ciascuno.

Varanasi, 23 febbraio 2016. Notte di luna calante sui ghat.

Varanasi, febbraio 2016. Notte di luna calante sui ghat.

Qui ai ghat gli episodi di vita quotidiana si ripetono: donne che celebrano le puja per proprio conto, bramini con la corda a tracolla che impastano la farina con l’acqua per un diverso rituale, guru e preti che aspettano i clienti sotto gli ombrelloni per i loro business.

Varanasi, 21 febbraio 2016. Puja per le donne.

 Varanasi, febbraio 2016. Puja per un gruppo di donne.

Dopo la giornata piovosa di ieri, oggi è tornato il sole. Il fiume questa mattina più che mai è affollato di barche: ne sta ora arrivando una con un carico di bramini a bordo. Tengono dei piatti di metallo ora vuoti tra le mani. Quando quelli scendono, subito la barca si riempie di altri bramini, questa volta con i piatti pieni. Stanno andando, come i precedenti, a celebrare la puja al largo.

Varanasi, 27 febbraio 2016. Le donne del pellegrinaggio di Shimla, H. P.

Varanasi, febbraio 2016. Donne di un pellegrinaggio proveniente da Shimla (H.P.).

Sono da poco passate le 9.00: i cancelletti dei tempietti sono tutti aperti e lasciano ben vedere le sculture ed i dipinti delle divinità che stanno all’interno. A volte le persone si fermano davanti alle immagini sacre e pregano con le mani giunte. Più avanti un gruppo di soli uomini seduti in cerchio, vestiti un po’ alla montanara sta seguendo il discorso di un guru che parla al microfono. Una donna in sari e tre uomini a dorso nudo stanno allineati, a mani giunte, rivolti verso il sole e immersi a metà nel fiume.

Varanasi, 27 febbraio 2016. Sera davanti ad un tempio di Bengali Tola.

Varanasi, febbraio 2016. Sera davanti ad un tempietto di Bengali Tola.

Incontro un sadhu vestito di bianco e addobbato con collane, bracciali e anelli di ogni tipo. Ha 49 anni, è originario di Delhi e proviene da una famiglia di bramini: il padre era ingegnere. Ha un fratello minore con il quale non ha rapporti. E’ diventato sadhu a 30 anni senza aver mai avuto esperienze di lavoro. Dice di aver studiato magia nera a Kanpur, una città che sta a 4 ore da Varanasi, sempre nell’Uttar Pradesh.

Varanasi, 27 febbraio 2016. Mercatino di ortaggi all'ingresso del Dasaswamedh Ghat.

Varanasi, febbraio 2016. Mercatino di vegetali all’ingresso del Dasaswamedh Ghat.

18 febbraio 2016

Già nella prima mattinata i cortei nuziali stanno arrivando al Dasaswamedh Ghat.

Varanasi, 17 febbraio 16. Sposi.

Varanasi, febbraio 2016. Arrivo di uno sposalizio nei pressi del Dasaswamedh Ghat.

Oggi gli sposi sono tutti vestiti con l’abito tradizionale da marajà mentre le spose sono sempre coperte dal mantello rosso con i fiori dorati. Le spose portano dei vistosi ornamenti, forse in oro forse soltanto dorati, che partono dalla narice destra del naso e vanno a congiungersi con il lobo dell’orecchio. In più sono ricoperte da collane, bracciali, cavigliere, anelli alle dita delle mani e dei piedi che s’intravedono appena nei momenti in cui il manto scivola un po’ via.

Varanasi, 19 febbraio 2016. Il riposo della sposa.

Varanasi, febbraio 2016. Il riposo della sposa.

Sembrano tristi queste spose, dico ad un venditore di cartoline del ghat. Lui mi risponde che sono stanche per le puja del giorno prima che per tradizione si protraggono fino a tarda notte. Lascio il Dasaswamedh Ghat e cammino verso il Kedar Ghat.

Varanasi, 19 febbraio 2016. Uno sposo arriva al ghat tirando la moglie con la sciarpa annodata al mantello di lei.

Varanasi, 19 febbraio 2016. Uno sposo arriva al ghat tirando la moglie con la sciarpa annodata al mantello di lei.

Gruppi di uomini a dorso nudo stanno celebrando la puja insieme ad un sacerdote: paiono gli stessi di ieri, dei giorni scorsi e di mesi fa, ma sono sicuramente altri. Poco prima del Raja Ghat ci sono le solite distese di bucato appese a dei fili e appoggiate sulle pietre. Saluto il sadhu elegante incontrato ieri: sta insieme ad un altro santone dall’aspetto anche lui interessante. Stanno lì, seduti sotto un ombrellone, ad aspettare non si sa bene cosa.

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Varanasi, febbraio 2016. Il Manikarnika Ghat, il grande ghat delle cremazioni.

Sono già le 10.00 e fa molto caldo. Decine di barche cariche di pellegrini stanno andando nelle diverse direzioni dei templi. Venditori di borse da viaggio, di collane tenute appese sulle braccia, di cjai tenuto al caldo con un braciere legato sotto la brocca camminano instancabili su e giù per i ghat. Mucche, capre e cani scavano con il muso nei mucchi di immondizie accatastati qua e là, mentre colombi e pappagallini volano da un buco all’altro tra le pietre dei palazzi. Mi siedo all’ombra del solito tempietto: è ancora bagnato dai rigagnoli dell’acqua servita per lavarlo. Un prete sta recitando un mantra e un altro ha appena ritirato le offerte dopo la celebrazione di una puja.

Varanasi, 27 febbraio 2016. Ultimo raggio di sole.

Varanasi, febbraio 2016. Ultimo raggio di sole visto dall’altra sponda del Gange.

19 febbraio 2016

Ieri pomeriggio è arrivata Silvia, la mia amica di Roma: rimarrà qui fino al 28 febbraio! Questa mattina siamo andate insieme al Dasaswamedh Ghat ad osservare lo svolgimento delle puje, in particolare quelle celebrate per i numerosi sposi che in questo periodo arrivano qui, sul Gange. Le donne dei cortei arrivano al ghat con grossi pacchi avvolti in tovaglie con il necessario per le puja. Sull’ultimo gradino del ghat, quello che sta più vicino al Gange disegnano un cerchio giallo, poi, intorno dei punti rossi. Intorno ancora dispongono una coroncina di fiori e in mezzo appoggiano un piatto con delle specie di chapati, dei ceci, del riso. In parte bruciano dei bastoncini d’incenso, appoggiandoli in un vasetto di terracotta. L’officiante, se c’è, con il suo ciuffetto di capelli lunghi sulla nuca e con una sciarpa di lana legata al corpo in modo trasversale, toglie e petali dai fiori e li mette nelle mani di sposi e invitati, recitando una preghiera. Alla fine tutti gettano i petali nel fiume e si bagnano il volto con la sua acqua.

Varanasi, 27 febbraio 2016. Tramonto visto dall'altra sponda.

Varanasi, febbraio 2016. Tramonto visto dall’altra sponda del fiume.

Laggiù, un’altra coppia di sposi sta salendo su un barcone insieme agli invitati per andare a celebrare la puja nell’altra sponda e un altro corteo ancora è appena tornato da laggiù, su una grossa barca a motore. Un gruppo nuziale con un paggetto in abito da marajà e lo sposo vestito di rosa che sta tirando la moglie legata al mantello sta arrivando. Insieme a loro ci sono dei giovani che ora stanno danzando al suono dei tamburi. Uomini e donne sono vestiti in modo elegante e abbondantemente ingioiellati.

Varanasi, 27 febbraio 2016. Il tramonto sulla città visto dal di là del fiume.

Varanasi, febbraio 2016, verso sera. Barbiere al lavoro sull’altra sponda del Gange.

Celebrata la puja anche loro partono con una barca a motore, trascinando in acqua le lunghe corde con i fiori infilati negli intrecci. Le puje si susseguono con un ritmo incalzante mentre dei bambini in parte con i piedi immersi nell’acqua pescano con le calamite le monete appena donate al fiume.

Varanasi, 23 febbraio 2016. L'ora del tramonto sui ghat.

Varanasi, febbraio 2016. Tramonto sui ghat.

20 febbraio 2016

Giornata dedicata a rivisitare Sarnath insieme a Silvia. Un giro al centro archeologico dove ci sono i resti dei monasteri, degli stupa e dei templi costruiti nel luogo dove il Buddha (566-486 a. C.) ha pronunciato il suo primo sermone davanti soltanto a 5 persone, dopo aver raggiunto l’illuminazione.

Sarnath, Dhanekh Stupa, V secolo.

Sarnath, 20 febbraio 2016. Dhanekh Stupa, V secolo.

Durante il XIX secolo gli scavi hanno portato alla luce le rovine di monasteri, di stupa, di un tempio. Nel grande parco archeologico spicca imponente il Dhanekh Stupa, un edificio alto 34 metri. Gli intagli geometrici e floreali intorno alla superficie di questo stupa risalgono al V secolo d.C., ma alcune composizioni potrebbero appartenere al 200 a.C.

Dhanekh Stupa, V secolo.

Sarnath, 20 febbraio 2016. Dhanekh Stupa V secolo.

Il Museo archeologico che avevo già visitato qualche mese fa mi è parso più esteso e curato. Molte sculture di divinità, numerosi stipiti di antiche porte e bellissimi ombrelloni in pietra, insieme a numerosi oggetti finemente incisi sono stati recuperati durante gli scavi iniziati nel XIX secolo.

Sarnath, Museo archeologico, 20 febbraio 2016. Scultura in pietra del VII secolo.

Sarnath, 20 febbraio 2016, Museo archeologico. Scultura in pietra del VII secolo.

Prima di prendere il motorisciò per far ritorno a Varanasi entriamo a visitare il tempio Jainista che sta lì accanto. Questa religione è rappresentata da 24 profeti 11 dei quali nati a Sarnath. Il ventiquattresimo profeta, Mahavira (559-527 a. C.), visse 2400 anni fa e fu contemporaneo del Buddha. Durante la sua vita si è verificò una scissione dalla quale sono scaturite due correnti: Shvetambara (“vestiti di bianco”) e Digambara (“vestiti d’aria”). Questo di Sarnath è un tempio Digambara. Secondo i Digambara i 4 punti cardinali sono l’unico abito dell’uomo: il cielo è la sua coperta e la terra è il suo giaciglio.

Shiva e Parvati, X secolo.

Sarnath, 20 febbraio 2016, Museo archeologico. Una scultura del X secolo rappresentante Shiva e Parvati.

I maestri Digambara non si tagliano i capelli, ma se li strappano, prendono il cibo e l’acqua solo una volta al giorno servendosi delle mani nude. I maestri non si nutrono di tuberi che crescono sotto terra. Non usano lavare il proprio corpo per non uccidere i piccoli esseri viventi che vi stazionano.

Sarnath, 20 febbraio 2016. Alimentatore per la fiamma in una tea-stall.

Sarnath, 20 febbraio 2016. Alimentatore per la fiamma in una tea stall.

I maestri Digambara non parlano, non mangiano, non camminano dopo il tramonto quando siedono in meditazione. Sono completamente vegetariani, non usano medicine chimiche per curarsi, ma soltanto erbe medicinali.

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Sarnath, 20 febbraio 2016. Il tempio Jainista e lo stupa sullo sfondo.

Anche per il sesso c’è la regola di farlo unicamente con la moglie e soltanto ogni tre mesi. Durante la stagione delle pioggie i maestri Digambara stanno fermi in un luogo di ritiro. Dalle documentazioni fotografiche e scritte che il custode del tempio ci mostra e dai suoi racconti scopriamo più in dettaglio questa particolare religione. Osserviamo con curiosità le foto dei maestri rigorosamente nudi, scattate durante un intervento in parlamento, in incontri pubblici con M. H. Gandhi, con Sonia Gandhi, con Modi, con il Dalai Lama.

Sarnath, 20 febbraio 2016. Preghiera davanti al Dhaneskh Stupa,V secolo, il luogo dove il Buddha pronunciò il suo primo sermone.

Sarnath 20 febbraio 2016. Preghiera davanti al Dhaneskh Stupa V secolo. E’ il luogo dove il Buddha pronunciò il suo primo sermone.

21 febbraio 2016

Trascorriamo la mattinata ai ghat ad osservare lo svolgersi delle puja. Un gruppo in prevalenza di donne provenienti da varie parti dell’India sta celebrando insieme al bramino e ad alcuni mariti la puja a loro stesse dedicata. Qualcuno mi dice che la dea protettrice delle donne per quanto riguarda il denaro è Lakshmi, ma non sono certa che sia una credenza condivisa. Le donne tengono tra le mani un piatto con due ciotole contenenti una del colore giallo, l’altra della polvere rossa. C’è anche un vasetto, dei rametti e tanti petali di fiori. Stanno semisommerse nell’acqua del fiume e con il vasetto si versano ripetutamente l’acqua sulla testa ripetendo il mantra “Om nama Shiva”.

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Varanasi, 21 febbraio 2016. Pellegrinaggio dal Supremesakshi Temple, 62 Km da Chennai.

Con i bastoncini si strofinano i denti e le labbra, con il colore giallo, simbolo della purezza, poi con lo stesso colore si cospargono la faccia e i piedi, mentre con il rosso si fanno un segno l’una con l’altra, a metà della fronte, il punto centrale del corpo. Questa parte della puja è preparatoria, mi dice un marito di Visakhapatnam, nell’Andhra Pradesh. Se ho ben capito, la cerimonia proseguirà questa sera alle 18.00 e continuerà fino alla mattina, con l’accensione di 100.000 candele nei principali templi dell’India.

Varanasi 19 febbraio 2016. Puja sul Gange.

Varanasi, febbraio 2016. Puja sul Gange.

Proseguiamo verso il Kedar Ghat e lungo il percorso ci fermiamo ad osservare due ragazzi che stanno celebrando una puja insieme ad un guru per commemorare i defunti genitori. Qui, ognuno di loro sta impastando del riso con della farina e dell’acqua per poi formare delle piccole palline che dispongono in cerchio intorno al piatto. Anche in questa puja hanno degli stecchetti e dei petali di fiori. Più avanti, proprio dalla scalinata del Kedar Ghat sta scendendo un numeroso gruppo, anche qui quasi interamente di donne. Sono tutte vestite di rosso e fanno parte del Melmaruvathus Temple di Trichi, a 92 Km da Chennai. Portano con loro una fiaccola, dei petali, delle specie di zucche in mezzo alle quali accendono una candela allo scopo di sconfiggere le negatività. Anche su dei piatti accendono dei piccoli fuochi che alimentano gettando sopra della farina e con le fiamme accese vanno sul bordo del fiume cantando un dolcissimo mantra.

18 feb.Sera al dasaswamedh Ghat.

Varanasi, febbraio 2016. Sera al Dasaswamedh Ghat.

22 febbraio 2016

Abbiamo percorso la Main Road fino a Godonia e poi ci siamo dirette oltre la zona del Manikarmika Ghat. Ci siamo sedute in una delle logge che sporgono sul fiume all’altezza del Panchaganga Ghat, per osservare dall’alto lo svolgimento delle puje, i bagni degli indiani, il passaggio delle barche e il panorama osservati da un altro punto di vista. Ora, è appena arrivata una coppia con un bambino di pochi giorni per celebrare una puja sulla riva del fiume. Hanno con loro una grossa borsa con una scatola di metallo all’interno della quale stanno i barattolini con la polvere gialla, con quella rossa, delle grandi pastiglie bianche, dei petali di fiori, degli incensi, una collana di gelsomino, una candela, una noce di cocco, dei vasetti per attingere l’acqua. La giovane madre disegna con le mani una forma circolare sulla terra e la contorna con la polvere gialla. Al centro, insieme al celebrante e al marito mette i petali, la collana di gelsomino, delle rupie in carta e in moneta, una candela accesa. In una ciotola i tre mettono le pastiglie e in parte bruciano i bastoncini d’incenso. Il celebrante spruzza dell’acqua sulla donna e sul bambino e disegna ad entrambi il cerchio rosso sulla loro fronte ed anche sulla noce di cocco. Poco più là, immersa nel fiume sta una donna anziana che si ferma a lungo con le mani giunte a guardare il sole. Un altro anziano è appena arrivato al ghat e si sta spogliando per fare il bagno. Ora sta affidando il suo telefonino e il portamonete al guru affinché glieli custodisca durante il bagno.

Varanasi, 19 febbraio 2016. Banchetto nuziale sul ghat.

Varanasi, febbraio 2016. Banchetto nuziale sui gath.

Un gruppo di 4 donne vestite con dei golf in lana lavorati a mano sta dando dei doni al guru; lui se ne sta seduto sul palchetto di fronte a noi e parla con la bocca piena di pan. Le donne con il golfetto gli hanno donato molte patate e dei sacchetti con farina, riso, zucchero e altri cibi. Ora loro si stanno pettinando e truccando usando gli specchi che il guru mette a disposizione per le persone che fanno il bagno. Le donne ad una ad una ora vanno a salutare il guru baciandogli i piedi; poi salgono nel terrazzamento soprastante la loggia a ritirare gli abiti messi a stendere dopo il bagno nel Gange.

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Varanasi, febbraio 2016. Sui ghat. 

Guardando proprio sotto a noi vediamo due giovani uomini che stanno pregando a mani giunte e ad alta voce sulla riva: sono lì da molto tempo e uno di loro sta piangendo. Sta calando la sera e c’è la luna piena che sta levandosi a levante e la sua luce si riflette sull’acqua increspata del Gange. Ci sediamo sulla scalinata a lato del Dasaswamedh Ghat dove si sta completando la cerimonia che si ripete tutte le sere. Il sadhu aristocratico di Delhi che ho conosciuto qualche giorno fa sta recuperando le sue coperte per mettersi a dormire lì, sul ripiano di legno sopra il fiume. Sta passando di qui anche il sadhu che dirige la scuola di yoga del Dasaswamedh Ghat: mi riconosce e mi saluta.

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Varanasi, febbraio 2016. Vita sui ghat.

23 febbraio 2016

Questa mattina Silvia ed io abbiamo camminato ancora verso Godonia. Proprio all’incrocio di Bengali Tola c’era una grande manifestazione a sostegno di un anziano guru. Sfilavano ragazzi in divisa bianca, dei giovani cantavano e fuoriuscivano con le braccia dai cassoni dei camion, uomini e donne portavano striscioni inneggianti al guru, tutti avanzavano recitando dei mantra e distinguendosi per un distintivo che portavano puntato sul petto. Quando più tardi siamo scese ai ghat ci siamo fermate ancora ad osservare lo svolgimento delle numerose puje che si stavano svolgendo: alcune, con il celebrante riguardavano i matrimoni e le famiglie, altre, officiate da piccoli gruppi di donne per conto proprio avevano lo scopo di chiedere la protezione della Madre Ganga. I costi delle puja con celebrante variano a seconda dei destinatari a cui sono rivolte, se defunti o viventi, e sulla base della lunghezza del tempo che si vuole dedicare. Con il variare della qualità cambiano anche i prezzi che vanno dalle 1.000 rupie alle 5.000 (dai 14 ai 70 euro) ciascuna. Molte persone, anche appartenenti a famiglie diverse spesso si uniscono per celebrare un’unica puja e dividersi la spesa.

Varanasi 23 febbraio 2016. Tramonto.

Varanasi, 23 febbraio 2016. Tramonto.

24 febbraio 2016

Stiamo effettuando una passeggiata oltre il Manikarmika Ghat affollato dai parenti dei morti che stanno bruciando sulle pire e da centinaia di persone arrivate qui per celebrare le puja per i defunti attuali e per gli antenati. Tra diverse tea-stall, venditori di legna e barbieri indaffarati, pullula tutta una serie di piccoli truffatori che con grande professionalità chiedono dei contributi per i poveri a cui nessuno provvede a comprare la legna per la pira.

Varanasi, 23 feb notte

Varanasi, 23 febbraio 2016. Notte sui ghat.
Qualche tempo fa anch’io mi sono intenerita davanti a questi racconti e ho versato a uno di questi personaggi una congrua somma finita esclusivamente nelle sue tasche. Da tempo non presto attenzione a questi individui, ma oggi, attraversando il Manikarmika Ghat due di loro mi hanno chiesto quando muoio. Ho risposto loro ribaltando la domanda e mi hanno tranquillamente detto che morranno domani.
Varanasi, 19 febbraio 2016. Simbolio politico sulla Main Road.

Varanasi, febbraio 2016. Simbolo di un partito politico sulla Main road.

Bodhgaya, 25 febbraio 2016

Sono tornata a Bodhgaya per accompagnare Silvia a visitare un altro luogo sacro, oltre a Varanasi e Sarnath. Il treno, nel percorso fino a Gaya ha attraversato vaste pianure, a momenti interrotte da qualche filare di siepi e da alcuni alberi. Solo nei pressi di Gaya sono ricomparsi i gruppi di palme da cocco, inframmezzati da una moltitudine di altri alberi. Le risaie, i campi appena arati, quelli con i fiori gialli, sono animati dalle persone che sbucano tra l’erba alta e da capre, mucche e anche cavalli che pascolano qua e là.

Bihar, Bodhgaya, 26 febbraio 2016. Mhabodhi Temple, VI secolo. La statua dorata del Buddha seduto, alta 2 m.

Bihar, Bodhgaya, febbraio 2016. Mhabodhi Temple, VI secolo. La statua dorata del Buddha seduto, alta 2 m.

Le stradine sorgono in alto rispetto alla ferrovia, su dei terrapieni che sovrastano canali, stagni e risaie. In questa zona si vedono diversi cementifici e fornaci con le loro ciminiere fumanti che spiccano tra i pochi alberi della zona e camion, tanti camion sia accanto alle fabbriche sia vicino ai corsi d’acqua che raccolgono la ghiaia.

Bihar, Bodhgaya, Mahabodhi Temple, VI secolo.

Bihar, Bodhgaya, Mahabodhi Temple, VI secolo.

Attraversiamo le stazioni di Bhabua Road, di Sasaram, Deharianson, Sonmagar. Gli edifici e i porticati qui sono dipinti di rosso e le panchine sono sommerse da grossi sacchi di juta pieni di cereali. Più giù una fila di camion sta scaricando altri sacchi che andranno a riempire i vagoni dei treni merci. Quest’altra zona è prettamente agricola. Il treno attraversa villaggi dai tetti di paglia e altri con le case costruite in mattoni, tutti con una moltitudine di covoni gialli accatastati accanto. Le mucche qui sono legate mentre galline e capre, cani e maiali gironzolano intorno liberamente. Più avanti, in mezzo alla pianura compare una collina con tutt’intorno dei macchinari che scavano la sua roccia e i camion carichi che la trasportano altrove.

Bodhgaya, 26 febbraio 2016. Meditazioni al Mahabodhi Temple.

Bodhgaya, febbraio 2016. Meditazioni al Mahabodhi Temple.

E’ già sera quando arriviamo a Bodhgaya: il tempio Mahabodhi costruito nel VI secolo sulle rovine di un altro tempio fatto costruire dall’imperatore Ashoka quasi 800 anni prima nel luogo dove il Buddha ha avuto l’illuminazione, è affollato di fedeli. Il tempio, dopo essere stato raso al suolo nell’XI secolo dalle invasioni islamiche è stato restaurato in diversi periodi, l’ultimo dei quali è avvenuto nel XIX secolo.

Bihar, Bodhgaya, Mahabodhi Temple, 26 febbraio 2016. Un ramo dell'albero di pipal nato da una talea di quello sotto il quale meditava il Buddha.

Bihar, Bodhgaya, Mahabodhi Temple, febbraio 2016. Un ramo dell’albero di pipal nato da una talea di quello sotto il quale meditava il Buddha.

Sotto l’albero di Pipal, la pianta nata da una talea dell’albero sotto il quale il Buddha meditava, questa sera è attorniata da pellegrini vestiti di bianco impegnati in una preghiera collettiva. Anche di fronte stanno allineate molte persone accovacciate, immerse nel silenzio della meditazione. Tutto l’insieme del complesso è illuminato da luci bianche e colorate e molti altari sono decorati con corone e offerte di fiori appoggiati su dei piattini.

Bodhgaya, 26 febbraio 2016. Pellegrini in preghiera al Mahabodhi Temple.

Bodhgaya, febbraio 2016. Pellegrini in preghiera al Mahabodhi Temple.

26 febbraio 2016

Trascorriamo la mattinata quasi interamente al Mahabodhi Temple tra le voci dei canti, delle preghiere e dei mantra che si sovrappongono e a momenti arrivano a noi da più direzioni, trasportati dalle folate di vento che soffia leggero nell’aria calda.

Bodhgaya, 26 febbraio 2016. Mucalinda Lake, il luogo dove il Buddha trovò riparo dalla tempesta grazie all'intervento delle creature celesti.

Bodhgaya, 26 febbraio 2016. Mucalinda Lake, il luogo dove il Buddha trovò riparo dalla tempesta grazie all’intervento delle creature celesti.

A seconda dei posti in cui ci fermiamo le voci si fanno più chiare e il suono delle preghiere è distratto soltanto dallo stormire delle foglie dell’albero sacro che a momenti cadono tra i fedeli che accorrono a raccoglierle. L’albero della Bodhi attuale pare sia nato da un germoglio ricavato da quello originale sotto il quale il Buddha stava a meditare. Gruppi di pellegrini stanno girando più volte intorno al tempio principale con la corona buddhista o dei fiori tra le mani. Nel parco, tra i sentieri, i santuari e gli stupa, diversi pellegrini, da soli o in gruppo, stanno seduti a meditare. Anche sulla gradinata del Muchalinda Lake, tra le bandierine votive tibetane, di fronte alla statua di un cobra che si erge in mezzo allo stagno i pellegrini si fermano a meditare.

Bodhgaya, 26 febbraio 2016. Preghiera nel parco del Mahabodhi Temple.

Bodhgaya, 26 febbraio 2016. Preghiera nel parco del Mahabodhi Temple.

Una scritta racconta che qui, in questo luogo, il Buddha fu sorpreso da una violenta tempesta e che il dio serpente del lago venne a dargli protezione.

Bihar, Bodhgaya, 26 febbraio 2016. Mendicanti nella zona antistante il Mahabodhi Temple.

Bihar, Bodhgaya, 26 febbraio 2016. Mendicanti nella zona antistante il Mahabodhi Temple.

Nel primo pomeriggio mentre ci avviamo verso la stazione dei motorisciò, ci fermiamo ad ascoltare la musica che proviene da un’orchestrina improvvisata dai mendicanti che stazionano nella zona di accesso al tempio. Muniti di piatti, cucchiai, pentole e un tamburo sono riusciti a creare una piacevole e allegra composizione musicale che sta attirando turisti e pellegrini intorno a loro.

Concertino di mendicanti.

Bodhgaya, 26 febbraio 2016. Concertino improvvisato dai mendicanti.

27 febbraio 2016

Siamo ritornate a Varanasi. Questa mattina ci siamo incamminate verso Chowk attraverso la città vecchia. Ad un certo punto siamo tornate indietro e siamo sbucate al Manikarnika Ghat. Ci siamo fermate a guardare le varie celebrazioni delle puja: ogni volta che le osservo scopro dei dettagli nuovi.

Varanasi 18 febbraio 2016. Panorama di mattina sui ghat.

Varanasi, febbraio 2016. Mattinata tra i bucati stesi lungo i ghat.

C’erano quelle per le persone morte da pochi giorni che si diversificavano da quelle dei familiari deceduti da più tempo. Un gruppo proveniente da città diverse dell’Andhra Pradesh, tutti con un anello di paglia al dito anulare sta ora disponendo le palline di farina e acqua accanto agli stecchini mentre il celebrante sta posizionando davanti a sé delle fascine di fuscelli annodati insieme. Davanti a loro ci sono due uomini: uno giovane sta facendo la puja per il nonno morto 8 mesi fa, mentre l’altro, in età matura, sta ricordando il padre morto 11 giorni fa.

Varanasi 19 feb 16

Varanasi, febbraio 2016. Movimenti di pellegrini sul Gange.

Entrambi hanno davanti a loro una ciotola con i resti del familiare raccolti dopo la cremazione e proprio per questo fatto la loro puja richiede un rituale diverso. La madre del ragazzo ci dice che le donne non possono partecipare alla puja e, difatti, più tardi la vedremo soltanto andare al Gange ad attingere l’acqua da portare al figlio per la puja del defunto padre. Gettiamo per un attimo lo sguardo all’altra puja: sta terminando con l’utilizzo della coda di una mucca che se ne sta lì legata. Il celebrante le sta colorando il sedere e ora sta strofinando ogni parente con la sua coda per cacciare le negatività di ognuno. Il proprietario della mucca, dopo aver preso diverse rupie dai parenti dei defunti, mi si avvicina con la bocca impastata di pan e mi chiede 10 rupie per aver scattato qualche foto alla parte del rituale con la sua mucca. Più sotto, subito dopo il Marnikarmika Ghat c’è un’altra cerimonia. Qui c’è un altarino con la grande foto di un parente morto 15 giorni fa. Ci sono molti piatti allineati con vegetali in foglia, riso e soldi, ma i parenti tutti, comprese le donne se ne stanno in disparte lasciando l’officiante da solo, al centro.

19 feb Varanasi

Varanasi, febbraio 2016. Arrivo di un corteo nuziale al Gange.

Ora, pur essendo vicinissimi al ghat delle cremazioni, sta arrivando un numeroso gruppo di pellegrini: cantano e pregano, si fermano sulla riva del fiume e si bagnano il viso con l’acqua del Gange. Sono molti e fanno parte di un’unica famiglia. Le donne portano dei vasi tondi di terracotta sulla testa con sopra dei pacchi. Con loro c’è un uomo di mezza età, alto e magro, ma con una grossa pancia prominente. Si distingue dagli altri uomini per il turbante rosso che porta in testa e qualcuno mi dirà più tardi che è il sacerdote del tempio al quale appartengono.

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Varanasi, 27 febbraio 2016. Pellegrinaggio da Shimla al Manikarnikeswar Temple.

Vengono da Shimla e hanno intrapreso un lungo viaggio in treno per arrivare fin qui, a Varanasi. Ci invitano a seguirli al Manikarnikeswar Temple, un luogo costruito 150 anni fa sulle millenarie rovine di un edificio religioso.

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Varanasi, 27 febbraio 2016. Pellegrinaggio da Shimla.

Qui si soffermano soltanto alcuni minuti a guardare un profondo pozzo quadrato in fondo al quale ci sono delle immagini sacre. Il gruppo familiare prosegue poi verso l’Hanumalth Temple dove il sacerdote che viaggia insieme a loro si siede su un tavolone decorato, in posizine dominante, con sul davanti decorazioni di fiori e immagini sacre. Apre il grosso pacco di fogli scritti e disegnati che uno di loro trasportava sul capo avvolto in un drappo rosso. Le donne depositano i loro vasi d’acqua e si dispongono in disparte, sedute sul pavimento .

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Varanasi, 27 febbraio 2016. Le offerte agli dei del pellegrinaggio di Shimla.

Ogni vaso ha la forma sferica ed è in terracotta; sopra c’è una noce di cocco tenuta insieme da una corona di fiori attorcigliata intorno. Gli uomini seguono le azioni del loro prete e prendono accordi con i sacerdoti del tempio. Ad accogliere il gruppo di pellegrini ci sono anche dei ragazzi e un insegnante. Difatti qui, annessa al tempio, c’è una scuola di sanscritto, la lingua antica indiana, ed è frequentata da 20 allievi che alloggiano nell’ashram accanto.

Varanasi, 22 febbraio 2016. Scorcio di luna piena sulla città vecchia.

Varanasi, febbraio 2016. Scorcio di luna piena sulla città vecchia.

All’ora del tramonto prendiamo la barca per andare a donare al Gange i piattini con i fiori e la candelina. Ci fermiamo un po’ dall’altra parte del fiume ad osservare dalla sponda est il sole calare dietro i palazzi di Varanasi. Lì intorno vediamo mucchi di abiti abbandonati: sono i vestiti che i pellegrini abbandonano dopo il bagno, sostituendoli con quelli nuovi. In effetti, dalla riva Ovest vediamo quasi ogni sera dei grandi falò ardere qui e ora ci dicono che i pellegrini lo fanno per purificarsi.

Varanasi, 9 marzo 2016. Pellegrini alle imbarcazioni sui ghat.

Varanasi, febbraio-marzo 2016. Pellegrini in attesa delle imbarcazioni lungo i ghat.

Anche di là del fiume, sui ghat, dopo il bagno le persone e i bambini indossano degli abiti nuovi, ancora imballati nelle loro confezioni, ma non abbandonano lì i vecchi. Forse li lasceranno da altre parti! Al ritorno in barca udiamo dei suoni di tamburo provenire dall’Harishchandra Ghat, il piccolo ghat delle cremazioni. E’ la stessa musica che accompagna i matrimoni, ma Sonu, il nostro barcaiolo, ci spiega che questo, invece, è il suono per la cerimonia funebre di un ultra centenario.

Varanasi, 27 febbraio 2016. Le nostre offerte al Gange.

Varanasi, 27 febbraio 2016. Le candele dei desideri affidate a Madre Ganga.

Quando arriviamo al largo lasciamo andare le nostre candele nell’acqua alta del fiume e le guardiamo allontanarsi sempre insieme fino alla fine dell’ultima fiammella.

Varanasi 27 febbraio 2016. L'ora del tramonto dal di là del fiume.

Varanasi, 27 febbraio 2016. L’ora del tramonto dal di là del fiume.

28 febbraio 2016

Questa mattina Silvia è partita per Roma e questa sera Simone prenderà il treno per Delhi e da lì poi tornerà in Italia. Pranziamo insieme oggi, all’Annapurna Temple, il tempio dedicato alla dea del cibo dove chiunque può mangiare gratuitamente. Con noi c’è anche Edoardo, il suo amico di Macerata che insegna italiano in un’università privata di Delhi. Il thali (riso con legumi e verdure speziato) è squisito!

Varanasi, 28 febbraio 2016. Pranzo all'Annapurna Temple.

Varanasi, 28 febbraio 2016. Pranzo alla mensa gratuita dell’ Annapurna Temple.

29 febbraio 2016

Passeggiata lungo la città vecchia fino a Godolia e poi da un’altra parte fino a Chowk per poi entrare nei ghat e scendere sul lungo fiume verso il Dasaswamedh Ghat. Nella parte vecchia laggiù mi fermo un attimo al Lord Vishnu Temple dove, nelle cappelle ci sono due sacerdoti che distribuiscono benedizioni ai fedeli. Sulla strada del ritorno attraverso il Manikarmika Ghat, accanto a una grande bilancia con vicino una catasta di legna c’è una delle due sedicenti guide che ormai incontro ogni volta che passo di qui. Oggi mi chiede ancora quando muoio e di quanta legna ho bisogno. Più avanti ci sono le solite puja che i parenti celebrano per i defunti recenti e per gli antenati: una cerimonia oggi aveva 3 pupazzi di pasta costruiti con due palline di pasta sovrapposte ciascuno. Quella cerimonia era già giunta al termine e il protagonista stava già alzandosi per andare a donare l’offerta al fiume.

Varanasi, 5 marzo 2016. Pellegrini nella zona Manikarnika.

Varanasi, febbraio-marzo 2016. La zona del Manikarnika Ghat.

Al Dasaswamedh Ghat invece ci sono molte coppie di sposi e alcune stanno arrivavando al suono dei tamburi. Oggi c’è un elemento nuovo, per me, della tradizione indiana dei matrimoni: la madre della sposa, davanti al corteo, sostenuta da altre donne, si getta per terra distendendosi e gridando. La scena è continuata lungo tutta la scalinata fino a quando la madre è arrivata al fiume e si è bagnata il viso con l’acqua sacra.

Varanasi, 7 marzo 2016. Dasaswamedh Ghat.

Varanasi, febbraio-marzo 2016. Dasaswamedh Ghat.

1 marzo 2016

Passando per il Dasaswamedh Ghat vedo un ragazzo molto giovane con una corona di foglie verdi appesa al collo. E’ arrivato al Gange al suono di un grande tamburo. I familiari hanno preparato una cerimonia per lui solo, per chiedere alla madre Ganga di riservagli un buon futuro.

Varanasi, 9 maggio 2016. Dal Chousatti Ghat.

Varanasi, febbraio-marzo 2016. Dal Chousatti Ghat.

A pranzo torniamo ancora alla mensa gratuita dell’Annapurna Temple. Oggi siamo 5: Alina, Edoardo, due simpatici ragazzi giapponesi e io. La fila per accedervi è immensa e i numerosi poliziotti ci guardano meravigliati. Noi sorridiamo dicendo che apprezziamo molto questa iniziativa, ed è vero. Alle pareti stanno appesi numerosi tabelloni con i nomi dei benefattori bel evidenziati e con un elenco delle molteplici iniziative umanitarie di questo tempio. Ci spostiamo poi oltre Chowk e visitiamo il Kaal Bhairav Temple, dedicato a Rudra, il dio ispettore.

Varanasi, 1 marzo 2016. Kaal Bhairav, a temple dedicated to Lord Shiva.

Varanasi, 1 marzo 2016. Kaal Bhairav  temple dedicated to Lord Shiva.

Questa forma temibile di Shiva rappresenta la divinità protettrice dei poliziotti i quali, durante i loro festeggiamenti, gli donano dei liquori.

Varanasi, 1 marzo 2016. Rituali al Kaal Bhairav Temple.

Varanasi, 1 marzo 2016. Rituali al Kaal Bhairav Temple.

Non lontano da questo antico tempio c’è il negozio governativo per la vendita della marjuana: ci passiamo davanti, ne acquistiamo un po’ e ci dirigiamo verso il Gange. Usciamo nei pressi del Lal Ghat dove c’è una moschea proprio accanto ad un tempio induista.

Kaal Bhairav Temple, entrata.

Varanasi, 1 marzo 2016. Kaal Bhairav Temple, entrata.

Poco più giù c’è un palazzo dipinto di rosa con all’interno il Ramanand Temple e una scuola di sanscrito per una quarantina di ragazzi, esclusivamente bramini, in quanto solamente loro possono accedere alla lettura dei Veda.

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Varanasi, 1 marzo 2016. La scalinata del palazzo sul ghat che ospita una scuola di sanscrito.

L’insegnante di sanscrito e mantra e due suoi allievi ci accolgono in modo amichevole e stiamo un po’ di tempo seduti sul pavimento a chiacchierare con loro. L’insegnante ha 27 anni e fra 2-3 anni si sposerà con un matrimonio di famiglia. Mi chiede delle informazioni sulla mia professione e riguardo alla mia vita privata. In particolare vuole sapere se il padre di mio figlio ha una nuova compagna e alla mia risposta affermativa e giustificativa della situazione conseguente alla mia scelta di libertà, esprime delle parole favorevoli. Riguardo alla mia pensione ha voluto sapere invece se devo dare dei soldi ai figli e anche su questo punto l’ho rassicurato. Questo docente insegna qui come volontario, ma dice di essere il maestro di una scuola statale maschile che sta nei pressi del Gaya Ghat rivolta ai bambini dagli 8 ai 12 anni.

Varanasi, 1 marzo 2016. Il guru della scuola di sanscritto per soli bramini.

Varanasi, 1 marzo 2016. Il guru della scuola di sanscrito per soli bramini.

Dopo qualche tempo arriva lì un altro allievo nel quale riconosco il ragazzino che alcuni mesi fa avevo visto dar da mangiare al Gange. L’insegnante mi conferma che tutti i giorni alle 12.00 viene portato prima il cibo al Gange e poi al dio Rama che sta in un altarino al piano di sopra. Nella nostra grande stanza, in disparte c’è un sadhu che tiene una mano dentro ad un sacchetto arancione. Sta recitando un mantra, mi dicono, mentre lui sgrana assorto un rosario. E’ del Maharashtra, ci racconta, e là lavorava come agricoltore. Ha 45 anni, 3 figli, due maschi e una femmina, ed è diventato sadhu 10 anni fa. Di fronte a noi c’è una serie di sculture di divinità, ma a quest’ora sono coperte da una tenda in quanto, ci dicono, stanno dormendo. Nel piano soprastante c’è il dio Rama, anche lui nascosto dietro una tenda per il riposo pomeridiano che va dalle 12.00 alle 16.00. E’ quasi terminato il tempo della siesta e un ragazzino mi accompagna al piano di sopra per mostrarmi la cappella del dio Rama. Nella stanza accanto c’è un guru seduto immobile a gambe incrociate e il ragazzino me lo indica invitandomi ad entrare. Lo saluto velocemente con le mani giunte e scappo via: lui mi manda, attraverso i bambino, delle vere mentine bianche a forma di sfera.

Varanasi, dasaswamedh Ghat, 7 marzo 2016. Poveri.

Varanasi, Dasaswamedh Ghat. Mendicanti.

2 marzo 2016

Questa mattina sto camminando ancora lungo la strada che da Godonia porta a Chowk, ma decido di entrare presto nei ghat e sbuco poco più su del Dasaswamedh Ghat. Tornando poi nella direzione Sud mi fermo a leggere un quotidiano locale. Qui, al Dasaswamedh Ghat ci sono, come sempre, la serie dei celebranti le puja per i pellegrini già al lavoro di primo mattino e i cortei nuziali in continuo arrivo, alcuni silenziosi, altri al suono dei tamburi. Non mancano, naturalmente, i barcaioli, i barbieri, i venditori di cjai, di fiori e di immagini sacre, sempre indaffarati ad accalappiare clienti. Dopo un po’che me ne sto lì seduta mi vengono in mente degli amici che forse pensano di trovarmi al Chausatti Ghat e mi sposto a leggere lì, nella parte alta della gradinata, dove c’è un pezzettino di ombra.

Varanasi, Rana Ghat, 10 marzo 2016. Poco dopo il tramonto.

Varanasi, marzo 2016. Poco dopo il tramonto al Rama Ghat, nei pressi del Chousatti Ghat.

Arriva quasi subito uno dei due fratelli barcaioli, quelli che affermano di essere i cugini di Sonu, in quanto figli di due fratelli, ora entrambi defunti. Hanno tutti, sia loro che Sonu, le barche attaccate al molo del Chousatti Ghat, ma non si parlano. Già qualche tempo fa mi avevano fermata per dirmi questo, ma Sonu mi aveva detto che non era vero che erano parenti e la cosa per me era finita lì. Oggi, il fratello più giovane dei cugini mi ha rispiegato una faccenda fatta di beghe familiari, gelosie e rancori. In pratica le tre barche dei cugini sono una loro esclusiva proprietà mentre le tre barche di Sonu sarebbero del nonno paterno comune e dovrebbero essere divise a metà. Il nonno è ormai ultracentenario e vive con la madre e i fratelli di Sonu in una casa divisa a metà fra le due famiglie. La questione della divisione della casa è stata risolta in modo equo mentre quella della ripartizione delle barche no. Chiedo al cugino delle informazioni sull’ampia ferita rimarginata che Sonu porta tutt’intorno alla gola e, contrariamente a quanto mi aveva riferito lui tempo fa, come avevo già riportato sul blog, mi racconta che 10 anni fa il ragazzo aveva subito un delicato intervento chirurgico. Da quanto il cugino mi riferisce, intorno al collo di Sonu si erano formati dei noduli e all’interno avevano proliferato dei parassiti: la guarigione è avvenuta dopo una lunga convalescenza e in un clima di totale solidarietà tra le due famiglie.

Varanasi, 6 marzo 2016. Puja lungo i ghat. Le donne rimangono in disparte.

Varanasi, marzo-2016. Puja lungo i ghat. Le donne rimangono in disparte.

4 marzo 2016

L’atmosfera dei ghat è sempre piacevole. Rimango a leggere seduta qua e là, dove trovo un po’ d’ombra e ogni tanto passeggio verso il Main ghat e entro nella città vecchia a prendere un cjai nelle antiche chaiwalla. In questo periodo, tra il Dasaswamedh e il Rama Ghat si sono formati due gruppetti capeggiati da santoni vestiti soltanto di un perizoma e con il corpo dipinto di bianco.

Varanasi, 4 marzo 2016. Uno dei posti dove stazionano i baba seminudi.

Varanasi, 4 marzo 2016. Uno dei posti dove stazionano i baba seminudi.
Entrambi i gruppi tengono il fuoco sempre acceso, ma lo utilizzano in modo diverso. Un gruppo sta seduto intorno a parlare e fare esperimenti di “magia” con i turisti, passandosi contemporaneamente una pipa di terracotta. Nell’altro gruppo, un santone sta spesso alle prese con una piccola pentola per cucinare non si sa cosa. Insieme a lui sta un collega che forse aspetta distrattamente il cibo e poco distante altri, pochi personaggi, forse anche loro in attesa.
Varanasi, 4 marzo 2016. Una cucina improvvisata dai mendicanti lungo i ghat.
Varanasi, 4 marzo 2016. Una cucina improvvisata dai mendicanti lungo i ghat.
Anche intorno a questi due guru spettrali a volte si formano dei gruppi di turisti che chiacchierano e ridono passandosi la pipa di terracotta tra di loro.
Varanasi 3 marzo 2016. La preparazione dell cena.

Varanasi, marzo 2016. La preparazione della cena sui ghat.

5 marzo 2016

Ho camminato anche oggi da Godolia a Chowk e sono entrata nella città vecchia immergendomi nei vicoletti fino a che sono arrivata al Gange e precisamente al Gaay Ghat, un luogo molto vicino al grande ponte che non raggiungevo da qualche tempo. Quassù l’atmosfera è ancora più rilassata: c’è qualche celebrante disoccupato, un vitellino appena nato e la mucca che lo sta leccando, uomini che tranquillamente fanno il bagno e poi lavano i loro panni, capre distese sulle gradinate, ragazzi accanto al tempietto che stanno giocando a scacchi.

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Varanasi, marzo 2016. Pellegrini in attesa di celebrare la puya nella zona del Gaay Ghat.

Ci sono due bancarelle che vendono il cjai e hanno appese sul davanti le taniche bianche di plastica che servono per portare a casa l’acqua del fiume. Su un terrazzo costruito intorno ad un grosso albero si sente la voce di un celebrante parlare al microfono: sta radunando un gruppo di pellegrini arrivati qui per celebrare la puja sul Gange. Sotto, lungo la gradinata c’è un altro gruppo che sta aspettando il suo turno per il rituale. Arrivano da una cittadina che sta dalle parti di Mombay e hanno già riempito i loro vasetti di metallo con l’acqua del fiume. Qui, alla puja, mi dicono che parteciperanno anche le donne e che gli uomini non si metteranno a dorso nudo. Poco più avanti, però, c’è un altro gruppo immerso in un rituale: qui gli uomini hanno soltanto un panno intorno alla vita e le donne se ne stanno in disparte.

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Varanasi, marzo 2016. Gli elementi per la celebrazione della puya nella zona del Gaay Ghat.

Andando verso Sud incontro qualche turista solitario, maschio o femmina: sono sempre affiancati da un indiano. Non mancano, come sempre, i barcaioli e i massaggiatori alla caccia di clienti. Al Ram Ghat incontro un signore elegante che da tempo desidera mostrarmi il suo negozio di tessuti: un giorno o l’altro dovrò andarci. Attraverso la distesa di bucati messi ad asciugare sui lastroni: qui le scimmie stanno cercando cibo e una di loro ha trovato qualche cosa da mangiare nelle tasche di un paio di pantaloni. Sono quasi le 13.00: arrivo al Dasaswamedh Ghat dove si sta svolgendo una cerimonia intorno alle sculture di tre divinità trasportate sul palco per l’occasione.

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Varanasi, marzo 2016. Puja di uomini e donne nella zona del Gaay Ghat

Appena il suono si attenua arriva da sopra le gradinate il richiamo dei tamburi in festa per uno sposalizio. Ancora una volta assisto alla drammatizzazione del rituale della disperazione della madre della sposa per la perdita della figlia. Il percorso del gettarsi per terra, strisciare, rialzarsi inizia da lassù, oltre la gradinata e deve arrivare fino al Gange. Sono ormai poche le madri che eseguono questo faticoso rito.

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Varanasi, marzo 2016, dintorni del Daraswamedh Ghat. L’arrivo di un corteo nuziale con la madre della sposa che si trascina urlando per la perdita della figlia che sta andando sposa.

6 marzo 2016

Una mattinata trascorsa ad osservare il gran susseguirsi di cortei nuziali al Gange e l’arrivo di grosse folle di indiani che si stanno riversando lungo le strade e sui ghat per il Mahashivratri Festival, l’anniversario del matrimonio di Shiva.

4 marz 16

Varanasi, marzo 2016. Piccola puja lungo i ghat.

Verso sera è iniziata la marcia degli induisti: migliaia di indiani, quasi tutti uomini, stanno camminando a piedi nudi lungo i ghat e le strade, distribuendo il riso dei sacchetti che portano con loro e gettando qualche monetina ai numerosi mendicanti giunti qui per l’occasione. La marcia è partita dal Manikarnika Ghat e sta percorrendo un cammino di 85 km lungo i ghat per poi far ritorno attraverso le strade che portano ai principali templi dedicati a Shiva. Le tappe distano decine di Km l’una dall’altra e lì, ogni volta, viene celebrata una puja.

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Varanasi, marzo 2016. Cerimonia serale al Dasaswamedh Ghat.

L’atmosfera è allegra: ogni tanto raggiunge anche me qualche manciata di riso, ma lanciato come si fa da noi per gli sposi. Mi arrivano anche tre monetine, una ad una, da lontano. Molti, moltissimi ragazzi mi passano davanti e mi porgono la mano per un saluto festoso.

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Varanasi, marzo 2016. La lunga marcia degli induisti.

Alcuni di loro hanno i piedi rossi, colorati con l’henne per l’evento. Tutti hanno il simbolo di Shiva disegnato sulla fronte: le righe bianche inframmezzate dal punto rosso al centro. A momenti si sentono le voci gridare insieme “Shiva Raterì, Shiva Raterì…”, ma la maggior parte del cammino si svolge in silenzio e durerà fino a domani sera, quando tutti ritorneranno al Manikarnika Ghat.

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Varanasi, marzo 2016.  Mendicanti arrivati al Chousatti Ghat per l’occasione della grande marcia induista.

7 marzo 2016

Sto dedicando la giornata molto alla lettura sui ghat, tra le diverse celebrazioni di puja e seduta tra i numerosi pellegrini arrivati per il Mahashivratri Festival. Bambini con fratelli piccolissimi in braccio, uomini vestiti da sadhu, mendicanti anziane non mancano di avvicinarsi mimando con la mano il gesto della fame. A tutti rispondo di andare a mangiare ai templi dove il cibo è buonissimo. Ai bambini e alle bambine dico anche di andare a scuola, ma fanno finta di non capire.

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Varanasi, marzo 2016. Un momento notturno della marcia induista.

8 marzo 2016

Sono seduta all’ombra, sulla ripida scalinata del palazzetto dove abitano i barcaioli. Stanno arrivando voci di preghiere recitate e di mantra cantati da soli uomini: provengono dal tempietto che sta oltre il piccolo ghat delle cremazioni. Sulla scalinata che porta alla città vecchia, in una zona all’ombra delle case, stanno seduti, separatamente, gruppi di donne a chiacchierare. Più giù, verso il fiume, sono stati montati due teli di plastica su dei pali di bambù malfermi: sotto, all’ombra stanno celebrando le puja con gli uomini in primo piano e le donne dietro a guardare.

Varanasi, 11 marzo 2016, mattina. Il relax del celebrante.

Varanasi, marzo 2016. Il riposo di un celebrante lungo i ghat.

Mi sposto più avanti per cambiare lo scenario e vado a sedermi sotto un grosso albero di pipan, accanto ad un altro tempio, dopo il Kedar Ghat. Qui c’è un celebrante con un cestino rosso da pick- nik con all’interno i cibi da usare per le puja. e’ una puja per una singola persona che ora se ne sta con una noce di cocco sollevata in alto con le mani e davanti a sé ha un piatto con della polpa di anguria spezzettata. Verso sera rimango a lungo seduta su un tavolone nei pressi del Daramswamedh Ghat; me ne sto lì a guardare le barche che arrivano con i turisti per assistere alla cerimonia, i cani con i chiari segni della rogna sul corpo che gironzolano, gente di diverse religioni che passeggia tranquilla.

Varanasi, 3 marzo 2016. Sera lungo i ghat.

Varanasi, marzo 2016. Notte lungo i ghat.

Le luci dei templi si accendono al calar del sole subito seguite da quelle degli alberghi e delle case. Da una parte e dall’altra ci sono i due borning ghat in piena attività e le fiamme sono ben visibili anche da qui. Finita la cerimonia, il Gange si riempie di piattini con le candele dei desideri accese. Ora stanno concentrate nei pressi del Manikarmika Ghat e di là del fiume, sull’altra sponda, dove la corrente le sta portando.

Varanasi 3 marzo 2016. Spettacolo.

Varanasi, marzo 2016. Cermonia al Dasaswamedh Ghat.

9 marzo 2016

Tra una lettura e l’altra sui ghat, verso sera mi si è avvicinato uno dei due cugini barcaioli di Sonu per dirmi che lui in questi giorni sta al villaggio. Lì, secondo la sua versione, diversa da quella di Sonu, hanno una casa e un tempio in comune. Il villaggio sta a 25 Km da qui ed il tempio, dedicato alla dea Adalpura, è meta di pellegrinaggi e di celebrazioni di puja per dieci giorni in questo periodo e termineranno domani sera.

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Varanasi, 9 marzo 2016. Negozio di barbiere sul ghat.

Più tardi, accanto al Dasaswamedh Ghat dove si stava celebrando la cerimonia serale si è seduto accanto a me il sadhu che insegna yoga in una scuola di sua proprietà. L’ho conosciuto tempo fa e allora mi aveva detto che era un medico e a 25 anni aveva scelto di diventare sadhu. Questa sera mi ha raccontato che ha troncato tutti i contatti con la sua famiglia nonostante sua madre sia ancora viva. E’affetto da una malattia incurabile che gli provoca forti dolori alle articolazioni, diminuzione della vista e una degenerazione progressiva di tutto l’organismo. Una volta, in passato, gli avevo detto che secondo me c’era una contraddizione tra l’essere sadhu e il possedere una scuola privata. Questa sera, senza che gli dicessi nulla, si è giustificato dicendo che è impossibile non aver un minimo di lavoro per poter disporre di una casa, avere degli abiti e del cibo. Lui è sempre molto curato nei suoi abiti arancione e quando parla si liscia continuamente la lunga barba sempre fresca di shampo.

Varanasi, Rama Ghat. Panorama dalla tea-stall.

Varanasi, 9 marzo 2016. Tea-stall al Rama Ghat.

10 marzo 2016

Questa mattina accanto al Dasaswamedh Ghat, sulla gradinata sul retro del tempio rosso dedicato a Shiva e davanti all’altro tempio lì accanto c’è un pellegrinaggio composto quasi esclusivamente da donne provenienti da Kannijakumari.

Varanasi, 10 marzo 2016. Donne di Kannijakumari.

Varanasi, 10 marzo 2016. Puja di donne provenienti da Kannijakumari mentre costruiscono il lingam di Shiva con sabbia e acqua.

Per le puja si sono formati due gruppi: uno, con un anziano guru locale, molto direttivo, sta celebrando il rituale per gli antenati mentre l’altro, composto esclusivamente da donne, con il proprio guru di Kannijakumari, sta costruendo su un piatto un lingam di Shiva fatto di sabbia e acqua. Terminata la forma, il guru aggiunge in ogni piatto della polvere rossa e gialla, del riso e un ramoscello con delle foglie verdi con il quale le donne iniziano a benedire il lingam: usano l’acqua del Gange che tengono in un vasetto. Il guru porge poi ad ogni donna una collana di fiori gialli che loro posano intorno alla composizione insieme ad una bustina di mentine bianche. Accanto ad ogni piatto il celebrante mette dei grossi pezzi di zucchero appoggiati sopra a dei bastoncini di paglia e accende il fuoco. Le donne accostano le mani alla fiamma e poi si alzano in piedi, congiungono i loro palmi guardando verso il Gange e vanno in barca a portare i piatti con i lingam al fiume.

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Varanasi, 10 marzo 2016. La puja delle donne di Kannijakumari.

Il guru rimane lì a contare e ricontare i soldi delle offerte: 500-600 rupje (7,00-8,00 euro). Fa molto caldo: mi siedo all’ombra di un telo di plastica di una bancarella dove sta una giovane donna strabica che vende tutto l’occorrente per le puja. In lontananza, da un barcone, arriva il suono dei tamburi che stanno accompagnando un corteo nuziale. Le donne della puja stanno ritornando e insieme all’altro gruppo ora vanno a visitare i due templi accanto. Verso sera, mentre me ne sto seduta al Chausatti Ghat passa un corteo funebre con la salma avvolta in un drappo di colore arancione. Recitano il mantra: “ Ram Nam” “il nome di Rama” e il gruppo di parenti risponde: “Sat He” “E’ la verità”. Stanno andando verso il Manikarmika Ghat che, come l’Harischandra Ghat sta bruciando pire in continuazione, a tutte le ore del giorno e della notte.

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Varanasi, 10 marzo 2016. Verso sera lungo i ghat a Sud.

E’ l’ora del tramonto: la sabbia dell’altra sponda del fiume ha assunto un colore giallo oro ed anche l’acqua del Gange ha preso dei riflessi dello stesso colore. Parlo un po’ con Sonu che è rientrato dalla settimana trascorsa al suo villaggio d’origine. Mi dice che le informazioni che mi hanno fornito i suoi cugini barcaioli riguardo al tempio e alla casa che possiedono in comune sono errate. Sono due verità raccontate da entrambi come fossero entrambe vere. Più tardi Sonu arriverà con una grossa bottiglia di whisky che mi assicura condividerà con diversi suoi amici.

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Varanasi, 10 marzo 2016. Crepuscolo sui ghat, verso Nord.

Mi sposto verso la tea-stall del Rama Ghat e guardo i colombi appollaiati sui fili della luce che si congiungono attraverso un palo all’hotel del Rama Palace. Più tardi, sulla scalinata accanto al Dasaswamedh Ghat, parlo un po’ con il barcaiolo che ha un negozietto lì sul ghat. Mi dice che ha anche l’incarico di curare il tempietto dedicato a Mahashivratri, quella cappella che sta lì sotto, vicino al Gange. Difatti tutti le sere la vedo illuminata e per il recente festival era abbellita con una moltitudine di luci colorate. Mi è sfuggita la celebrazione della puja che lì avviene solo due volte all’anno: il 6 marzo per il Mahashivratri Festival e nel mese di novembre per il Divali Festival, la festa della luce.

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Varanasi, 10 marzo 2016. Sera lungo i ghat.

11 marzo 2016

Sono tornata ancora ai ghat a guardare le puja. Oggi mi sono fermata nei pressi del Kedar Ghat dove c’erano due tendoni verdi sistemati nei territori di competenza dei due celebranti. Uno stava attendendo i fedeli schiacciando un pisolo seduto sulla sedia di plastica bianca mentre l’altro oltre ad essere seduto all’ombra del tendone si riparava ulteriormente dal sole con un ombrello nero. Avevano un unico aiutante, spettinato e vestito di nero, che s’affannava a disporre il necessario per le puja nei piatti e a servire ai suoi padroni il cjai con i biscotti. Più tardi, al Chausatti Ghat mentre sto chiacchierando con Sonu, appena rientrato dal villaggio, arriva un numeroso gruppo di pellegrini da Bangalore e si siedono sui lastroni di pietra ad ascoltare le parole dei due guru vestiti di arancione che viaggiano con loro. Oggi, al ristorante di Godonia dove vado spesso a pranzo, ho visto il giovane proprietario strattonare più volte uno degli inservienti che forse se ne stava troppo tempo accovacciato vicino a una bacinella, a far finta di lavare i piatti.

Varanasi, 13 marzo 2016. Lungo i ghat.

Varanasi, marzo 2016. Lungo i ghat.

12 marzo 2016

Quando sono a Varanasi, il mio tempo lo trascorro in gran parte sui ghat: a leggere, a guardare il fiume e le barche che lo percorrono, a chiacchierare con la gente, a far nulla. Nella stanza mi diverto ad appendere le banane alla finestra e ad osservare le strategie che mettono in atto le scimmie per afferrarle attraverso le aperture della rete di protezione.

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Varanasi, marzo 2016. Studio di barbiere in attesa di clienti sul Dasaswamedh Ghat.

Ogni giorno è diverso e interessante anche se mi muovo più o meno negli stessi luoghi: i ghat, la città vecchia, i ristorantini, le chaiwalla. Raramente faccio l’elemosina e quando i mendicanti mi mimano il gesto della fame li invito ad andare ai templi dove c’è del cibo per tutti. Ai bambini mendicanti dico loro di andare a scuola dove possono usufruire, oltre all’istruzione, di un pasto al giorno gratuito.

Varanasi, Main Road, 12 marzo 2016. Da un ristorantino

Varanasi, 12 marzo 2016. Da un ristorantino sulla Main Road.

Stasera fa freddo: nel pomeriggio è piovuto e la temperatura si è abbassata notevolmente e ora si è alzato un forte vento. Nella chaiwalla del Rama Ghat uno studente di Luknow che frequenta la facoltà di ingegneria meccanica in un college privato si siede accanto a me per chiacchierare del più e del meno. Un uomo di mezza età con gli occhi sbarrati e assenti beve un cjai e cerca di allontanarsi senza pagare. Il barista lo richiama e lui, da lontano, gli mostra 10 rupje, forse le uniche che possiede e io gli offro il cjai. Mentre cammino verso il Dasaswamedh Ghat, una famiglia del Jharkhand in pellegrinaggio a Varanasi con tutte le generazioni dirette e acquisite mi chiede di farsi fotografare insieme a me. Sono in tanti, ma mi assicurano che la loro famiglia in realtà è ancora più numerosa in quanto molti dei componenti sono rimasti a casa.

Varanasi, Godonia, 14 marzo 2016. Manifestazione di lavoratori.

Varanasi, Godonia, marzo 2016. Manifestazione di lavoratori.

13 marzo 2016

E’ una giornata nuvolosa, un po’ fredda e a momenti piove. Leggo come ogni giorno seduta qua e là. A pranzo vado nel ristorante di Godonia dove avevo visto strattonare il cameriere. Lo individuo: non sembra nemmeno lui! Oggi è pulito, con la camicia appena stirata, un bel taglio di capelli e dei baffi che lo fanno apparire assolutamente diverso.

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Varanasi, marzo 2016. Chousatti Ghat.

Verso sera mentre me ne sto tranquilla a leggere sulla gradinata accanto al Dasaswamedh Ghat mi si avvicina un anziano vestito di bianco: dice di essere il prete di un Tempio delle scimmie, precisamente di quello che sta più a Nord. Mi chiede le solite informazioni e poi mi recita un mantra toccandomi la sommità del capo. Ripete il rituale velocemente, per ben tre volte: alla fine mi chiede una donazione che gentilmente gli rifiuto. Più avanti incontro il baba che tempo fa si è seduto accanto a me in modo amichevole e alla fine ha preteso dei soldi dicendomi che quello era il suo lavoro. Quella volta glieli ho dati, ma in seguito ho sempre rifiutato i contatti con lui e, ora, ogni volta che lo incrocio fa finta di non vedermi o mi guarda con ostilità. Sul tardi, passeggiando lungo i ghat con Alina incontriamo il sadhu che possiede una scuola di yoga: lo saluto chiamandolo “baba” e mi sorride. Lo vedo spesso camminare su e giù per i ghat frettoloso e assorto, con una borsa di cuoio a tracolla.

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Varanasi, marzo 2016. Lungo i ghat.

14 marzo 2016

E’ piovuto a dirotto tutta la notte con un ulteriore, notevole abbassamento della temperatura. Questa mattina sia le stradine lastricate sia le vie asfaltate sono ricoperte di un misto di fango, sterco e immondizia nonostante il lavoro degli spazzini impegnati a ripulire il tutto.

Tramonto sui palazzi.

Varanasi, marzo 2016. Tramonto sui palazzi dei ghat.

Cammino fino a Godonia e poi raggiungo Chowk; da lì entro attraverso le stradine nella zona del Manikarnika Ghat e poi scendo al fiume. Lungo la strada incrocio diversi cortei funebri e qui al ghat ci sono ora diversi gruppi di parenti maschi in piedi accanto alle pire che ardono. Mi siedo a leggere più a Sud, sotto uno degli “ombrelloni” in cemento che fiancheggiano quella parte di lungofiume. Uno dei miei amici sadhu, quello aristocratico, che di solito vive e dorme sulla riva del Gange, si ferma a salutarmi. Ha dormito in guest house la notte scorsa e ha pagato 200 rupie. Questo è uno dei sadhu che non chiede l’elemosina ed è molto cordiale ed educato. Più tardi si siedono accanto a me dei ragazzi rumorosi e decido di spostarmi più avanti, vicino al Dasaswamedh Ghat.

Tramonto.

Varanasi, marzo 2016. Tramonto sul Gange.

Qui viene a salutarmi un giovane bramino che praticamente trascorre le sue giornate sul ghat ad attendere i fedeli per celebrare le puja. E’un bramino serio, non rincorre i fedeli e attende che questi vadano da lui per scelta. Alla fine arriva anche il giovane barbiere che diversi mesi fa mi ha tagliato i capelli: ora ha imparato a fare anche i massaggi e naturalmente si propone con insistenza per una cosa o l’altra. Gli piace attirare la mia attenzione e così mi fornisce qualche informazione su un baba vestito di nero che ora sta chiacchierando qui accanto. Mi dice che è diventato molto ricco facendosi pagare per farsi fotografare e ora possiede due lussuose case dove abitano le sue due mogli.

Varanasi, Chausatti Ghat, 19 marzo 2016. Tardo pomeriggio sui ghat.

Varanasi, marzo 2016. Tardo pomeriggio al Chousatti Ghat.

Oggi Alina partirà per il Kazakistan. Pranziamo assieme al ristorante di Godonia e quando usciamo ci imbattiamo in una affollata manifestazione sindacale: sono i lavoratori di una grossa fabbrica che non vogliono perdere il loro posto di lavoro.

Varanasi, 30 marzo 2016. Barbiere di Godonia.

Varanasi, marzo 2016. Bottega di barbiere a Godonia.

16 marzo 2016

Sono ammalata: ho un forte mal di testa e mi sento la febbre. Ieri mattina sono andata al Chausatti Ghat a leggere: mi sono seduta sulla gradinata dove c’era un po’ d’ombra, ma sono rientrata quasi subito in guest house tutta infreddolita. Ho dormito tutto il giorno e la notte. Oggi sto meglio, ma sono uscita solo per il pranzo e per qualche piccolo acquisto. Alina, Bernardo, Matteo e suo fratello, i ragazzi e la ragazza che avevo incontrato a Chitrakot sono tutti partiti lasciando un certo vuoto. Sulle stradine di Bengali Tola si affacciano nuovi volti occidentali che vanno a riempire per molte ore della giornata i ristoranti organizzati appositamente per i turisti. Prima di rientrare in guest house faccio un salto al Chousatti Ghat: rimango sulla parte alta della gradinata ad ammirare la splendida luce del sole pomeridiano che ha colorato con i suoi riflessi l’acqua del fiume e sta abbagliando i turisti che tornano in barca dall’altra sponda.

Varanasi, 22 marzo 2016. Sera di fronte al Dasaswamedh Ghat.

Varanasi, marzo 2016. Verso sera nei pressi del Dasaswamedh Ghat.

17 marzo 2016

Sto decisamente meglio e sono già arrivata, dopo un percorso circolare attraverso la città vecchia, al Chausatti Ghat. Sto completando di leggere “La donna in bianco” di Collins, un libro che mi ha tenuto compagnia in questi giorni di indisposizione. Devo dire che con la buona lettura, l’accesso a internet e la mia camera piena di luce ed energia i tre giorni di malattia sono trascorsi con leggerezza.

Varanasi, 18 marzo 2016, tardo pomeriggio. Passeggiando lungo i ghat.

Varansi, marzo 2016, tardo pomeriggio. Incontri, passeggiando lungo i ghat.

A pranzo vado in un ristorante turistico e si siede accanto a me una ragazza israeliana di 23 anni: Ataliya. Ha prestato i 2 anni di servizio militare previsti nel suo Paese, ha lavorato come cameriera a Tel Aviv e ora sta viaggiando in attesa di decidere a quale indirizzo universitario iscriversi. Vorrebbe fare la scrittrice e già, durante questo viaggio, sta scrivendo delle storie.

Varanasi, 23 marzo 2016. Plenilunio sul Gange vista dal Dasaswamedh Ghat.

Varanasi, marzo 2016. Penilunio visto dal Dasaswamedh Ghat.

Nel pomeriggio vado ad attendere il calar del sole al Dasaswamedh Ghat e mi siedo su un terrazzamento sopra il Gange. Da lì posso vedere in lontananza sul fondo le fiamme altissime delle pire del Manikarnika Ghat e verso Ovest i palazzi attraversati da un piccolo raggio di sole che ancora riesce a raggiungerli. Le barche con i turisti giunti qui per la cerimonia serale sono attorniate dalle fiammelle delle candele dei desideri che piano, piano si stanno allontanando seguendo la corrente del fiume. Al Chausatti Ghat mentre sto seduta a leggere mi si avvicina un giovane chiedendomi i soldi per un cjai. Vabbeh – solo 5 rupje per il cjai– gli dico. Lì accanto c’è un indiano che sta osservando la scena e il mendicante rifiuta le 5 rupje che gli porgo e si rivolge alla terza persona sostenendo di avermi chiesto anche i soldi per comprarsi qualcosa da mangiare oltre al cjai e pretende ora questo come un suo diritto. Chiamo Sonu che sta seduto poco lontano e gli chiedo di aiutarmi a capire la situazione. Immediatamente il mendicante mi richiede le 5 rupje e se ne scappa via.

Varanasi, 19 marzo 2016. Panorama notturno sugli altarini illuminati visti dal Dasaswamedh Ghat.

Varanasi, marzo 2016. Panrama notturno sugli altarini illuminati nei dintorni del Dasaswamedh Ghat.

A cena si siede accanto a me un ragazzo giapponese che abita poco lontano da Fukuscima. Sta trascorrendo in India i suoi 15 giorni di ferie e oltre a Varanasi ha visitato soltanto Agra. Ha frequentato le scuole superiori e ora lavora in un’azienda editoriale. Si siedono al nostro tavolo anche due signore indiane di Hildamabad: sono insieme alle loro famiglie e sono parte di un gruppo numeroso. Il ristorantino è piccolo e mentre alcuni si adattano a sedersi su una panca senza tavolo, gli altri devono alternarsi per la cena. Si fermeranno a Varanasi per 15 giorni: visiteranno diversi templi e celebreranno le varie puja.

Varanasi, 27 marzo 2016. Scorcio sul Dasaswamedh Ghat.

Varanasi, marzo 2016. Scorcio di paesaggio sul Dasaswamedh Ghat.

18 marzo 2016

Camminando sono arrivata a Godonia e all’incrocio ho svoltato a destra per Chowk per poi addentrarmi tra i vicoletti, che ancora non conosco benissimo, e arrivare al Gange. Lungo la Main Road e accanto ai vicoli che portano al Golden Temple c’è un gran numero di militari armati di fucile e bastone d’acciaio. Molti di loro hanno le stellette sulle spalle, altri dei medaglioni che pendono sulle braccia e alcuni indossano il giubbotto antiproiettile e il casco. Forse è un’impressione solo mia, ma paiono più numerosi e organizzati del solito. Camminando nei vicoletti un ragazzo mi riconosce per avergli chiesto un’informazione pochi giorni fa: in effetti, quando non so dove mi trovo chiedo sempre l’aiuto della gente. Molto spesso, però, gli indiani ti chiedono se ti ricordi di loro soltanto per cercare un approccio e proporti con insistenza degli acquisti.

Varanasi, 25 marzo 2016. Pellegrini del Sud al Gaay Ghat, verso le 12.00.

Varanasi, marzo 2016. Pellegrini dell’India del Sud al Gaay Ghat, verso le 12.00.

Ho appena superato uno svicolo: mi siedo sul ripiano di una vetrina di un negozio ancora chiuso e poco dopo arriva un funerale e gira dall’altra parte. Torno indietro e seguo quella via e, incrociando un altro corteo funebre arrivo direttamente al Manikarnika Ghat. Qui, tra i parenti dei defunti che assistono alla cerimonia della cremazione del loro congiunto ci sono diversi turisti occidentali: sono sempre accompagnati dalle immancabili pseudo guide indiane. Guardo con tristezza la salma che gli addetti stanno togliendo dalla portantina per distenderla sulla pira e proseguo lungo gli altri ghat fino al raggiungere il Dasaswamedh. Mi siedo all’ombra su un tavolone e leggo il giornale. Un bambino viene a sedersi accanto a me e insiste per attaccare discorso. Mi alzo per cambiare posto e il bambino mi chiede 10 rupje. Gli rispondo di andare a scuola e vado a sedermi su un altro tavolone poco più giù.

Varanasi, 19 marzo 2016. Aspetti di vita sui ghat.

Varanasi, marzo 2016. Aspetti della quotidianità nei pressi dl Manikarnika Ghat.

Ci sono degli anziani vestiti di bianco lì, dei barcaioli, mi diranno poi. Mi soffio il naso ed essendo reduce di un grosso raffreddore faccio un po’ di rumore. Gli uomini seduti accanto a me s’indignano e mi fanno cenno di andarmene. Mi spiegheranno poi che qui in India ci si soffia il naso leggermente e che nei casi come il mio si va dal medico. Dico loro che mi dispiace e che non ero a conoscenza di questo fatto e tutto si tranquillizza. Mi vien da pensare che loro sputano ovunque, si soffiano il naso lasciando cadere il muco in terra, fanno pipì ovunque, ma il rumore del soffiarsi il naso non lo ammettono. Vabbeh, pace fatta! I due barcaioli approfittano dell’amicizia per propormi subito un affare: l’acquisto di una collana di semi carica di energia per 500 rupje che poi scenderanno a 100. Sorrido divertita e li saluto.

Varanasi, 31 marzo 2016, Rajendaprasad Ghat.

Varanasi, marzo 2016.  Pomeriggio al Rajendaprasad Ghat.

Nel tardo pomeriggio davanti ad un tempietto, poco prima dell’Harischandra Ghat, incontro un giovane dell’India del Sud vestito in modo elegante, senza scarpe come previsto per l’accesso ai templi, ma con i calzini ai piedi. Sta seduto in posizione yoga e quando mi vede mi si avvicina per darmi un foglio con delle informazioni sullo yoga. Lui è un insegnante di yoga, ma si dedica anche al commercio di manufatti tra l’India e il Nepal. Sta facendo un digiuno di una giornata intera, una prassi importante per gli induisti, in questo periodo di luna crescente. Quando arrivo accanto al Rama Palace, sento parlare italiano: mi giro e vedo un indiano che fa da guida e due turisti di La Spezia che lo seguono. Uno dei due turisti, Andrea Ratti, mi dice che è un dermatologo di 53 anni e che con gran fatica è riuscito a ritagliarsi 10 giorni di vacanza. Ha un figlio di 16 anni e sta attraversando un periodo di crisi matrimoniale. L’uomo che lo accompagna è un colonnello dell’aereonautica che cerca di allontanarsi molto velocemente da me richiamando più volte l’amico che, invece, vorrebbe chiacchierare un po’.

Varanasi, 18 marzo 2016. Notte sui ghat.

Varanasi, 18 marzo 2016. Notte sui ghat.

Più avanti mi fermo a parlare con il barcaiolo di un piccolo tempio e che gestisce un negozietto accanto al Dasaswamedh Ghat. E’ un uomo di 46 anni che non è mai andato a scuola. Non sa né leggere né scrivere e a stento riesce ad apporre la sua firma. Anche i suoi 4 fratelli e le due sorelle sono nella stessa situazione. Sua moglie, invece, ha frequentato la scuola fino alla quinta classe ed è in grado di leggere e scrivere in modo elementare. Hanno due figli: un ragazzo di 12 anni e una bambina di 2 che, mi rassicura il padre, avranno la possibilità di frequentare tutta la scuola che i genitori non hanno potuto concedersi.

Varanasi, 19 marzo 2016. Celebrazione di apertura dell'Holi Festival in un tempio di Bengali Tola.

Varanasi, 19 marzo 2016. Celebrazione di apertura dell’Holi Festival in un tempio di Bengali Tola.

19 marzo 2016

Passando per Bengali Tola vedo uno dei templi dedicati a Shiva animato da suoni di campane e canti. Oggi è la giornata d’apertura dell’Holi Festival, la festa della gioia e tutti i templi dedicati al dio sono in festa. Lungo le strade s’incontrano giovani, ma anche persone avanti con gli anni colorate di rosso dalla testa ai piedi. Qui, al tempio, c’è un grande afflusso di fedeli: alcuni stanno portando le offerte al guru che sta seduto sull’entrata, altri stanno accendendo le candele e pregando davanti agli altarini, altri ancora girano intorno alla parte centrale del tempio.

Varanasi, Chaukhambla, 25 marzo 2016. Mercatino di fiori e orto-frutta lungo i viottoli della città vecchia.

Varanasi, Chaukhambla, marzo 2016. Mercatino di fiori e orto-frutta lungo i viottoli della città vecchia.

Continuo a camminare tra i vicoletti e vado oltre Chowk in una zona denominata Chaukhambha. Attraverso piccoli mercatini di verdure, schivando qualche ingombrante mucca, passo davanti a tanti negozietti di alimentari, dei tempietti appena lavati e addobbati con fiori freschi e candele accese. Alzando lo sguardo intravvedo diversi antichi palazzi in condizioni disastrose, molti paiono abbandonati, alcuni hanno le finestre murate. L’esigenza di restauri architettonici emerge un po’ dappertutto qui a Varanasi. Soltanto pochi giorni fa è crollato un pezzo di un antico tempio non lontano da qui, al Manikarnika Ghat.

Varanasi, 25 marzo 2016. viottoli di Chaukhambla.

Varanasi, marzo 2016. Viottoli di Chaukhambla.

Cerco l’uscita che mi porta verso il Gange: sono arrivata fin quasi al grande ponte ferroviario che sta a Nord della città. Ridiscendo lungo i ghat: fa molto caldo e mi siedo a leggere il giornale all’ombra di un ombrellone di cemento che sta dopo il borning ghat. Arriva un indiano che mi prende la mano e, nonostante le mie resistenze, continua a massaggiarmela. Mi alzo per andarmene, ma lui mi prende ora l’altra mano e mi massaggia entrambe le braccia. Scappo via e lui mi insegue chiedendomi 200 rupje per il massaggio, poi, abbassa il prezzo a 100, poi mi chiede un appuntamento per il giorno dopo. Verso sera cerco di andare al Golden Temple: la folla in fila per l’entrata è infinita: giovani colorati di rosso con i piedi scalzi spingono la calca di persone inneggiando a Shiva.

Varanasi, 23 marzo 2016. Holi Festival sui ghat nella zona del Tempio delle scimmie.

Varanasi, marzo 2016. Passaggio di ragazzi colorati per l’Holi festival nei pressi del Tempio delle Scimmie.

Non c’è un filo di spazio tra le persone e si rischia veramente di cadere e venir calpestati. Torno al Dasaswamedh Ghat dove si sta svolgendo la cerimonia serale. Mi siedo su una sporgenza in cemento accanto a due indiani vestiti di bianco, uno zio anziano e suo nipote di mezza età. Sono di Andarabath e stanno facendo un viaggio organizzato di 10 giorni. Qui a Varanasi si fermeranno soltanto una notte e domani andranno a visitare l’ashram del Saibaba, nel Maharashtra.

Varanasi, 23 marzo 2016. Holi Festival sui ghat.

Varanasi, marzo 2016. Holi Festival sui ghat.

20 marzo 2016

Stamattina alla tea-stall di Bengali Tola parlo a lungo con un ucraino di 43 anni che vive in India da ben 2 anni, a parte delle brevi interruzioni in Nepal e Sri Lanka per prolungare il visto. Mi racconta che il primo anno ha vissuto all’aperto, ma ora non riesce a reggere quel ritmo e sta in una guest house dove paga 100 rupje per notte. Il suo futuro, mi dice, sta nelle mani di Shiva, ma non desidera rientrare nel suo Paese. In Ucraina, prosegue, si ammazzano gli uni con gli altri e il popolo non sa bene cosa fare: se vuole rimanere con la Russia o divenirne indipendente. Di sera, mentre si sta svolgendo la cerimonia del Dasaswamedh Ghat me ne sto seduta sul terrazzamento che copre il tempietto dedicato a Shiva.

Varanasi, 27 marzo 2016. Nei pressi del Dasaswamedh Ghat, la domenica di Pasqua.

Varanasi, marzo 2016. Venditore di pifferi sui ghat.

Arriva il ragazzo che avevo incontrato due giorni fa accanto ad un altro tempio. Oggi è più allegro, ma indossa sempre i calzini anziché rimanere scalzo come gli altri. Mi dà un foglio da leggere anche questa volta: parla delle tre mogli di Shiva e domani dovrò dirgli cosa ne penso.

Varanasi, 22 marzo 2016, Bengali Tola. Mercato delle erbe per l'Holi festival.

Varanasi, marzo 2016, Bengali Tola. Mercato delle erbe per l’Holi festival.

21 marzo 2016

Ho un appuntamento con Prakash, l’indiano dei calzetti. Oggi mi ha portato degli altri fogli da leggere e riguardano la storia di Shiva che, secondo lo scritto, è stato l’ideatore dello yoga ben 7.500 anni fa. Riguardo ai fogli precedenti che parlano delle 3 mogli di Shiva (Kali, Parvati, Ganga) e del supporto da loro fornito al marito gli dico che, secondo me, è una condizione generale delle donne quella di vivere in funzione dei desideri del marito. L’indiano che ha 36 anni e non ha famiglia, ora abita al Centro Yoga Anandamurti che sta dalle parti dell’università, a cui fa riferimento anche per le sue lezioni. Uno dei lavori che ha in progetto riguarda l’abbinamento delle lezioni di yoga alle visite turistiche per dei gruppi di 5-6 persone da accompagnare per tre settimane a visitare sei città dell’India. Costo: 75 dollari, compresi gli spostamenti in treno, pullman, risciò, l’albergo, la prima colazione, le lezioni di yoga, la guida. Per ora, fra una settimana andrà in Nepal ad acquistare delle coperte da rivendere in alcuni negozi dell’India.

Varanasi, 31 marzo 2016. Un sarto di Godonia.

Varanasi, marzo 2016. Un sarto di Godonia.

Poco prima della chiusura dei negozi passo dal sarto a ritirare l’abito che mi ha confezionato. E’ molto bello, lo indosso per la cena, ma fa caldo e l’abito è troppo pesante. Faccio un salto al ghat per vedere la luna piena, ma devo rientrare immediatamente in guest house per liberarmi del bellissimo soffocante involucro.

Varanasi, 28 marzo 2016. Incontri sui ghat.

Varanasi, marzo 2016. Incontri lungo i ghat.

22 marzo 2016

L’aria oggi è più fresca : si è alzato un venticello delicato che pare soffiarmi tra i capelli. Al mercatino di Bengali Tola in occasione dell’Holi, il festival dei colori, sono comparse delle donne che vendono delle nuove erbe. Tra queste riconosco soltanto le spighe di grano, ma un mio amico fotografo mi assicura che sono tutte commestibili. Il festival è in pieno svolgimento: lungo i viottoli e sui ghat gruppi di ragazzini inzuppati di colore stanno nascosti per lanciare indisturbati sacchetti di plastica con all’interno acqua colorata. Accanto hanno dei secchi di riserva con i colori: giallo, verde, rosso, blu. Le pietre dei viottoli e dei ghat, l’asfalto delle strade principali sono impregnati degli schizzi di colore lasciati dai sacchetti che cadono in terra dopo aver colpito la gente che cammina. Congiungo le mani pregando i ragazzini di non mirare a me, ma vicino al Chausatti Ghat mi arriva un bel sacchetto di colore rosso sulle gambe. Vado a sedermi al Dasaswamedh Ghat a leggere il giornale nello stesso posto dove l’altro giorno mi sono soffiata il naso suscitando tanta indignazione tra i barcaioli. Poi, mi sposto più a Nord, sotto gli ombrelloni di cemento. Tre sorelle di Calcutta insieme al figlio di una di loro hanno appena fatto il bagno e stanno indossando dei sari nuovi ancora rigidi di appretto. Staranno qui a Varanasi per 7 giorni. Mentre loro si avviano lungo la gradinata che porta al Golden Temple arriva un’altra schiera di pellegrini appena scesa da un barcone e anche loro vanno nella stessa direzione. In questo posto gironzolano capre e montoni e, con l’aumentare della temperatura, il loro odore mi arriva con delle vampate molto intense, ma rimango ancora un po’ a leggere: ho iniziato un libro sull’India, di Hermann Hesse, ma non sono in sintonia con questo scrittore.

Varanasi, 27 marzo 2016. Vista dal Krisna Temple sul Dasaswamedh Ghat.

Varanasi, 27 marzo 2016. Vista dal Krisna Temple sul Dasaswamedh Ghat.

Ritorno verso il Dasaswamedh Ghat: fotografi, barcaioli, barbieri, massaggiatori, venditori di fiori e cibi hanno il volto colorato di un colore dell’Holi e alcuni di loro indossano una maschera o una parrucca variopinta. C’è un gruppo di musicisti più in là che sta suonando da ore i tamburi mentre dei giovani danzano muovendo braccia e gambe seguendo il ritmo: intorno a loro si sono fermati numerosi spettatori che si sono disposti in cerchio.

Varanasi, 22 marzo 2016. Musica e danze sui ghat per l'Holi Festival.

Varanasi, 22 marzo 2016. Musica e danze sui ghat per l’Holi Festival.

23 marzo 2016

Sono le 11.00 di mattina e sono fuori da tre ore, seduta un po’ al Chausatti Ghat un po’all’ombra della loggia del vicino Tempio delle Scimmie, quello che sta più a Sud. L’Holi Festival è in pieno svolgimento e alcune bombe d’acqua colorata e diversi spruzzi d’acqua mi hanno raggiunta da ogni parte tingendomi di rosso, viola, giallo la testa e gli abiti, nonostante abbia cercato di rimaner nascosta. Centinaia, forse migliaia di ragazzi e ragazze di diverse nazionalità stanno rincorrendosi lungo i ghat per spruzzarsi addosso getti di colore usando enormi fucili giocattolo. Altri giovani stanno appostati sui tetti a terrazza degli edifici attenti a colpire con rovesci e sacchetti d’acqua colorata i passanti. E’ la festa dei colori, della primavera e della gioia che concede a tutti la libertà di esprimersi e scherzare usando i colori. Nelle stradine, nelle piazzuole dove stavano le statue della dea Holinka con un bambinello in braccio, appoggiate sopra delle cataste di legna e sterco di vacca sono ora rimaste le ceneri fumanti dei falò accesi nelle diverse ore della scorsa notte.

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Varanasi, marzo 2016. Residui dei festeggiamenti dell’Holi festival lungo i ghat.

Già dal mattino, poi, accanto al millenario Chousatti Temple e sul suo ghat sono comparse delle postazioni di venditori con collane di garofani gialli e rossi, di mazzetti di roselline ed erbe inseriti all’interno di una foglia secca messa prima in ammollo per ammorbidirla. Sono le offerte da portare alla statua della Madre che sta al Chousatti Temple, mi dicono. All’interno del tempio, mi racconterà Raul qualche giorno dopo, ci sono 604 dee madri protettrici della popolazione. Verso sera la gradinata del Chousatti Ghat e la stradina che porta alla mia guest house che sta di fronte al tempio, sono affollate di fedeli che fanno la fila spingendosi per entrare a baciare i piedi della statua principale e donarle le offerte. Oltre ai militari appostati lì accanto per controllare la situazione ci sono anche le vedove che chiedono l’elemosina ogni mattina, ma per l’evento di oggi sono rimaste qui tutto il giorno ad aspettare i fedeli. Le donne della fila si sono coperte il capo con un lembo del sari e paiono delle madonne o delle sante. Gli uomini e i bambini sono vestiti a festa con abiti un po’ simili ai nostri anni ’50. Le bambine stanno per mano ai loro padri e indossano abitini di tulle che le fan sembrare a delle vecchie bambole. Le ragazzine anche loro vestite di tulle e pizzi colorati calzano sandali con i tacchetti che le fanno ondeggiare e traballare sulle pietre irregolari che ricoprono ghat e vicoli.

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Varansi, marzo 2016. Festeggiamenti dell’Holi festival lungo i ghat.

24 marzo 2016

Lunga camminata fino all’Assi Ghat sotto il sole cocente già dal mattino. I lastroni delle pavimentazioni portano ancora le tracce dei festeggiamenti terminati ieri, ma gli spazzini hanno pulito e bruciato la maggior parte delle immondizie con un veloce ed incredibile lavoro notturno. Oggi tutto appare quieto e anche gli attivissimi giovani giapponesi e coreani, grandi protagonisti degli spruzzi con le sofisticate pistole ad acqua oggi sono impegnati a fare acquisti di sari e souvenir nei negozi della città vecchia.

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Varanasi, marzo 2016. Celebrazione di una puja.

All’Assi Ghat mi siedo all’ombra di un grande albero di Pan e leggo qualche capitolo del libro di Hermann Hesse. Un ragazzo di 25 anni, figlio di barcaioli e barcaiolo egli stesso si siede accanto a me per raccontarmi qualche pezzo di storia induista. Ha frequentato soltanto 6 classi, ma parla un buon inglese ed è molto colto. Nel tardo pomeriggio vado al Chausatti Ghat e Sonu, il mio amico barcaiolo, arriva con il cjai acquistato alla bancarella del Rama Ghat lì vicino. In 2 settimane ho visto ben 2 volte Sonu con una bottiglia di whiski, ma l’altro ieri ha dormito tutto il giorno sulla barca dopo essersi ubriacato. Gli ho parlato con affetto ieri e gli ho riparlato anche oggi. So che sarà difficile che riesca a mantenere la promessa che non lo farà più.

Varanasi, 25 marzo 2016. Gaay Ghat

Varanasi, 25 marzo 2016. Gaay Ghat.

25 marzo 2016

In mattinata vado da Godonia a Chowk e di nuovo tra i vicoletti antichi di Chaukhambha con i minuscoli mercatini di ortofrutta e fiori posizionati sulle pietre ai lati dei viottoli. Un indiano che da tempo mi propone dei massaggi mi dice che la zona di Chaukhambla è abitata da gente ricca, ma io non riesco a scorgerla.

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Varanasi, 25 marzo 2016. Mercatino  a Chaukhambha.

Più avanti, nella direzione del fiume, le abitazioni si fanno più povere e l’insieme appare suggestivo e surreale. Rimango più a lungo delle altre volte in questa zona, a Nord di Varanasi: sono arrivata quasi sotto il grande ponte ferroviario sopra il Gange. Le abitazioni sono delle casupole molto povere animate da tempietti colorati di rosso o giallo presenti un po’ ovunque. Ci sono donne che allattano sedute sugli usci delle case e bambini molto piccoli, nudi, che giocano intorno ad una fontanella.

Varanasi, 25 marzo 2016. Interni del Rag Ghat.

Varanasi, 25 marzo 2016. Interni del Rag Ghat.

Cammino lentamente cercando di non farmi scorgere: tra le casupole ci sono delle cestaie che intrecciano ramoscelli teneri attorniate da stormi di bambini che corrono loro intorno. Lì accanto ci sono molti fasci di rami lunghi e sottili: stanno accatastati e quando di lì a poco raggiungerò il Gange ne vedrò degli altri messi in acqua a macerare. Nella città vecchia che sta poco prima del Rag Ghat c’è una stalla all’aperto e la parete della casupola accanto è tappezzata con dello sterco disposto con un perfetto ordine geometrico ad essiccare.

Gaay Ghat, 25 marzo 2016. Dopo puja 2

Varanasi, 25 marzo 2016. Termine di una puja al Gaay Ghat.

Dal Rag Ghat scendo giù fino al vicino Gaay Ghat: qui ci sono centinaia di pellegrini dell’India del Sud che hanno appena terminato il rituale della puja e stanno portando le loro offerte alla madre Ganga. Lancio uno sguardo verso il grande ponte costruito dagli inglesi durante il periodo imperiale e vedo un corpo adulto galleggiare su una portantina. Si tratta senz’altro di un sadhu i cui corpi vengono lasciati al Gange dopo morti.

Varanasi, 25 marzo 2016. Rag Ghat.

Varanasi, 25 marzo 2016. Rag Ghat.

26 marzo 2016

Giornata di un caldo torrido. Mentre me ne sto tranquilla a leggere sotto un telone arriva un ragazzo di 25 anni: è una guida turistica in cerca di clienti. Mi chiede delle informazioni sulla mia famiglia e sulla mia professione e alla fine pretende dei soldi per il fatto che io ho un reddito fisso e lui no. Risalgo la gradinata e cammino verso Godonia. Alcune madri con i bambini semi nudi a cavalcioni sui loro fianchi mi mostrano il biberon per farsi acquistare il latte da dare ai bambini: è un metodo molto diffuso qui, ma non mi lascio commuovere. L’elemosina la do soltanto qualche volta alle vedove che stanno tutte le mattine sedute sui muriccioli accanto al Chousatti Ghat. Verso sera, invece, mentre sto ammirando i movimenti delle barche sul Gange e della gente sui ghat arriva, come ogni sera ormai, il ragazzo che non toglie mai i calzetti. Devo essere diventata un punto di riferimento per lui che ogni sera prende l’auto risciò dalla lontana zona universitaria per venire qui a far quattro chiacchiere con me. Oggi mi parla velocissimo dei suoi progetti futuri e devo fare molta attenzione a cogliere il filo dei suoi discorsi. E’ molto religioso ed è legato in particolare alla figura di Shiva alla quale fa spesso riferimento e a cui si affida.

Varanasi, Dasaswamedh Ghat, 23 marzo 2016. Notte di luna piena.

Varanasi, Dasaswamedh Ghat, marzo 2016. Notte di luna piena.

27 marzo 2016

Mi fermo alla tea-stall di Bengali Tola e un anziano indiano si è seduto accanto a me. E’ un avvocato che abita ed ha lo studio proprio lì di fronte, in un palazzo che si affaccia sul Gange e che vorrebbe farmi visitare. Fa molto caldo anche oggi e mi trascino sui ghat a cercare qualche angolo d’ombra per fermarmi a leggere. Vorrei terminare il libro di Hermann Hesse, anzi, ora ho deciso di lasciarlo andare: non sono in sintonia con questo scrittore. Nel pomeriggio lungo il vicoletto della guest house incontro Edoardo, l’amico di mio figlio di Macerata che insegna italiano all’università di Delhi: ha dormito fino a poco fa ed è ancora assonnato. Ha trascorso tutta la notte, fino alle nove di mattina, sull’altra sponda del fiume insieme a dei baba Algorì, alla ricerca dei teschi dei morti. Gli Algori utilizzano i teschi per i rituali di magia nera.

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Varanasi, marzo 2016. Personaggio.

Nel pomeriggio il cielo si è annuvolato ed è caduta qualche goccia di pioggia che ha rinfrescato la temperatura. Mentre cammino per i viottoli di Bengali Tola, non lontano dalla mia guest house, c’è un gruppo di gente che blocca il passaggio per la visita a Varanasi di una rappresentante del governo dell’Uttar Pradesh. E’attorniata da uno staff di sole donne e per lasciar scorrere i passanti ora è entrata in un internet point e con un gran sorriso sulle labbra sta parlando ai suoi sostenitori.

Varanasi, 28 marzo 2016. Cottura sulle braci.

Varanasi, 28 marzo 2016. Cottura alla griglia lungo i ghat.

Verso sera vado al Chousatti Ghat ad ammirare il paesaggio: arriva, come ogni sera, Prakash, l’indiano dei calzini. Mi cerca ovunque, finchè mi trova. Domani andrò con lui a visitare il centro yoga dell’organizzazione internazionale Ananda Narga di cui fa parte.

Varanasi, 28 marzo 2016. Mattina al Dasashwamedh Ghat.

Varanasi, 28 marzo 2016. Mattina al Dasashwamedh-Ghat.

28 marzo 2016

Molto tempo della mattinata la trascorro all’ombra delle colonne rosa dell’acquedotto del Rajendraprasad Ghat, sulla scalinata che sta subito dopo il Dasashamedh Ghat. Qui stazionano sempre diversi sadhu con il corpo dipinto di bianco e i capelli lunghi infeltriti. Ci sono anche dei viandanti che allestiscono il loro habitat qui, stendendo carte e plastiche per terra, pulendo il pavimento intorno a loro, cucinando su dei sassi, stando seduti in cerchio a passarsi la pipa di terracotta accesa, facendo yoga, chiacchierando e divertendosi. Un sadhu del gruppo sta pulendo tutta la gradinata intorno a loro con uno scopino mettendoci una gran cura.

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Varanasi, 28 marzo 2016. Mattinata sui ghat.

Una bionda di mezza età sta lì immobile da almeno un’ora con gli occhi chiusi e in posizione yoga; il guru che pare essere il leader del gruppo, vestito soltanto di un panno bianco arrotolato intorno ai genitali, la scuote per offrirle una tazza di cjai appena arrivato dentro ad un sacchetto di plastica. Questo sadhu ha appena lavato delle verdure e le ha messe sul fuoco a cuocere dentro un vaso di terracotta. Un altro sadhu vestito con un drappo legato intorno ai fianchi sta sgranando dei melograni e li offre al gruppo ora più che mai impegnato a passarsi la pipa con il fumo.

Varanasi, 28 marzo 2016. Aspetti del Rajenprasad Ghat.

Varanasi, 28 marzo 2016. Aspetti del Rajenprasad Ghat.

Un occidentale come me se ne sta seduto più in alto ad osservare, poi scende accanto al gruppo e chiede alcune informazioni ad un ometto che parla inglese. Il sadhu leader si muove, parla, ride: si comporta come un attore, come se fosse uno showman su un palcoscenico. Quando il turista occidentale si alza per andarsene, il capo gli chiede un’offerta come fosse il prezzo dovuto per aver assistito ad uno show. Questi, senza opporsi, gli dà una bella mancia che il sadhu intasca soddisfatto.

Varanasi, 28 marzo 2016. Mattinata al Rajendraprasad Ghat.

Varanasi, 28 marzo 2016. Mattinata al Rajendraprasad Ghat.

Nel pomeriggio vado in motoretta con Prakash a visitare la struttura del centro di cui fa parte che sta ben oltre la città universitaria. Prakash vive nell’ashram dove c’è l’aula yoga, la cucina, il dormitorio, un grande parco tutt’intorno. In questo periodo non ci sono corsi di yoga e nell’ashram ci abitano solo due persone. Di fronte al centro vive una famiglia che fa parte dell’organizzazione: è composta dal capo famiglia, un impresario edile, dal suo anziano padre, dalla moglie, da cinque figlie e un maschio, tutti studenti universitari.

Varanasi, 28 marzo 2016. Il tempio dell'università.

Varanasi, 28 marzo 2016. Il Vishwanath Temple, il tempio dell’università.

Poco lontano da qui c’è un’altra sede della struttura dove si coltiva la terra con l’aiuto delle macchine agricole. E’ un pomeriggio torrido e qui un gruppo di ragazzi guidati da un monaco dell’associazione sta rifacendo la pavimentazione esterna utilizzando dei vecchi mattoni. Il monaco mi spiega che l’associazione è stata creata nel 1975 e si basa sul pensiero filosofico del guru Ananda Marga, morto nel 1999. L’associazione e i seguaci del guru si caratterizzano per il fatto che danno valore ad ogni religione, non ritengono ci siano delle verità assolute e non entrano in conflitto con le diversità teologiche. Amano dio e lo vedono nella natura, in ogni suo aspetto. Strutture legate a questo guru sono sorte in tutto il mondo e sono caratterizzate dal grande valore che viene attribuito alla meditazione e allo yoga nella formazione e durante la vita delle persone. Tutti i corsi hanno costi diversi e possono essere gratuiti o meno a seconda del reddito delle famiglie. La scuola forma anche i monaci attraverso dei corsi della durata di tre anni. Gli abiti che distinguono i seguaci di Ananda Marga sono di color arancione con un turbante dello stesso colore sul capo.

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Varanasi, 28 marzo 2016. Il campus universitario.

Sulla strada del ritorno ci fermiamo al grande tempio moderno Sri Wishwanath che sta al centro della vecchia città universitaria. Costruito una trentina di anni fa in mezzo ad un grande parco si erge nello spazio con le sue preziose cupole in pietra e le enormi logge colorate di rosa che si diramano tutt’intorno. Nella grande sala del primo piano alcune donne stanno mettendo dei soldi in una cassetta posta davanti ad un’immagine sacra. Un sacerdote sta cantando al microfono dei mantra accompagnato da un sottofondo musicale.

Varanasi, 28 marzo 2016, città universitaria. Il Vishwanath Temple.

Varanasi, 28 marzo 2016, città universitaria. Il Vishwanath Temple.

Gli spazi interni ed esterni di questo maestoso tempio sono molto accoglienti e favoriscono il sostare e lo stare insieme della gente.

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Varanasi, 28 marzo 2016, città universitaria. Il Vishwanath Temple, interno.

29 marzo 2016

Sono tornata al Rajendraprasad Ghat e ho trovato i sadhu indaffarati a gettare un misto di sabbia, acqua e cemento nella zona della scalinata dove stazionano abitualmente. L’impasto lo stanno spalmando con le mani e lo livellano battendolo con uno scopino. Più giù, dove ieri c’era il fuoco con il vaso di terracotta a bollire, c’è ora un sadhu che sta costruendo un focolare più alto e a forma di parallelepipedo. Il sadhu leader sta lavorando con passione ed è praticamente nudo. Mentre lavora, dirige contemporaneamente e con competenza l’operato dei seguaci.

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Varanasi, 29 marzo 2016. Il sadhu Shiva Raja Giri con i suoi  seguaci mentre eseguono dei lavori in cemento per costruire il loro habitat al Rajendraprasad Ghat.

Sono le 10.30 e fa molto caldo anche oggi. Ci sono degli altri aiutanti che portano l’acqua con le bottiglie di plastica da due litri ai lavoranti: loro, un po’ ne bevono e l’altra la gettano nell’impasto. Ripasso verso sera e il sadhu del focolare e il sadhu leader stanno ancora rifinendo le loro opere. Mi rifugio su un terrazzamento accanto al Dasashwamedh Ghat e mi immergo in una nuova lettura. Arriva Prakash, naturalmente, l’indiano dei calzetti: mi ha trovata anche qui!

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Varanasi, 29 marzo 2016, Rajendraprasad Ghat . Il sadhu leader Shiva Raja Giri mentre costruisce il suo focolare in cemento.

30 marzo 2016

Sono tornata ancora dai sadhu che abitano sulla gradinata del Rajendraprasad Ghat. Oggi il loro posto è affollatissimo di pellegrini che cercano un po’ di riparo all’ombra delle colonne rosa dell’acquedotto.

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Varanasi, 30 marzo 2016. Verso sera sui ghat.

Due baba stanno ancora lavorando intorno al focolare: trasportano le pietre sulle spalle dentro dei sacchi di plastica e le appoggiano sul ripiano ricoprendole poi di sabbia e acqua. Quello che appare come leader oggi è in relax, ma si concede per alcune foto dove posa mettendo una mano sopra il capo di ciascuno dei turisti indiani. Questi gli baciano i piedi, ma lui non gradisce queste effusioni e si allontana tenendo d’occhio i movimenti dei turisti che gli devono ormai delle offerte. Il sadhu leader si rilassa ancora: due giovani a turno lo massaggiano con molta abilità. Lui, si distende, si gira su un fianco, si rialza, si lascia tirare le braccia e aspira qualche boccata dalla pipa di terracotta, quando arriva il suo turno.

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Varanasi, 30 marzo 2016. Il massaggio al baba Shiva Raja Giri.

Di sera sto nella zona del Dasashwamedh Ghat quando si svolge la cerimonia: è sempre uguale, ma le persone che vi assistono sono sempre diverse e particolari. Nella piazza della cerimonia ci sono diversi sadhu e guru dipinti di bianco e agghingati con collane e fiori: stanno seduti individualmente su dei rialzi, ben in vista per ricevere le offerte di turisti e pellegrini.

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Varanasi, 30 marzo 2016. Rajendraprasad Ghat, l’habitat del baba Shiva Raja Giri e dei suoi seguaci.

31 marzo 2016

Mattinata ancora al Rajendraprasad Ghat tra i sadhu e i viandanti. Ora si sta svolgendo il rituale per la proclamazione a sadhu di uno spagnolo che viene spogliato e ricoperto soltanto con uno straccio bianco arrotolato intorno ai genitali. Un sadhu spalma di fango il suo corpo e lo accompagna a fare il bagno nel Gange. Viene colorato poi tutto di bianco e rivestito con un telo arancione a mo’ di gonna, come usano i sadhu. Lo spagnolo è un insegnate di yoga di Valencia e sta dividendo la sua vita fra la sua città e Varanasi.

Varanasi, 31 marzo 2016, Varanasi, Rajendaprasad Ghat. Cerimonia conclusiva di proclamazione di un sadhu spagnolo.

Varanasi, 31 marzo 2016, Rajendaprasad Ghat. Cerimonia conclusiva di proclamazione di un sadhu spagnolo.

Sul far della sera torno lì: il sadhu leader sta agitando due tamburelli in piedi sopra il nuovo focolare: a momenti si gira da una parte in altri dall’altra come se stesse facendo uno show, mentre un gran numero di altri baba se ne sta seduto sulle gradinate e sul piazzale in compagnia di qualche turista occidentale. Lì accanto a loro c’è una mucca distesa e un bambino sta dormendo accanto a lei. Sono ora in arrivo i bambini giocolieri e si fermano a salutarmi. Ieri, quando si sono esibiti con delle capriole ho detto loro di andare a scuola, ma oggi ho dato loro un’offerta seguendo l’esempio dei baba.

Varanasi, 28 marzo 2016. Mattina al Rajendaprasad Ghat.

Varanasi, fine marzo 2016. Mattina al Rajendaprasad Ghat.

Mi sposto a leggere più giù, vicino al Gange. Anche qui mi raggiunge Prakash, l’indiano dei calzini. Mi dice che partirà questa notte o domani per il Nepal. Deve fare degli acquisti da rivendere a dei negozi indiani, poi tornerà a Delhi dove abita.

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Varanasi, fine marzo 2016. Personaggi del Rajendaprasad Ghat.

1 aprile 2016

Scendendo le scale della guest house ho appena incontrato Edoardo che rientrava dopo la nottata trascorsa con gli Agorì baba. La ricerca dei resti umani è stata fortunata, mi racconta, in quanto hanno trovato il cadavere di una neonata che hanno utilizzato per l’offerta agli dei. Un baba ne ha mangiato un pezzo, crudo. Mi siedo alla tea-stall di Bengali Tola accanto ad un anziano indiano. E’ un militare in pensione che ora fa il taxista con un’auto propria. E’ di Calcutta, ma sua madre, morta qualche anno fa a 99 anni, si era trasferita qui a Varanasi e lui l’ha seguita per prestarle assistenza e vi è rimasto. Durante il lavoro nell’esercito si è laureato in economia e commercio e ora si sta interessando allo studio della storia indiana.

Varanasi, 1 aprile 2016. Pellegrinaggio in preghiera all'ombra del Rajendaprasad Ghat

Varanasi, 1 aprile 2016. Pellegrinaggio in preghiera all’ombra del Rajendaprasad Ghat.

Lasciata la tea-stall cammino anche oggi verso il luogo dei miei amici sadhu, al Rajendraprasad Ghat. Alle 9.45 arriva il sadhu leader: ha le collane con i semi di varie grandezze al collo, ma le pitture bianche sulla schiena e sui polpacci sono quasi scomparse e sembra stanco e affaticato. Si dirige un attimo verso il fuoco del nuovo focolare, dispone i tappeti nel suo habitat al loro solito posto, si fa portare dell’acqua da una bambina e lava la pipa di terracotta. Chiede dell’altra acqua e un seguace gliene porta subito un secchio che gli serve per lavare ancora la pipa. Sulla sinistra della scalinata, dove c’è dell’altra ombra, è appena arrivato un folto pellegrinaggio e uomini e donne stanno recitando una preghiera collettiva. In un attimo il luogo si è riempito di venditori di borse, cartoline, sonagli e collane che mostrano la loro merce aprendo e muovendo le braccia sulle quali sta appesa.

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Varanasi, 1 aprile 2016. Bigiotterie comuni.

Il sadhu leader nel frattempo si è disteso e si è coperto con un telo arancione dalla testa ai piedi. Un seguace ha appena iniziato a massaggiargli i muscoli delle gambe e poi tutto il corpo senza scoprirlo.

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Varanasi, aprile 2016. I personaggi del Rajendaprasad Ghat

Sotto la scalinata, nel piazzale del ghat, la famiglia circense sta suonando ed eseguendo le solite capriole. Il gruppo oggi è distante da dove sto seduta e oggi non dono loro nulla. Verso sera li vedo di nuovo sulla scalinata al di là del Dasashwamedh Ghat: la madre sta suonando il tamburo mentre il giovane padre, sempre vestito di nero, si esibisce nelle contorsioni. I due bambini stanno guardando nel vuoto, forse verso il fiume: uno dei due, il più grandicello, che potrebbe avere 7-8 anni, mi saluta con un cenno della mano.

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Varanasi, aprile 2016. Pellegrinaggi in sosta all’ombra del Rajendaprasad Ghat.

Percorro le stradine interne della città vecchia che fiancheggiano i ghat: guardo i negozi di bracciali e di lavori in legno, svolto a destra, a sinistra, vado dritta certa di tornare verso il Dasashwamedh Ghat. Incrocio ben tre funerali, uno dei quali con la salma dalla quale sporgono dei bastoncini con dei piccoli meloni infilati ad un’estremità. Mi rendo conto di essere nei pressi del Manikarnika Ghat ed esco sulla strada principale nei pressi di Godonia.

Varanasi, 28 marzo 2016. Pellegrinaggi al Main Ghat.

Varanasi, marzo-aprile 2016. Pellegrinaggi al Dasaswamedh Ghat.

2 aprile 2016

Alla tea-stall di Bengali Tola oggi incontro due indiani di Calcutta in vacanza a Varanasi per qualche giorno. Sono vestiti di bianco con il tradizionale telo allacciato intorno alla vita. Sono dei commercialisti e mi chiedono delle informazioni sulle motivazioni per cui trascorro molto tempo in India e vogliono offrirmi il cjai che ho già bevuto.

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Varanasi, Rajendraprasad Ghat. Il baba Shiva Raja Giri.

Al Rajendraprasad Ghat, alle 8.30 il baba leader è già seduto accanto al nuovo focolare, in battuta di sole. Sta parlando in inglese con una ragazza occidentale dai lunghi capelli rossi e vestita di bianco. Accanto alla ragazza c’è un’altra giovane donna in sari, con il capo coperto da un velo. Pian piano attorno al gruppetto si raduna una piccola folla di turisti e fedeli: chi per scattare delle fotografie chi per ascoltare quel che sta dicendo il guru oppure per ricevere da lui i simboli di Shiva disegnati sulla fronte. Nella parte della scalinata all’ombra invece ci sono gli altri sadhu insieme ad alcuni seguaci del capo. Quello che porta sul capo una coperta a spina di pesce arrotolata oggi si è messo un paio di Ray ban ed ha un aspetto molto interessante. Un altro ha indossato un’elegante giacca blu e anche se ha una vistosa macchia rossa sulla schiena conferisce al giovane una certa raffinatezza. Una pipa accesa sta già girando tra i gruppi e ora è arrivata al leader che sta ancora laggiù seduto, accanto al focolare: lui interrompe le sue spiegazioni alla ragazza che sta prendendo appunti e tira due, tre e forse più boccate di fumo.

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Varanasi, 2 aprile 2016. Pellegrini all’ombra del Rajendraprasad Ghat.

La zona d’ombra della scalinata è molto ambita in questo periodo e le folle dei pellegrini rincorse dai venditori ne riempiono ogni spazio. Nessuno però si azzarda ad occupare lo spazio dove stanno i sadhu e i seguaci del guru: se a volte qualcuno osa entrare nel loro spazio loro protestano indignati. Ora sono appena arrivati i venditori di tè con le loro cuccume infuocate munite di fornelletto a carbone e stanno distribuendo la bevanda bollente in bicchieri di plastica ad un folto gruppo di seguaci. Qualcuno ha offerto loro il cjai, naturalmente.

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Varanasi, aprile 2016. I piccoli attori di strada mentre pranzano alla mensa all’aperto della Main Road.

Là sotto stanno passando i bambini con il tamburo: sono tre oggi e mi salutano con un gesto della mano. La ragazza occidentale ora se ne sta andando via e il sadhu si alza per far martellare i due tamburelli che tiene nelle mani. Oggi fa delle acrobazie stando per lungo tempo su una sola gamba e portando l’altra all’altezza del bacino. Terminato lo show va nell’altra postazione, all’ombra, insieme alla ragazza in sari che continua ad ascoltarlo con molto interesse.

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Varanasi, aprile 2016. Panorama sui ghat.

Sono circa le 11.00: il sadhu e un suo seguace iniziano i preparativi per il pranzo. Da un grosso sacco di plastica tolgono dei pacchetti e versano il contenuto su un vassoio e su dei pezzi di giornale: è il riso e i legumi per il dhal che i pellegrini donano loro continuamente. Sul fuoco alimentato dallo sterco di vacca essiccato sta bollendo l’acqua nel solito vaso di argilla annerito: un altro sadhu se ne sta occupando.

Varanasi, 2 aprile 2016. Gruppo di baba in attesa dell'ora di pranzo nei pressi dell'Annapurna Temple.

 Varanasi, 2 aprile 2016. Gruppo di baba in attesa dell’ora di pranzo nei pressi dell’Annapurna Temple.

Verso sera incontro Sonu, il barcaiolo, al Chousatti Ghat. E’ appena tornato da un giro in barca con una coppia di canadesi. Li ha portati in mezzo al fiume dove la ragazza ha sparso le ceneri della madre, morta un mese fa.

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Varanasi, aprile 2016. Gruppi di mendicanti e baba sotto la gradinata del Rajendraprasad Ghat.

3 aprile 2016

Sono le 8.30 e ho già raggiunto l’Assi Ghat camminando verso Sud e seguendo il fiume. Sto andando da una massaggiatrice ayurvedica e fra poco lei mi raggiungerà per accompagnarmi nella sua abitazione. E’ presto ed è domenica. Qualche mendicante sta ancora dormendo sotto il grande albero di pipan nonostante le voci e i canti dei numerosi pellegrini arrivati qui per bagnarsi nel Gange. Laggiù, vicino alle barche ci sono numerose bancarelle che vendono taniche bianche di plastica. Non mancano anche quaggiù i santoni che sotto gli ombrelloni sorvegliano gli indumenti dei bagnanti e celebrano qualche veloce rituale.

Varanasi, 3 aprile 2016. La casa e lo studio della massaggiatrice ayurveda, nei pressi dell'Assi Ghat.

Varanasi, 3 aprile 2016. La casa e lo studio della massaggiatrice ayurveda nei pressi dellAssi Ghat.

La casa della massaggiatrice è una baracca di fango e lamiere. Ha 45 anni ed è vedova da 3 anni. Ha 6 figli grandi: due femmine sono sposate e vivono nelle famiglie dei rispettivi mariti mentre gli altri quattro, tra cui due maschi sposati con mogli e figli, abitano lì con lei. L’anziana madre sta distesa su un tavolo all’ingresso dell’abitazione ed ha l’aspetto di una persona malata. Quando torno verso l’Assi Ghat mi fermo ad osservare un giovane ben vestito e con un borsello a tracolla. Sta appoggiato ad un muretto e sembra dormire quasi in piedi. Ha due grossi bernoccoli sulla fronte: ogni tanto solleva le braccia e lascia ciondolare la testa. Un anziano indiano gli si avvicina per prestargli aiuto, ma il ragazzo gli risponde che non ne ha bisogno.

Varanasi, 3 aprile 2016. Tempietto all'Harishchandra Ghat, il piccolo borning ghat.

Varanasi, 3 aprile 2016. Tempietto allHarishchandra Ghat, il piccolo borning-ghat.

4 aprile 2016

Sono le 7.00 di mattina e sto attraversando i ghat verso Sud per andare anche oggi dalla massaggiatrice ayurveda. Diversi ghat sono già affollati di pellegrini che stanno facendo il bagno e celebrando con gli addetti i diversi tipi di puja. Altri gruppi stanno salendo sulle barche per andare all’altra sponda o per recarsi nella direzione del Golden Temple. Dalla massaggiatrice arrivo con 10 minuti di ritardo, ma lei non è ancora pronta a ricevermi. Si è appena alzata e sta lavandosi alla fontana della strada. Poi, si mette a recitare un mantra sulla porta di casa agitando in aria un braciere fumante. Il figlio più giovane, quello che guida un risciò in affitto si è appena alzato anche lui e mi spiega che quello che sta facendo sua madre è la puja della mattina e si svolge in tutti i luoghi prima di iniziare qualsiasi attività.

Varanasi, 4 aprile 2016. Ingresso al Nikailad Temple, un tempio induista accanto al Jain Temple.

Varanasi, 4 aprile 2016. Ingresso al Nikailad Temple, un tempio induista accanto al Jain Temple.

Sulla via del ritorno, al Nishadra Ghat, salgo la scalinata che porta ad un coloratissimo tempio induista: il Nikalad Temple. Sulla porta non c’è che un’anziana che chiede l’elemosina e all’interno, seduti a chiacchierare, quasi nascosti, scorgo due sacerdoti. Lì accanto, sul Jain Ghat, si trova un tempio jainista. Il guardiano mi apre delle stanze spoglie e disadorne: alle pareti ci sono alcune foto di guru in posizione yoga, rigorosamente nudi, poi, un’immagine del Buddha giovane, 1 scultura raffigurante la dea Kalì e un’altra con la dea Durga.

Varanasi, 4 aprile 2016. Interno del Shiva Temple nei dintorni dell'Assi Ghat.

Varanasi, 4 aprile 2016. Interno del Shiva Temple, nei dintorni dellAssi Ghat.

Più tardi, verso le 13.00 incontro Daniel, un ragazzo di Vienna conosciuto 5 anni fa in Birmania: siamo rimasti in contatto attraverso facebook. E’ un sociologo che lavora a Vienna con i rifugiati. Mi dice che ora non c’è lavoro in quel settore in quanto le frontiere dei Paesi europei sono chiuse, ad eccezione di quelle italiane. Lui ha viaggiato per tre settimane nello Sri Lanka, ora rimarrà altrettanto tempo nell’India del Nord e poi andrà in Iran.

Varanasi, 4 aprile 2016. Sulla scalinata del Kedar Ghat.

Varanasi, 4 aprile 2016. Sulla scalinata del Kedar Ghat.

5 aprile 2016

Ancora il percorso di primo mattino per andare all’Assi Ghat dalla massaggiatrice ayurveda. Sul lungo fiume, seduti su una scalinata ci sono gli allievi di una scuola di sanscrito tutti vestiti di bianco con le righe di Shiva disegnate sulla fronte: cantano e recitano dei mantra. Quando arrivo alla casupola studio della massaggiatrice trovo la famiglia già animata da bambini, ragazzi, madri, zie, nonne, uomini di buon mattino.

Varanasi, 5 aprile 2016. Ragazzi di una scuola recitano i mantra al sorgere del sole.

Varanasi, 5 aprile 2016. Ragazzi di una scuola recitano i mantra al sorgere del sole.

Appena fuori dalla stamberga gli uomini hanno acceso un fuoco ed il fumo sta arrivando alla tettoia sotto la quale sto seduta in attesa del massaggio. Stanno cucinando delle patate e le hanno sistemate in cerchio direttamente intorno al fuoco. Il ventilatore della camera dei massaggi oggi non funziona e sto grondando di sudore.

Varanasi, 5 aprile 2016. L'essicazione dello sterco di bovini nei pressi dell'Assi Ghat.

Varanasi, 5 aprile 2016. L’essicazione dello sterco di bovini nei pressi dell’Assi Ghat.

Verso le 12.30 torno al Rajendraprasad Ghat dove sta il gruppo dei sadhu: il baba leader è sempre attivo e sta impastando della sabbia con l’acqua per costruire dei cerchi che mette in forma attorno a delle ciotole raccattate tra le immondizie. Qui, infatti, lo yoghurt e il tè li servono in coppette di terracotta che si buttano ogni volta via. Una pentola di alluminio nera con delle verdure e il grosso vaso di terracotta con il riso stanno bollendo sul focolare. La pipa sta girando tranquilla tra i seguaci del guru. Quello con la coperta a spina di pesce arrotolata sul capo sta dormendo all’ombra di un gradino e all’altezza della sua testa ci sono i piedi di una donna anche lei addormentata. Un ragazzino di circa dieci anni mi si avvicina: forse è uno del gruppo delle capriole al suono dei tamburi. Gli chiedo della scuola e mi risponde che frequenta la seconda classe. Il leader appena lo scorge lo caccia via.

Varanasi, 5 aprile 2016, Rajendraprasad Ghat. Con il guru Shiva Raja Giri.

Varanasi, 5 aprile 2016, Rajendraprasad Ghat. Con il guru Shiva Raja Giri.

Il baba leader ora si è seduto accanto a me: si chiama Shiva Raja Giri, ha 54 anni, ha frequentato fino alla dodicesima classe e la lingua inglese l’ha imparata con la gente. Dice di essere sadhu e guru da sempre, nonostante sua madre abbia fatto degli sforzi per convincerlo a scegliere un’altra via. Oltre a Varanasi trascorre molto tempo ad Harishwar dove ha un ashram all’aperto come qui. Preferisce stare negli holy places, nei luoghi santi, in particolare in quelli situati sui monti dell’Himalaya. Ha un fratello e una sorella che stanno a Balia, nell’Uttar Pradesh, a 150 km da Varanasi, suo paese natale, ma non ha contatti con loro. La sua famiglia, mi dice, sono i suoi seguaci e anch’io quando vado a sedermi lì sono parte del suo nucleo. E’ molto fiero che io abbia assistito all’intervento della polizia quando è arrivata a chiedergli conto della costruzione del focolare. Mi dice che i poliziotti si sono fermati davanti a quella costruzione e lui, tranquillamente ha fatto proseguire i lavori nell’altra sua postazione. Io l’ho osservato mentre davanti ai poliziotti è rimasto tranquillamente seduto continuando a farsi la pedicure con un pezzo di mattone. Aggiunge che quando si sposterà ad Haridwar e sull’Himalaya qualche suo seguace rimarrà qui a fare la guardia alle costruzioni e si dice certo che nessuna autorità le farà demolire. Mi racconta che ha raggiunto il controllo delle emozioni e del sesso attraverso la meditazione e lo yoga. Sulla sua figura sono stati girati 448 video e me ne mostra uno con delle sue immagini sulla custodia : “Naked in Ashes” è il titolo del documentario. La regia è di Paula Fouce.

Varanasi, 6 aprile 2016. Panorama dal Rajendraprasad Ghat.

Varanasi, 6 aprile 2016. Panorama dal Rajendraprasad Ghat.

6 aprile 2016

Oggi lascerò Varanasi per andare a trascorrere gli ultimi giorni di questo viaggio a Vrindavan, uno dei luoghi sacri dell’India particolarmente frequentato dagli Hari Crishna. Nella tarda mattinata torno al Rajendraprasad Ghat e il guru leader oggi ha la barba raccolta in trecce e sta trafficando con dello spago. Accanto a lui ci sono due venditori di collane e lui se ne mette al collo alcune.

Varanasi, 6 aprile 2016. Col guru Shiva Raja.

Varanasi, 6 aprile 2016. Col guru Shiva Raja.

Ha appena terminato di infilare una bacca in uno spago: è un regalo per me e devo andare là, sul suo pulpito per il rituale di nomina a sua discepola. Mi disegna il simbolo di Shiva sulla fronte: tre righe bianche con il punto rosso in mezzo, mi infila altre due collane di semi al collo: una per me e una per mio figlio, mi dice. C’è un altro rituale ora ed è per un nuovo sadhu. Quest’ultimo ha lasciato la famiglia per seguire il guru Shiva Raja: i suoi figli sono ormai grandi-mi racconta- e ha maturato la scelta di vivere in libertà, nell’ashram all’aperto del guru Shiva Raja.

Varanasi, 4 aprile 2016. Panorama sul Gange dal Nikailad Temple, Assi Ghat.

Varanasi, aprile 2016. Panorama dal Nikailad Temple.

Nel tardo pomeriggio lascio con grande tristezza Varanasi: l’attraverso in risciò per andare alla stazione ferroviaria di Manduadih a prendere il treno per Delhi. Da lì proseguirò in pullman per Vrindravan. Durante la notte in treno ho sognato mia sorella con la quale non ho più alcuna relazione: stava arrivando in bicicletta dalla viuzza che sta appena sopra il duomo di Gemona del Friuli, dove anni fa, prima del terremoto, abitava la mia madrina. Mia sorella era stravolta e aveva la faccia magrissima, quasi come un teschio: era preoccupata per mia madre che alle 21.15 non era ancora rientrata e la stava cercando. In un attimo si è allontanata. Sono rimasta un po’ sveglia a pensare al significato del sogno così ho potuto assistere alla scena di un ragazzo che è arrivato silenzioso, ha baciato sulle labbra e poi stava toccando il sesso alla ragazza che dormiva di fronte a me. Gli ho tirato un calcio che l’ha colpito sulle spalle ed è scappato via rapidissimo. Al mattino ne ho parlato con la ragazza e sia lei sia le altre due ragazze dello scompartimento mi hanno raccontato di aver avuto altri episodi simili.

Varanasi, 4 aprile 2016. Shiva Temple nei pressi dell' Assi Ghat.

Chitrakoot (Madhya Pradesh) 2016

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Madhya Pradesh, Chitrakoot, febbraio 2016. Con Marissa (americana) e la signora del ristorantino con i suoi figli (foto di Reshef Szekely, israeliano).

9 febbraio 2016

Questa mattina ho lasciato anch’io Amarkantak e sto andando a Chitrakoot, un luogo sacro a qualche ora di distanza da Varanasi. Ho camminato per oltre 1 km con lo zaino sulle spalle per raggiungere la stazione degli autobus di Amarkantak. Il percorso in corriera per la stazione ferroviaria di Penta Road ora mi sembra molto più bello e interessante di quello in fuoristrada attraversato durante l’andata. Molti pezzi di strada sono sterrati e dissestati con delle buche che fanno spesso sussultare i passeggeri dell’affollata corriera. Chitrakoot, 12 febbraio 2016. Raghavghat.

Madhya Pradesh, Chitrakoot, febbraio 2016. Raghavghat.

Donne avvolte in grandi scialli o coperte con bambini piccoli in braccio e uomini con borse di plastica salgono nei villaggi e scendono in mezzo alle colline per andare chissà dove. Davanti a noi c’è un’altra corriera che lascia dietro un nuvolone di polvere e impedisce di vedere cosa c’è davanti a noi. Molte donne dei villaggi che attraversiamo portano il velo colorato anche sul volto, forse per proteggersi dal polverone della strada. Sono quasi le 10.00 del mattino e si vedono alcuni bambini scalzi e poveramente vestiti che stanno andando verso la scuola.

Chitrakoot, 14 febbraio 2016. Casa tipica lungo il fiume.

Chitrakoot, febbraio 2016. Casa tipica lungo la riva del fiume.

Lungo un tratto di strada ci sono delle macchine scavatrici e spianatrici in movimento impegnate per l’allargamento della carreggiata. Vicino ad un villaggio incrociamo un camion e un trattore, a poca distanza l’uno dall’altro. Il percorso da Amarkantak a Pentra Road si svolge quasi interamente in mezzo alla foresta e spaventa le scimmie che stanno tranquillamente sedute in mezzo alla strada, sulla terra rossastra dei bordi o arrampicate sugli alberi intirizziti dal freddo.

Chitrakoot, 12 febbraio 2016. Puja di pellegrini di Jagdalpur, Chhattisgah.

M. P. Chitrakoot, febbraio 2016. Puja di pellegrini di Jagdalpur.

Più su, nella parte alta della collina, la corriera si ferma per offrire una noce di cocco al tempio di Allomandi, una costruzione che sta su un cucuzzolo dall’altro lato della strada. Deve essere una consuetudine di questa zona: difatti anche ieri sera ho visto celebrare una puja su un’altra corriera, prima della partenza. Guardando attraverso le fitte sbarre che separano il mio sedile dall’autista osservo che nei tratti accanto ai villaggi la zona si fa quasi pianeggiante: ci sono dei laghetti, forse artificiali, ma ora le risaie sono quasi tutte secche a parte qualche piccolo raro appezzamento dove son già spuntate le piantine.

Chitrakoot, 13 febbraio 2016. L'ora del tramonto.

Chitrakoot, febbraio 2016. L’ora del tramonto.

Poco lontano dal tempietto in cima alla collina c’è una grossa mandria di mucche, tori e vitellini con un pastore che s’affretta a farli attraversare la strada. Più in là ci sono altri bovini che vagano sparsi nella vasta campagna. Non lontano da lì, tutte assieme in un campo, ci sono molte capre nere dal pelo lungo impegnate a brucare quel po’ d’erba che trovano. Le case di questa zona sono tutte larghe e basse, composte solo dal piano terra e hanno spesso sul davanti la stalla racchiusa da una staccionata. Sono costruite in mattoni o terra battuta dipinta di bianco e creano un paesaggio armonico con il contrasto marron rossastro delle tegole dei tetti.

M. P. Chitrakoot, 12 febbraio 2016. Il lavoro delle donne.

M. P. Chitrakoot,  febbraio 2016. Il lavoro delle donne.

Attraversiamo un passaggio a livello con due binari e dall’aspetto movimentato delle strade sicuramente ci stiamo avvicinando a Pendra Road. Si sente l’atmosfera della città: le vie sono piene di negozi in muratura, le vetrine hanno esposto ogni tipo di merce, i ristoranti e le chajwalla sono indaffarati a cucinare i cibi speziati che gli indiani mangiano a colazione e a preparare il chai. Per le strade si vede la gente che cammina veloce o corre in bicicletta e scooter per andare a lavorare. Una moltitudine di adolescenti, vestiti elegantemente nella loro divisa bianca e azzurra si sta dirigendo veloci verso la scuola. A Pendra Road lascio una decina di minuti in custodia gli zaini ad un’anziana donna, probabilmente una mendicante. Quando torno le porgo 10 rupie che lei rifiuta con grande dignità. Più tardi vado a pranzo in un ristorantino che sta sulla via principale: lascio una mezz’ora i bagagli lì e faccio un giro nel simpatico mercato locale. Compro due tazzine, una grattugia, qualche limone, dei biscotti e del ginger.

Madhia Pradesh, Chitrakoot, 11 febbraio 2016. Lavori sul fiume Mandakini.

Madhia Pradesh, Chitrakoot,  febbraio 2016. Lavori sul fiume Mandakini.

Il viaggio in treno su una classe privilegiata non è molto interessante. Ci sono dei ragazzi e delle ragazze, probabilmente di un college, che parlano continuamente in inglese, ad alta voce, tra di loro e si muovono senza rispettare le due donne che stanno nello stesso scompartimento. La signora più giovane è una professionista di counseling e opera privatamente. Abita a Raipur e sta accompagnando la suocera a casa, a Luknov. Commento con lei il comportamento dei giovani che per me rimane un’eccezione qui in India, ma lei mi risponde che la maggior parte delle nuove generazioni della classe medio-alta è così e secondo lei nei prossimi anni aumenteranno.

Madhia Pradesh, Chitrakoot, 11 febbraio 2016.Pujia al Raghavghat.

Madhia Pradesh, Chitrakoot, febbraio 2016.Pujia al Raghavghat.

Commento con lei anche l’episodio di qualche ora fa. Il mio posto sta lungo il corridoio e quando son salita ho dovuto chiedere alla giovane donna che stava seduta lì, di spostarsi. Stava con 2 bambini: un bambino di circa un anno e una bambina di poco più di due. Il viaggio era difficoltoso: i bambini si muovevano e arrivavano continuamente sul mio sedile. Ho alzato gli occhi e ho visto che sul letto sopra le nostre teste stava disteso tranquillamente il giovane padre dei bambini. Non parlavano l’inglese, ma aiutata dalla signora di Raipur sono riuscita a fare in modo che la giovane madre salisse sul letto soprastante con i 2 bambini e il padre venisse a sedersi accanto a me. Il genitore non si è mai occupato dei due figli durante il viaggio e quando ha aperto il suo letto tra il mio e quello della moglie ha trascorso diverso tempo al telefono parlando a bassa voce.

Madhia Pradesh, Chitrakoot, 10 febbraio 2016. La siesta sul tetto a terrazza.

Madhia Pradesh, Chitrakoot, febbraio 2016. La siesta sul tetto a terrazza.

Sono arrivata ora a Chitrakoot ed è mezzanotte ormai. Salgo su un autorisciò per farmi portare in centro, ma ci sono troppe variazioni di prezzi e non vengono rispettati gli accordi presi e decido di trascorrere la notte qui, vicino alla stazione ferroviaria.

Madhia Pradesh, Chitrakoot, 12 febbraio 2016. L'albero secco di seesam, protetto.

Madhia Pradesh, Chitrakoot, febbraio 2016. L’albero secco di seesam, protetto.

10 febbraio 2016

Con un moto risciò stracarico arrivo a Citrakoot centro e cerco una guest house dove stare. Le camere sono tutte buie e seguo l’indicazione di alcuni indiani che mi consigliano di alloggiare in una struttura governativa poco distante: il Mandakini (nome del fiume) Resort. La distanza a piedi è di circa 1 km e accetto il passaggio in motoretta di un giovane giornalaio che si offre di accompagnarmi fin qui. Il Resort è quasi vuoto e per 200 rupie ( meno di 3 euro) accetto di stare una notte nel dormitorio. Ci sono due indiani lì, ma alla sera si trasferiscono nell’altro stanzone vuoto e così mi ritrovo con una grande camera tutta per me, con tutte le comodità compreso l’accesso a internet.

M. Pradesh, Chitrakoot, 12 febbraio 2016. Bagno di donne nel Mandakini River.

M. Pradesh, Chitrakoot, febbraio 2016. Bagno di donne nel Mandakini River.

Esco per visitare la cittadina e incontro al Rama ghat, sul Mandakini, lo stesso autista del motorisciò che l’altra notte mi chiedeva troppi soldi per arrivare fino qui. Sta su una motocicletta oggi: lo riconosco dal foular multicolore che porta arrotolato sul capo come i sick. Non è sick, mi dice: mi spiega a che variabile induista appartiene, ma non parla inglese e così non riesco a capirlo.

M. Pradesh, Chitrakoot,10 febbraio 2016. Raghavghat, sul fiume Mandakini.

M. Pradesh, Chitrakoot, 10 febbraio 2016. Raghavghat, sul fiume Mandakini.

Chitrakoot è un luogo molto frequentato da pellegrini e da sadhu per la sacralità che rappresenta. I motorisciò viaggiano sempre carichi e vanno avanti e indietro dalla e per la stazione ferroviaria che dista 9 km da qui. Lungo tutta la parte del Rama ghat ci sono delle barche colorate che trasportano i pellegrini in giro per i templi. Sulle barche ci sono dei conigli bianchi ben curati e tranquilli che servono da ornamento e per le foto dei turisti. Sulla sponda ci sono 4 enormi pupazzi di tigri: nei giorni successivi mi diranno che anche questi servono per attirare i turisti.

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Citrakoot, febbraio 2016. Giro in barca con Ben, Marissa e Reshef. La foto è di Reshef Szekely.

Un ragazzo del posto mi dice che Citrakoot è una cittadina integralmente indiana e che non è stata intaccata dalla colonizzazione inglese. Verso sera al Rama ghat chiacchiero un po’ con due famiglie che abitano vicino a Durg, nel Chhattisgah. Un ragazzo di 28 anni e sua moglie di 25 hanno 4 bambine la più grande delle quali ha 7 anni. Sono in viaggio in alcuni luoghi sacri soltanto con la figlia più piccola che ha 10 mesi già cammina da sola. Con loro ci sono pure il fratello maggiore del ragazzo e sua moglie: sono una coppia molto triste in quanto non possono avere figli.

Chitrakoot, sabato 13 febbraio 2016, mattina. Barcaioli e guru in attesa di clienti al Raghavghat.

Chitrakoot, febbraio 2016, mattina. Barcaioli e guru in attesa di clienti al Raghavghat.

Più tardi un indiano vestito di bianco mi invita a salire la gradinata del Rama Temple. Lassù ci sono sadhu e guru che si affacciano dalle porte delle cappelle che gestiscono per invitarmi ad entrare. Nell’ashram adiacente vivono anche molte donne anziane che ora stanno lì tranquille a chiacchierare insieme agli altri vicini.

Chitrakoot, 12 febbraio 2016. Incontri al Raghavghat.

Chitrakoot, febbraio 2016. Incontri al Raghavghat.

11 febbraio 2016

Lungo il Raghavghat c’è una Lodge e il proprietario mi invita a visitarla. Le camere sono state costruite nel 1989, riducendo in parte lo spazio occupato dalla grande terrazza di un palazzo donato dal marajà al suo guru personale, un bisnonno dell’attuale giovane proprietario. Il vecchio edificio risale a 500 anni fa e ora è divenuto un monastero, il Badamath Monastery, con annesso ashram. L’intero complesso è di proprietà del ragazzo che ho incontrato al ghat che possiede anche dei campi coltivati a 30 km da Chitrakoot. Oltre a curare questi interessi il giovane mi dice che fa parte di un’associazione che si occupa della protezione delle donne e delle bambine ed è supportata da un’organizzazione tedesca.

Chitrakoot, 12 febbraio 2016. Il ritorno delle donne dalla foresta.

Chitrakoot, febbraio 2016. Il ritorno delle donne dalla foresta.

Più tardi, seguendo su una scalinata una scia di pellegrini, arrivo al Sankar Temple, un edificio ricco di sculture e dipinti di dei e dee.

Madhia Pradesh, Chitrakoot, 12 febbraio 2016. Decorazioni al Sankar Temple.

Madhia Pradesh, Chitrakoot, 12 febbraio 2016. Decorazioni al Sankar Temple.

Ci sono all’interno diverse donne e ragazzine con dei secchi d’acqua e uno straccio, impegnate a lavare e decorare le sculture. Nella loggia del tempio ci sono ben due gruppi di donne sedute in circolo con l’attrezzatura necessaria per celebrare la puja.

Chitrakoot, 11 febbraio 2016. Sankar Temple.

Chitrakoot, 11 febbraio 2016. Sankar Temple.

Mi siedo accanto al gruppo di Sitapur (Uttar Pradesh). Sono molto cordiali ed accoglienti: la più anziana distribuisce a tutte, su un foglio di carta di giornale del chapati e della pastella dolce che mangeranno alla fine della cerimonia, porgendo anche a me un assaggio. Un bambino di circa 8 anni, vestito con camicia e pantaloni color cachi, se ne sta in disparte a guardare: è il figlio di una delle donne ed è escluso dal rituale.

Chitrakoot, 11 febbraio 2016. La scalinata del Sankar Temple.

Chitrakoot, 11 febbraio 2016. La scalinata del Sankar Temple.

La donna più anziana recita dei mantra dopo aver acceso delle candele appoggiate su delle foglie verdi e sopra dei pentolini. Tutte le partecipanti hanno i piedi colorati con l’hennè sia sul fondo sia intorno ai bordi e qualche donna ha anche lo smalto sulle unghie. Sopra al piede, sul davanti, vicino alla caviglia tutte hanno disegnato un grosso punto rosso. Intorno alle due caviglie portano dei caviglieri d’argento mentre ai polsi indossano numerosi bracciali di plastica coloratissimi. Anche il volto è abbellito da orecchini pendenti e percing infilati alle narici.

M. P. Chitrakoot, 11 febbraio 2016. Puja di donne al Sankar Temple.

M. P. Chitrakoot, 11 febbraio 2016. Puja di donne al Sankar Temple.

Alla fine della cerimonia ogni donna mette un pezzettino del suo cibo sulla mano della persona più grande. Lei lo annoda nel suo velo formando un sacchettino. Nel pomeriggio mi avventuro lungo la via che porta all’Hanuman Dhara Temple che sta a 3 km da qui.

Madhia Pradesh, Chitrakoot, 12 febbraio 2016. Panorama dall' Hanuman DharaTemple.

Madhia Pradesh, Chitrakoot, 12 febbraio 2016. Panorama dall’ Hanuman Dhara Temple.

Salgo su un motorisciò insieme ad un numeroso gruppo di pellegrini e raggiungo il tempio dopo una salita di oltre 700 gradini. Lassù hanno costruito un percorso che porta le persone a passare attraverso dei punti in cui sono costrette a versare un’offerta. I guardiani sono armati di una specie di manganello ornato da una striscia di stoffa rossa bordata con fili dorati che appoggiano con decisione sulla spalla sinistra della persona, bloccandola. Con ordini militareschi indicano, poi, ad ognuno, il vassoio dei soldi.

Chitrakoot, dintorni, 12 febbraio 2016. Panorama dal'Hanuman Temple.

Chitrakoot, dintorni, 12 febbraio 2016. Panorama dal’Hanuman Temple.

Al primo passaggio obbligato dono anch’io una moneta da una o due rupie, ma nei blocchi successivi mi rifiuto di stare al gioco e manifesto il mio disappunto ad alcuni ragazzi addetti al servizio.

M. P. Chitrakoot, 10 febbraio 2016. Motorisciò.

Citrakoot, febbraio 2016. La stazione dei moto risciò.

Verso sera lungo il Raghavghat incontro tre giovani viaggiatori occidentali: una ragazza americana, un ragazzo israeliano e uno australiano. Stanno andando alla Lodge che ho visitato nel pomeriggio e il proprietario ci sta guardando dall’alto della sua terrazza. Dico ai ragazzi che la Lodge è molto bella, ma che io alloggio al Mandakini Resort, una struttura governativa quasi vuota e ben attrezzata, che sta a meno di un km da qui. Al rientro al Resort poco dopo, li trovo lì, con grande piacere!

Chitrakoot, Raghavghat, 12 febbraio 2016. Mendicante e capretta.

Chitrakoot, Raghavghat, 12 febbraio 2016. Mendicante e capretta.

12 febb 2016

Il Raghavghat è un punto di riferimento importante per la cittadina. Qui, lungo il fiume, su dei tavoli si susseguono i guru con i loro rituali, i numerosi negozi di bigiotteria, di quadretti con le divinità, gli utensili per cucinare, gli olii per la pelle, le stoffe, i giocattoli e molte altri souvenr.

Chitrakoot, 13 febbraio 2016. Ristorantino.

Chitrakoot, febbraio 2016. Ristorantino.

Tra i negozietti ci sono anche dei piccoli ristorantini e delle chajwalla. Non mancano, naturalmente, i venditori che espongono le loro merci sulla pavimentazione in pietra del ghat. Risalgo la gradinata che porta al Panakuti Temple. C’ero già stata l’altro ieri, ma oggi incontro un indiano del posto che mi fornisce qualche informazione in più.

Chitrakoot,12 febbraio 2016, Raghavghat. Pellegrini all'ombra di un tempietto.

Chitrakoot,12 febbraio 2016, Raghavghat. Pellegrini all’ombra di un tempietto.

Secondo il suo racconto il tempio ha circa 700 anni ed è stato costruito da Lord Rama, un re arrivato in esilio dall’Orissa e rimasto a vivere qui, accanto alla foresta di Chitrakoot insieme alla moglie Sita per 11 anni. Il palazzo adiacente, l’Holi Palace, invece, è stato costruito 300-400 anni fa e accanto c’è una parte adibita ad ashram per i poveri, una costruzione molto più recente. Nel Panakuti Temple, il più grande del complesso, è sempre presente un bramino. Anche lui sta seduto insieme all’indiano che mi fornisce queste informazioni.

Chitrakoot, 12 febbraio 2016, Raghavghat. Dal guru.

Chitrakoot, 12 febbraio 2016, Raghavghat. Dal guru.

Mi racconta, attraverso la traduzione dell’altro indiano, che ha ricevuto in eredità dalla sua famiglia l’intero edificio, una proprietà tramandata di diritto attraverso i secoli. Accanto all’ashram del complesso c’è un altro piccolo tempio costruito circa 300-400 anni fa anch’esso, il Yagyavadi Nadir. All’interno ci sono le statuette raffiguranti tutti i componenti della famiglia del raja arrivato qui da Puri. Secondo il racconto di questo abitante di Chitrakoot questo raja ha fatto costruire qui, in questa zona ben 365 templi.

Chitrakoot, 11 febbraio 2016. Personaggio al Raghavghat.

Chitrakoot, 11 febbraio 2016. Personaggio al Raghavghat.

Rimane sempre difficile ricostruire la storia delle città indiane in quanto raramente le persone conoscono le date e forniscono delle informazioni che si contraddicono tra loro. Le date poi, non vengono riportate da nessuna parte e tutti gli opuscoli sono scritti solamente in indi. Scendendo la gradinata, vedo su una terrazza un grosso albero sacro sotto il quale un sacerdote sta celebrando la puja per un gruppo di pellegrini di Jagdalpur (Chhattisgarh).

Chitrakoot, 12 febbraio 2016, sera. Bambina che vende la composizione da offrire al fiume.

M. P. Chitrakoot, 12 febbraio 2016. Bambini che vendono piattini con candele e fiori da donare al fiume.

Mi siedo sul muretto a guardare lo svolgersi della cerimonia fino alla raccolta delle offerte. Alla fine, il gruppo sale al tempio soprastante e lì rimangono le sporte e i sacchi di plastica, lasciati in custodia alla donna più anziana. Nel pomeriggio lungo il percorso dal Mandakini Resort al Raghavghat Ghat, in un vicoletto che porta al fiume, scorgo un maestoso albero secco. Mi addentro tra le case per fotografarlo e subito dalla terrazza in alto si affacciano i componenti di un’intera famiglia. Scende un ragazzino di 11 anni e mi racconta che l’albero, un Seesam, era una pianta medicinale ed è protetta dal corpo forestale. In questo lungo fiume di Chitrakoot ci sono diversi altri alberi e l’aspetto è simile ad un parco. Il padre del ragazzino è un giardiniere e si occupa sia di questa zona sia di tutti i parchi delle scuole e degli edifici governativi. Più tardi torno al Ramaghat e all’Haratghat, i ghat che stanno dall’altra parte del fiume Mandakini.

M. P. Chitrakoot, 12 febbraio 2016. Sosta al Ramavghat.

M. P. Chitrakoot, 12 febbraio 2016. Sosta al Ramavghat.

All’inizio del lungo fiume c’è un guru musicista che canta al microfono a tutte le ore, sotto il porticato del tempio. Oggi ha la voce più debole dell’altro giorno: pare stanco, ma non si ferma ancora. Anche in questo ghat ci sono vecchi palazzi e templi a non finire.

Chitrakoot. Un guru musicista che suona e canta in un tempio del Ramaghat.

Chitrakoot. Un guru musicista che suona e canta in un tempio del Ramaghat.

Il più importante è il Ram Temple dove alla sera si celebra il rituale della puja a suon di canti e musica trasmessi con degli altoparlanti. C’è un’altra importante cerimonia anche al Raghavghat dove partecipo la sera. Si svolge in contemporanea con quella del Ram Temple dalla quale giungono frammenti di suoni e canti.

Chitrakoot, Raghavghat, 13 febbraio 2016. Cerimonia serale.

Chitrakoot, Raghavghat, febbraio 2016. Cerimonia serale.

Qui, sul Raghavghat, accanto al tempio che s’affaccia più degli altri sul fiume Mandakini, la cerimonia si svolge con persone che si alternano ai microfoni: recitano i mantra, una suona uno strumento a percussione, altre cantano e pregano. I turisti e i fedeli pian piano s’infittiscono sulle gradinate: stanno seduti lì per seguire lo spettacolo. Sullo sfondo, lungo il fiume i battelli illuminati da filamenti di luci colorate trasportano lentamente i passeggeri avanti e indietro per fermarsi di fronte alla cerimonia finchè termina con l’accensione di lumini su 3 strutture ad alberello. La gente delle gradinate improvvisamente si alza e va ad accostare le mani al calore delle fiammelle. E’ uno spettacolo da favola!

Chitrakoot, 12 febbraio 2016. Cerimonia in un tempietto sul Raghavghat.

Chitrakoot, 12 febbraio 2016. Cerimonia in un tempietto sul Raghavghat.

M’incammino per il Resort: verso Ovest c’è una piccola falce di luna e il cielo è pieno di stelle. Lungo la strada, dai piccoli templi debolmente illuminati arrivano ancora suoni di musiche e canti: sono i Madir (templi), mi dice un ragazzo che sta lì fuori, sulla strada.

Madhia Pradesh, Chitrakoot, 12 febbraio 2016.Bambine che lavano le sculture del Sankar Temple.

Madhia Pradesh, Chitrakoot, 12 febbraio 2016.Bambine che tutti i giorni lavano le sculture del Sankar Temple.

13 febbraio 2016

Oggi è sabato e già da 4 giorni si sta svolgendo il festival del Durga Devi e i ghat sono affollati anche oggi già dal mattino. Nella tarda mattinata insieme ai tre miei compagni di dormitorio andiamo con il barcone addobbato a mo’ di carnevale e arredato con un comodo salotto di color rosso, al Glass Temple.

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Citrakoot, 13 febbraio 2016. In barca verso il Glass Temple (foto di Reshef Szekely).

L’edificio è nuovo e possiede diverse moderne rappresentazioni religiose in mosaico di vetro.

Chitrakoot, 13 febbraio 2016. Paesaggio nei dintorni del Glass Temple.

Chitrakoot, 13 febbraio 2016. Paesaggio nei dintorni del Glass Temple.

Il percorso in barcone permette di vedere i verdi paesaggi lungo il fiume abitati da animali e gente che trae la sua sussistenza da quel po’ che offrono quei luoghi.

Madhia Pradesh, Chitrakoot, 13 febbraio 2016. La gradinata che porta al Glass Temple.

Madhia Pradesh, Chitrakoot, 13 febbraio 2016. La gradinata che porta al Glass Temple.

Nel fiume grandi e piccoli si insaponano e poi si immergono nell’acqua per risciacquarsi, lavano i panni, le verdure, i piatti e le pentole mentre gli animali si abbeverano e fanno il bagno lì accanto.

Chitrakoot, 13 febbraio 2016. Pellegrini al Glass Temple.

Chitrakoot, 13 febbraio 2016. Pellegrini al Glass Temple.

Nel tardo pomeriggio salgo al Charkari Temple che è aperto dalle 16.00. Un gruppo di parenti del bramino proprietario mi dice che il tempio ha 200 anni ed anche in questo caso è un’eredità trasmessa dalla famiglia nei diversi periodi. Accanto al tempio principale dedicato a Crishna c’è un Rada Crishna Temple con la statua del dio e della moglie Rada.

Chitrakoot, 10 febbraio 2016. Lungo le stradine interne.

Chitrakoot,  febbraio 2016. Lungo le stradine interne.

Nel cortile si aprono anche qui delle piccole stanze adibite ad ashram per i poveri. In questo tempio ogni giorno vengono distribuiti i pasti per i poveri. Anche ora, alle 18.00, c’è diversa gente seduta in terra e su delle sedie di plastica in attesa della cena. La famiglia del bramino è molto numerosa: è composta da sorelle, fratelli, cognati e cognate, figlie e figli della nuova generazione. Quasi tutti vivono con i redditi delle offerte del tempio.

Chitrakoot, 13 febbraio 2016. Il Raghavghat visto dal fiume..

Chitrakoot, 13 febbraio 2016. Il Raghavghat visto dal fiume.

Scendo al ghat e incontro due ragazzi dalla pelle bianca: sono due architetti, uno di Siviglia e l’altro brasiliano, ma figlio di genitori tedeschi. Stanno alla Lodge sul ghat, quella che ho visitato qualche giorno fa. Il ragazzo di Siviglia era già stato lì, un’altra volta, e aveva stretto amicizia con Babu, il proprietario. Oggi sono stati insieme a lui a visitare i villaggi dove Babu ha le sue tenute agricole. Mi raccontano che tutti gli abitanti gli si stringevano intorno e gli baciavano i piedi.

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Citrakoot, febbraio 2016. Con Marissa e la proprietaria del nosto abituale ristorantino.

Di sera, in dormitorio, parlo un po’ con Marissa, la ragazza di Las Vegas: ha 24 anni, non ha completato le scuole superiori e viaggia con un hula hoop smontato. Non sa ancora che lavoro farà in futuro: ha frequentato un corso di yoga a Richikesh e forse si orienterà in quel campo. I suoi genitori sono entrambi risposati con un altro patner. Sta insieme con Ben, il ragazzo australiano. Lui ha 25 anni, ha terminato gli studi di scuola superiore e per un periodo ha deciso di viaggiare. Più avanti, riprenderà gli studi universitari nel settore sociologico, ma soltanto per avere una laurea. Il ragazzo israeliano, Refef, ha 23 anni ed ha già prestato il servizio militare di tre anni obbligatorio nel suo Paese. Lui partirà domani per Mombay dove raggiungerà degli amici.

M. Pradesh, Chitrakoot, 12 febbraio 2016. Ristoratrice.

M. Pradesh, Chitrakoot, febbraio 2016. Ristoratrice.

14 febbraio 2016

Assisto alla cerimonia di mezzodì del Rama Temple. Il sacerdote ha già aperto le inferriate del tempio dove ci sono 3 grandi statue di donne, una delle quali raffigura Sita, la moglie del Raja dell’Orissa divenuto Rama.

Chitrakoot, 12 febbraio 2016. La scultura del Bade Hanuman Naya Gaon vista dal Rama Temple.

Chitrakoot, febbraio 2016. La scultura del Bade Hanuman Naya Gaon vista dal Rama Temple.

La cerimonia si svolge con un canto e una preghiera solitaria del sacerdote che si rivolge a una quindicina di fedeli. Una giovane del gruppo si apparta dietro ad una colonna per allattare il suo bambino mentre dei ragazzini mi si avvicinano incuriositi dal mio cellulare che uso per scattare qualche foto. Cammino un po’ verso Sud e mi siedo su una gradinata a leggere il quotidiano. S’intrecciano qui diversi canti e preghiere: dal solito tempietto ora non giunge la voce del guru musicista e più tardi mi accorgerò che al suo posto c’è un altro, più anziano che ha appena ripreso a cantare. Qui sulla gradinata arrivano le musiche delle barche che stanno tornando dal Glass Temple. C’è un’altra voce continua e assordante che giunge dall’altra sponda e trasmette dei discorsi religiosi per mezzo di un altoparlante. Attraverso il ponte e riguardo il cartello che indica la direzione dei due ghat principali: secondo me sono invertiti! Chiedo una spiegazione ad un militare in servizio lì accanto e lui mi dà conferma dell’errore riportato sul cartello. Nel tardo pomeriggio torno al ghat e salgo una ripida scalinata rivestita di piastrelle azzurre che porta ad un tempio. Mi si affianca subito un gruppetto di ragazzi molto, fin troppo invitanti. Non parlano inglese, non sanno fornirmi nessuna notizia, ma capisco che questo è il Barat Temple ed è anche questo dedicato a Rama e a sua moglie Sita.

Chitrakoot, 14 febbraio 2016. Barbieri.

Chitrakoot, 14 febbraio 2016. Barbieri.

Hanno molta fretta di farmi accomodare su un tappeto e di porgermi un modulo da compilare con il suggerimento dell’offerta da depositare. Capisco che anche questo edificio è una proprietà privata e più tardi, comunque, vedrò un folto gruppo di pellegrini scendere proprio da quella scalinata.

Chitrakoot, 12 febbraio 2016. La madre della ristoratrice nel suo negozietto.

Chitrakoot, febbraio 2016. La madre della ristoratrice nel suo negozietto.

Il percorso che i pellegrini fanno comprende anche questo tempio, il Barat, ma poi attraversano il fiume sul barcone per raggiungere gli altri due templi dedicati al dio Rama che stanno sull’altra sponda.

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Amarkantak (Madhya Pradesh) 2016

Amarkantak, 8 febbraio 2016. Pellegrini lungo la riva del Narmada.

M. Pradesh, Amarkantak, febbraio 2016. Pellegrini lungo il percorso del fiume Narmada.

4 febbraio 2016

Viaggio da Puri a Pendra Road, circa mille km in 22 ore con infiniti rallentamenti e lunghe fermate alle stazioni. Il viaggio comprende una notte e una giornata intera. La mattina quando mi sveglio il paesaggio si presenta tra il tardo autunno e l’inverno: le risaie, racchiuse nei loro terrapieni, sono rasate al suolo e tutta la campagna appare secca. In lontananza si vedono gruppi di alberi che più avanti si fanno più fitti. C’è un laghetto probabilmente formato in seguito agli scavi nelle miniere a cielo aperto di carbone e delle cave. Siamo nei pressi di Charadha.

Amarkantak, 8 febbraio 2016. Incontro di pellegrini lungo la strada che fiancheggia il Narmada.

M. Pradesh,  Amarkantak,  febbraio 2016. Incontro di pellegrini lungo la strada che fiancheggia il fiume Narmada.

Nei campi si vede qualche mucca pascolare, una donna tutta imbacuccata con in testa una sciarpa e avvolta in una coperta, con in mano un borsone sta attraversando la campagna. Vicino ad un casolare c’è un erpice di legno in attesa di essere usato. Sono le 8.00 di mattina e accanto a un piccolo corso d’acqua c’è già un grande bucato di lenzuola e tovaglie bianche stese sul terreno ad asciugare. Siamo appena giunti a Goilkera. Poco prima di entrare in stazione si vedono delle donne trasportare sul capo dei mattoni verso una casa in costruzione. Un’altra donna in sari sta accompagnando una mandria di mucche lungo una stradina polverosa e un’altra ancora sta andando in bicicletta lungo una via stretta, ma asfaltata. A Bistra salgono due donne con grossi cesti e una con un grande sacco sulla testa. Guardando dal finestrino di fronte si vedono degli operai con un piccone mentre scavano su un binario. Lungo il percorso vedrò diversi gruppi di operai lavorare, muniti di spranghe di ferro, sui binari. Ora c’è Raurkela, una stazione affollata con una rivendita di libri molto fornita.

donne del villaggio

Amarkantak, dintorni, febbraio 2016. Incontri di donne nei villaggi.

Uomini con il capo coperto dalla sciarpa annodata, ragazzi vestiti all’occidentale, qualche mendicante vestito da sadhu e alcuni sick passeggiano lungo la banchina. Spicca un grande cartello rosso con una scritta che vieta di fumare in quello spazio. Attraversiamo diversi ponti su fiumi quasi asciutti e arriviamo a Rajangpur. Anche questa zona appare immersa nella polvere sollevata dal movimento dei camion. Difatti, anche in questo territorio ci sono diverse miniere di carbone, delle fabbriche dismesse e delle centrali termoelettriche. Una fabbrica con numerose ciminiere si distingue dalle altre per la vastità della sua estensione e per i treni merci con i vagoni colmi di carbone intorno. In questa zona, come in diverse parti dell’Orissa, alcuni gruppi di abitanti si sono ribellati all’occupazione delle miniere da parte delle multinazionali. Si sono formati dei gruppi di terroristi che sono denominati “maoisti”e a volte accadono degli episodi di guerriglia e di azioni violente. Guardo dall’altra parte del treno e vedo che sono apparse delle colline alberate e più lontano le montagne.

Chhattisgarh, dintorni di Amarkantak, 7 febbraio 2016. Tramonto.

M. Pradesh, dintorni di Amarkantak, febbraio 2016. Tramonto.

Attraversiamo un altro lungo ponte che sovrasta un fiume quasi in secca e arriviamo a Champa, una grossa città. Il clima è decisamente caldo e la stazione è affollata di giovani seduti sdraiati sulle numerose panchine. Più avanti, vicino ad Akaltara, tra le strade polverose invase dai camion, si vedono due laghetti, probabilmente formati anche questi dopo gli scavi di sabbia e ghiaia. Si vede un trattore azzurro percorrere la stradina a fianco della ferrovia: un gruppo di persone stanno accalcate al posto di guida e due donne sono sedute nel cassone con i loro sari svolazzanti. Un altro trattore di color verde trasporta le pietruzze su cui poggiano i binari.

casa tipica, in terra battuta.

Amarkantak, febbraio 2016. Casa tipica in terra battuta.

Il treno rallenta: le reti ferroviarie indiane sono in continuo rifacimento e anche qui gruppi di uomini in posti diversi stanno sistemando le rotaie con le mazze. Ai lati della ferrovia si vedono delle risaie bruciate per la concimazione e si scorge qualche rara mucca che bruca qua e là quel po’ di erba che riesce a trovare nei campi giallognoli. In questa stazione si vedono file di donne e uomini allineati in attesa di salire sul treno.

Chhattisgarh, Amarkantak, 5 febbraio 2016. Negozio di verdure.

M. Pradesh, Amarkantak, febbraio 2016. Negozio di verdure.

Le donne portano dei grossi cesti e dei sacchi sulla testa. Molte hanno sia il capo sia la bocca coperti dal velo colorato del sari. A Bilaspur molti ragazzi e diversi uomini sono vestiti all’occidentale, ma portano la sciarpa sul capo legata intorno al collo e la camicia con le maniche corte. Tra i giovani si nota qualche troller, ma per lo più viaggiano con gli zaini. Qui salgono altri venditori con dei secchi di plastica pieni di succhi di frutta e d’acqua filtrata. Uno di loro ha trasformato un cesto in un negozio di cibi speziati e lo porta appeso al collo con un cordone.

Amarkantak, 8 febbraio 2016. Medicine ayurveda.

Amarkantak, febbraio 2016. Mercatino ayurvedico.

Una donna trasporta un cesto di banane tenendolo appoggiato alla vita in modo che i viaggiatori possano vedere la frutta. Tutto può diventare vendibile e tutto può essere utilizzato come banco di vendita portatile: secchi, cesti, scatoloni e giocattoli appesi alle braccia sono le bancarelle portatili più usate. Una donna cammina avanti e indietro con un mazzo di rametti verdi con appesi dei frutti piccoli e tondi dello stesso colore. Sta ripetendo come un mantra “cana, cana” che significa mangiare o cibo. Un giovane ne acquista due rametti e si mette subito a staccare le palline e a mangiarle con voracità. Un ragazzo di 28 anni vestito in modo elegante e laureato in storia mi chiede con insistenza delle informazioni riguardo alla mia famiglia. Vorrebbe venire in Italia ed essere aiutato a trovare qualsiasi lavoro. Riprendo più volte a leggere il mio e-book, lui si addormenta e poi se ne va, forse in un’ altra carrozza.

Chhattisgarh, dintorni di Amarkantak, 7 febbraio 2016. Pellegrini nel bosco dove, secondo la mitologia, la dea Narmada giocava da piccola.

Amarkantak, febbraio 2016. Pellegrini nel bosco dove, secondo la mitologia, la dea Narmada da piccola giocava.

Più tardi si siedono accanto a me due ragazzi di 22 anni: sono del Chhattisgarh e stanno andando a Delhi dove lavorano come ingegneri meccanici presso le Ferrovie dello Stato. In questo momento è arrivato Simone nella mia carrozza: non c’erano i posti vicini e abbiamo viaggiato in carrozze diverse: una alla sleeper 3 e l’altro alla 12.

Amarkantak, 5 febbraio 2016. Pellegrinaggio alla sorgente del fiume Narmada.

Amarkantak, febbraio 2016. Pellegrinaggio alla sorgente del Narmada.

Stiamo per arrivare a Pentra Road: il treno rallenta a fianco di un villaggio dove hanno acceso un grande fuoco, forse per bruciare i rifiuti. Dagli alberi scendono numerose delle scimmie di ogni età e alcuni viaggiatori le fotografano dalle sbarre del finestrino. Accanto alle baracche c’è un allegro tempio induista circondato da noci di cocco appese a dei nastri di colore rosso. I viaggiatori, quando il treno passa davanti al tempio congiungono le mani in segno di devozione. Ora ricompaiono le montagne che da un po’ erano scomparse: sono basse e ondulate e a volte vengono nascoste dagli altissimi alberi che fiancheggiano da vicino la ferrovia. Siamo arrivati a Pentra Road, nello stato federale del Chhattisgarh. Da qui c’è l’autobus per Amarkantak, ma non di sera. Ci sono diversi fuoristrada privati che vanno lassù, ma i prezzi sono molto alti rispetto ai mezzi pubblici e decidiamo di fermarci qui, a Pendra Road per una notte.

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Madhya Pradesh, Amarkantak. Pellegrini del Narmada.

5 febbraio 2016

Al mattino constatiamo che il fuoristrada collettivo per Amarkantak costa quasi quanto l’autobus e saliamo sul primo che incontriamo. Il percorso è tutto in salita su una strada immersa nella foresta e popolata da entrambe le tipologie di scimmie presenti in India. La cittadina è piccola, conta poco più di 7000 abitanti ed è un’importante meta di pellegrinaggio in quanto qui, tra le colline Maikas, nasce il fiume sacro Narmada. Cerchiamo un alloggio e visitiamo un ashram gratuito, ma le condizioni sono troppo spartane. Le stanze sono fornite soltanto di un materasso appoggiato sul pavimento di terra battuta.

Chhattisgarh, Amarkantak ashram, 8 febbraio 2016. Il sadhu.

Madya Pradesh, Amarkantak, febbraio 2016. Elari Ashram.

Ne visitiamo un altro, l’Elari Ashram, e qui ci accoglie un attivo sadhu di 65 anni di nome Elari, come il suo ashram. Ha ereditato la struttura dal suo guru che a sua volta l’aveva ricevuta in dono da un precedente guru e così la proprietà si è tramandata. Il sadhu e guru, ci racconterà nei giorni successivi che ha fatto questa scelta di vita a 25 anni, nel 1975.

Chhattisgarh, 8 febbraio 2016. Il guru dell'ashram.

Amarkantak, febbraio 2016. Il guru Elari.

Proviene da una famiglia di bramini, la casta più elevata ed è un seguace di Vishnu, una delle 3 principali divinità indù oltre a Shiva e Brahma. Suo padre era un politico ed è stato presidente dell’Uttar Pradesh. Suo fratello era il proprietario di un’importante università a Shrinagar, una città vicina ad Haridwar e Rishikesh. Ora questa università è divenuta proprietà del governo in quanto il fratello di Elari l’ha donata allo Stato indiano.

ashram

Amarkantak, febbraio 2016. Elari Ashram.

Nell’ashram le stanze hanno meno dell’essenziale: un letto e ci forniscono le lenzuola e le coperte. I servizi igienici composti da una turca, da un rubinetto con l’acqua corrente e un secchio sono esterni. L’ashram, comunque, sta a due passi dal centro e, in alcune stanze, vi abita una famiglia indiana composta di 20 persone unita da strani rapporti di parentela. Una ragazza di nemmeno 20 anni è già madre di 3 figli e la bambina più grande ha 7 anni. E’ una parente acquisita del marito della signora più anziana.

Amarkantak, 8 febbraio 2016. Arrivo all'ashram di furgoni carichi di seguaci del guru.

Amarkantak, febbraio 2016, esterno dell’Elari Ashram. Arrivo di seguaci del guru nella giornata della luna nera.

In una parte dell’ashram ci sono delle altre stanze affittate per lo più a delle persone anziane. Le donne che abitano in questa parte dell’ashram sono sempre impegnate a preparare verdure che fanno bollire in una pentola su dei fuocherelli accesi accanto alle loro porte. Alcune di loro hanno tagliato a pezzi delle noci di cocco e stanno aspettando che si essicchino al sole girandole di tanto in tanto. All’esterno di una stanza, al pianterreno sono parcheggiate 3 motociclette: sono di un gruppo di giovani che da Raipur si sono stabiliti qui e lavorano nei campi come agricoltori.

Chhattisgarh, Amarkantak, 6 febbraio 2016. La preparazione del fuoco per cucinare durante un pallegrinaggio a piedi lungo il Narmada.

Amarkantak, febbraio 2016. Pellegrino del Narmada prepara il fuoco per cucinare.

Guardandomi intorno noto che il sadhu dialoga molto con tutti, ma ascolta con particolare interesse i bambini piccoli che si rivolgono spesso a lui. Questa mattina, quando siamo arrivati, stava tutto avvolto in una coperta di color rosa e con un copricapo di tela gialla attorcigliato intorno alla testa. Poco dopo, con l’aumentare della temperatura si è messo a dorso nudo e ha raccolto i suoi lunghi capelli infeltriti arrotolandoli intorno al capo come fosse un turbante. Sta seduto con le gambe incrociate davanti al porticato del tempio e sta fumando una sigaretta. Più tardi, dalla stanza accanto alla mia sbuca un ragazzo occidentale: è di Montreal ed ha interrotto i suoi studi universitari in storia dell’arte per viaggiare e svolgere piccoli lavori occasionali per mantenersi.

Chhattisgarh, Amarkantak, 5 febbraio 2016. Pellegrini al tempio.

Amarkantak, 5 febbraio 2016. Pellegrini in preghiera al tempio.

Nel pomeriggio, sul tardi, scendo al tempio costruito alla sorgente del Narmada, il fiume sacro denominato “Fiume del Sole”. Ci sono diversi pellegrini all’interno, vestiti nel modo più diverso immaginabile. Visitano le varie cappelle dove stanno collocate le divinità e dove siedono i preti che distribuiscono benedizioni indicando il contenitore delle offerte stracolmo di soldi. E’ quasi sera.

Amarkantark, 6 febbraio 2016. Omaggio al tempietto alla sorgente del Narmada.

Amarkantak, 6 febbraio 2016. Omaggio al tempietto della sorgente del Narmada.

Esco dal tempio: sul ponte nella direzione del mercato incrocio un gruppo di pellegrini con grandi borse sulla testa. Sono arrivati qui in corriera e stanno andando verso uno dei tanti ashram per trascorrere la notte. Molti fedeli percorrono a piedi la strada che va dalla sorgente del fiume alla foce e tornano poi al luogo di partenza: impiegano un anno di tempo. Molti altri, invece, fanno lo stesso percorso in pullman o in fuoristrada.

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Amarkantak, febbraio 2016. Sosta di pellegrini  in viaggio lungo il Narmada in auto.

Sul calar della sera la gente di quassù accende dei fuochi all’esterno delle case, dei negozi e dei ristoranti e molti si siedono intorno per scaldarsi, chiacchierare o giocare a carte. Amarkantak sta a 1047 metri sul livello del mare e di notte la temperatura scende anche ora, a febbraio, al disotto dello zero, mentre di giorno al sole raggiunge i 28 gradi.

Amarkantak, 6 febbraio, sera. Intorno al fuoco.

Amarkantak, 6 febbraio, sera. Intorno al fuoco.

Questa sera nell’ashram hanno acceso il fuoco sotto una loggia al centro del cortile. Un grosso tronco sta ardendo lentamente e il sadhu e la signora anziana controllano con professionalità l’evolversi della fiamma.

Chhattisgarh, Amarkantak, 6 febbraio 2016. Sosta per il pranzo dei pellegrini che percorrono a piedi il corso del fiume Narmada.

Madhya Pradesh, Amarkantak,  febbraio 2016. Sosta per il pranzo dei pellegrini che percorrono a piedi il corso del fiume Narmada.

6 febbraio 2016

La notte è stata molto fredda e per questa sera chiederò delle altre coperte. Poco fa ho sentito il rumore della chiusura lampo di una cerniera e la porta accanto alla mia aprirsi: il ragazzo canadese è partito, constaterò più tardi. Scendo lungo i ghat: ci sono uomini e anche donne che stanno facendo il bagno in una delle grandi vasche costruite alla sorgente.

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Amarkantak, febbraio 2016. Pellegrini ai ghat della sorgente del fiume sacro Narmada.

Sulla destra dei ghat, dopo un lungo spiazzo erboso c’è una loggia con delle persone vestite di bianco: sono i pellegrini che stanno percorrendo a piedi il cammino dalla sorgente alla foce del fiume per far ritorno poi qui, al punto di partenza. Sono quasi le 11.00 di mattina e questi pellegrini sono tutti indaffarati a preparare il pranzo: chi raccoglie la legna, chi prepara il fornello con dei mattoni recuperati qua e là, chi impasta e chi spiana il chapati utilizzando dei bicchieri, chi infine lo sta cuocendo su delle piastre.

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Amarkantak, febbraio 2016. Bagni e rituali alla sorgente del Narmada.

Nel pomeriggio torno alle vasche della sorgente: in una di queste ci sono numerosi pellegrini seduti sulle gradinate che stanno celebrando la puja e cantando dei mantra. Ogni coppia ha davanti a sé una tovaglietta con un altarino, un piattino e una candela accesa. Alla fine dei canti tutti si alzano in piedi e offrono le candele dei desideri al fiume accompagnandole con le mani sull’acqua.

Amarkantak, 8 febbraio 2016. Pellegrinaggi alla sorgente del Narmada per la festa della Luna Nera.

Amarkantak, febbraio 2016. Pellegrinaggi alla sorgente del Narmada per la festa della Luna Nera.

Al rientro in ashram trovo un numeroso gruppo di pellegrini provenienti dal Madhia Pradesh. Stanno seduti sul pavimento di terra battuta del corridoio antistante la camera di Simone. Dormiranno su dei sacchi di plastica stesi sul pavimento, avvolti con qualche coperta che hanno portato con loro. In altri grandi sacchi di plastica trasportano tutto l’occorrente per cucinare, dalla bombola del gas, al fornello e alle pentole.

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Amarkantak, febbraio 2016. Pellegrini all’esterno dell’Elari Ashram.

Ora stanno preparando e cuocendo il chapati e hanno già affettato le verdure da cuocere per il thali. Viaggiano su dei fuoristrada, probabilmente con un’organizzazione, e percorreranno a tappe tutta la strada dei pellegrini e torneranno alla fine qui, al punto di partenza.

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Amarkantak, febbraio 2016. Pellegrini.

7 febbraio 2016

Con altre due coperte pesanti ho dormito al caldo questa notte. Nella stanza accanto alla mia c’era un sadhu che ha tossito un bel po’ prima di addormentarsi. Forse fa parte del gruppo dei pellegrini del Narmada ora già tutti partiti. In genere fanno il bagno nel fiume al levar del sole e ripartono.

Chhattisgarh, Amarkantak, 5 febbraio 2016. Abitanti di un ashram.

Amarkantak, 5 febbraio 2016. Abitanti di un ashram.

Le vasche della sorgente e il tempio accanto sono sempre affollate dai pellegrini che raggiungono questo luogo in giornata. Ai ghat incontro dei ragazzi che abitano a 120 km da qui. Sono tutti studenti di ingegneria: meccanica, informatica, elettrica. Mi chiedono, come succede spesso, di scattare delle fotografie insieme a loro. A pranzo Simone ed io oggi veniamo serviti personalmente da Elari che mi insegna ad immergere il chapati nel dhal affinchè si ammorbidisca e insaporisca. Il risultato è davvero eccezionale. Alla fine del pranzo ci prepara un delizioso chai che beviamo insieme a lui.

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Amarkantak, febbraio 2016. Mendicanti in piazza.

Nel pomeriggio Simone ed io andiamo a camminare su una strada che conduce verso la foresta. Incontriamo un laghetto dove c’è un gruppetto di bambini che stanno immergendosi nudi in acqua per cercare di catturare i pesci con una rete. Proseguendo sulla strada sterrata arriviamo ad un villaggio dove, in una capanna fornita di altoparlante, abita un sadhu legato alla divinità Wishnu. Dalla capanna trasmette canti e mantra che arrivano fino all’ashram già dalle prime ore del mattino. Proseguendo il cammino ci imbattiamo in due giovani indiani vestiti di bianco: sono dei pellegrini che stanno facendo il percorso del Narmada a piedi. Più avanti arriviamo al parco dove, secondo la mitologia indiana, raccoglieva i fiori e giocava la dea Narmada quando era bambina. Sempre secondo uno dei tanti racconti mitologici, il fiume Narmada e la sua dea sarebbero nati entrambi da una lacrima di Shiva. Un uomo ci racconta che qui sta il punto dove si regge il mondo, che trova il suo equilibrio sulla sorgente del Narmada.

Pellegrini sostano nel bosco dove Narmada giocava quando era bambina.

Amarkantak, febbraio 2016. Pellegrini sostano nel bosco dove la dea Narmada giocava quando era piccola.

Nel parco incontriamo un gran numero di pellegrini vestiti di bianco, per lo più anziani: alcuni gruppi sono impegnati a cucinare, altri a chiacchierare seduti all’esterno degli ashram dove trascorreranno la notte. Qui e negli altri villaggi intorno ad Amarkantak vivono ancora i gruppi Adivasi, l’etnia che abitava l’India già prima che avvenissero gli incroci con le altre razze e culture. Nel parco sono stati costruiti diversi ashram per i pellegrini del Narmada Made o Narmada mother; ci sono pure diverse baracche adibite a negozi di quadretti e immagini sacre locali, qualche chajwalla o tea-stall e diversi venditori di erbe e radici medicinali.

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Amarkantak, febbraio 2016. Pellegrini nel bosco della dea Narmada.

Una di queste rivendite ha utilizzato un letto come bancarella, un’altra un tavolo, ma la maggior parte ha disposto i prodotti in terra, sopra dei teli di plastica o dentro dei sacchetti di carta. In un tempietto ora c’è un sadhu che sta tenendo una conferenza e quando termina di parlare raccoglie con attenzione le offerte dei fedeli.

Pellegrine che preparano il chapati.

Amarkantak, febbraio 2016. Pellegrine mentre stanno preparando il chapati.

Tornando verso Amarkantak imbocchiamo una strada diversa e poi saliamo verso un tempio con attaccata una capanna abitata da un anziano sadhu. E’ la festa della Prasada, oggi, cioè la giornata dedicata al cibo sacro e il sadhu sta distribuendo un cioccolatino e un pacchetto di biscotti per ogni persona. Accettiamo il cioccolatino che io divido con una scimmietta e salutiamo con un Narmade Ar, che significa Ave Narmada, il sadhu, e rientriamo nel nostro ashram per la cena.

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Amarkantak, febbraio 2016. Quasi sera tra un villaggio e l’altro.

8 febbraio 2016

E’ la giornata dedicata alla Luna Nera e una moltitudine di pellegrini è arrivata questa mattina alla sorgente del Narmada per fare il bagno nelle vasche e per celebrare le puja.

Amarkantak, domenica 7 febbraio 2016. Bagno al ghat della sorgente del Narmada.

Amarkantak, febbraio 2016. I bagni alla sorgente del Narmada.

Le ringhiere e le scalinate dei ghat si sono ricoperte di sari e di abiti di tutti i colori appesi e distesi al sole ad asciugare. Nel pomeriggio Simone ed io andiamo a camminare lungo il fiume, seguendo per un tratto il percorso dei pellegrini che si dirigono verso la foce.

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Amarkantak, febbraio 2016. Venditrici di cesti.

Sotto gli alberi, accanto ad un piccolo prefabbricato c’è un gruppo di donne indaffarate con fuochi e pentole. Abitano a Dindori, a 120 km da qui, a fanno parte di un gruppo di 36 persone in viaggio su 3 auto lungo il Narmada. Un volontario di un’associazione privata legata al partito di Modi sta sempre lì, accanto alla casetta di legno del parco, a disposizione dei pellegrini. Sono da poco passate le 16.00: lungo la stradina incrociamo diverse persone, sia pellegrini in cammino che stanno ritornando alla sorgente, sia studenti che rientrano ai villaggi al termine delle lezioni.

Amarkantak, 5 febbraio 2016. Il tempio costruito alla sorgente del Narmada.

Amarkantak, febbraio 2016. Il tempio costruito alla sorgente del fiume Narmada.

All’ashram troviamo numerosi pellegrini venuti da lontano per visitare il nostro sadhu. Lui se ne sta mezzo disteso, appoggiato al porticato, vestito soltanto con il doti che porta avvolto intorno alla vita e con le gambe alzate e i piedi appoggiati verticalmente ad una colonna. Man mano che i pellegrini arrivano gli rendono omaggio toccandogli e baciandogli i piedi. Gli portano dei sacchi di riso, farina, zucchero e altro cibo in dono, ma dal mazzo di banconote che più tardi consegnerà ad un sadhu di fiducia, gli lasciano anche delle generose offerte in denaro.

Amarkantak, 5 febbraio 2016. Il guru dell'ashram.

Amarkantak, febbraio 2016. Il guru Elari accanto al focolare del suo ashram.

Ci racconterà più tardi che conta 40.000 discepoli dislocati nei paesi vicini, in parte ereditati dal suo guru, un santone del quale ricorrerà l’anniversario della morte il prossimo 17 dicembre. Per quel giorno soltanto, l’ashram, distribuirà cibo gratuito a tutti i pellegrini, ma i festeggiamenti dureranno più a lungo.

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Amarkantak, febbraio 2016, sera. Mendicanti preparano la cena.

Verso sera accompagno a piedi Simone alla stazione degli autobus: sta partendo per Maheshwar, un altro luogo meta di pellegrinaggio del fiume Narmada. Lungo questo tratto di strada c’è una grande scuola aperta a tutti, ma privata. Simone mi dice che molte fondazioni di sadhu donano dei fondi per la costruzione e il funzionamento di queste scuole.

Amarkantak, 8 febbraio 2016. Il rituale del girotondo intorno all'albero sacro.

Amarkantak, febbraio 2016. La piazza gremita da mendicanti e da pellegrini che camminano intorno all’albero sacro.

Incrociamo poi un ashram particolare, molto sofisticato e ricco di sculture, affreschi, altari dedicati agli dei e a degli importanti guru.

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Amarkantak, febbraio 2016. Puja notturna di pellegrini sul ghat della sorgente.

Dall’interno provengono dei canti: in una specie di chiesetta, stanno, seduti sul pavimento, dei ragazzini vestiti di bianco. Quando mi vedono si girano verso me distraendosi per un attimo dal loro canto.

Amarkantak, 5 febbraio 2016. Pellegrini al tempio della sorgente del Narmada.

Bhubaneshwar, Puri, Konark, Chilika lake 2015-2016, (Orissa)

da Hampi a Bhubaneswar2

Il paesaggio tra Hampi e Bhubaneswar visto dal treno.

17 e 18 dicembre 2015

Viaggio verso Nord-Est attraverso panorami di risaie, di campi di grano e di canne da zucchero con contadini che curano le piante e le mietono a mano ora che sono mature. Qua e là si vede qualche trattore, ma anche qui prevalgono i carri e gli aratri trainati dai bufali. Le colline sono lontane e prevalentemente verdi con qualche roccia a strapiombo di colore rossastro.

from Hampi to Bhubaneswar

Tra Hampi e Bhubaneswar. Panorama visto dal treno.

In treno c’è un gruppo familiare che sta viaggiando da Goa ad una cittadina nei pressi di Vijyawada per festeggiare un matrimonio. Sono cattolici: con loro c’è un giovane uomo di 36 anni che fa l’autista. Accanto a lui c’è sempre suo figlio, un ragazzo di 13 anni sordo-muto. Non porta l’apparecchio acustico in quanto è troppo costoso, ma frequenta una scuola differenziale governativa. La moglie e l’altra figlia hanno già raggiunto i parenti dei futuri sposi. Tra i cattolici non esiste il sistema delle caste, ma in India anche per loro vige la tradizione del matrimonio scelto dalle famiglie. Il signore molto anziano e riservato, che sta seduto di fronte a me, prima di scendere alla sua fermata, mi chiama per mostrarmi orgoglioso la campagna coltivata che precede la sua città. Sull’altro treno, quello che da Vijyawada mi sta portando a Khurda Road c’è una coppia con un bambino di 5 anni del quale si occupa prevalentemente il padre.

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Vista dal treno lungo il percorso da Hampi a Bhubaneswar.

C’è parecchia gente su questo treno che sta andando a Calcutta: due ragazze si sono sedute sul mio letto e stanno aspettando che lo lasci libero per coricarsi al mio posto. Scendo a Khurda Road e cerco di prendere l’ultimo treno per Puri, ma non ce la faccio. I poliziotti a cui mi rivolgo per chiedere delle informazioni sulle guest house mi dicono che qui non c’è nulla e mi consigliano di prendere il treno che sta partendo proprio ora per la capitale dell’Orissa: Bhubneswar e ci vado.

Orissa, Bhubaneswar. La baraccopoli sotto il cavalcavia accanto alla stazione ferroviaria.

Orissa, Bhubaneswar. La baraccopoli sotto il cavalcavia accanto alla stazione ferroviaria.

19 dicembre 2015

Questa notte sono arrivata tardi in questa città: ero stanca e non ho badato molto alla qualità della stanza. Quando stamattina mi son svegliata ho scoperto che non c’erano le finestre se non nel bagno, ma molto alte. Mi sono avviata verso la stazione ferroviaria per prendere il treno per Puri, ma lungo la strada mi ha fermata un mediatore e con molta pazienza è riuscito a convincermi a rimanere trovandomi una camera adeguata. In effetti sono contenta di visitare i bellissimi templi di Bhubneswar e probabilmente mi fermerò un giorno ancora. Cammino molto per arrivare alla zona dei templi che sta dalla parte opposta alla stazione ferroviaria. Arrivo ad un gruppo di templi del VII secolo: il loro stile architettonico in pietra bianca e rossa ricorda un po’ lo stile sikhara della zona di Chamba, nel nord dell’India, ma anche i preziosi templi di Kajurajo in particolare per le sculture erotiche presenti anche qui. Visito il Parasumareswara Temple dove sono disposte sul pavimento le offerte di cibo per gli dei e due sacerdoti stanno preparando delle verdure nella stanzetta della divinità. Attraversando un parco arrivo al complesso del Siddeswara Temple dove c’è un sacerdote che mi chiama per mostrarmi la pianta del tempio incisa su una pietra del cortile. Poi, mi accompagna subito all’interno dell’edificio per chiedermi un’offerta. Gli dico che non dò soldi e da quel momento non mi rivolge più la parola.

Orissa, Bhubaneswar. Shiddeswara Temple, sec. VII.

Orissa, Bhubaneswar. Shiddeswara Temple, sec. VII.

Lì, nel complesso dei templi, c’è una grande vasca d’acqua: due ragazzini, uno studente figlio di bramini e un ragazzo che non è mai andato a scuola, stanno facendo una gara di tuffi. Tornando indietro entro al Bharateswara Temple: qui compare un indiano molto loquace che mi chiede delle informazioni personali e mi racconta che ha lavorato come ricercatore astronomo in California. Non ha la pensione in quanto ha abbandonato il lavoro dopo qualche anno. Sarà vero? Fatto sta che parla un buon inglese ed è molto intelligente. Mi chiede di tradurgli in italiano una frase: “Lascia costruire il mondo alle persone buone e intelligenti”. Vuole farsi fotografare insieme a me tenendo in mano la foto di sua madre. Mi dice che non si è mai sposato, che non vive al tempio, ma in una casa.

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Bhubaneswar, 19 dicembre 2015. Incontro al Bharateswara Temple.

Nell’edificio di fronte, nel parco del Rameswara Temple si sta tenendo un party e, accanto al toro, simbolo di Shiva, alcune persone stanno distribuendo del cibo a qualsiasi persona lo desideri. E’ un incontro fra dipendenti di una società finanziaria e ora stanno discutendo seduti sul terreno suddivisi in cerchi: uno molto grande e degli altri più piccoli. Riattraverso il ponte che sovrasta la ferrovia e guardo dall’alto l’insieme di capanne e casupole povere, colorate e con le strade animate dalla gente che abita lì.

Gruppo del Baharateswara Temple.

Bhubaneswar, 19 dicembre 2015. Gruppo del Baharateswara Temple.

20 dicembre 2015

Sono a Puri, una città affollata in questo periodo da turisti indiani che vi soggiornano sia per la bellezza della sua Golden Beach, la spiaggia di sabbia dorata, nelle parti denominate: Mahodadhi, Shubham e Marina Beach, sia per visitare il suggestivo tempio del XII secolo, il Jagannath Mandir.

Orissa, Puri. Sri Jagannath Temple e Grand Road.

Orissa, Puri. Sri Jagannath Temple e Grand Road.

Puri è considerata un luogo sacro sia dagli Hari Crishna sia dai Buddhisti e dagli Induisti. Secondo le scritture dei Veda Puri rappresenta uno dei 4 luoghi sacri dell’India, quello che sta ad Est e va verso l’universo. I pellegrini lo visitano per ultimo dopo essere stati a Sud, a Rameswar e a Ovest dove c’è Buarca con l’immagine del Crishna a 4 braccia. Il primo luogo sacro, invece, sta a Nord, a Badriat Naraina.

Orissa, Puri. La zona dei pescatori.

Orissa, Puri. Ragazze con bacinelle ricolme di pesce nel Villaggio dei pescatori.

Qui a Puri, verso Est, camminando per la via centrale, la Chakra Tirtha Rd, ad un certo punto si entra nella parte abitata dai pescatori. E’ il Villaggio dei pescatori sorto intorno agli anni ’70 quando numerose famiglie dell’Andhra Pradesh si sono trasferite in questa zona costruendo da sole le loro capanne con il tetto di paglia o di lamiera. Ora ci sono anche delle casupole in muratura, dei piccoli negozietti, delle pompe per l’acqua a disposizione di tutti.

Orissa, Puri. Verso sera al villaggio dei pescatori.

Orissa, Puri. Verso sera al Villaggio dei pescatori.

L’attività del villaggio è intensa: le donne si recano alle fontane con grossi recipienti, bombati, di alluminio, sulla testa e poi si siedono sull’uscio delle capanne e puliscono il pesce con una tagliola verticale mentre gli uomini se ne stanno sulla spiaggia, seduti in cerchio, ad aggiustare le reti. Le donne cucinano e lavano piatti e pentole all’esterno delle loro abitazioni. Passando si possono vedere le pentole quasi sferiche in alluminio messe ad asciugare o poste sui fornelli a gas o su focolari di argilla alimentati a legna. Le acque dei lavaggi scorrono attraverso dei canaletti a cielo aperto. Tutta la vita del villaggio si svolge all’esterno delle piccole case. Non esistono i servizi igienici che sono sostituiti dalla spiaggia di fronte.

Orissa, Puri. La spiaggia Est in un giorno di vento.

Orissa, Puri. La spiaggia Est in un giorno di vento.

Questa parte di spiaggia, quella che fiancheggia il lungo Villaggio dei pescatori difatti è tutta coperta da immondizie e da una miriade di feci umane. Cani, mucche e uccelli cercano del cibo tra i rifiuti mentre altri numerosi gruppi di bambini si rincorrono e mi si avvicinano festosi. Mi chiedono con insistenza dei soldi e al mio rifiuto uno di loro mi sferra un pugno e scappa via tra la disapprovazione dei compagni.

Orissa, Puri. Aspetti del villaggio dei pescatori.

Orissa, Puri. Aspetti del villaggio dei pescatori.

E’ quasi sera: torno sulla spiaggia dove ci sono i ristorantini e mi siedo in una delle numerose barche dei pescatori che stanno ormeggiate sulla riva. C‘è molta gente in spiaggia che rimane fino a tardi a guardare il mare. I cammelli stanno ancora portando avanti e indietro i turisti nonostante sia già buio. Cerco con lo sguardo di individuare la coppia di sposi che ho incontrato proprio qui, nel primo pomeriggio, ma non la vedo. Sono entrambi originari di Calcutta, ma insegnano in una scuola privata internazionale a Delhi. Lui ha 33 anni e insegna informatica mentre lei ne ha 28 ed è docente di lingua inglese. Mi dicono che si sono sposati per amore e che la procedura è stata semplice in quanto entrambi sono senza padre e figli unici.

Copia (3) di Orissa, Puri, 8 gennaio 2016. Bambini del Fisher village.

Orissa, Puri, 8 gennaio 2016. Bambini del Fisher village.

21 dicembre 2015

Faccio un giro in spiaggia di buon mattino e poi mi avvio verso il Jagannath Temple. Lungo la strada si fermano diversi risciò, ma a parte il prezzo preferisco camminare. Poi, si ferma un indiano con una motoretta e mi offre un passaggio. Non so come tenermi stretta: provo ad aggrapparmi alle sue spalle, ma poi rinuncio e con un notevole sforzo me ne sto dritta facendo perno sulla mia schiena. L’uomo si ferma un attimo per regalare un pacchetto di biscotti ad un bambino dicendogli di darlo al cane che sta gironzolandogli accanto.

Copia di Orissa, Puri. Temple Road. Sullo sfondo il Jagannath Temple, XII secolo.

Orissa, Puri. Temple Road. Sullo sfondo il Jagannath Temple, XII secolo.

Arriviamo al piazzale del Jagannath Temple: il contesto è spettacolare! Il viale del tempio è affollato di pellegrini, venditori di flauti, bancarelle, negozi, tuc-tuc, risciò, biciclette e motociclette, gente seduta in cerchio che celebra indisturbata le puja, uomini in meditazione per conto loro e donne che pregano alzando le braccia verso l’edificio sacro. Il tempio, costruito nel XII secolo durante il regno di Chodaganga Deva, è stato completato subito dopo dal re Ananga Bhima Deva e insieme al Sun Temple di Konark e al Lingaraj Temple di Bhubaneswar forma il Triangolo D’Oro dell’Orissa.

Orissa, Puri. Il viale del Jagannath Temple, XII secolo.

Orissa, Puri. Il viale del Jagannath Temple (Grand Road), XII secolo.

Durante il Car Festival of Lord Jagannath che si svolge ogni anno tra giugno e luglio, le tre divinità (Trinity) costruite in legno vengono portate all’esterno del tempio collocate nei loro rispettivi carri e portate al Gundicha Ghar per una settimana. All’interno del Jagannath Temple non possono accedere i non induisti che devono accontentarsi del panorama che si può ammirare, tramite offerta, dalla Raghunandan Library di fronte.

Orissa, Puri. Entrata al Jagannath Temple. Secolo XII.

Orissa, Puri. Entrata al Jagannath Temple. Secolo XII.

Verso sera mi inoltro ancora verso il Villaggio dei pescatori. Delle ragazzine hanno acceso un piccolo fuoco all’interno di un vecchio ferro da stiro e stanno attendendo che si formino le braci per poi stirare i loro vestiti. Decine di bambini di ogni età si avvicinano per chiedermi dei soldi. C’è un giovane uomo che sta dormendo disteso sulla strada: pare senza vita, ma è soltanto ubriaco, mi dice un passante. Il problema dell’alcolismo pare sia molto diffuso sia tra i pescatori sia tra gli indiani in generale. La bevanda che consumano maggiormente è l’askauo, un distillato a base di riso.

Copia di Puri, 7 gennaio 2016. Giochi di bambini alla Fisher Beach.Sullo sfondo la barca costruita con i rifiuti di plastica.

 Puri, gennaio 2016. Giochi di bambini alla Fisher Beach. Sullo sfondo la barca costruita con i rifiuti di plastica.

Ci sono gruppi di bambini sulla spiaggia di fronte alle capanne: alcuni si stanno dondolando su un palo appoggiato a metà su degli inerti di cemento, altri stanno giocando a biglie. Un gruppetto mi insegue per chiedermi della cioccolata e dei soldi: al mio rifiuto uno cerca di toccarmi un seno e fugge via. Torno in città e vado un attimo in spiaggia, a salutare il mare. Fa freddo, si è alzato un forte vento e sta iniziando a piovere.

Copia (2) di Puri, 4 gennaio 2016. La spiaggia Subhan (che io chiamo, dei balocchi).

Puri,  gennaio 2016. La spiaggia Subhan.

22 dicembre 2015

Di primo mattino vado a prendere il the in spiaggia e ad osservare gli indiani in vacanza che stanno facendo il bagno o guardando il mare. Gli indiani, mi dirà più tardi Babur, preferiscono alloggiare in alberghi nuovi ed eleganti e limitarsi a due, tre o al massimo 4 giorni di vacanza all’anno. Secondo lui, agli indiani piace bere e anche concedersi delle trasgressioni sessuali con delle prostitute. Dopo un po’ vado a camminare verso l’Ufficio turistico per avere qualche depliant sulla zona. Lungo la strada incrocio Babur che in bicicletta sta andando nella direzione opposta alla mia. Lui ha 46 anni e per diversi mesi all’anno lavora come cuoco nella zona di Goa. Quando sta qui abita con il padre di 73 anni in cattivo stato di salute e con la madre di 67 anni. I genitori non hanno la pensione nonostante il padre abbia lavorato tutta la vita in una fabbrica locale che produce ghiaccio. Al loro sostentamento provvedono sia Babur sia il fratello e la sorella. Babur in questo periodo di alta stagione preferisce rimanere qui e lavorare in autonomia come guida e come supporto ai turisti. Lungo la strada ci sorprende un grosso temporale e corriamo ai ripari sotto una tettoia. Dopo oltre un’ora la pioggia diminuisce e Babur inforca la bicicletta e mi saluta riprendendo la direzione opposta.

Orissa, Puri. Tramonto sulla spiaggia.

Orissa, Puri. Tramonto sulla spiaggia.

Verso sera torno in spiaggia: c’è molto vento ma agli indiani piace ugualmente stare a guardare le grosse onde che arrivano fin sulla riva. Io mi siedo sui gradini di un tempio prefabbricato allestito sulla spiaggia a leggere un po’. Arrivano due ragazzi abbracciati: mi dicono che sono fratelli, ma è sempre complesso capire che tipo di fratellanza gli indiani intendano. Alla fine capisco che sono soltanto amici e sono dei pescatori arrivati qui dall’Andhra Pradesh assieme a tanti altri. Hanno entrambi 25 anni: uno di loro è sposato ed ha un figlio. Anche loro come molti altri pescatori rimangono qui soltanto nell’alta stagione e poi se ne tornano a casa per fare un altro lavoro. Mi dicono che sono cattolici e che il 25 dicembre, fra tre giorni, festeggeranno il Santo Natale andando alla Messa nella chiesa del villaggio. Ci salutiamo con la promessa di rivederci per la Messa di Natale; si allontanano cingendosi con le braccia intorno alle spalle e ai fianchi.

Copia di Puri, 7 gennaio 2016. Donne del Fisher Village.

Puri. Donne del Fisher Village.

23 dicembre 2015

Questa mattina ho cambiato hotel: ora sto in un palazzo costruito da un bengalese un centinaio di anni fa, quando Puri era un piccolo villaggio e intorno a questa costruzione c’era soltanto campagna. Ha delle ampie terrazze sia sul tetto sia al piano terra verso Sud, mentre la maggior parte delle stanze si aprono lungo un porticato che dà su un giardino interno. Le stanze sono ampie ed hanno dei soffitti altissimi con le travi a vista; la parte superiore delle porte e delle finestre è ad arco. Il pavimento è dipinto di rosso, le imposte di azzurro, le pareti di giallo e rosso come tutto l’esterno del palazzo. Nel tardo pomeriggio mi siedo sulla panca di cemento che fa parte del muretto arcuato della terrazza. Delle voci di bambini mi chiamano per salutarmi dalle capanne del Villaggio dei pescatori di fronte. Anche i genitori mi salutano e girandomi verso di loro scorgo la vicinissima chiesa cristiana illuminata dalle luci natalizie.

Orissa, Puri. Le finestre della mia camera.

Orissa, Puri. Le finestre della mia camera.

La sera, dalla stanza di fronte alla mia arriva il suono di una musica classica. Lì abita un anziano turista tedesco: più tardi mi dirà che vive a Berlino, nella ex parte Ovest, ci terrà a precisare. Ha 76 anni e ha sempre lavorato in Germania come giardiniere. Da anni trascorre l’inverno a Puri e tiene delle lezioni di judo gratuite in un Club del centro.

Copia di Orissa, Puri. Tarda mattinata alla Golden Beach. In primo piano una sabbiatura.

Orissa, Puri. Tarda mattinata alla Golden Beach. In primo piano una sabbiatura.

Ho camminato molto oggi: dalla spiaggia qui vicino sono andata verso Marina Beach. Questa parte della Golden Beach in particolare è affollatissima di turisti indiani che trascorrono alcuni giorni di vacanza al mare. Tutto appare come un Luna Park: cammelli, cavalli, motoscafi, barche per i turisti, biciclette con le pentole appese al manubrio cdi cibarie per turisti, ambulanti con collane, bracciali, conchiglie, turisti che si fanno massaggiare, altri che si coprono di fango, aquiloni che non riescono a prendere il volo, giovani che giocano con il pallone e gente che aspetta le onde per tuffarsi al loro arrivo o semplicemente per lasciarsi bagnare dal mare. Il tutto viene continuamente immortalato da fotografie scattate da professionisti e da parenti alle famiglie, quasi sempre composte da più generazioni insieme. Vinta dalla stanchezza mi fermo a chiedere qualche informazione: ho camminato per 7 km mi dicono e la spiaggia continua ancora per altrettanti.

Copia (3) di Orissa, Puri, 5 gennaio 2016. Aspetti della Golden Beach.

Orissa, Puri,  gennaio 2016. Aspetti della Golden Beach.

Decido di uscire ad esplorare il centro abitato: le bancarelle del mercato sono tutte chiuse nei cellofan e paiono impacchettate, ma apriranno alle 16.00, come ogni giorno. Questa parte di Puri è ancora più animata della zona Est dove sto: è fornita di negozi di ogni tipo, alberghi eleganti, ristoranti costosi. In una via interna molto frequentata c’è il posto delle cremazioni con le salme sui furgoni in attesa del loro turno. Casualmente passo vicino all’auto dove sta il cadavere di una donna anziana con il volto scoperto. Le pire stanno bruciando qui, in pieno centro, tra tutte le strutture turistiche in piena attività e i villeggianti che vi passeggiano accanto, indifferenti.

Orissa, Puri. Traffico sulla Chakra Tirtha Rd.

Orissa, Puri. Traffico sulla Chakra Tirtha Rd.

24 dicembre 2015

Mi sono svegliata presto come tutti i giorni, ma oggi piove e rimango in hotel a sistemare le foto e il diario. Ora ha appena smesso di piovere e vado a visitare la chiesa qui accanto, nel Villaggio dei pescatori, quella che gli abitanti chiamano: Local Church, ma all’esterno c’è la scritta: Christ Church . E’ una costruzione recente, molto grande e disposta su tre piani. La chiesa vera e propria con i banchi e gli inginocchiatoi sta nel piano di mezzo. Sulla porta d’entrata ci sono alcuni infradito lasciati dai ragazzi che stanno provando degli strumenti, forse in vista delle celebrazioni di questa sera e di domani. Un ragazzo mi fa segno che devo togliermi le scarpe prima di salire di sopra. L’interno, nonostante la sfarzosa illuminazione serale dell’edificio, si presenta molto parco e senza alcun riferimento al Natale.

Orissa, Puri, 25 dicembre 2015. Uno scorcio notturno del villaggio dei pescatori con la chiesa Battista sullo sfondo.

Orissa, Puri, 25 dicembre 2015. Uno scorcio notturno del villaggio dei pescatori con la Chiesa Battista sullo sfondo.

E’già sera e torno in spiaggia a guardare il mare come fanno gli indiani. Ci sono sempre dei nuovi arrivi in questi giorni e quasi tutti, uomini e donne si coprono il capo con sciarpe, cuffie, scialli mentre la maggior parte di loro cammina scalza. Appena entro in spiaggia mi si avvicina un numeroso gruppo di famiglie che proviene dal Chhatisgarh: tutti vogliono farsi fotografare insieme a me. Mi dicono che sono appena arrivati a Puri viaggiando per un tratto in treno e per una parte del viaggio in pullman. Rimarranno qui 4 giorni sia per visitare il Jagannath Temple sia per godersi la spiaggia e il mare.

Puri, 11 gennaio 16. tramonto.

Orissa, Puri. Tramonto sul Golfo del Bengala.

25 dicembre 2015

E’ Natale e torno alla chiesa del Villaggio dei pescatori. Ora ci sono degli addobbi sulla ringhiera che separa l’altare dai banchi e dei palloncini bianchi, azzurri e rossi. Sotto l’altare c’è anche un piccolo albero di Natale. Sono le 10.00 del mattino e ci sono alcune persone sedute tra i banchi, ma la cerimonia natalizia sarà alle 12.00. Tra i fedeli c’è uno spagnolo delle isole Canarie che avevo già incontrato qualche giorno fa: mi si avvicina e mi chiede di accompagnarlo al ristorante per la colazione. Mi racconta che ha 49 anni, è ingegnere informatico ed ha lasciato il lavoro per prendersi un periodo di riflessione. Ha un figlio di 22 anni che non vede e non sente da molti anni in quanto vive con la ex moglie. Lui si è risposato e la moglie sta aspettando il suo ritorno previsto per febbraio. Alle 12.00 torno alla chiesa: è affollata.

Orissa, Puri, Villaggio dei pescatori. Natale nella chiesa Battista.

Orissa, Puri, Villaggio dei pescatori. Natale nella Chiesa Battista.

Gli uomini sono seduti a destra e le donne a sinistra, mentre i bambini e le bambine stanno accovacciati davanti, sul pavimento, dalle rispettive parti. Sotto l’altare c’è un ragazzo che canta canzoni moderne e a lato ci sono alcuni musicisti che suonano. Alla fine dell’esibizione, prima gli uomini e poi le donne sfilano verso la cassetta delle offerte per deporre del denaro e poi tornare in ordine al loro posto. Dopo questo momento si alzano ed escono: prima le donne e poi gli uomini. All’uscita, dei giovani regalano anche a me un pacchetto di pasta dolce.

Orissa, Puri, Villaggio dei pescatori.Fila di fedeli che vanno a depositare le offerte alla fine della funzione natalizia.

Orissa, Puri, Villaggio dei pescatori. Fila di fedeli che vanno a depositare le offerte alla fine della funzione natalizia.

Nel pomeriggio scopro che c’è un’altra chiesa, molto più piccola e poco distante dall’altra: è una Chiesa di Cristo Pentecoste, costruita nel 1965. Mi si avvicina il pastore e poi anche sua moglie. Il pastore mi racconta che suo figlio vive a Calcutta ed è padre di due ragazzi. Mentre parliamo si avvicinano dei bambini: sono vestiti a festa, tutti puliti e ben curati. Le scuole in questo periodo sono chiuse per le vacanze di Natale e riapriranno il 4 gennaio. Secondo il pastore, qui a Puri, tutti i bambini vanno alla scuola statale. La chiesa cattolica, mi informa il sacerdote, sta a 3 km da qui.

Orissa, Puri. La spiaggia Est di sera.

Orissa, Puri. La spiaggia Est di sera.

Ormai è sera e vado soltanto a fare un giro sulla spiaggia a guardare il mare con gli indiani. Mentre me ne sto seduta su una barca ormeggiata lì, mi si avvicina un ragazzo: ha 24 anni, non è mai andato a scuola, vende collane come secondo lavoro, ma di mestiere fa il pescatore e vive nel villaggio assieme ai genitori.

Orissa, Puri. Incontro sulla ChakraTirtha Road.

Orissa, Puri. Incontro sulla Chakra Tirtha Road.

26 dicembre

Esco presto dall’hotel e m’incammino verso la Catholic Church. E’ sabato e lungo la Chakrathirta Road c’è un gran traffico di corriere e tuc-tuc che portano i turisti agli hotel. Dalle portiere aperte delle corriere si possono scorgere grosse sporte, valigie, sacchi di plastica e anche delle ben fornite batterie di pentole. Dopo un po’che cammino, qualcuno mi indica una chiesa, ma non è quella cattolica. Questa è l’Assembly of God Church, gestita da persone americane, mi informano all’ingresso. Più avanti si ferma una bicicletta con un indiano di 47 anni. Mi racconta che è fidanzato con un’impiegata postale di Rovereto, ma fino a che non si sposa non può ottenere il visto per l’Italia per un lungo periodo.

Orissa, Puri. Il presepio allestito all'esterno della Chiesa Cattolica.

Orissa, Puri. Il presepio allestito all’esterno della Chiesa Cattolica.

Mi accompagna fino alla ormai vicina Catholic Church e poi si allontana sulla sua bicicletta. La chiesa è nuova, pulita e con delle preziose porte in bronzo con delle sculture in rilievo. Ora l’interno è chiuso, ma è aperto durante la messa della mattina e la benedizione del venerdì pomeriggio. Anche il portone è chiuso, ma al cortile si accede attraverso un portoncino semi aperto. Nel cortile ci sono soltanto alcune studentesse con un cartellino appeso al collo e una signora con due bambini che stanno guardando il presepio allestito lì fuori.

Orissa, Puri. Pellegrinaggi.

Orissa, Puri. Pellegrinaggi.

Subito dopo la chiesa trovo, quasi per caso, l’animata Temple Road, la via che porta all’antico Jagannath Temple. Ripercorro la strada già attraversata qualche giorno fa e guardo con calma i negozietti, la gente che arriva trafelata sui risciò o a piedi, i venditori di flauti che suonano allegri, il via vai di biciclette, motociclette e vespe che vanno avanti e indietro in continuazione.

Puri, Jagannath Temple. Controlli all'ingresso.

Puri, Jagannath Temple. Controlli all’ingresso.

Giro intorno al tempio per osservare tutto l’insieme composto dalle 4 entrate dove i pellegrini indù vengono accuratamente perquisiti; mi fermo su una via laterale dove c’è un vivace mercato di frutta e verdura. Sulla strada del ritorno m’incuriosisce un edificio affollato: è la Corte di Giustizia, mi informano. In un corridoio semi buio ci sono degli avvocati che prendono appunti dalle persone che li consultano. Più avanti, sulla Chakratirtha Road, c’è un palazzo in costruzione dove dei muratori, uomini e donne stanno completando il muretto di cinta.

Orissa, Puri. Muratori.

Orissa, Puri. Muratori.

Proseguo fino al mercato per acquistare la frutta dall’anziana donna di una etnia che usa portare i seni nudi, coperti soltanto dallo scialle. Ci sono molte più pescivendole del solito questa sera: stanno lì sedute con i loro figli in braccio. Tornando verso l’hotel lungo le stradine interne incontro le famiglie sedute sugli usci delle loro case. Chiacchierano, discutono ad alta voce prima di cena. Anche in hotel le camere si sono riempite di famiglie rumorose. Poi, tutto ad un tratto cala il silenzio della notte.

Tramontoo

Orissa, Puri. Tramonto.

27 dicembre 2015

Giornata dedicata interamente alla visita al Tempio del Sole di Konark. Vado a piedi fino alla stazione degli autobus e prendo la corriera per Konark che dista 36 Km da Puri. Il paesaggio rimane per lunghi tratti coperto da una moltitudine di grandi ginepri, da altri alberi dalle foglie simili alle acacie e da altri ancoara che paiono dei noci. A momenti compaiono i fiumi con accanto i campi appena arati e delle piccole risaie ora incolte; poco più in là altri appezzamenti di terreno con le piantine di piselli e di patate già cresciute.

Orissa, Konark.Interno del complesso del Sun Temple, XIII secolo.

Orissa, Konark. Interno del complesso del Sun Temple, XIII secolo.

In aperta campagna si vedono anche qua delle mandrie di mucche e bufali pascolare; alcune attraversano con calma la strada trafficata spostandosi con fatica soltanto dopo insistenti suoni di clacson. Ai bordi della strada si formano lunghe file di pullman, fuoristrada e auto parcheggiate sui bordi. Tra gli alberi dei boschi, tra le immondizie sparse tutto intorno, si possono scorgere gruppi di famiglie sedute in cerchio che consumano il loro pranzo. Il mare, rimasto per tutto il percorso nascosto dagli alberi ora compare diviso da una lingua di terra che se ne va poco più su. La spiaggia è sabbiosa ed è lunghissima. Dal pullman si riescono a vedere delle piccole e velocissime imbarcazioni a motore che portano i turisti al largo. Konark è tutto qui: la splendida spiaggia e le poche costruzioni venute su di fretta sul piazzale del grande parcheggio e il magnifico Tempio del Sole poco più su.

Orissa, Konark. Sun Temple, XIII secolo

Orissa, Konark. Sun Temple, XIII secolo.

Scendo dal pullman alla fermata del tempio e mi aggrego ad un gruppo di indiani di Delhi che mi sta accanto in modo amicale. Penso tra me e me: “sono i miei angeli custodi!”. Sono 8, di diverse età, tra i 21 anni e i 60, tutti uomini e dipendenti delle Ferrovie dello Stato. Si sono presi una breve vacanza e torneranno nelle rispettive famiglie fra 3 giorni: il 30 dicembre. Dormono su un treno alla Stazione ferroviaria di Puri e anche cucinano lì per conto proprio. Il Tempio del Sole, conosciuto anche con il nome di Pagoda Nera per il contrasto con il bianco Jagannath Temple di Puri, ha la forma di un mastodontico carro trainato da 7 cavalli e fornito di 24 gigantesche ruote. Il carro trasporta il Re Sole ed è rappresentato in tre momenti della giornata: l’alba, mezzogiorno, il tramonto.

Orissa, Konark. Sun Temple, XIII secolo.

Orissa, Konark. Sun Temple, XIII secolo.

Costruito in 12 anni durante il regno del Re Narasimhadeva nel XIII secolo il Tempio del Sole con le sue figure di dei, animali, fiori e danzatrici finemente incavate nella pietra e con le sue immense sculture rappresenta una testimonianza dell’architettura religiosa dell’Orissa ed è stato inserito tra i monumenti tutelati dall’UNESCO.

Orissa, Konark. Il Tempio del Sole, sec. XIII.

Orissa, Konark. Il Tempio del Sole, sec. XIII.

La zona antistante il tempio è animata da una moltitudine di negozi e bancarelle che vendono cibi e souvenir. Gli indiani del mio gruppo si fermano ad ammirare le miniature del tempio, i cappellini da portare alle figlie, le collane di corallo e perle dei venditori ambulanti da regalare alle mogli. Si fermano insieme a me a dissetarsi con il latte di cocco bevuto direttamente dal frutto con una cannuccia. Comprano, poi, dell’uva passita e degli anacardi, i kaju, della frutta secca a forma di fagiolo che viene raccolta nella foresta. Questi kajo sembrano essere preziosissimi: li tengono chiusi in grossi sacchi di plastica suddivisi in diverse qualità e svariati prezzi. I negozianti li vendono a peso, ma distribuiscono qualche piccolo assaggio ai potenziali clienti: alla fine ne acquisto mezzo kilo anch’io.

Orissa, Konark. I leoni della porta Est del Sun Temple. Stanno sopra dei giganteschi elefanti.

Orissa, Konark. I leoni della porta Est del Sun Temple. Stanno sopra dei giganteschi elefanti.

28 dicembre 2015

Già alle 5 di mattina tra il canto delle cornacchie fuori e il cinguettio degli uccellini nella stanza mi sveglio. Sento anche le voci della famiglia che sta nella camera accanto e si è già alzata di buon mattino. La giornata la trascorro leggendo sulla spiaggia e chiacchierando con le persone e i ragazzini che mi si avvicinano. Verso sera incontro casualmente sulla spiaggia Babur che mi fornisce dei preziosi consigli su come raggiungere in treno i luoghi dove stanno le popolazioni tribali. Lui se ne va e mi si avvicinano dei ragazzi e delle ragazze sugli 11-13 anni. Sono i figli di tre famiglie di parenti giunti qui per una vacanza di 4 giorni complessivi.

Puri, 30 dicembre 2015. Mattino in spiaggia.

Puri, fine dicembre 2015. Mattino in spiaggia.

Arrivano dallo Stato dello Jarkhand e domani mattina, dopo aver ammirato il levar del sole andranno a Konark e poi torneranno a casa in treno. A far parte del gruppo ci raggiungono le madri e le zie: alcune di loro sono insegnanti e parlano l’inglese. Contrariamente a quel che avviene in alcuni Stati dell’India, nello Jarkhand, la lingua indi è riconosciuta come lingua nazionale e solo come seconda lingua i ragazzi studiano l’inglese.

Orissa, Puri. 28 dicembre 2015. La spiaggia Est.

Orissa, Puri. 28 dicembre 2015. La spiaggia Est.

29 dicembre 2015

Questa mattina ho deciso di andare, in autobus, alla laguna del Chilinka Lake. Mi fermo dapprima nella cittadina di Brahmagiri e attraverso la strada principale ricca di negozi e bancarelle di ogni tipo. Mi accorgo che il lago, o meglio, la laguna è ancora distante e, aiutata da un gruppo di indiani, riprendo l’autobus e arrivo a Sataparha. il luogo.

Orissa, Satanarha. Lungo la laguna del Chilika Lake.

Orissa, Satanarha. Lungo la laguna del Chilika Lake.

Il percorso in questo tratto presenta un paesaggio ricco di piccoli laghi, di stagni, di corsi d’acqua, di risaie con le varie gradazioni di verde e quasi sempre sommerse dall’acqua. Bufali e mucche pascolano in alcune zone erbose e alcuni animali stanno immersi nell’acqua, in mezzo a dei grossi fiori bianchi, attorniati da uccelli marini bianchi, grigi e marroni. In alcuni campi il riso è già stato raccolto e la paglia sta sistemata in piccoli cumuli agli angoli dei rettangoli giallognoli. L’autobus è affollato di uomini con delle pesanti sporte di plastica rigida: indossano quasi tutti una sciarpa avvolta intorno alla testa e camminano a piedi scalzi. Anche i bambini portano la cuffia in testa nonostante non faccia freddo.

Odissa, Satanarha. Chilika Lake.

Odissa, Satanarha. Chilika Lake.

Molte donne, forse dell’etnia Desia (come mi dirà più tardi il mio amico Barur), portano il sari senza camicetta e lasciano il petto coperto soltanto dal lembo di scialle che indossano coprendo una sola spalla e avvolgendolo poi intorno al giro vita. Salgono gruppi di ragazzi in divisa: camicia rosa e pantaloni neri. Sono gli studenti dei college che, contrariamente alla scuola primaria, non godono del periodo delle vacanze natalizie. Guardo dal finestrino e lungo i terrapieni della laguna vedo una fila di pali della corrente elettrica in cemento squadrato, anche qui piegati in tutte le direzioni. In due laghetti ci sono dei gradini che portano fino all’acqua e degli uomini si stanno insaponando e si gettano l’acqua addosso con un recipiente. Lì, accanto delle donne stanno lavando i panni strofinandoli sui gradini. Su dei pali consistenti, immersi nell’acqua, proprio appollaiati sulla cima, stanno immobili degli uccelli solitari.

Odissa, Sanaparha. 29 dicembre 2015 al Chilika Lake, primo pomeriggio.

Odissa, Sanaparha. 29 dicembre 2015 al Chilika Lake, primo pomeriggio.

Sulle stradine che fiancheggiano la laguna si stagliano i profili di capanne con il tetto coperto da teli di plastica azzurra. Alcune biciclette parcheggiate qua e là sui terrapieni, vedendole dal basso paiono sospese nel vuoto; più indietro stanno arrivando delle donne che camminano con i pentoloni sul capo e degli uomini che si spostano in moto e più giù, lentamente, dei bovini che camminano e pascolano. Lungo la strada asfaltata ci sono dei gruppi di bambini che giocano a rincorrersi: le scuole per loro rimarranno chiuse fino al 4 gennaio.

Odissa, satanarha. Lungo la laguna del Chilika Lake.

Odissa, Sanaparha. 29 dicembre 2015 al Chilika Lake, primo pomeriggio.

In questa zona non ho visto dei bambini lavorare; soltanto sulla spiaggia a volte gironzolano dei ragazzini con delle grosse conchiglie raccolte in sacchi di rete, ma sembra più un lavoretto extra scolastico che un reale estremo bisogno. La strada vicino a Sataparha a tratti è fiancheggiata da distese di chicchi di grano disposto su dei teli azzurri e lasciato lì per un po’ad asciugare. E’ quasi mezzogiorno: la strada verso il lago Chilika è molto trafficata a quest’ora. Risciò, fuoristrada e pullman privati corrono veloci verso il porticciolo: portano i turisti là dove partono le imbarcazioni per andare a vedere i delfini o arrivare fino all’isoletta con il tempio e fare lì il pic-nik. Il costo del traghetto è alto, ma i turisti indiani della classe media trascorrono pochi giorni di vacanza qui, e non paiono badare a spese.

Odissa, Satanarha. Pescatori nella laguna del Chilika Lake.

Odissa, Satanarha. Pescatori al Chilika Lake.

A Sataparha visito il Museo del Mare che si presenta molto curato e dettagliato nella denominazione delle infinite varietà di uccelli che gironzolano nella zona. Pranzo in un ristorantino lì accanto: scelgo il pesce più economico con un piatto di riso e accetto durante il pranzo il dhal che sembra offerto gratuitamente. Quando vado a pagare il conto mi accorgo che il prezzo del pesce è stato raddoppiato, il dhal è stato messo in conto e il cameriere che aveva preso l’ordinazione completamente scomparso.

Orissa, Sanapurha. Pescatori del Chilika Lake.

Odissa, Sanaparha. 29 dicembre 2015 al Chilika Lake.

Cammino un po’ sul lungo mare dove alcuni pescatori stanno aggiustando le reti, altri le stanno battendo per liberarle dal fango essiccato, altri ancora stanno preparando i pali che servono a sostenere le reti in acqua. Se ne vedono molti di questi pali nella laguna, a volte disposti in gruppi isolati, altre allineati in lunghe file a seconda della tecnica adottata dai pescatori per catturare i pesci.

Orissa, Laguna del Chilika Lake di Satanarha.

Odissa, Satanarha. Chilika Lake.

30 dicembre 2015: relax.

Trascorro qualche ora della mattinata in spiaggia a leggere seduta su una barca con l’ombrello per la pioggia utilizzato per ripararmi dal sole. La spiaggia è affollata sempre più in questi giorni. L’indiano che vende cjai di fronte al Taj Hotel mi dice che il boom dei turisti sarà fino al 5 gennaio con la punta massima dal 30 dicembre al 1° gennaio. Ritorno a leggere sulla spiaggia anche dopo l’ora del tramonto: è già arrivata la notte e non me ne sono accorta! Tornando all’hotel incrocio il ragazzo di 15 anni al quale ieri avevo chiesto un’indicazione. E’ venuto a cercarmi: ha un gran bisogno di parlare e non sono certa che racconti solo delle verità. Dice di essere uno studente del college, di aver viaggiato con la famiglia in Sud Africa, a Londra e negli Usa e che suo padre è un uomo d’affari nel campo dell’informatica. In questi 3 giorni di vacanza non è andato in famiglia a Bhubneswar e alla fine mi ha chiesto se potevo dargli del denaro.

Orissa, Puri. Gli auguri scritti e disegnati davanti alle porte delle case.

Orissa, Puri. Gli auguri sugli ingressi delle abitazioni.

31 dicembre 2015.

Ripasso per la chiesa del Villaggio dei pescatori: oggi c’è il prete, un ragazzo vestito in modo sportivo che mi dice che questa è una chiesa cristiana indipendente. Mi informa sugli orari della festa di capodanno e sul rito del battesimo per le persone al di sopra dei 20 anni che si svolgerà domani alle 8.00 di mattina.

Puri. Casetta coloniale.

Puri, casetta coloniale.

Proseguo camminando nella parte del Villaggio dei pescatori che vedo dalla terrazza del mio hotel. Sono da poco passate le 8.00 del mattino e la gente è tutta in attività: le donne trasportano l’acqua nei recipienti bombati, camminano per le stradine con dei catini di alluminio pieni di pesce sulla testa, mentre alcune vanno ai negozietti a comprare il cibo già pronto per la colazione che viene messo in piccoli sacchetti di plastica. Puri, Villaggio dei pescatori, 19 gennaio 2016. Venditori, verso sera.

Puri, gennaio 2016, verso sera. Venditori di terrecotte e scopini al Villaggio dei pescatori.

C’è una donna che si sta lavando alla fontana: fa parte anche lei del gruppo etnico che si copre il dorso soltanto con un piccolo scialle indossato trasversalmente. Un gruppo di bambini sta attaccando le figurine in un album, delle bambine mi inseguono per chiedermi dei soldi. Appena dopo le capanne, all’inizio della spiaggia anche qui ci sono i pescatori impegnati ad aggiustare le reti. Accanto a loro sono ormeggiate numerose barche.

Puri, Villaggio dei pescatori,sera del 7 gennaio 2016. Negozio.

Puri, Villaggio dei pescatori, sera, gennaio 2016. Negozio.

Verso il mare, sulla spiaggia di fronte al villaggio, c’è una miriade di bisogni fisiologici ed è difficile camminare senza calpestarli. Lì, poco più giù, verso Sud, inizia la lunga spiaggia pulita dove mi siedo a leggere, alzando solo a momenti gli occhi per osservare i cambiamenti che continuamente avvengono.

Orissa, Puri, 4 gennaio 2016. La spiaggia Subham.

 Orissa, Puri, gennaio 2016. La spiaggia Subham.

1 gennaio 2016

La musica insieme alle voci allegre del Villaggio dei pescatori è arrivata alla mia stanza fino alle prime ore del mattino. I festeggiamenti del “party della foresta” al quale molti villeggianti hanno partecipato, andavano invece dal tramonto del giorno prima al sorgere del sole dell’anno nuovo.

Orissa, Puri, 1° gennaio 2016. Battesimo alla Christ Church del Villaggio dei pescatori.

Orissa, Puri, 1 gennaio 2016. Battesimo alla Christ Church del Villaggio dei pescatori.

Alla Christ Church, questa mattina, c’è il battesimo di uomini e donne sopra i 20 anni. Dopo aver riempito d’acqua una vasca costruita appositamente, un anziano sacerdote vi entra vestito. L’acqua gli arriva fino al giro vita. Cristiani, ad uno ad uno, prima gli uomini e poi le donne, tutti in età matura, entrano nella vasca, prima scendendo dai gradini e poi camminando verso il sacerdote. Questi, congiunge le mani del battezzato pronunciando una preghiera e, alla fine, accompagna tutto il corpo della persona per immergerlo in acqua fino alla testa. Ogni battesimo termina con l’uscita dalla vasca di ognuno e con i parenti che coprono loro il capo con un telo asciutto. Lì accanto, sulla strada sterrata, è stata allestita la cucina composta da: fornelli, enormi pentoloni fumanti, grandi sacchi di riso, verdure e grosse quantità di carne pronta per cuocere.

Orissa, Konark. Turisti alla Chandrabhaga Beach.

Orissa, Konark. Turisti alla Chandrabhaga Beach.

Terminata la cerimonia del battesimo mi incammino verso la stazione degli autobus per tornare a Konark ad ammirare la spiaggia Chandrabhaga. Attraversando Puri, bambini e adulti mi fanno gli auguri di buon anno stringendomi la mano. Sui pavimenti, davanti alle porte delle case, sia nel Villaggio dei pescatori sia della cittadina, ci sono i disegni e le scritte degli auguri. Poco prima della stazione di Puri mi imbatto in un’esibizione di fedeli della religione Hare Crishna.

Orissa, Puri. Esibizione di Hare Crishna nei pressi della Stazione ferroviaria.

Orissa, Puri. Esibizione di Hare Crishna nei pressi della Stazione ferroviaria.

Hanno montato un motore collegato ad un generatore di corrente su una bicicletta per alimentare il microfono e l’amplificatore. Intorno all’immagine di un guru trasportata a spalla su una portantina si muovono le danze e i canti di molti seguaci indiani e di alcuni occidentali. Due ragazze russe, ospiti qui a Puri nell’Hare Crishna Ashram mi si avvicinano sorridenti: una di loro si toglie la collana di fiori gialli e me la mette al collo coinvolgendomi nella danza. Arrivo a Konark. La Chandrabhaga Beach è affollata di gruppi familiari che portano con loro le borse da viaggio: paiono arrivati lì soltanto per trascorrere una giornata al mare e far ritorno a sera al loro paese. Forse hanno alloggiato l’altra notte nei pochi alberghi che stanno lungo la strada che collega Konark con Puri, ma molti arrivano qui in giornata, soltanto per visitare il Tempio del Sole che sta più su e poi trascorrere qualche ora sulla spiaggia. La strada che fiancheggia il mare è piena anche oggi, come l’altro giorno, di auto parcheggiate: molti turisti stanno facendo il pick-nik sotto gli alberi delle splendide pinete o sulla spiaggia.

Orissa, Konark. Chandrabhaga Beach nel pomeriggio del primo giorno dell'anno.

Orissa, Konark. Chandrabhaga Beach nel pomeriggio del primo giorno dell’anno.

Nel sopralzo cementato, sopra la gradinata che sale e poi scende sulla spiaggia, accanto alle baracche dei souvenir, ci sono un’infinità di motociclette parcheggiate. Sono state lasciate lì dai giovani, arrivati qui sulla spiaggia dalle cittadine vicine, con casco in testa, pantaloni jeans e giubbotto pesante. Stanno lungo la spiaggia a guardare il mare e a scattare foto con il cellulare, raggruppati, in piedi, alcuni a dorso nudo altri in camicia o con il giaccone ancora addosso. Molti mi chiedono di farsi fotografare insieme a me: non mi chiedono nient’altro, ringraziano e se ne vanno. Pochi qui fanno il bagno: donne, uomini e bambini a volte si immergono soltanto con le gambe, al massimo fino ai fianchi, vestiti. Le donne stanno ben avvolte dalla testa ai piedi nei loro sari: hanno freddo, ma per me il clima è completamente estivo.

Puri, tardo pomeriggio del 2 gennaio 2016.

Puri, tardo pomeriggio del 2 gennaio 2016.

Torno a Puri. E’ già sera e vado a camminare sulla spiaggia. Mi siedo vicino al mare, a leggere: sono quasi alla fine de “La montagna incantata” di Thomas Mann e m’incuriosiscono sempre più le scelte di Hans Castorp, il protagonista. E’ tardi, ma ci sono ancora molti turisti sulla spiaggia: stanno seduti, in silenzio, mentre le onde arrivano rumorose sempre più vicino. Le sagome dei cammelli, del carrettino dei gelati, delle tea-stall, dei ristorantini e dei turisti incantati a guardare il mare si delineano tra la spiaggia e il vuoto come in una favola. Guardo su nel cielo e sopra il Villaggio dei pescatori individuo il Carro dell’Orsa Maggiore e ne rimango estasiata.

Puri, 25 gennaio 2016. L'ora del tramonto.

Orissa, Puri, gennaio 2016. Tramonto sul Golfo del Bengala.

2 gennaio 2016

Anche oggi lettura in spiaggia con qualche interruzione di turisti che mi chiedono di farsi fotografare insieme a me come frequentemente accade. Nel primo pomeriggio trascorro qualche tempo in hotel seduta in terrazza a leggere ancora. Anche l’anziano tedesco che abita di fronte alla mia stanza si siede fuori a leggere al suono di bellissime canzoni degli anni ’60. L’altro giorno mi ha invitata a partecipare ad una lezione di judo nel Club dove insegna.

Puri, Subham Beach. Insieme a dei turisti di Anmadabad, Gujarat, arrivati qui per 2 giorni.

Puri, Subham Beach. Insieme a dei turisti di Anmadabad, Gujarat, arrivati qui per 2 giorni.

3 gennaio 2016

Mattinata in spiaggia a leggere. Nel pomeriggio mi sono incamminata per il Centro di Judo che sta a mezz’ora di cammino dall’hotel. Lungo la strada si è fermato il tuc-tuc con il maestro tedesco, un ragazzo russo e due ragazzini indiani e mi hanno dato un passaggio. Quando Thomas, il maestro, ha pagato il tuc-tuc, gli ho dato la mia parte e, incredibile, lui l’ha accettata. Ho partecipato anch’io ad una parte di esercizi, a quelli più soft. Poi, le cose si son fatte più specifiche con le acrobatiche esibizioni di questo anziano signore che, in costume bianco e ampie brache nere, si tuffa sui materassi facendo rotolare sopra il suo corpo un po’ ingobbito, rizzandosi con rapidità in piedi e ripetendo più volte, in continuità, l’esercizio. Dopo un po’ saluto con un gesto il gruppetto e ritorno verso l’hotel. Per fortuna, nella zona del Wi-Fi trovo un messaggio di Alina, la ragazza kazaka di Simone, che, pur stando in città diverse, ha notizie rassicuranti su di lui. Lì, incontro un ragazzo del Kerala e una ragazza polacca di Crakovia che mi chiedono dove possono trovare un alloggio economico: diventiamo amici e ora stanno qui, nel mio stesso hotel.

Puri, 2 gennaio 2016.

Puri, 2 gennaio 2016.

4 gennaio 2016

Finalmente una mail di Simone con due parole rassicuranti. La mattinata la trascorro in spiaggia, a leggere. Mi si avvicinano dei ragazzi diciottenni di Kalcutta. Sono molto colti e educati. Stanno tutti studiando la lingua Bengali. Anche loro vogliono scattare delle foto assieme a me, poi, mi lasciano per andare a fare il bagno, completamente vestiti come tutti gli altri. Anche verso sera quando mi siedo a bere il tè nella capanna sulla spiaggia, mi si avvicinano delle famiglie molto cordiali. I ragazzi di 11, 14 e 15 anni parlano molto bene l’inglese. I due più grandi stanno studiando indi e sanscrito. Sono tutti della città di Ranchi nello Stato del Jharkahand e qui, a Puri, stanno trascorrendo una vacanza di 6 giorni. Hanno noleggiato un’auto con autista per due giorni e domani si recheranno a Konark a visitare il Tempio del Sole. Anche qui grandi reportage fotografici e video, naturalmente!

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Orissa, Puri, gennaio 2016. Turiste del Rajasthan nella Subhan beach.

5 gennaio 2016

Mattinata in spiaggia e pranzo con la coppia polacco-indiana che sta nel mio hotel. Pomeriggio nella Marina Beach ad osservare i numerosi turisti e gli altrettanto pullulanti venditori. Tutto qui è raddoppiato e triplicato rispetto alla spiaggia Shubam, accanto al mio hotel: c’è una miriade di cammelli, cavalli, venditori di cibi, zucchero filato, borse, collane e bracciali, palloncini. C’è perfino una giostra per bambini piccoli e un mercato di souvenir. Qui le donne delle diverse generazioni vestono eleganti sari di seta e le famiglie paiono appartenere ad un ceto superiore rispetto alla spiaggia accanto al mio hotel. Qui diversi turisti fanno il bagno, quasi tutti vestiti, mentre gli altri stanno seduti sulla spiaggia, a guardare il mare.

Orissa, Puri, 5 gennaio 2016. Acquisti alla Golden Beach.

Orissa, Puri, 5 gennaio 2016. Acquisti alla Golden Beach.

6 gennaio 2016

Mattinata tranquilla a leggere in spiaggia e a riposare in camera, in attesa dell’uscita con la coppia polacco-indiana, Maria Magdalena e Adeeb Muhammed, per andare a visitare il tempio Jagannath speranzosi di riuscire ad entrare. Maria mi ha vestita con il sari, mi son raccolta i capelli e ho fatto le prove con la sportina appesa al braccio per somigliare ad una donna indiana.

Orissa, puri, 9 gennaio 2016. Indossando il sari.

Orissa, Puri. In sari.

Abbiamo raggiunto il tempio camminando attraverso la spiaggia fino a Marina Beach e siamo quindi usciti sulla strada per l’ultimo tratto. Eravamo d’accordo che Adeeb avrebbe dichiarato che io ero la madre e Maria la moglie, ma non ci hanno lasciati entrare in quanto l’accesso è consentito solo agli induisti. Adeeb non aveva con sé i documenti intenzionalmente in quanto porta un nome chiaramente islamico.

Puri, 12 gennaio 2016. Pellegrini sulla Grand Roud accanto al Jagannath Temple.

Puri, gennaio 2016. Pellegrini sulla Grand Roud accanto al Jagannath Temple.

7 gennaio 2016

Con Maria e Adeeb ho trascorso parte della mattinata in spiaggia e poi ci siamo fermati a visitare l’enorme complesso Hari Crishna in fase di ampliamento. L’edificio comprende sia un tempio dove si svolgono le cerimonie dell’alba e del tramonto sia l’ashram dove alloggiano i pellegrini.

Odissa, Puri, 8 gennaio 2016. Lavori al tempio degli Hari Crishna.

Odissa, Puri, 8 gennaio 2016. Lavori al tempio degli Hari Crishna.

Nel pomeriggio ci siamo inoltrati per il lungo tratto della spiaggia che fiancheggia tutto il Villaggio dei pescatori. La spiaggia è ricolma di rifiuti di ogni tipo e funge inoltre da toilette per gli abitanti della zona. Si vedono bambini e giovani arrivare sulla spiaggia e soddisfare con disinvoltura i propri bisogni fisiologici. Un ragazzo si accorge che stiamo arrivando e si ricompone con velocità manifestando un certo pudore.

Copia (2) di Puri, 7 gennaio 2015. Attività sulla spiaggia del Villaggio dei pescatori.

Puri, 7 gennaio 2015. Attività sulla spiaggia del Villaggio dei pescatori.

Sul lungo mare sono ormeggiate migliaia di barche e alcune sono già al largo a pescare, ma molti pescatori sono ancora impegnati a preparare le reti e le barche per l’imminente uscita. Gruppi di donne e uomini stanno arrivando dalla foresta con dei lunghi pali sulle spalle. Credo siano i timoni delle barche da sostituire a quelli vecchi. Dei bambini si spingono e trastullano sulle onde sopra due grossi sacchi di rifiuti di plastica legati assieme.

Puri, Villaggio dei pescatori. La barca dei bambini, composta da due sacchi di rifiuti di plastica, legati insieme.

Puri, Villaggio dei pescatori. La barca dei bambini, composta da due sacchi di rifiuti di plastica, legati insieme.

Dopo qualche kilometro di cammino sulla spiaggia i rifiuti diminuiscono e donne, bambini e pescatori scompaiono. Al ritorno è già sera. Attraversiamo il villaggio animato da donne che cucinano all’aperto o stanno sedute a chiacchierare davanti alle porte delle loro case sempre aperte, bambini che corrono in bicicletta, uomini che discutono in strada davanti ai piccoli negozi con il banchetto affacciato direttamente sulla via.

Puri, Fisher Village, sera. I compiti di aritmetica alla fievole illuminazione di strada.

Puri, Fisher Village, sera. I compiti di aritmetica alla fievole illuminazione di strada.

Il Villaggio è molto esteso. Sotto un piccolo lampione una bambina sta disegnando la tavola pitagorica inserendovi le tabelline. Più avanti, appena fuori dalla zona pescatori, in una stanza illuminata, seduti per terra in cerchio, con un libro aperto, ci sono alcuni bambini, forse una decina e una donna sta leggendo loro un brano in Odia, la lingua dell’Orissa.

Orissa, Puri, Fisher Village, 8 gennaio 2016. Pomeriggio in una classe di bambini piccoli.

Orissa, Puri, Fisher Village, 8 gennaio 2016. Pomeriggio in una classe di bambini piccoli.

8 gennaio 2016

Mattinata in spiaggia a leggere ancora “La montagna incantata”. Sono quasi alla fine e sempre più incuriosita dai ragionamenti di Hans Castorp.

Orissa, Puri, 8 gennaio 2016. Concertino sotto i portici del Sayar Saikate Hotel.

Orissa, Puri, 8 gennaio 2016. Concertino sotto i portici del Sayar Saikate Hotel.

Il pomeriggio lo trascorro, in parte, sotto i portici dell’hotel ad ascoltare Bernardo Rozbroj, un artista sessantaseienne di origine ceco-germanica che suona della musica tradizionale indiana con un antico strumento a corde denominato sarangì. E’ accompagnato dai tabla, dei particolari tamburi molto elaborati, suonati da un ragazzo indiano emigrato negli USA.

Puri, 8 gennaio 2016. Il musicista Bernardo Rozbroj.

Puri, 8 gennaio 2016. Il musicista Bernardo Rozbroj.

Bernardo è molto conosciuto qui a Puri in particolare per il concerto che ha tenuto dopo l’attentato terroristico di Mombay.

Puri, Fisher village, 7 gennaio 2016. Sera.

Puri, Fisher village, gennaio 2016. Sera.

Prima dell’ora del tramonto, insieme a Maria, Adeeb e a un italiano di Cremona, Giuseppe Angelo, detto Beppe, ci inoltriamo nel Villaggio dei pescatori. Beppe, pur essendo stato più volte a Puri, non si è mai arrischiato ad entrare nel villaggio e nutre un certo timore. Ci fermiamo davanti ad una scuola per bambini dai 3 ai 10 anni . La porta che dà sulla strada è aperta e la piccola aula è piena di bambini di 3-4 anni seduti sul pavimento che stanno disegnando su una lavagnetta. L’insegnante non parla inglese, ma ci concede di scattare delle foto.

Orissa, Puri, 21 gennaio 2016, Villaggio dei Pescatori. Bambine giocano a campana.

Orissa, Puri, gennaio 2016, Villaggio dei Pescatori. Bambine giocano a campana.

Lascio il villaggio insieme a Beppe che ha un appuntamento con il suo compagno di camera e con l’indiano di Agra che vive a Radapunta, entrambi seguaci di Hari Crishna. L’indiano di Agra è in pensione: ha la moglie e due figli sposati che continuano la sua attività nella lavorazione dell’argento. Le due famiglie, la moglie e i 4 nipoti vivono insieme in una grande casa, mentre lui se ne sta a Radha Kunda, nello stato dell’Uttar Pradesh, accanto al grande tempio dell’Hari Crishna. Alla tea-stall della Subham Beach il pensionato di Agra ci offre il tè mentre Jay Crishna Das, il compaesano compagno di stanza del Beppe (il suo vero nome è Giovanni o Gianni) mi racconta che 20 anni fa (ora ha 48 anni) ha lasciato il lavoro alla Telecom e si è trasferito in India. Vive con i 350 euro mensili che ricava dall’affitto della sua casa di Cremona. Abita a Radha Kunda anche lui, un luogo sacro che dista 140 km da Delhi, 20 da Vrindavan e 25 da Mathura.

Puri, Subham Beach, 16 gennaio 2016. Foto di gruppo.

Puri, Subham Beach, gennaio 2016. Foto di gruppo.

Gianni mi racconta che a Radha Kunda, 500 anni fa, il profeta Ceitaina ha portato il mantra di Hari Crishna. Ha camminato 24 anni per raggiungere Maipur (Bengala) e 24 per arrivare fino a Radha Kunda (H.P.). Beppe, invece, mi dice che lavora soltanto 6 mesi all’anno in Svizzera, in un’azienda agricola biologica che coltiva lamponi e mirtilli, ma si occupa anche di lavori artigianali legati all’edilizia. Il periodo invernale lo trascorre in India, la maggior parte nell’ashram shivaista del Prakash Puri Baba di Gurugaun, a 60 km da Delhi, verso Sud-Ovest. Il suo guru, chiamato anche Super Baba, sta chiuso in una gabbia d’acciaio per evitare di essere toccato ed è a disposizione delle persone che hanno bisogno dei suoi consigli. In questo ashram ci stanno soltanto uomini per evitare il crearsi di rapporti sentimentali. Per le donne -mi racconta- c’è il Kalimandir e a Vrindavan ora c’è una donna guru. Torniamo al nostro Sayar Saikate Hotel: i portici sono animati da un gruppo di musulmani che stanno cucinando del montone con una pentola a pressione. Provengono da Delhi e alcuni sono qui per lavorare con i cammelli e altri per vendere scialli e tappeti al mercato di Marina Beach. Abitano in 4 nella camera che hanno affittato già da tempo e cucinano sempre per conto loro. Mentre Maria, Adeeb e io stiamo salutando i musulmani per andare a cena arriva Bernardo, il musicista-pittore e si aggrega a noi.

Puri, mattinata del 17 gennaio 2016.

Orissa, Puri. Una mattinata di gennaio 2016.

9 gennaio 2016

Maria e Adeeb sono partiti per Delhi e trascorro la mattinata e parte del pomeriggio a leggere sulla spiaggia. A tratti parlo con dei docenti di matematica di un college privato di Calcutta che sono qui a Puri per 10 giorni e stanno concludendo un master in legge. Passeggiando tra le vie incontro Beppe, Gianni e il pensionato Hari Crishna di Agra: verso sera mi offrono un caffelatte sulla spiaggia. Già in mattinata Bernardo mi aveva mostrato il ritratto che aveva disegnato durante la notte insonne. Assomiglio molto alla strega di Biancaneve! Dopo cena, rientrando in hotel mi mostra ancora il terribile ritratto, ma anche un album con le fotografie dei concerti da lui tenuti, dei dipinti da lui realizzati, degli articoli scritti su di lui in diverse parti del mondo. Tra le foto dei suoi dipinti che tiene nel tablet fuoriescono delle immagini porno; gli chiedo la motivazione e mi risponde che è per lui è normale essendo un uomo senza moglie. Mi racconta che è stato sposato due volte: con un’americana dalla quale ha avuto una figlia che ora ha 28 anni e con una giapponese di 25 anni più giovane di lui. Bernardo attualmente vive a Monaco e tiene dei contatti solo via facebook con la figlia. Dallo Stato percepisce un assegno di 150 euro al mese che aumenterà fino a 900 quando non sarà più in grado di disegnare.

Puri, 11 gennaio 16.

Puri, gennaio 2016. Sul far della sera nella spiaggia Subhan.

10 gennaio

Camminata lungo la spiaggia con Beppe e Jay Crishna, al secolo Giovanni o Gianni, per andare a fare qualche compera nella zona del Jagannath Temple. Arriviamo là verso le 11.30 e tutta la zona è affollatissima di pellegrini che trasportano borse e valige sulla testa.

Orissa, Puri. Vista dalla Raghunandan Library, di fronte al tempio.

Orissa, Puri. Vista dalla Raghunandan Library, di fronte al tempio Jagannath.

Hanno trascorso la notte nel tempio e ora si stanno spostando verso la stazione delle corriere o dei treni per tornare a casa. Accanto all’hotel, nel tardo pomeriggio, vedo un gruppo di persone, quasi tutte donne, che stanno controllando dei bigliettini e versando dei soldi ad una ragazza. Un indiano mi spiega che è una forma di risparmio: versano 200 rupie al mese per 36 mesi e alla fine ritirano il denaro.

Orissa, Puri. Mercato alimentare accanto al Jagannath Temple.

Orissa, Puri. Mercato alimentare accanto al Jagannath Temple.

11 gennaio

Giornata trascorsa in spiaggia a leggere e a chiacchierare con Beppe, con un ragazzo cecoslovacco, con Gianni e con l’indiano di Agra: tutti, tranne Beppe, sono seguaci di Hari Crishna. Il ragazzo ceco mi mette al collo una collana di semi di Tulsi e mi regala una biografia di un guru. Secondo gli Hari Crishma la collana agisce in modo negativo sul tuo fisico nel momento in cui mangi carne o pesce.

Puri, 17 gennaio 2016. Una puja.

Puri, gennaio 2016. Celebrazione di una puja sulla Subhan beach..

A pranzo i giovani musulmani di Delhi che stanno nel mio hotel e cucinano per conto loro mi portano un gran piatto di riso con le verdure. A cena invece vado con il gruppo dell’Hari Crishna e Beppe. Dobbiamo scegliere un ristorante totalmente vegetariano dove cucinano il Masali Dosa, una specie di omlette ripieno di verdure, senza aglio e cipolla in quanto, secondo gli Hari Crishna, sono ortaggi che crescono in luna calante e quindi tolgono energia al corpo e allo spirito.

Puri, 17 gennaio 2016. Preghiera al mare.

Puri, gennaio 2016. Preghiera al mare.

12 gennaio 2016

Mattinata alla Grand Road, la via che si estende a fianco del tempio Jagannath. L’ho raggiunta camminando lungo la spiaggia con Beppe. C’era meno gente di domenica scorsa, ma si potevano incontrare i gruppi di pellegrini molto semplici, con le loro borse piene di vivande e coperte, appoggiate sull’asfalto e loro seduti per terra impegnati ad inzuppare, con le mani, il cjapati nelle salse.

Orissa, Puri, 13 gennaio 2016. Davanti all'ingresso del Jagannath Temple.

Orissa, Puri, 13 gennaio 2016. Davanti all’ingresso del Jagannath Temple.

Il pomeriggio lo trascorro sulla spiaggia accanto al mio hotel dove arrivavano gruppi di turisti indiani di una condizione sociale più elevata rispetto ai pellegrini incontrati accanto al tempio. Ci sono uomini vestiti con gli abiti tradizionali bianchi e il turbante in testa provenienti da Jaipur, nel Rajastan, donne con indosso eleganti sari di seta, studenti di ingegneria meccanica e informatica giunti dal Chhattisgar: tutti arrivano sulla spiaggia tanto desiderosi di vedere il mare quanto di scattare le loro foto ricordo. Alla vista di Beppe e mia seduti alla tea-stall, tutti si avvicinano a noi per salutarci porgendoci la mano e chiedendoci di posare insieme a loro per le foto di gruppo.

Orissa, Puri, 21 gennaio. Il bagno dei turisti in una giornata senza sole.

Orissa, Puri,  gennaio 2016. Il bagno dei turisti in una giornata senza sole.

13 gennaio 2016

Nella mattinata con i due seguaci di Hari Crishna e Beppe siamo ritornati nella zona della Grand Road per visitare due templi dedicati a Haridasakur, un seguace di Crishna vissuto 500 anni fa che andava cantando per le vie “Hari Hari Hari Crishna” e per questo motivo ha subito ogni tipo di tortura e persecuzione.

Orissa, Puri. L'albero dal tronco cavo sotto il quale meditava Mahaprabhu, un seguace di Hari Krishna.

Orissa, Puri. L’albero dal tronco cavo sotto il quale meditava Mahaprabhu, un seguace di Hari Krishna.

In uno dei due templi c’è la sua tomba mentre nell’altro c’è l’albero di Tulsi sotto il quale 500 anni fa il seguace di Hari Crishna meditava. Il tronco dell’albero è stato in parte tagliato in quanto volevano utilizzarlo per costruire l’altare del Jagannath Temple, ma la pianta era cava ed inutilizzabile. L’albero, alla base e lungo il tronco pare secco, ma si erge verso l’alto con dei rami rigogliosi che si divincolano curvandosi attraverso il tempio. Nella Grand Road l’indiano di Agra compra il cibo da portare agli amici Hari Crishna di Radapunta e qualche piccola immagine delle divinità come ricordo. Per ben due volte nei giorni scorsi è entrato al Jagannath Temple e lì ha acquistato il cibo sacro, il dono più importante di qui. Beppe e io, invece, ci compriamo della seta, lui per farsi un sacco a pelo, io forse, per un abito ad ombrello – come loro lo chiamano.

Orissa, Puri. Giochi e giocattoli di bambini che vivono sulla strada.

Orissa, Puri. Giochi e giocattoli di bambini che vivono sulla strada.

Nel tardo pomeriggio, lungo la stradina che porta alla spiaggia incontro una ragazza dai capelli rossi e la carnagione chiarissima. E’ insieme con un bambino di un anno che sta muovendo i suoi primi passi. E’ arrivata qui a Puri, in vacanza, 5 anni fa e si è innamorata del proprietario della guesthouse dove stava. Hanno un altro bimbo oltre a questo, di due anni e mezzo. In spiaggia c’è una signora di circa sessant’anni, norvegese, che soggiorna qui da diversi anni e per lunghi periodi.

Orissa, Puri, 30 gennaio 2016. Una delle stradine interne alla C.T.Road.

Orissa, Puri, gennaio 2016. Una delle stradine interne alla C.T.Road.

14 gennaio 2016

Oggi le stradine interne alla C.T. Road sono animate da grandi fuochi accesi già dal primo mattino con la preparazione di cibi da distribuire a tutti. Mi dicono che si sta svolgendo il Pongol Festival in onore di una divinità adorata dai pescatori. Davanti alle case, accanto ai disegni appena eseguiti, sono comparse le scritte “Happy Pongol”. Nella tarda mattinata ho fatto il bagno alla Subham Beach, lasciandomi trasportare dalla forza delle onde fin sulla spiaggia. Nel pomeriggio all’hotel ho incontrato la donna svizzera arrivata due sere fa. Mi ha raccontato che si è licenziata dal lavoro impiegatizio che svolgeva a Zurigo per intraprendere un viaggio che durerà diversi anni.

Puri, 17 gennaio, primo mattino. Puja di famiglia.

Orissa, Puri, gennaio 2016. Gruppo familiare che sta celebrando una puja.

Sul tardi son tornata a leggere sulla spiaggia e a guardare i nuovi arrivi. I gruppi di turisti hanno attirato immediatamente i venditori di collane, bracciali e conchiglie facendo concludere loro dei buoni affari. Gli indiani, arrivati qui per lo più per visitare il Jagannath Temple, a volte trascorrono soltanto qualche decina di minuti sulla spiaggia e poi ripartono portando con loro i preziosi souvenir.

Puri, 17 gennaio 2016. Dopo il bagno.

Puri, gennaio 2016. Dopo il bagno.

Scendendo in spiaggia poco fa, ho incontrato una coppia di anziani americani che vedendo la mia collana di Tulsi mi hanno chiesto se appartengo agli Hari Crishna. Ho risposto che è un regalo di un seguace Hari Crishna e ho notato che anche loro portavano una collana simile. Sempre sulla via della spiaggia, un indiano del posto mi ha raccontato che possiede una piccola guest house vicino alla C. T. Road. Il suo lavoro vero, però, consiste nel disegnare delle animazioni per i bambini. Mi dice anche lui che tutti i ragazzini di Puri frequentano la scuola, ma molti di loro lo fanno soltanto saltuariamente. Riguardo al problema delle immondizie e alla mancanza di una cultura della raccolta e del recupero dei rifiuti mi informa che l’azione del governo attuale è troppo debole e che per educare la popolazione ci vorranno almeno altri 20 anni.

Puri, 17 gennaio 2016. Il giro sul cammello.

Orissa, Puri, gennaio 2016. Un giro sul cammello.

Vado a cena con Beppe e poi ricevo la visita nella mia stanza di Giovanni che mi fa grandi discorsi sugli Hari Krishna, una visione del mondo che ha dato senso alla sua vita.

Puri, 17 gennaio 2016. Bagno nel Golfo del Bengala.

Puri, gennaio 2016. Bagno nel Golfo del Bengala.

15 gennaio 2016

Un altro bel bagno tra le onde del Golfo del Bengala e grandi chiacchierate con Beppe, che ha cambiato guest house dopo un dissidio con Gianni. Ora qui ci sono anche il ragazzo cecoslovacco che ora si è trasferito nella stanza di Giovanni e Giovanni, naturalmente. Il ragazzo ha 33 anni; ha lasciato la famiglia e Praga quando aveva 20 anni per seguire il movimento degli Hari Crishna. E’ figlio di un taxista e di una casalinga: ha un altro fratello che lavora in un negozio di automobili. Ha completato gli studi di scuola media superiore. Dice di essere felice e recita continuamente il mantra sgranando una corona che tiene nascosta in una borsettina bianca. Anche lui veste tutto di bianco, ha i capelli rasati a zero e un segno verticale grigio disegnato sulla fronte.

Puri,primo mattino del 17 gennaio 2016. Simboli.

Puri, primo mattino di un giorno di metà gennaio 2016. Simboli.

Nel pomeriggio mi raggiunge in spiaggia Beppe. Lui, quando sta in India nell’ashram shivaista del Prakash Puri Baba di Gurugaun fa il guru: ascolta le persone e da loro delle indicazioni per risolvere i loro problemi. Mi racconta che una donna si è rivolta a lui in quanto suo figlio da un giorno non camminava e lui, oltre ai consigli, le ha dato la propria urina da far bere al bambino e il caso si è risolto. Beppe usa le api per guarire le cervicali: cattura le api e fa pungere il paziente sulla nuca. Ultimamente una donna si è rivolta a lui in quanto non riesce ad avere figli pur essendo sposata da 4 anni. Beppe ha individuato il problema nella predisposizione all’alcolismo del marito e le ha dato un anno di tempo per rivederla con un bambino in braccio. Le offerte che Beppe riceve dai pazienti le lascia al tempio.

Puri, Shubham Beach, 18 gennaio 2016. Massaggi.

Puri, gennaio 2016. Massaggi alla Subhan Beach.

Sulla spiaggia al tramonto si è levato un forte vento e Beppe mi invita a visitare la guest house dove abita ora. Sta sulla spiaggia: il proprietario è un indiano del posto che ora, assieme ad un giapponese, sta affinando un progetto per la costruzione di un altro hotel non lontano da qui.

Puri, 26 gennaio 2016, verso sera. Vista dalla tea-stall sulla spiaggia.

Puri, gennaio 2016. Tea-stall della Subhan Beach.

16 gennaio 2016

Non avrei mai pensato che fare il bagno e lasciarmi spingere dalle grosse onde del mare mi piacesse così tanto. Oggi è sabato e fin dal primo mattino centinaia di turisti sono arrivati sulla spiaggia: vengono da Calcutta, dal Panjab, dal Rajestan, dall’Assan…Si distinguono sommariamente per il modo di indossare il sari, per i costumi degli uomini ed anche per le caratteristiche somatiche. Alcuni gruppi familiari ci chiedono anche oggi di farsi fotografare insieme a noi.

Puri, 17 gennaio 2016, mattino. Puja di donne.

Puri, 17 gennaio 2016, mattino. Puja di donne.

Man mano che arrivano sulla spiaggia, decine e decine di venditori di collane, bracciali, conchiglie e cibi raggiungono le famiglie incantate a guardare il mare. Si formano immediatamente i cerchi di persone che rimangono un po’ di tempo a contrattare i prezzi e alla fine le donne si allontanano con pile di bracciali di madreperla, collane di perle che quasi sempre sono delle perfette imitazioni di quelle vere.

Orissa, Puri, 21 gennaio 2016, mattino. Puja.

Puri, gennaio 2016. Rituali del mattino sulla spiaggia Subhan.

Gi uomini sono attratti più dalle grosse conchiglie che provano continuamente a suonare alternandosi con i venditori. Anche i fotografi hanno il loro bel da fare: le coppie di ogni età, a volte sole, a volte insieme a tutti gli altri componenti, posano con i piedi immersi nel mare, sull’attenti o con le mani giunte, davanti ai numerosi fotografi di spiaggia che li accerchiano.

Puri, tramonto del 25 gennaio 2016.

Puri, gennaio 2016. Tramonto.

17 gennaio 2016

Anche oggi, domenica, la spiaggia è affollatissima di turisti indiani. Sono arrivati i gruppi che hanno l’abitudine di far asciugare i sari tenendoli tirati da due persone poste l’una di fronte all’altra. Già al mattino presto le donne sempre vestite si sono immerse nel mare divertendosi all’arrivo delle onde.

Puri. Sabbiature alla Golden Beach.

Puri, gennaio 2016. Sabbiature alla Golden beach.

I ragazzi più coraggiosi si sono spinti più in là e si stanno tuffando tra le onde più alte riemergendo subito dopo. Anch’io più tardi li raggiungerò e mi lascerò solo sommergere e spingere verso la riva dalle fragorose onde per poi ritornare più al largo ad aspettarle. Lungo la spiaggia diverse donne stanno preparando gli incensi e le candele per le puja. Alcune di loro hanno scavato una fila di laghetti circolari con le mani recitando dei mantra. Nel pomeriggio una famiglia del Gujarat con la nonna di 97 anni, genitori, zie e nipoti si siedono accanto a me per farsi scattare delle fotografie. Un fratello e una sorella di 18 e 19 anni, entrambi studenti di un indirizzo commerciale sono incuriositi dal mio ebook e mi chiedono delle informazioni sul suo funzionamento. Tutta la numerosa famiglia ha percorso 800 km in treno per trascorrere due giornate a Puri.

Orissa, Puri. L'entrata al Jagannath Madir, XII secolo. I non induisti non possono accedere.

Puri, gennaio 2016. L’entrata al Jagannath Temple.

Domani si recheranno a visitare il Jagannath Temple e alla sera ripartiranno per il Giurajat. Mentre rientro dalla spiaggia assistito al sacrificio di capre e galli nei due templi induisti della Subham Beach. Le capre, tutte nere, erano lì intorno da qualche giorno: pascolavano tranquille in quel po’ d’erba cresciuta sotto la muraglia che separa la strada dalla spiaggia. Ora sono lì, alcune a terra altre appese per le zampe posteriori ad un palo mentre degli uomini le stanno squartando. I galli sono ancora vivi e stanno legati ad un palo accanto al sangue delle capre. Anche loro, dopo aver mangiato a sazietà faranno la stessa fine. E’ un sacrificio – mi spiega qualcuno – un’offerta agli dei che una parte di fedeli della religione induista attua per tener lontane le forze del male!

Copia (2) di Orissa, Puri, 12 gennaio 2016. Tramonto sul Golfo del Bengala.

Orissa, Puri, gennaio 2016. Tramonto sul Golfo del Bengala.

18 gennaio 2016

Pur essendo lunedì, la spiaggia è affollata di turisti. Donne e uomini camminano a mani giunte verso il mare, s’inchinano a baciarlo e poi si bagnano il viso e i capelli guardando verso l’orizzonte. Una famiglia del Madya Pradhes dopo avermi chiesto di posare per le loro foto, vorrebbe offrirmi la colazione. Un altro gruppo di bramini e una famiglia proveniente da Darjeliing è felice di scattare delle foto ricordo insieme a me. Sono tutti qui per due giorni e stanno viaggiando in treno.

Spiaggia e mare

Puri, gennaio 2016. Subhan Beach.

Faccio il bagno tra le onde del mare che arrivano a volte con forza sul mio corpo facendomi perdere l’equilibrio e costringendomi a trattenere il respiro fino a quando riesco a riemergere. A pranzo sono invitata nella guest house dove sta Bebbe. C’è il proprietario, un bramino di circa 60 anni che abita in centro con la moglie. Per confermarci la sua casta ci mostra il cordone che porta appeso sotto i vestiti. Ci racconta che le sue due figlie di 27 e 28 anni lavorano in una banca di Koraput e vivono laggiù, nel sud dell’Orissa. Una di loro si sposerà il prossimo anno: il padre ha già combinato il suo matrimonio. Gli altri ospiti sono 5 giapponesi: un ragazzo di 27 anni appena laureato in psicologia che aspira ad avere un posto di lavoro in un ospedale di Hiroshima; un cantante e suonatore di chitarra, un uomo d’affari, una ragazza disoccupata. Beppe per pranzo ha preparato le tagliatelle fatte da lui e condite con il sugo di pomodoro.

Orissa, Puri, 12 gennaio 2016. Pomeriggio sulla Subham Beach.

Puri, gennaio 2016. Pomeriggio alla Subhan beach.

19 gennaio 2016

La mattinata la trascorro ad aspettare mio figlio sulla C. T. Road mentre lui era già arrivato all’hotel dalla parte opposta. Passeggio poi con lui al Fisher Village e nella zona del Mercato del Pesce. Lungo la C.T. Road ci sono due negozi particolari difesi da fitte inferriate attraverso le quali vengono distribuiti gli acquisti: bevande alcoliche e, anche questa governativa, marjuana. La sera in hotel facciamo grandi chiacchierate con Gianni e Simone, mio figlio, bevendo ginger e sgranocchiando cajiu (anacardi, frutti simili alle noci) e caramelle.

Acquisti.

Puri, gennaio 2016. Acquisti in spiaggia.

20 gennaio 2016

La giornata intera è caratterizzata da intense piogge con strade divenute come torrenti: chiacchiero a lungo con Gianni e Simone e a momenti leggo i “I fratelli Karamazov” di Dostoevskij che mi piace molto. Gli Hari Crishna oggi non mangiano cereali e legumi in quanto la luna è in una certa fase. Naturalmente, come sempre, non mangiano nemmeno cibi con dentro cipolla, aglio e le uova. Gianni mi precisa che questi due ortaggi sono banditi in quanto crescono sotto terra e con la luna calante, mentre le uova non le mangiano in quanto contengono la possibilità di vita.

Dopo la pioggia2

Puri, gennaio 2016. Villaggio dei pescatori dopo una pioggia intensa.

Una breve passeggiata in solitudine nel tardo pomeriggio, in un momento di sosta del temporale, saltellando qua e là per evitare le grandi pozze d’acqua, per pranzare velocemente con un thali. Simone ricompare in hotel soltanto a sera inoltrata e usciamo insieme per cenare al Lotus restaurant dove c’è il Wi.Fi.

Dopo la pioggia.

Puri, gennaio 2016. Subito dopo la pioggia.

21 gennaio 2016

E’ una giornata nuvolosa e umida, ma non resisto e vado a leggere sulla spiaggia. Già verso le 9.00 del mattino e nonostante la giornata fredda c’è diversa gente a fare il bagno. Anche verso sera ci sono dei turisti che stanno a guardare il mare illuminato dalla luna apparsa nel cielo terso. Domani dovrebbe ritornare il sole.

Orissa, Puri. Villaggio dei pescatori di mattina

Puri, gennaio 2016. Mattinata al Villaggio dei pescatori.

22 gennaio 2016

Il sole è tornato, ma fa meno caldo dei giorni scorsi. Faccio un lungo bagno, ma quando esco dall’acqua con gli abiti bagnati sento freddo e corro in hotel a cambiarmi. In spiaggia nel tardo pomeriggio è riapparso Beppe che non vedevo da due giorni. Ha concluso un accordo con dei giapponesi interessati alla cucina italiana che hanno preso in gestione la cucina della piccola guest house dove sta: gli hanno pagato 25 notti in cambio della preparazione di un piatto italiano al giorno. L’anziano tedesco insegnante di judo è andato nella stanza di mio figlio per invitarlo alla sua lezione di domani pomeriggio.

Orissa, Puri, 31 gennaio 2016. Tra i chioschi della Shubham Beach.

Orissa, Puri, gennaio 2016. Sera tra i chioschi della Subhan Beach.

Alla cena andiamo al Pink dove c’è il w.f. ma non riusciamo a telefonare in nessun modo ad Armando, il padre di mio figlio. Seduto dietro di noi c’era Bernardo, il musicista, con un turista occidentale. Stanno guardando le solite foto pornografiche sul tablet. Nel tavolo accanto a loro ci sono due donne di una certa età, una delle quali è svedese. Secondo quanto mi ha raccontato Beppe la svedese abitava nella sua guesthouse fino a qualche giorno fa, ma aveva creato dei problemi sia in quanto si ubriacava e si drogava, sia in quanto riceveva tutte le sere degli uomini nella sua stanza.

Puri, 26 gennaio 2016. Festeggiamenti per un matrimonio di casta elevata sulla C.T. Road.

Puri, gennaio 2016. Festeggiamenti per un matrimonio sulla C. T. Road.

23 gennaio 2016

Anche oggi ho fatto un bagno bellissimo! Ho imparato a lasciarmi sommergere dalle onde e a muovermi sotto l’acqua trattenendo a lungo il respiro fino a riprendere la posizione orizzontale.

Puri, tramonto del 22 gennaio 2016.

Puri, gennaio 2016. La Subhan beach al tramonto.

Le onde questa mattina sono molto forti e mi son ritrovata ad un certo punto sottacqua tra le gambe degli indiani che stavano poco distanti da me. Nella mattinata e anche nel pomeriggio in spiaggia sono arrivati Beppe, Gianni e due Hari Crishna: il giovane cecoslovacco e uno spagnolo arrivato da poco qui. Dopo cena, quando rientro in hotel, davanti alla mia stanza c’è il gruppo degli Hari Crishna con degli altri seguaci che, al suono di una loro musica, stanno mangiando con la mano il cibo santificato del Jagannath Temple. Uno di loro, un indiano ha potuto entrare nel tempio ed acquistare la prasada (cibo vegetariano consacrato offerto alla divinità) per tutti. Gli Hari Crishna stanno seduti in cerchio, ma un posto è occupato da un altarino dove sta appoggiata la fotografia del loro guru tra due candele a forma di fiore.

Il Jagannath Temple visto dalla Grand Road.

Puri, gennaio 2016. La Grand Road accanto al Jagannath Temple.

24 gennaio 2016

Ho fatto un bagno lunghissimo lasciandomi cullare dalle onde con ribaltamenti e nuotate sottacqua per rimettermi in piedi: dal mare sento sprigionare una grande energia! Nel pomeriggio sulla spiaggia ricevo molte richieste di foto da scattare insieme a numerosi turisti indiani.

Orissa, Puri, 30 gennaio 2016. Tra Shubham Beach e Marina Beach.

Puri, gennaio 2016. Un tratto di spiaggia tra la Subhan beach e Marina beach.

Un gruppo di donne del Panjab, in particolare mi colpiscono per i loro bellissimi abiti composti da un camicione lungo con gli spacchi laterali e dal pantalone largo, arricciato, di colore diverso, ma abbinato con molto buon gusto. Sono tutte sui sessant’anni, a parte la giovane nipote. Tante di loro sono ex insegnanti in pensione dall’età di 58 anni. La nipote è ingegnere petrolchimico: vive e lavora in Canada.

L'ora del tramonto

Puri, gennaio 2016. L’ora del tramonto sulla spiaggia.

Nel tardo pomeriggio sulla spiaggia fa freddo, ma numerosi turisti indiani stanno facendo comunque il bagno. Mi rifugio al riparo dei teli di plastica della cjaivalla, la tea-stall della spiaggia, dove di solito  vanno i miei amici europei. Ora non ci sono: c’è soltanto un fotografo di 43 anni dai capelli brizzolati con il quale ogni tanto scambio quattro chiacchiere. Non ha la divisa che solitamente indossa quando va a fotografare i turisti ed è seduto lì su una sedia di plastica. Sposto una sedia vicino a lui, ma quando mi siedo la sedia cede: ha le gambe di plastica rafforzate con dei pezzi di legno, ma non regge al mio peso e mi aggrappo al fotografo per non cadere.

Puri, 23 gennaio 2016.C.T. Road, interni.

Puri, gennaio 2016. Interni della C. T. Road.

Sostituita la sedia traballante, lui mi racconta un po’ la storia della signora della cjaivalla: era andata sposa ad un uomo anziano ed è rimasta vedova qualche anno fa. Erano molto poveri e lui, il marito, in particolare, ha lavorato duramente per sopravvivere. Riguardo a Puri, mi riferisce che il clima rimane mite anche durante la tarda primavera grazie all’aria fresca che arriva dal mare. I turisti, in quel periodo, diminuiscono notevolmente, ma non scompaiono. Durante i mesi di luglio, agosto e settembre, invece, qui arrivano i monsoni e l’attività turistica si arresta.

Puri, tramonto del 23 gennaio 2016

Puri. Tramonto di fine gennaio 2016.

25 gennaio 2016

Oggi le onde arrivano violente, mosse dal vento che proviene dal mare. Durante il bagno mi spingono con forza, facendomi correre, cadere, sommergere e lasciandomi riaffiorare a volte con i seni che fuoriescono dalla maglietta, quasi sfilata. Riesco appena a ricompormi, prima che arrivi l’onda successiva e ricominci il mio annaspare. Nel pomeriggio una turista giapponese che si era spinta troppo al largo rischia di annegare. Viene tratta in salvo da un bravissimo bagnino che da lontano l’ha vista in difficoltà. Questo episodio ha portato un grande affollamento di gente intorno alla malcapitata e numerose foto ricordo per immortalare l’evento.

Orissa, Puri, 22 gennaio. Shubham Beach. Pidocchi.

Puri, fine gennaio 2016. Pulizia dai pidocchi sulla spiaggia.

26 gennaio 2016.

Un lungo bagno anche questa mattina, abbandonandomi alla forza delle onde, lasciandomi spingere per una corsa verso la spiaggia e ritornando poi indietro, verso il mare. Vestita con un top e un pezzo di stoffa fermata in vita da due spille da balia, gocciolando lungo la via, sono ritornata in hotel per sciacquarmi e cambiarmi. Il pomeriggio è trascorso in un attimo con un po’ di lettura sulla spiaggia e un the verso sera tra i teli malandati della tea-stall, al riparo dal vento freddo che si alza puntuale, ogni sera. Mi siedo con cautela sulla sedia di plastica con le gambe aggiustate e osservo la signora in sari, con il golfino e la cuffietta di lana mentre prepara il the sul fornello a gas. Il nipote è riuscito a collegare i fili ad una batteria ed è arrivata l’illuminazione dalle due lampadine a basso consumo energetico poste una sopra il fornello e l’altra sopra una specie di armadio. Fuori ci sono delle persone che guardano il mare e verso il Villaggio dei pescatori vedo ancora dei bambini che giocano a rincorrersi. Laggiù, verso l’orizzonte le barche dei pescatori si sono infittite e sono comparse anche due lampade ora. Sul tardi, percorrendo la C.T. Road dove da giorni hanno appeso degli addobbi lungo due vie laterali, incrocio un corteo nuziale formato da carrozze, carri, grosse lampade illuminate. All’interno di una lussuosa auto bianca ricoperta di fiori sta lo sposo in costume da marajà. Ogni tanto scoppiano dei fuochi d’artificio che vanno ad illuminare il cielo stellato. La luna piena verso Est con i suoi mari ben visibili riflette la sua luce sui tetti delle case più lontane. Musica, canti, danze e folle di ragazzini e curiosi accompagnano il corteo nuziale che lentamente si sposta verso il palazzo dei festeggiamenti, vicino al mare.

Puri, 7 gennaio 2016. L'ora del tramonto.

Puri, gennaio 2016. L’ora del tramonto sulla spiaggia oltre il Villaggio dei pescatori.

27 gennaio 2016

Le onde oggi sono meno violente dei giorni scorsi, ma arrivano più ravvicinate. Il mare è di color grigio argenteo e l’acqua è tiepida: il sole a volte scompare dietro le nuvole facendosi attendere solo per qualche minuto. Nel pomeriggio, verso le 16.00, mentre sto uscendo dal cancello dell’hotel, vedo una mucca con il suo vitellino nato da poche ore.

Puri, 27 gennaio 2016, verso le ore 17.30. Il vitellino nato nel pomeriggio.

Puri, 27 gennaio 2016. Il vitellino nato da poche ore sulla strada.

Alle 12.30, difatti, quando sono rientrata dalla spiaggia non c’erano e dai pochi racconti della gente, pare che il vitellino sia nato pochi minuti dopo. Sulla spiaggia verso Sud-Est è appena arrivata una barca a motore carica di pesce. Alcuni uomini stanno scaricando il pesce avvolto in un telo di plastica mentre altri si occupano del trasporto del motore e dell’elica. Un altro gruppo sta legando con una corda le due estremità della barca, poi la sollevano per trasportarla a riva.

Orissa, Puri, Shubham Beach. Tramonto del 30 gennaio 2016.

Puri, fine gennaio 2016. Tramonto sulla Subhan Beach.

I ragazzini impegnati lì accanto con il gioco del lancio di una pallina, all’arrivo dell’imbarcazione si riversano intorno per osservare il lavoro dei pescatori. Il sole laggiù all’orizzonte è diventato una grande palla arancione; dalla parte opposta, al largo le barche si stanno facendo sempre più numerose. Ora il sole è già tramontato, ma si riescono ancora a distinguere le figure colorate dei pescatori: stanno ritti, immobili sulle barche in movimento. Tornando all’hotel, verso le 17.30, vedo che il vitellino è già in piedi e sta succhiando il latte dalle mammelle della mucca.

Orissa, Puri. Fila per rinnovare la tessera alimentare.

Puri, gennaio 2016. La fila per il rinnovo della tessera alimentare.

Più tardi, mentre rientro di nuovo in hotel dopo aver cenato con Simone in una baracca sulla spiaggia incontro due ragazzi del Panjab e uno dell’Orissa con una gran voglia di parlare. Tutti stanno svolgendo un’attività sociale retribuita a favore dei bambini che lavorano. Appartengono all’associazione internazionale Bachdan Bachao Andolan della quale Kailash Satyarthi, premio Nobel per la pace nel 2014, è membro. Questa organizzazione dà lavoro ad un migliaio di indiani in un attività di recupero educativo di bambini e bambine che non frequentano la scuola e vengono sfruttati già da piccoli nei vari settori produttivi. Secondo il racconto di questi giovani, l’associazione per la quale lavorano svolge la sua attività in collaborazione con l’UNICEF. E’ ormai tarda sera, arrivo davanti al cancello dell’hotel e saluto il vitellino che ora sta in piedi sulle sue zampe malferme. Accarezzo la mucca che sta ruminando della paglia; mi addentro poi nel piccolo parco e apro le porte che precedono la loggia che sta davanti alla mia stanza, curiosa di vedere chi sta lì seduto a contemplare la notte.

Puri, 11 gennaio 16. Quasi sera.

Puri, gennaio 2016. Quasi sera sulla spiaggia Subhan.

28 gennaio 2016

Dopo un altro fantastico bagno in un mare grigio e movimentato mi concedo un bel massaggio ayurvedico che mi sta toccando tutti i punti del corpo provocandomi a volte del dolore.

Puri, 7 gennaio 2016. Tramonto sulla spiaggia del Fisher Village.

Orissa, Puri, gennaio 2016. Il mare di fronte al Villaggio dei pescatori.

Nel pomeriggio la mucca e il vitellino non ci sono più e ricompaiono al loro posto in strada soltanto verso sera. Nel pomeriggio mentre mi inoltro verso il Villaggio dei Pescatori alla ricerca del sarto che mi aveva fatto dei lavori qualche tempo fa, ho incontrato un indiano che mi ha indicato una sartoria proprio accanto all’hotel. Ho portato là quei due pezzi di seta che avevo acquistato sulla Grand Road per farmi confezionare un abito, ma ora ho cambiato idea e mi farò cucire una specie di copriletto.

Orissa, Puri. La cura del pesce.

Orissa, Puri. La cura del pesce nella zona del Villaggio dei pescatori.

La sartoria sta al piano terra di un edificio in costruzione da anni abbandonato dove vive una famiglia con la moglie e la figlia che svolgono l’attività di sarte usando una sola macchina da cucire. Farmi capire da loro è stata un’impresa estenuante, ma alla fine ci siamo intesi. L’indiano che mi aveva accompagnata lì mi ha portata poi nella zona del mercato, sulla C.T. Road, dove mi ha indicato i negozi di stoffe e di decorazioni per gli abiti che cercavo. Camminando mi ha raccontato sommariamente la sua storia: ha 37 anni e si è sposato quando ne aveva 17. Ha 3 figli, due ragazzi di 18 e 19 anni che svolgono il mestiere di pescatore e una ragazza che non lavora. Lui si è infortunato ad una spalla e sta perdendo la vista per cui non può più lavorare. Mi racconta che il governo indiano non provvede con alcun sostegno al suo sostentamento e le cure di cui avrebbe bisogno richiedono molto denaro. La sera, sotto la loggia dell’hotel, partecipiamo alla grande prasada a base di thali con le salse e il riso contenuti in vasi di terracotta di varie misure e un sacchetto con i dolci: le sfogliatine delle lingue di Jagannath. Naturalmente, anche questa sera, il tutto è stato acquistato all’interno del Jagannath Temple dall’Hari Crishna indiano. Gianni e il ragazzo cecoslovacco hanno apparecchiato il pavimento della terrazza: hanno messo tre coperte che, insieme al tavolino dell’altare con le immagini di Crishna, hanno formato una specie cerchio. Gianni ha offerto il cibo al suo Dio mettendo un piatto ricolmo di thali davanti alla sua immagine; dopo una decina di minuti ce lo siamo spartito. Terminata la cena, Gianni ha lavato il pavimento, una prassi che ricorre sempre per non contaminare la sacralità dell’evento sacro.

Orissa, Puri. La via del tempio.

Orissa, Puri, gennaio 2016. La via che porta al Jagannath Temple (Temple road).

29 gennaio 2016

Ho notato che il vitellino e la mucca durante il giorno vanno a passeggio, ma tornano alla sera e per riposare qui, all’esterno dell’hotel. Qualcuno ha portato alla mucca un secchio con acqua e latte da bere e delle foglie di cavolo da mangiare.

Puri,3 febbraio 2016, tarda mattinata. Dopo l'ultimo bagno

Orissa, Puri, gennaio-febbraio 2016. Con gli abiti bagnati subito dopo il bagno.

Durante la mattinata, prima del grande, meraviglioso bagno, faccio lunghe chiacchierate in spiaggia con Beppe che a 57 anni è alla ricerca di una compagna che gli dia un figlio. I toni agressivi e critici verso gli altri si sono lievemente smorzati e in questi giorni è diventato più dialogante. Tra lui e Gianni si è incrinata un’amicizia che durava da 20 anni da quando Beppe ha bisticciato con la proprietaria del nostro hotel per degli interventi di ripristino nella stanza con cui stava con Gianni, che lui avrebbe richiesto e lei gli avrebbe negato. Gianni è rimasto nella stanza e Beppe se n’è andato, ma avrebbe voluto la solidarietà di Gianni. L’Hari Crishna spagnolo è partito in treno per Vrindavan questa mattina mentre Gianni e il ragazzo cecoslovacco se ne andranno là questa notte.

Orissa, Puri, 30 gennaio 2016, tarda mattinata. La Grand Road accanto al Jagannath Temple.

Puri, tarda mattinata del 30 gennaio 2016. La Grand Road accanto al Jagannath Temple.

Nel pomeriggio insieme a loro e a Simone siamo andati alla Grand Road per gli ultimi acquisti. Mentre i due Hari Crishna compravano le lingue di Jagannath e attendevano che qualche fedele indiano acquistasse per loro del cibo santificato all’interno del tempio, io e Simone siamo andati in un negozio a guardare le bellissime sete dell’Orissa: dovrò decidere per il colore e il modello e poi tornare per comprare la stoffa e farmi confezionare un abito.

Copia (2) di Orissa, Puri, 12 gennaio 2016, tarda mattinata. Grand Road.

Orissa, Puri, gennaio 2016. Pellegrini accanto al Jagannath Temple.

30 gennaio 2016

Sono tornata alla Grand Road attraverso la spiaggia. C’era la nebbia stamattina ed è rimasta fin quasi a mezzogiorno, ma la spiaggia era comunque affollata. E’ sabato e come al solito, nei fine settimana, arrivano le famiglie indiane a visitare il Jagannath Temple e a godersi uno o forse due giorni di mare.

Orissa, Puri. Jagannath Temple, XII secolo.

Orissa, Puri, gennaio 2016. Il Jagannath Temple visto dalla terrazza della libreria di fronte.

Sulla spiaggia si vedono mucchi di borsoni e valigie che probabilmente appartengono ai pellegrini che trascorrono una o due notti a Puri, dormendo all’interno del tempio.

Orissa, Puri, 12 gennaio 2016, pomeriggio. La figlia di una negoziante mentre sta eseguendo i compiti sulla via.

Orissa, Puri, gennaio 2016. La figlia di una negoziante mentre sta svolgendo i compiti sulla strada.

Davanti all’hotel stasera qualcuno ha legato la mucca ad un paletto evidentemente per far mangiare il vitellino che sta crescendo pauroso, ma indipendente.

Puri, 7 gennaio 2016. Pomeriggio lungo le vie del Villaggio dei pescatori.

Puri, gennaio 2016. Pomeriggio al Villaggio dei pescatori.

31 gennaio 2016

E’ domenica, ma non c’è molta gente in spiaggia. In tarda mattinata mi concedo un bagno più lungo del solito. Le onde arrivano con violenza e si ritirano trascinando vorticosamente la sabbia all’indietro, in obliquo, nella direzione Sud-Est. Sento il vuoto che si crea ogni volta sotto i miei piedi e la sabbia che scivola via. Più avanti trovo un dislivello, ma arriva subito un’onda che mi sospinge verso la riva per poi riafferrarmi e trascinarmi all’indietro.

Puri, 2 febbraio 2016. Il vitellino nato da pochi giorni all'entrata del Sagar Salkare Hotel.

Puri, 1 febbraio 2016. Il vitellino dopo pochi giorni dalla nascita.

Il vitellino trascorre ora la giornata da solo. Sta all’ombra delle case in un vicolo di fronte all’hotel e a volte si nasconde. La mucca torna ogni tanto al suo posto per lasciarlo succhiare il latte. C’è sempre qualcuno che porta degli scarti di verdura lì!

Puri, pescatori sulla spiaggia del loro villaggio.

Puri, gennaio 2016. Pescatori sulla spiaggia di fronte al loro villaggio.

1 febbraio 2016

In mattinata sulla spiaggia un giovane uomo del Bangladesh si è seduto accanto a me e mi ha raccontato che sta viaggiando in treno attraverso l’India per cercare di estendere il suo business in borse per la spesa. E’qui insieme a dei parenti mentre la moglie e sua figlia di 12 anni sono rimaste in Bangladesh. Ha 41 anni ed è induista. Mi parla del Bangladesh: conta 160 milioni di abitanti dei quali 140 milioni sono musulmani e 20 induisti. Ci sono anche alcuni cristiani e pochi buddhisti. L’insieme della popolazione occupa una superficie di 55.000 kmq: nella capitale Dacca ci sono 10 milioni di residenti.

Puri, interni della C.T. Road. Una tea-stall.

Puri, interni della C. T. Road, 1 febbraio 2016. Una tea-stall.

A metà mattinata faccio un lunghissimo bagno lasciandomi ondeggiare a destra e a manca, correndo trascinata dai flutti, cadendo e abbandonandomi al sostegno del fantastico Oceano Indiano.

Puri, 1 febbraio 2016. Negozio su bicicletta.

Puri, 1 febbraio 2016. Negozio su bicicletta.

2 febbraio 2016

Ancora un lunghissimo bagno tra le onde del mare. Nel pomeriggio la signora dell’hotel ha voluto mostrarmi le foto di famiglia. Ha 40 anni, una figlia di 16 studentessa ed è vedova da 3 anni. Il marito è morto di cancro alla gola, una malattia durata 5 anni con frequenti ricoveri in un ospedale di Mombay. Aveva 45 anni ed era lui ad occuparsi dell’hotel. E’ stato un matrimonio di famiglia, ma molto ben riuscito, mi racconta, mentre le scendono le lacrime. Siamo sedute sui gradini della sua abitazione e in pochi attimi, mentre guardiamo l’album delle foto intorno a noi arriva una delle due famiglie musulmane composta da una giovane coppia e da 5 figli. I mariti vendono tappeti al mercato e vivono tutto l’anno in questo hotel; in questi giorni sono arrivate le mogli con i figli ed hanno portato una ventata di vivacità nel porticato e nel cortile dove alloggiano.

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Puri, gennaio-febbraio 2016. Pellegrini e bagagli sulla Grand Road, accanto al Jagannath Temple.

3 febbraio 2016

Questa sera Simone ed io lasceremo Puri e ci sposteremo ad Amarkantak dove sorge il fiume sacro Narmada. Questa mattina ho fatto l’ultimo bagno e, appena uscita dall’acqua, mi son fatta scattare una foto ricordo dal bagnino eroe, quello che ha salvato la ragazza giapponese che stava annegando. Tra i tanti tentativi, in una ha messo il dito davanti all’obiettivo, in un’altra ha premuto il tasto video, un’ultima è riuscita discretamente.

Puri, 17 gennaio 2016. Verso l'ora del tramonto.

Hampi 2015, (Karnataka)

Karnataka. Sull'autobus tra Hospet e Hampi.

Karnataka. Tra Hospet e Hampi. Incontri sull’autobus.

11 dicembre 2015: da Tanjore ad Hampi.

Ho viaggiato tutta la notte fino al pomeriggio per raggiungere Hampi. Ho valutato che in questo posto ero già stata, come anche a Tanjore del resto, ma rivedendo alcuni luoghi dopo qualche anno mi sto rendendo conto di aver raggiunto una maggior consapevolezza nell’avvicinarmi alla storia e alla cultura delle città. Qui ad Hampi non piove, anzi, fa caldo e ci sono un’infinità di templi da visitare.

Karnataka, dintorni di Hampi. La cittadina di Kamalapura.

Karnataka, dintorni di Hampi. La cittadina di Kamalapura.

Nel tratto da Bangalore ad Hospet sono riapparse le colline, con massi enormi, di colore rossastro, in bilico sugli strapiombi e qualche macchia verde di cespugli qua e là. Qui, ora, c’è una vasta pianura ricca di alberi con dei grossi frutti penzolanti, forse carrube, diversi bananeti e un’infinità di palme da cocco e di piante di avocado. Coltivazioni di mais, canna da zucchero, legumi, grano, riso, cipolle, piante di cotone, girasoli, colza si notano un po’ dappertutto. Da alcune parti le canne di granoturco sono secche e i contadini le stanno sistemando su dei carri di legno trainati da bufali saltellanti, ma anche da qualche vivace trattore. Capre, mucche, bufali e maiali pascolano sotto gli occhi vigili dei padroni che siedono all’ombra dei maggiociondoli in fiore. Lassù, sul profilo delle montagne spuntano ancora delle pale eoliche, che non paiono disturbare il paesaggio. I segni del vento si notano dalla posizione dei pali della corrente elettrica che seppur in cemento stanno inclinati in tutte le direzioni. Ci sono diversi campi appena arati, anche lassù, sulla pendenza della collina e sia in quelli lontani sia in quelli lungo i prati che fiancheggiano la strada, compaiono i covoni di paglia e fieno.

Karnataka,Kalamapura. Trasporti.

Karnataka, Kalamapura, nei pressi di Hampi. Trasporti comuni di persone e cose.

La strada è percorsa da un’infinità di camion carichi di merci che arrivano e partono; ogni tanto si fermano a riposare nelle diverse piazzuole di sosta sempre piene. La corriera per Hospet, ora, sta attraversando delle cittadine: Hinyur, Chitradurga, Osarilli, Fulli, tutte animate da vivaci mercati, da uomini che si spostano in bicicletta o in moto, da numerosi tuc-tuc sempre in attesa di clienti, da diversi carri di legno con sacchi di iuta pieni di granaglie e trainati anche qui da eleganti bufali dalle lunghe corna dipinte e inanellate. Vicino a Hospet c’è un grande fiume e sulla riva è ormeggiata qualche piccola barca di pescatori. Più avanti ancora un altro grande fiume che pare arginato in un grosso canale: su entrambi i lati molta gente sta facendo il bucato sui lavatoi in pietra. Più avanti ancora un grosso lago. La corriera si ferma al passaggio a livello chiuso: da entrambe le direzioni la gente attraversa i binari con tranquillità, nonostante le sbarre siano abbassate. Finalmente passa sbuffando un lentissimo treno merci azionato da una vecchia locomotiva che traina un’infinito numero di vagoni.

Karnataka, Hampi. Tramonto sul Krishna Temple.

Karnataka, Hampi. Tramonto sul Krishna o Crishna Temple.

Mentre da Hospet ci avviciniamo ad Hampi compaiono numerosi i templi che ricordano un po’ lo stile di Khajuraho. Verso sera vado al tempio principale: il Virupaksha Temple. C’è molta gente all’interno che accende lumini e porta le offerte ai sacerdoti in cambio delle benedizioni. Nel cortile i bambini giocano a rincorrersi: l’atmosfera è simile a quella che ho percepito nel bellissimo tempio di Orchaa alcuni mesi fa.

Karnataka centrale, Hampi. Cortile interno del Virupaksha Temple, XV secolo.

Karnataka centrale, Hampi. Cortile interno del Virupaksha Temple, XV secolo.

12 dicembre 2015

In mattinata torno per un attimo al Virupaksha Temple a sentire l’atmosfera del mattino. Salgo al Hemakuta Group of Temples dove, scendendo dalla parte opposta trovo una scultura monolitica di Ganesha, il dio elefante, alta 18 piedi.

Karnataka, Hampi, Crishna Temple. Particolare del portale, XVI secolo.

Karnataka, Hampi, Crishna Temple. Particolare del portale, XVI secolo.

Mi siedo a contemplare l’incantevole paesaggio di massi e di templi. Qui, ci sono ogni giorno in visita numerose scolaresche di varie età, rigorosamente divise in file di maschi e femmine e con le scuole di appartenenza distinte dal colore delle divise.

Karnataka, Hampi.

Karnataka, Hampi.

Scendo dalla collina dei templi Hermakuta e incontro una donna austriaca di 54 anni che sta viaggiando in India dalla fine di novembre e rimarrà fino a marzo. Non ha un lavoro fisso: un tempo faceva l’impiegata, ma si è stancata di quel tipo di lavoro. Quando tornerà al suo paese farà la badante.

Karnataka, Hampi. Bagno di ragazze al ghat.

Karnataka, Hampi. Bagno di ragazze al ghat sul fiume Thungabadra.

Nel tardo pomeriggio vado a cercare la riva del fiume Thungabadra: ci sono i barcaioli che trasportano i turisti da una sponda all’altra. Di là del fiume mi dicono ci sono soltanto delle guest house: i templi anche da lì sono distanti 7 km. Mi siedo all’ombra ad osservare i turisti: ci sono molti coreani, alcuni francesi, ma anche parecchi indiani che si spostano per il weekend. Un agricoltore indiano della zona di Varanasi mi fornisce delle indicazioni sui luoghi interessanti da visitare nella zona est dell’India. Puri potrebbe essere una meta interessante.

Karnataka centrale, Hampi. Panorama dal Hemakuta group of temples. Sullo sfondo il Virupaksha Temple.

Karnataka centrale, Hampi. Panorama dal Hemakuta group of temples. Sullo sfondo il Virupaksha Temple.

Di sera torno al Virupaksha Temple, sempre affollato e animato sia dalle persone sia dalle scimmie che scendono senza timore a raccogliere i residui di cibo lasciati dai turisti.

Karnataka, Hampi. Elephant Stable.

Karnataka, Hampi. Elephant Stable.

13 dicembre 2015

Oggi decido di concedermi il costoso giro in tuc-tuc attraverso i templi. Condivido il tour con un indiano che abita a 150 km da Hampi ed è appena arrivato qui per una gita di un giorno. Ha 37 anni, lavora per una multinazionale che vende auto giapponesi e guadagna 16.000 rupie al mese, l’equivalente di 220-230 euro. Appartiene ad una famiglia di bramini, la casta più elevata del rigido sistema hindù, così pure la moglie che lavora come insegnante. Ha due figli, un maschio e una femmina, di 12 e 6 anni. Il costo del moto-risciò e dell’entrata ai templi è molto più elevato per i turisti stranieri, ma era un giro che desideravo fare perchè non mi sentivo di affrontare la camminata di almeno sette kilometri a piedi con questo caldo. Il ragazzo del risciò ad ogni tappa mi fornisce qualche spiegazione, ma quasi ogni tempio è fornito di qualche sommaria informazione.

Karnataka, Hampi. Tempietto per puja nella zona del Vitthala Temple.

Karnataka, Hampi. Tempietto per puja nella zona del Vitthala Temple.

L’insieme delle costruzioni rappresentano quel che rimane dell’antica Vijayanagar e sono situate accanto all’attuale villaggio di Hampi. Le rovine di Vijayanagar sorgono su delle colline formate da massi tondeggianti che formano un paesaggio suggestivo e quasi magico. Vijayanagar è stata fondata nel 1336 ed è stata un tempo la capitale del grande impero hindu. Ha raggiunto il suo massimo splendore nel XVI secolo quando la popolazione ha raggiunto i 500.000 abitanti e gestiva il commercio delle spezie, delle pietre preziose e la produzione del cotone. La città era protetta da sette cinte murarie e si estendeva su una superficie di 43 kmq. Il grande impero si disperse improvvisamente, nel 1565, quando la città venne saccheggiata da un gruppo di sultani del Deccan.

Karnataka, Hampi. Queen's bath, profondo 8 metri, con un sistema di entrata ed uscita dell'acqua. Architettura mista tra gli stili Hindu e Musulmano

Karnataka, Hampi. Queen’s bath, profondo 8 metri, con un sistema di entrata ed uscita dell’acqua. Architettura mista tra gli stili Hindu e Musulmano.

Il percorso in tuc-tuc è veloce: il guidatore si ferma nelle parti più importanti dell’antica città così l’indiano e io possiamo visitare: le Sister’s Rocks, il Kamala Mahal, la Dancing Hall, l’Elephant Stable, il Queen’s Bath, il Vijaya Vittala Temple, il Stone Chariat, il Hajara Rama Temple, il Lotus Mahal e il Museo Archeologico.

Karnataka, Hampi. Vitthala Temple e Stone Chariat. XVI secolo.

Karnataka, Hampi. Vitthala Temple e Stone Chariat. XVI secolo.

Verso sera torno a fare un giro al sempre movimentato Virupaksha Temple, una passeggiata di routine ad osservare i turisti devoti che portano le loro offerte ai sacerdoti e le scimmie sempre attente ad ogni risorsa di cibo da catturare.

Karnataka, Hampi.Sera al Virupaksha Temple, XV secolo.

Karnataka, Hampi. Sera al Virupaksha Temple, XV secolo.

14 dicembre 2015

Questa mattina mi sono spostata in direzione della stazione degli autobus per andare ad imbucare una cartolina al Post Office. Un ragazzino mi ha vista con la cartolina in mano e mi ha fatta entrare in una stanza semi nascosta dalle bancarelle del mercato.

Karnataka, Hampi. Ufficio postale.

Karnataka, Hampi. Ufficio postale.

Era l’impiegato dell’ufficio postale che ha attaccato due francobolli e posto il timbro sulla cartolina. L’ha messa poi in una scatola da imballaggio usata insieme ad altre due o tre, e da lì, forse, un giorno tutte partiranno.

Karnataka, Hampi. Celebrazione puja in una loggia lungo il Thungabadra River.

Karnataka, Hampi. Celebrazione puja in una loggia lungo il Thungabadra River.

Sul piccolo bivio tra il mercato e la stazione delle corriere c’è ogni giorno un bambino che vende delle sottili fette bianche tagliate da una specie di grossa zucca cilindrica. Già ieri gli avevo chiesto se andava a scuola e mi pare di aver capito che non è mai andato. Oggi, lì accanto a lui c’era l’indiano agricoltore di Varanasi esperto di viaggi. Gli ho riferito che avevo tenuto conto dei suoi suggerimenti e che sarei partita tra due giorni in treno per Puri. Lui ha subito criticato il percorso suggeritomi dall’agenzia di viaggi: mi ha accompagnata là per annullare il lungo tragitto prenotato, farmi restituire quanto avevo già pagato. In agenzia ha discusso un po’ e mi ha preparato un percorso alternativo. Ho preso l’autobus per Hospet e ho comprato i biglietti direttamente alla stazione ferroviaria pagando soltanto un quinto di quanto mi aveva chiesto l’agenzia. In stazione ho scoperto che tutte le difficoltà che poneva l’agenzia non esistevano e la prenotazione è stata rapidissima. Ho riflettuto un attimo sul metodo che io chiamo “truffaldino” che consiste nell’ingannare la buona fede della persona per trarne profitto.

Karnataka, Kamalapura. Interni della città.

Karnataka, Kamalapura, dintorni di Hampi. Interni della città.

Lungo il breve tragitto in autobus mi sono goduta ancora una volta lo splendido paesaggio di templi, di campi coltivati a canne e palme, di carri in legno trainati dai bufali dalle corna dipinte, di corsi d’acqua con i lavatoi affollati. Sull’autobus, come per incanto, si sono sedute vicino a me delle donne musulmane tutte coperte dal velo nero e delle coloratissime donne locali cariche di gioielli sui capelli, sul naso, sulle orecchie che coprivano loro buona parte del volto. Sono tutte scese separatamente prima di arrivare ad Hampi.

Karnakata, Hampi. Ugra Narasimha, il maggior idolo di Hampi.

Karnakata, Hampi. Ugra Narasimha, il maggior idolo di Hampi.

Nel tardo pomeriggio vado a leggere al Virupaksha Temple, accanto ad uno dei loggiati un tempo dedicati alle puja e poco distante dalla serie di piccole stanze disadorne a disposizione dei pellegrini. A cena, al ristorante, mi siedo accanto ad una coppia di San Marino. 56 anni lei, 44 lui: viaggiano quattro mesi all’anno e acquistano degli oggetti che poi rivenderanno nel loro negozio di San Marino.

karnataka, Hampi. King's Balance. I re si pesavano insieme alle loro pietre preziose.

karnataka, Hampi. King’s Balance. I re si pesavano insieme alle loro pietre preziose.

15 dicembre 2015

Nella mattinata cammino verso i ghat dove stanno le donne che lavano i panni e li stendono sul terreno e sui massi. Nel ghat dell’imbarco che porta dall’altra parte del fiume, c’è l’elefante sacro disteso che si fa il bagno. In realtà il suo proprietario lo insapona e lo spazzola versandogli l’acqua del fiume addosso. Lui muove la proboscide manifestando la sua gioia e segue i comandi del proprietario con molta velocità.

Karnataka, Hampi. Il bagno dell'elefante sacro al Thungabadra River.

Karnataka, Hampi. Il bagno dell’elefante sacro al Thungabadra River.

Lì ai ghat già di mattina presto ci sono numerosi ragazzi in gita scolastica che, dopo essersi fatti il bagno, si accalcano nelle due cabine per rivestirsi e seguire i loro insegnanti. In un altro ghat, semi immerse nel fiume, stanno diverse ragazze e delle donne che si versano l’acqua addosso con un recipiente di plastica rosa. Dei bufali neri, più giù, stanno attraversando il fiume lasciandosi in parte trascinare dalla corrente. Più tardi li scorgerò sull’altra riva, a momenti correre e a tratti camminare brucando l’erba qua e là.

Karnataka, Hampi. Bagni al Thungabadra river.

Karnataka, Hampi. Bagni al Thungabadra River.

Qui, vicino al ghat dove son seduta, c’è un altro gruppo di bufali, ma di color marrone; accanto a loro i soliti uccelli bianchi dal collo lungo che stanno prendendo il volo tutti insieme per andare ad appoggiarsi sui massi del fiume. Sugli alberi si muovono le scimmie: qui, stanno quelle più aggressive dal pelo corto, più giù, verso il Virupaksha Temple ci sono anche quelle dal pelo lungo, con i loro piccoli aggrappati al petto che somigliano a dei vecchietti. Nell’ultimo ghat, più avanti, ci sono le logge per le puja con i numerosi bramini, con il cordone beige a tracolla e il lungo ciuffo di capelli sulla nuca, che le celebrano. In questa zona lungo il fiume mi sembra di ritrovare un po’ della spiritualità di Varanasi; qui le puja paiono essere celebrate solo per la loro religiosità e non per ricevere le offerte.

Karnataka, Hampi. Lotus Mahal, dove si riunivano, al fresco, le donne di corte.

Karnataka, Hampi. Lotus Mahal, dove si riunivano, al fresco, le donne di corte.

Pranzo al mio solito ristorante e si ferma accanto al mio tavolo il francese che ho incontrato ieri sera per strada e con il quale avevo scambiato qualche informazione sull’India. Ha 62 anni ed era una guardia giurata. Ora è in pensione ed è in viaggio per sei mesi verso il Sud dell’India.

Hampi, aspetti di quotinianità lungo il fiume Thungabadra.

Hampi, aspetti di quotidianità lungo il fiume Thungabadra.

Nel pomeriggio torno ai ghat: lungo la strada di pietra si sono aggiunti alle bancarelle i venditori di arachidi e banane. C’è molta gente nei primi ghats, ma laggiù, le logge delle puja così affollate di mattina, ora sono deserte. Proseguo il cammino senza scendere al fiume e arrivo al villaggio di Prakash Nagara , fatto di capanne e casette colorate con qualche piccolo negozio di alimentari lungo la via.

Karnataka, Hampi. Villaggio di Prakash Nagara. Gioco.

Karnataka, Hampi. Villaggio di Prakash Nagara. Gioco.

Dall’alto degli enormi massi un bambino mi chiama per mostrarmi come lancia i sassi con una specie di grossa fionda. Altri bambini per strada mi si avvicinano per chiedermi delle penne e dei soldi come fosse abituale per loro riceverli. Molte donne stanno intrecciando cordoni di plastica per realizzare delle piccole borse colorate.

karnataka, Hampi. Villaggio di Prakash Nagara.

karnataka, Hampi. Villaggio di Prakash Nagara.

Il villaggio tra i massi di Prakash Nagara, con qualche capra legata sull’uscio di casa, polli, galline, galli che gironzolano intorno alle capanne, un bambino che trasporta l’acqua con un’anfora di plastica dalla fontana pubblica alla sua abitazione, una bambina che spazza davanti alla sua porta con un lungo scopino di ramoscelli, mandrie di mucche, greggi di capre ovunque, forniscono un quadro lontano nel tempo se non fosse per qualche motocicletta parcheggiata qua e là che ci riporta al tempo presente. Torno verso Hampi attraverso un’altra strada che andrà a congiungersi poi alla principale. E’ l’ora del tramonto e lassù sui massi della collina Hemakuta ci sono alcuni turisti saliti per godersi lo spettacolo del calar del sole. Tra il cielo rossastro e un’altra serie di massi spiccano le sagome delle scimmie giganti. Di fronte alla collina Hemakuta c’è il tempio di Crishna, il mercato di Krishna e vado a visitarli.

Karnataka, Hampi. Krishna Bazar, XVI secolo.

Karnataka, Hampi. Crishna Bazar, XVI secolo.

E’ tardi, sono quasi le 18.00. Entro nel tempio deserto e mi soffermo ad ammirare le bellissime colonne con le figure femminili in rilievo. Di fronte c’è un grande cortile con i resti di un enorme porticato dove si teneva il mercato locale. E’ quasi buio e vado a sedermi nel cortile del familiare Virupaksha Temple. Qui, ci sono dei gruppi di famiglie accampate all’aperto per la notte. Hanno messo dei teli sul pavimento: alcuni stanno cenando, altri stanno chiacchierando, altri ancora stanno già dormendo mentre alcune donne sono intente a far addormentare i bambini più piccoli dondolandoli.

Karnataka, Kamalapura. Pattabhirama Temple, sec. XVI.

Karnataka, Kamalapura. Pattabhirama Temple, sec. XVI.

16 dicembre 2015

Questa mattina ho deciso di andare all’ambulatorio ayurveda che sta al Virupaksha Temple per il rossore ad un occhio che mi è comparso già ieri. Il medico, una donna, mi dice che è un’infezione e mi ordina delle gocce da andare a comprare in un paese poco lontano: Kamalapura. In autobus stringo amicizia con un giovane di 36 anni che vuole accompagnarmi alla farmacia e trascorrere poi la giornata girando per i luoghi della zona.

Karnataka, Karnataka, Kalamapura. Attività per le vie del centro.

Karnataka, Kalamapura, dintorni di Hampi. Attività per le vie del centro.

A kalamapura andiamo a far visita ad una coppia di mezza età. La signora ha 40 anni e soffre da un anno di una grave forma di depressione che cura con degli antidepressivi. Ha lasciato il lavoro di impiegata e se ne sta tutto il giorno a casa davanti alla tv. Il marito è un dirigente scolastico, ma è anche proprietario di una guest house e di un ristorante ad Hampi. La scuola che dirige qui a Kamalapura ha 387 ragazzi: 206 ragazzi e 181 ragazze. Le classi sono suddivise in 8 anni, accolgono gli allievi e le allieve dai 6 ai 14 anni, sono miste e ciascuna è formata da circa 45 allievi. Alla scuola sono stati assegnati 11 docenti, compresi il dirigente e il segretario. Kamalapura conta 24.000 abitanti con una percentuale di induisti del 67% e di musulmani del 32%. C’è un esiguo numero di cattolici nonostante la cittadina conti ben 4 chiese. Salutata la coppia di coniugi, attraversiamo la Main Road e visitiamo il Pattabhirama Temple, una costruzione del XVI secolo, lievemente successiva ai templi di Hampi, ma simile nello stile architettonico.

Karnataka, Kalamapura.

Karnataka, Kalamapura, nei dintorni di Hampi.

Girando per il paese incrociamo carri di fieno, donne che stanno sedute all’ombra a chiacchierare, ragazze e ragazzi in divisa bianca che vanno a scuola o che tornano a casa per la pausa pranzo, maiali di tutte le età che cercano cibo, galli e galline, chiocce con pulcini, greggi di pecore e capre, mandrie di mucche e bufali. Lungo una via interna c’è anche una colombaia in legno con i colombi che covano le loro piccole uova adagiate su un po’ di paglia.

Karnataka, kamalapura, colombaia per le vie del centro.

Karnataka, Kamalapura, dintorni di Hampi. Colombaia per le vie del centro.

Da Kamalapura ci spostiamo su una auto collettiva e raggiungiamo Hospet per poi attraversare in corriera dalla parte opposta dei paesetti fino a raggiungere la sponda del fiume che sta al di là di Hampi. Il giovane indiano mi racconta che è originario di Richikesh dove la sua famiglia possiede una guest house, ma lui preferisce gestire una sua attività qui, al di là del fiume, a Virupapuragaddi. Per vedere questa sua guest house percorriamo un lunghissimo tratto di strada, cambiando autobus ad un villaggio, attraversando distese di coltivazioni nelle diverse fasi di crescita e raccolta sia del grano che del riso. Alcuni campi anche qui, dopo il raccolto sono stati bruciati utilizzando un metodo antico di concimazione naturale attraverso la cenere che ricade sul terreno. Un po’ ovunque, come altrove, ci sono cumuli di granaglie che vengono lasciate essiccare al sole e poi trasportate in sacchi di iuta nei vari mercati. I villaggi che attraversiamo sono prevalentemente agricoli e i contadini sono tutti indaffarati nelle attività dei campi, aiutati a volte da qualche trattore. Guardando dal finestrino vedo pian piano ritornare le colline di sassi: siamo nella direzione di Hampi, ma dall’altra parte del fiume. Ora salgono sull’autobus scolari e studenti di diverse età, alcuni in divisa bianca, altri, i più piccoli, vestiti comunemente. Oltre allo zainetto hanno con loro una sportina con i contenitori del pranzo vuoti. Sono le 17.00 e la scuola è appena terminata. L’autobus ora sta salendo proprio in mezzo a due colline con dei massi perfettamente allineati tra di loro. In lontananza finalmente compare la torre del Virupaksha Temple. Lungo la strada incrociamo ancora bufali, pecore, capre, uccelli bianchi che qui chiamano “bacole” e corvi neri che gironzolano tra i mucchi di granaglie. Quel che rimane dei gambi rimasti nelle risaie dopo la raccolta sono avvolti in piccoli fasci e anche nei campi vicini ci sono ancora distese di piccoli covoni di paglia e fieno. Saliamo a piedi alla guest house del giovane indiano: è molto bella e adatta alle persone che cercano tranquillità e solitudine. Sono quasi le 18.00 e corro velocemente verso il porticciolo per prendere l’ultima barca che mi porterà nell’altra sponda.

Karnataka, Kalamapura. Mattino.

Karnataka, Kalamapura, dintorni di Hampi. Mattino.

17 dicembre, mattina.

Nel pomeriggio lascerò questo posto sorprendente e mi sposterò verso Nord-Est, nella zona di Puri. Spero di trovare un luogo significativo e non turistico. Mi sono fidata dei consigli che mi ha fornito il viaggiatore che abita nei pressi di Varanasi. Viaggio un po’ a tastoni, a volte trovo luoghi autentici con ancora delle tradizioni vere tra la gente, a volte mi imbatto in luoghi completamente turistici e anonimi.

Hampi, tempietti dei desideri lungo il percorso per il Kodandarama Temple.

Hampi, tempietti dei desideri lungo il percorso per il Kodandarama Temple.

Nella mattinata torno ai ghat e mi siedo a leggere un po’ lungo la riva del Thungabadra River. Poi, vado a salutare il Virupaksha Temple tempio e cammino un po’ dalla parte opposta, dove ci sono degli altri templi arroccati sulla sponda del fiume. Visito solo il Kodandarama Temple, un edificio con delle parti colorate d’azzurro e una divinità tutta nera avvolta in un manto rosso. Il percorso prosegue verso altri luoghi sacri attraverso uno sterrato che fiancheggia il fiume. Questa parte del Thungabadra River è meno frequentata dai turisti, ma il tempio è pulitissimo. Ci sono delle donne all’entrata e all’interno; nella cappella della divinità c’è un sacerdote che distribuisce benedizioni. Lungo il fiume ci sono delle imbarcazioni che fanno servizio per l’altra sponda. Accanto al tempio c’è un grande albero dove le scimmie saltano tra i rami e le più piccole giocano tra di loro stando anche appese a testa in giù e aggrappandosi le une con le altre.

Hampi, pasto con le scimmie al tempio Kodandarama.

Trichi e Tanjore 2015, (Tamil Nadu)

7-8 dicembre 2015, verso Trichi.

Lascio con un po’ di rimpianto l’accogliente e protettiva guest house di Kodaikanal, ma piove troppo quassù. Arrivo a Tiruchirappalli, chiamata anche Trichi, una grossa città dove ci sono tre interessanti templi induisti da visitare. Qui, a Trichi ho trovato una camera economica, ma desolante:  non mi fermerò più di una notte.

Salita al Rock Fort Temple.

Tamil Nadu, Trichi. Salita al Rock Fort Temple.

La gente è cordiale, ma la città è anonima. Anche i due templi che visito nella mattinata non hanno l’energia e il fascino degli altri visitati al Sud dell’India.

Panorama su Trichi dal Rock Fort Temple.

Tamil Nadu, Trichi. Panorama sulla città dal Rock Fort Temple.

Salgo al Rock Fort Temple, l’antico tempio rupestre scavato nella roccia dai Pallava e poi dai Nayak. Il tempio Sri Thayumanaswamy che si trova a metà salita è dedicato a Shiva, mentre il Vinayaka, costruito sulla vetta, è dedicato a Ganesha. Da quassù si può ammirare un ben panorama sulla città, anche se la giornata è piovosa e c’è parecchia foschia. Qui non c’è molta gente, forse per la fatica che la salita alla vetta richiede attraverso i 437 gradini da affrontare.

Entrata.

Trichi. Entrata al tempio.

L’ingresso del tempio è animato dalle bancarelle dei souvenir e da alcuni mendicanti che chiedono con insistenza l’elemosina. Più tardi, all’uscita, ci sarà un elefante addestrato ad accarezzare i visitatori che gli mettono una moneta nella proboscide. Prendo l’autobus e mi sposto verso l’enorme complesso del Sri Ranganathaswami Temple, risalente al X secolo e dedicato a Vishnu. Qui ci sono molti più visitatori rispetto al Rock Fort Temple e tutto l’insieme è molto animato, ma la vastità dei suoi 60 ettari disperde la concentrazione e l’energia che caratterizzano i templi di altri luoghi.

L'entrata al Sri Ranganathaswami Temple.

Tamil Nadu, Trichi. L’entrata al Sri Ranganathaswami Temple.

Qui, una parte del tempio non è visitabile dai non induisti. Tornando alla lodge in autobus rivedo la sfarzosa cattedrale in stile neo gotico dedicata alla Madonna di Lourdes che ho visitato questa mattina. Davanti al portale c’è una scritta che segna le tappe della storia del cristianesimo nel Tamil Nadu che ha avuto inizio con Ignazio di Loyola nel XV secolo.

Sri Ranganathaswami Temple

Tamil Nadu, Trichi. Sri Ranganathaswami Temple

Statue di santi e sante, della Madonna e di san Antonio con il bambin Gesù in braccio, di un Cristo in croce e di numerosi altri santi stanno sia all’interno della chiesa che sopra il muro che circonda l’edificio.

Sri Ranganathaswami Temple, interno del complesso.

Tamil Nadu, Trichi. Sri Ranganathaswami Temple, interno del complesso.

Nel cortile interno c’è anche un percorso con le sculture della Via Crucis. All’interno di questo grande complesso ci sono delle scuole cattoliche private molto ben sorvegliate.

Tamil Nadu, Trichi. Interni del Sri Ranganathaswami Temple.

Tamil Nadu, Trichi. Interni del Sri Ranganathaswami Temple.

Nel pomeriggio mi sposto a Tanjore: l’atmosfera mi piace, anche se piove pure qui!

9 dicembre 2015: Tanjore

Oggi non piove, fortunatamente e nel pomeriggio è comparso perfino il sole.

Tamil Nadu, Tanjore. Brihadishwara Temple, patrimonio UNESCO, XI secolo.

Tamil Nadu, Tanjore. Brihadishwara Temple, patrimonio UNESCO, XI secolo.

La mattinata la trascorro al Brihadishwara Temple, un grande complesso fatto costruire in pietra arenaria e mattoni nel 1010 da Raja Raja.

Tamil Nadu, Tanjore.Il porticato del Brihadishwara Temple, sec. XI.

Tamil Nadu, Tanjore. Il porticato del Brihadishwara Temple, sec. XI.

Lungo il loggiato che racchiude la struttura ci sono 250 lingam e sulle pareti sono visibili numerosi coloratissimi splendidi affreschi dell’epoca Chola (una delle principali dinastie della zona Tamil a partire dal IX secolo d. C.).

Tamil Nadu, Tanjore, Brihadishwara Temple. Affresco. Inizio XI secolo.

Tamil Nadu, Tanjore, Brihadishwara Temple. Affresco. Inizio XI secolo.

Nei santuari dedicati alle varie divinità i sacerdoti cantano i mantra e distribuiscono benedizioni. Un gruppo di pellegrini di Nagpur sta aspettando, seduto sulle gradinate di uno dei santuari, la celebrazione della puja che si svolgerà alle ore 10.00.

Tamil Nadu, Tanjore. Il Brihadishwara Temple, patrimonio mUNESCO,sec.XI.

Tamil Nadu, Tanjore. Il Brihadishwara Temple, patrimonio UNESCO, sec. XI.

Una famiglia del gruppo mi regala una fogliolina d’argento, simbolo di Shiva, mi dicono. Loro sono in viaggio per visitare sia il Brihadishwara Temple di Tanjore che il Sri Meenakshi temple di Madurai. Fra due giorni, faranno rientro a Nagpur dove possiedono alcune gioiellerie. I bambini tra i 7 e i 9 anni parlano un buon inglese e mi assicurano che l’hanno imparato alla scuola statale che frequentano.

Tamil Nadu, Tanjore, Brihadishwara Temple. Affresco, sec. XI.

Tamil Nadu, Tanjore, Brihadishwara Temple. Affresco, sec. XI.

Lascio il Brihadishwara Temple e entro nella biblioteca della città per dare un’occhiata. Uno degli impiegati mi accoglie amichevolmente e mi presenta a tutti gli altri colleghi.

Tamil Nadu, Tanjore, ore 9.00 del mattino. Il pasto per i poveri.

Tamil Nadu, Tanjore, ore 9.00 del mattino. Il pasto per i poveri.

C’è diversa gente all’interno, di ogni età, che consulta dei libri e pare molto impegnata nella lettura. L’indiano che mi ha accolta mi invita a casa sua per pranzo e mi fa molte domande su questo mio viaggio. Mi fornisce degli utili consigli sulle zone da evitare per le abbondanti pioggie che le hanno coinvolte.

Tamil Nadu, Tanjore centro.

Tamil Nadu, Tanjore centro.

Mi accompagna all’ufficio della stazione degli autobus, così decido di partire l’indomani sera per Bangalore e da lì, deciderò dove andare. Più tardi, passeggiando per le vie centrali, incrocio diversi piccoli templi costruiti con lo stesso stile di Madurai. All’interno ci sono i sacerdoti che si stanno preparando a celebrare la puja delle 18.00. Scatto qualche foto ad una divinità chiamata Narasimar: il sacerdote gli sta incollando l’occhio che si era staccato.

Tamil Nadu, Tanjore. La zona delle capanne.

Tamil Nadu, Tanjore. La zona delle capanne.

Attraverso la Main road e trovo dei villaggi di capanne costruite con le foglie di palma e abitate da numerose famiglie.

Copia di Tamil Nadu, Tanjore, Main road. Case dal tetto di paglia e loro abitanti.

Tamil Nadu, Tanjore, Main road. Case dal tetto di paglia e loro abitanti.

Lì intorno uomini e donne, ognuno per conto proprio, intrecciano delle strisce di legno e creano dei cesti di varie grandezze. Arrivo in un altro tempio con le rivenditrici di fiori all’esterno e i mendicanti che chiedono l’elemosina.

Tamil Nadu, Tanjore. Vita nella zona delle capanne costrute con le foglie delle palme.

Tamil Nadu, Tanjore. Vita nella zona delle capanne costrute con le foglie delle palme.

Ne ho visti tanti anche questa mattina, proprio sulla strada del grande tempio: stavano aspettando la colazione che di lì a poco è arrivata abbondante e servita dai volontari su dei piatti di acciaio. Alcuni di loro stavano bisticciando per il posto in terra a sedere.

10 dicembre 2015

Oggi visito il Royal Palace, costruito nel XVI secolo dai Nayak di Madurai e dai Maratha che si presenta con delle vaste parti in avanzato stato di degrado.

Tamil Nadu, Tanjore. Vetrine nei pressi del Royal Palace.

Tamil Nadu, Tanjore. Vetrine nei pressi del Royal Palace.

Anche la bellissima Durbar Hall, la sala dove il re dava udienza presenta i segni del mancato restauro e delle recenti grosse infiltrazioni d’acqua.

Copia di Tamil Nadu, Tanjore. Parte del Royal Palace (XVI sec) adibita a Museo archeologico.

Tamil Nadu, Tanjore. Parte del Royal Palace (XVI sec) adibita a Museo archeologico.

Apprezzabile la piccola biblioteca del palazzo con i 30.000 manoscritti su carta e su foglie di palma, in lingue indiane ed europee. Nel Museo del Royal Palace sono esposte molte sculture raffiguranti le numerose divinità hindu ed anche qualche statua del Buddha. Le opere più antiche risalgono al X secolo.

Copia di Tamil Nadu, Tanjore, Museo archeologico del Royal Palace. Sculture in pietra del Rajaraja II e di sua moglie 1135-1165.

Tamil Nadu, Tanjore, Museo archeologico del Royal Palace. Sculture in pietra del Raja Raja II e di sua moglie (1135-1165).

Molto dolce la scultura della coppia di sposi risalente al XVI secolo: un Raya Raya e sua moglie. Visito anche le poche altre stanze accessibili: bellissime sculture alle pareti, semicorrose dai tarli, uccelli che nidificano tra le travi, infiltrazioni d’acqua e odore di umido un po’ ovunque.

Copia di Tamil Nadu, Tanjore, Biblioteca del Royal Palace, XVI secolo. Vecchia carta geografica con l'Italia.

 Tamil Nadu, Tanjore, Biblioteca del Royal Palace, XVI secolo. Vecchia carta geografica con l’Italia.

Lascio il Royal Palace dopo aver visitato anche l’ampia parte adibita a negozi di souvenir e m’incammino verso la mia Lodge accompagnata dalle voci dei ragazzi che provengono dalle numerose scuole della zona. E’ l’ora della pausa per il pranzo e alcuni ragazzi mi salutano con familiarità dai cortili e dalle terrazze delle loro scuole.

Copia di Tamil nadu, Tanjore. Parte del Royal Palace in stato di abbandono.

Kodaikanal 2015, (Tamil Nadu)

Kodaikanal 1

Tamil Nadu, Kodaikanal.

5 dicembre 2015

A Chennai ancora non si può andare a causa dell’alluvione che ha colpito quella zona così il mio progetto di imbarcarmi là per le isole Andamane è decisamente saltato. Oggi sono arrivata a Kodaikanal, una località turistica di montagna situata a 2100 metri, sulla cresta meridionale delle Palani Ills, a poco più di 100 km da Madurai. Anche qui, per un lunghissimo tratto si vedono numerose pale eoliche che ruotano mosse dalla forza del vento e forniscono energia elettrica senza produrre inquinamento. L’ultimo tratto di strada per raggiungere Kodaikanal è completamente immerso nei boschi di latifoglie e aghifoglie e a momenti guardando giù si vedono comparire panorami splendidi fatti di rettangoli di risaie, mais, boschi di palme, case costruite con le palme, colline verdi a forma di cono e montagnole basse e senza punta con delle macchie di terra rossastra. A volte sono collegate le une con le altre come se si tenessero per mano e stessero guardando i laghi, i fiumi e gli stagni anche loro meravigliate. Nelruscello di un villaggio uomini, donne e bambini, sia maschi che femmine, stanno facendo il bucato. Ai bordi della strada pendono alberi dai fiori gialli, altri a forma di campanula viola o bianchi. Spuntano degli alberi con foglie rosse che sembrano delle grandi stelle di Natale, altri con fiori bianchi che paiono di sambuco. C’è anche un mandorlo in fiore che spunta accanto ad una grande cascata che si vede dalla strada. Salendo e attraversando i paesi si vede qualche tempio induista, alcune chiese, qualche moschea, dei piccolissimi cimiteri colorati qua e là, alcuni con le tombe rialzate, altri con soltanto le croci. Ci sono anche qui mucche e vitelli per la strada, ma stanno legati a degli alberi oppure vengono portati al guinzaglio dai proprietari. Più su, compaiono parecchi greggi di capre con i pastori che li sorvegliano, anche sotto la pioggia. A volte si vedono interi villaggi con casupole fatte di foglie di palma intrecciata. Nei paesetti si vedono molte biciclette, alcune cariche di rami con le foglie appoggiate sul portapacchi. Molte donne e anche uomini portano dei sacchi, dei cesti, dei tegami sulla testa. Si vede anche qualche sadhu, o meglio, qualche mendicante vestito di arancione come i sadhu e poi, finalmente lunga la salita a Kodaikanal ricompaiono le scimmie. La strada è stretta e piena di tornanti, con numerosi cartelli che raccomandano di guidare con prudenza. Un gruppo di persone sta guardando giù in un dirupo dove è precipitato un camion: alcuni cercano di tirar su i rottami con una corda. Man mano che ci avviciniamo a Kodaikanal compaiono sempre più prorompenti le altissime cascate che lasciano precipitare la loro acqua vicinissima alla strada. Ce ne sono diverse anche più lontane, che paiono sorgere dalla cima della montagna e giungere fin sulla strada.

Tamil Nadu, Kodaikanal. Turisti in gita al lago.

Tamil Nadu, Kodaikanal. Turisti in gita al lago.

Kodaikanal è una cittadina che ha origine nel 1840 quando dei missionari statunitensi fondarono una scuola per bambini europei oggi divenuta un prestigioso Istituto locale. E’ sabato e la cittadina è affollata di turisti indiani nonostante stia piovendo a dirotto. Il lago dista soltanto 10 minuti a piedi dalla cittadina e si estende per un perimetro di 8 km. Tutt’intorno c’è una grande fila di bandierine che indicano le bancarelle gestite dai profughi tibetani. Ce ne sono anche di indiane che vendono sia vestiario che alimenti. Quassù ci sono un’infinità di rivendite di cioccolata, di tutti i tipi: al cocco, bianca, con le noci, con le spezie e tante altre varietà.

Tamil Nadu, Kodaikanal.Turisti domenicali in gita al lago.

Tamil Nadu, Kodaikanal.Turisti domenicali arrivati in pullman al lago.

Anche le bancarelle di frutta sono ben fornite: banane, avocado, anguria, meloni, cocco e perfino l’uva si può trovare. E’ quasi sera: nei momenti in cui la pioggia si attenua gruppi di indiani partono a cavallo per il giro del lago. La guida conduce il cavallo con il turista tenendolo per le redini mentre lui va in bicicletta. Comitive di turisti, sempre indiani scelgono di percorrere il giro del lago in bicicletta o in tandem. C’è un’organizzazione che si occupa del giro del lago in barca, ma ci sono anche dei pedalò e delle barchette per bambini sulla riva.

Tamil Nadu, Kodaikanal. Il lago durante un perido di pioggia.

Tamil Nadu, Kodaikanal. Il lago durante un perido di pioggia.

La cittadina è ospitale e la popolazione è molto cordiale nel fornire spiegazioni. Una guida mi propone un trekking per domani, ma è prevista pioggia mi han detto qui all’hotel, per ben quattro giorni.

Tamil Nadu, Kodaikanal. Mercato sotto la pioggia.

Tamil Nadu, Kodaikanal. Mercato sotto la pioggia.

6 dicembre 2015

Ho cambiato hotel perché l’altro era troppo umido e freddo. Ho chiesto alla reception se era possibile cambiare camera e l’incaricato, guardandomi con sufficienza dall’alto in basso, mi ha risposto che il prezzo sarebbe di molto salito. In quest’altro hotel la situazione è migliore ed anche più umana ed economica. Oggi è domenica e a momenti piove. Camminando lungo le stradine, a due passi dal centro, scopro un bellissimo mercato settimanale. La gente è arrivata dai villaggi a vendere, in particolare, frutta e verdura: mandarini, banane verdi, gialle, grandi e piccole, noci di cocco, ananas, meloni, angurie, pomodori, cipolle, aglio, cavoli, zucche, spezie e sementi di ogni tipo. C’è anche una zona semicoperta dove si estende il mercato con una parte adibita a pescheria. Ora sta piovendo a dirotto, ma il mercato si svolge con regolarità con venditori e compratori che cercano un po’ di riparo sotto dei teli di plastica gialli e blu, legati con delle corde a dei paletti.

Tamil Nadu, Kodaikanal. La fioraia.

Tamil Nadu, Kodaikanal. La fioraia.

Ogni tanto cadono sul percorso delle cascate d’acqua che i teli non riescono a reggere, ma gli ombrelli colorati e mezzi rotti dei clienti continuano a muoversi indisturbati tra le bancarelle. Sia le donne che gli uomini indossano una sciarpa a forma di cuffia in testa, la legano sotto il mento e avvolti in grandi scialli o giacche o golfini, riempiono le loro borse con i prodotti del mercato e se ne vanno.

Tamil Nadu, Kodaikanal. Mercato della domenica sotto la pioggia.

Tamil Nadu, Kodaikanal. Mercato della domenica sotto la pioggia.

Dopo aver percorso e ripercorso in salita e in discesa la stradina del mercato, vado un salto fino al lago a vedere cosa succede laggiù. Lo trovo completamente avvolto in una cappa di nebbia, ma ci sono comunque le corriere delle gite turistiche parcheggiate sulla riva. Famiglie intere stanno passeggiando lì intorno e si fermano alle bancarelle per acquistare le pannocchie abbrustolite o i fagioli cotti e serviti sulla carta da giornale. Più in là ci sono i cavalli sempre molto richiesti, anche sotto la pioggia. Le bancarelle sono tutte aperte, ma rientrate verso l’interno e coperte con teli di plastica per riparare la merce dal diluvio.

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Madurai 2015, (Tamil Nadu)

Tamil Nadu, Madurai. Il porticato intorno al laghetto del tempio.

Tamil Nadu, Madurai. Il porticato intorno al laghetto del tempio.

3 dicembre 2015, pomeriggio.

Sono in viaggio per Madurai. Il pullman è quasi interamente occupato da una grande famiglia di pellegrini del Bihar in viaggio attraverso i templi del Sud. Il viaggio presenta il solito panorama di palme e coltivazioni di riso per il primo tratto. Poi, compaiono le piccole montagne verdi e marrone, paiono ondeggiare nell’aria, poi una tutta sola a forma di cono e un’altra che pare una mezza sfera tutta verde, poi si allontanano fino a scomparire. Mucche e capre con pastori, alcune portate al guinzaglio, uccelli, gente che lavora nelle risaie, laghetti, stagni, qualche ciminiera affiancata a delle fornaci lungo la strada. Poi, kilometri e kilometri di pale eoliche fin quasi a Madurai. Compaiono i campi coltivati a mais e legumi, le palme si fanno più rare a parte qualche piantagione recente di bananeti. Siamo su una superstrada e la corriera deve pagare il pedaggio. Fra le due corsie sono state piantate delle azalee, un uomo le sta curando mentre mandrie di mucche brucano l’erba dello spartitraffico. Attraversando l’autostrada si vedono ogni tanto spuntare i campanili delle chiese e delle moschee. E’ quasi sera e lungo la strada i ragazzini e le ragazzine con le loro divise scolastiche stanno aspettando l’autobus per tornare a casa. Ora si stanno accendendo le illuminazioni dei ristoranti e delle tea-stall, poi quelle delle casette a forma di castello con il tetto piatto costruite di recente qua e là. La mia tappa a Madurai non era prevista, ma a Chennai è impossibile andare a causa dell’alluvione che ha colpito quella zona.

Tamil Nadu, Madurai. Il lago del Sri Meenakshi Temple.

Tamil Nadu, Madurai. Il lago del Sri Meenakshi Temple.

A Madurai c’ero già stata una decina di anni fa, ma la sto vivendo in modo diverso: la grande famiglia induista incontrata sul pullman alloggia nel mio stesso albergo e mi invita ad andare al tempio assieme a loro. All’ingresso ci sono delle contestazioni per la mia presenza nel gruppo: il tempio non è tutto visitabile ai non induisti, ma la famiglia mi protegge e riesco ad entrare tranquillamente. Le donne della famiglia acquistano delle borse con del cibo da portare al sacerdote per l’offerta. Questi, dalla borsa toglierà la noce di cocco e la spaccherà lasciando uscire il latte e rimettendo il frutto nella borsa che ridarà alla persona stessa. Durante questo rituale verranno offerti anche dei soldi.

Tamil Nadu, Madurai. Lumini accanto al simbolo di Shiva.

Tamil Nadu, Madurai. Lumini accanto al simbolo di Shiva.

Il tempio è bellissimo con le colonne in pietra con sopra scolpite delle figure femminili e maschili. In alto, sul soffitto invece ci sono delle decorazioni colorate. La fila per arrivare al sacerdote è infinita. Uomini e donne ti si pressano addosso con grande confidenza. Probabilmente il contatto corporeo fa parte della religione induista o perlomeno del rituale di questo tempio. Ci sono delle trasmissioni video collocate da più parti che mettono in onda una musica accompagnata da una danza di una donna vestita di bianco: i movimenti sono per lo più dei gesti. Terminata l’offerta della famiglia al sacerdote in un’altra cappella vediamo un gruppo di maschi a dorso nudo che sta celebrando una puja. L’atmosfera è molto intensa, carica di un’intensa energia.

Tamil Nadu, Madurai. Interno del Sri Meenakshi Temple.Progettato nel XVI sec.La sua storia risale a 2000 anni prima.

Tamil Nadu, Madurai. Interno del Sri Meenakshi Temple.Progettato nel XVI sec. La sua storia risale a 2000 anni prima.

4 dicembre 2015

Sono ritornata allo Sri Meenakshi Temple anche questa mattina e sono rimasta lì per diverso tempo in particolare nel posto dove si celebrano le puja e intorno al piccolo lago artificiale a forma di grande vasca. C’era tanta gente, centinaia di pellegrini in fila, ma l’atmosfera è più tranquilla rispetto all’enfasi di ieri notte. Le danze e le musiche sono trasmesse ancora, a ripetizione.

Tamil Nadu, Madurai.Interno del Sri Meenakshi Temple, XVI sec.

Tamil Nadu, Madurai.Interno del Sri Meenakshi Temple, XVI sec.

Molte persone stanno offrendo candele e lumini alle divinità, altre si cospargono di cenere e si colorano di bianco e rosso la fronte come facevano ieri sera. In un sottoportico ci sono i sacerdoti che celebrano le puja, ma i clienti sono pochi ora. Intorno al laghetto stanno seduti diversi visitatori.

Tamil Nadu, Madurai. Mattina all'interno del Sri Meenakshi Temple.

Tamil Nadu, Madurai. Mattina all’interno del Sri Meenakshi Temple.

Un po’ ovunque nel tempio ci sono dei fedeli accovacciati in terra a pregare, altri stanno distesi davanti alle divinità, altri ancora vanno a baciare le statue e i gradini degli altari.

Tamil Nadu, Madurai.I sarti del mercato accanto al Sri Meenakshi Temple.

Tamil Nadu, Madurai. I sarti del mercato accanto al Sri Meenakshi Temple.

Uscita dal tempio, camminando intorno all’enorme perimetro trovo un tipico mercato dove ci sono diversi sarti che stanno cucendo abiti con delle vecchie macchine da cucire. Intorno ci sono botteghe di candelabri e pentolini in ottone, pentole e pentolini in acciaio, stoffe, scialli e mercerie di ogni tipo.

Kanyakumari 2015, (Tamil Nadu)

Kanyakumari, interni della cittadina.

Kanyakumari, interni della cittadina.

In treno leggo un bel po’ di tempo, poi, ascolto i discorsi di una ragazza tedesca diciottenne che si è presa una pausa di un anno prima di proseguire gli studi. Qui, nell’India del sud ci sono molti giovani impegnati in attività di volontariato. Ogni tanto guardo fuori dal finestrino e vedo distese di palme di cocco e di banane, dei campi arati e la terra smossa accanto agli alberi, qualche casetta colorata simile a dei box, con il tetto ricoperto in paglia o in lamiera. Arriviamo a Thiruvanathapuram, la capitale del Kerala: la stazione ferroviaria è affollata di gente che è appena scesa dal treno e di altra che sta salendo. Sulla banchina ci sono delle belle magnolie e altre piante arboree. Attraversiamo le stazioni di Ney Kattingara, Kulitturai, Eraniel: sono molto tranquille, pulite, ordinate con dei vasi di fiori, una fontana e delle panchine coloratissime. Lungo le stradine che fiancheggiano la ferrovia c’è una fila lunghissima di motociclette parcheggiate. Poi, ancora palme, palme da banana appena trapiantate, una mucca nera che pascola solitaria, rigagnoli. Ora compaiono in lontananza le montagne: non sono molto alte e sembrano dei coni verdi e marroni, lì appoggiati, in prospettiva e ondeggianti tra un laghetto e uno stagno. Ecco le risaie con le piantine coperte dall’acqua e le donne colorate che le curano con tutt’intorno i bianchi uccelli dal collo lungo. Più in là ecco le mucche bianche e nere e quelle tutte bianche e anche gli uccelli grigi, poi le capre che gironzolano accanto ad una fila di casette colorate. A Nagercoilu sale un folto gruppo di soldatesse molto giovani; la diciottenne tedesca scende insieme ad un ragazzo indiano con il quale ha fatto amicizia durante il viaggio.

Lungo mare, il punto dove s'incrociano i tre mari.

Tamil Nadu, Kanyakumari. Il punto dove si incontrano i tre mari: l’Oceano Indiano, il Mar Arabico e Golfo del Bengala.

30 novembre, 1 dicembre Kanyakumari

Bellissimo l’impatto con questa cittadina meta di pellegrinaggi indiani al tempio e alle isolette dove si trovano il Vivekananda Memorial e la statua di un antico poeta del tamil: Thiruvalluvar. Vivekananda è stato un grande pensatore indiano che nel 1892 ha scelto questo luogo di pace per meditare: si trova su un’isoletta, un rock che sta di fronte a Kanyakumari, il punto dove s’incontrano le acque del mare Arabico, del Golfo del Bengala e dell’Oceano Indiano. La statua indiana della libertà di 133 piedi di altezza è stata eretta nel 2000 per ricordare il poeta tamil Nadu Thiruvalluvar per la sua opera composta da 133 capitoli.

Kanyakumari, le isolette del Vivekananda Memorial e della statua del poeta Thiruvalluvar.

Kanyakumari, le isolette del Vivekananda Memorial e della statua del poeta Thiruvalluvar.

Verso sera il lungomare si affolla di turisti che si siedono sulle numerose panchine per godersi il tramonto del sole. A quest’ora si animano anche le migliaia di bancarelle disposte sulle vie e ricolme di merce e souvenir di ogni tipo. Una pioggia improvvisa accelera la chiusura del mercato che dopo un po’ si rianima in parte, allo spuntare di uno splendido arcobaleno che si alza proprio dietro le isolette dei memoriali. Questa mattina, invece, sveglia alle 4.30 con i canti provenienti dal millenario tempio Kumari Amman. Ci andrò più tardi con Richard, ma la visita verrà resa troppo frettolosa da una delle solite guide acchiappa turisti intenzionate solo a strapparti dei soldi.

Kanyakumari. Pescatori.

Kanyakumari. Pescatori.

Più tardi, una passeggiata verso le imbarcazioni dei pescatori ci porta a scoprire uno spontaneo mercato del pesce con donne e uomini indaffarati nella vendita di piccoli e grossi pesci. Sulla via accanto al mercatino c‘è un’anziana affacciata al balcone che vende il cjai e un’altra signora sbuca da una finestra/ vetrina e si nasconde per non farsi fotografare.

Mercato pesce

Tamil Nadu, Kanyakumari. Mercato del pesce.

Kanyakumari è un luogo meta di pellegrinaggi indiani al tempio e ai memoriali e priva del turismo elitario che caratterizza Varkala e Kochi.

Kanyakumari. Imbarco di pellegrini indiani per l'isola del Viveknanda Memorial, distante 400 metri.

Kanyakumari. Imbarco di pellegrini indiani per l’isola del Viveknanda Memorial, distante 400 metri.

L’atmosfera è semplice e cordiale: probabilmente qui non arrivano i turisti occidentali. La cittadina si sveglia presto e tutti si riversano pigramente in strada per chiacchierare e guardarsi intorno. Le due imponenti chiese che si ergono con le loro bianche guglie che si stagliano verso il cielo sono aperte e all’interno c’è qualche donna avvolta nel suo sari che se ne sta lì in silenzio. Due di loro, invece, stanno chiacchierando animatamente. Lo spazio interno è immenso, come fossero delle cattedrali: qua e là ci sono delle statue di Gesù Cristo, della Madonna e dei crocifissi appesi alle pareti. All’esterno dei cumuli di sassi finti con le immagini della Via Crucis incorporate. L’atmosfera delle chiese pare diversa, più distaccata, rispetto a quella che si respira nei templi indù e buddhisti indiani.

Tamil Nadu, Kannijakumari. Sera sul lungo mare.

Tamil Nadu, Kanyakumari. Sera sul lungo mare.

E’ sera: mi sporgo dalla lunga veranda che gira intorno alla mia stanza: si aprono scorci illuminati che creano anche qui le immagini di un presepio natalizio. Verso Nord c’è la Our Lady of Randsom Church sfarzosamente illuminata con luci di diversi colori. Di fronte, verso Est riesco a scorgere il Vivekanda Rock Memorial illuminato con una tenue luce. Verso Sud vedo il Devi Kanniyakumari Amman Temple, anche questo illuminato con discrezione. Mi affaccio poco più tardi, verso le 20.30 ed è quasi tutto spento.

Tamil Nadu, Kanyakumari.

Tamil Nadu, Kanyakumari.

2 dicembre 2015

Richard è partito per Madurai questa mattina. Io, invece, prendo l’autobus per Suchindran, una cittadina situata a 13 km da Kanyakumari per visitare il Thanumalayan Temple. Il percorso si presenta con le caratteristiche palme da cocco e di banana con i frutti ancora appesi e delle caprette nere, bianche e nere e solo bianche che gironzolano ovunque. Le risaie hanno un aspetto molto ordinato e ben definito, chiuse in rettangoli con i bordi di terra rialzati e le piante già grandi all’interno, immerse nell’acqua. Alle fermate degli autobus decine di ragazzini e ragazzine in gruppi separati attendono l’autobus per recarsi a scuola. Sono molto curati nella loro divisa rosa e bordeaux: camicia rosa per i maschi, sciarpa dello stesso colore per le femmine. Lungo la strada si vedono dei grandi stagni con le foglie galleggianti , numerosi corsi d’acqua, un fiume e un piccolo lago. Prima di arrivare al tempio c’è un breve tratto di strada a piedi da percorrere.

Tamil Nadu, Suchindram. Aspetti del Thanumalayan Temple.

Tamil Nadu, Suchindram. Aspetti del Thanumalayan Temple.

In centro del paese c’è una grande vasca con in mezzo un tempietto simile al principale, ma in miniatura. Nella grande vasca ci sono molti uomini seminudi e anche delle donne vestite stanno facendo il bagno dopo essersi insaponati sulla riva. Due donne stanno lavando i panni: sono immerse nell’acqua e utilizzano il gradino più basso della scalinata come asse per il bucato.

Tamil Nadu, Suchindram. Preghiera in un tempietto intorno al lago.

Tamil Nadu, Suchindram. Preghiera in un tempietto intorno al lago.

Lì accanto c’è il Thanumalayan Temple e il piazzale intorno è pieno di pullman dai quali sono scese le migliaia di famiglie che ora stanno in fila per entrare al tempio. Lungo la strada principale che affianca il tempio e nei pressi della stazione degli autobus ci sono diverse bancarelle che vendono spezie, zucchero e miele fatti in casa disposti a forma di cono, collane con palline di legno legate con dei fili di rame o tutte in metallo che i pellegrini portano numerosi al collo.

Tamil Nadu, Suchindram. Interno del Thanumalayan Temple, IX secolo.

Tamil Nadu, Suchindram. Interno del Thanumalayan Temple, IX secolo.

Il tempio è vastissimo e controllato sia da militari che da guardiani. E’ composto da colonne, statue in pietra e incisioni risalenti al IX secolo. Nei tabernacoli ci sono le immagini delle divinità con accanto i preti che distribuiscono benedizioni e raccolgono offerte. Una musica di sottofondo con un mantra che recita all’incirca così: “Oh Nama Shivati”. Un sacerdote versa acqua e distribuisce della polvere bianca su un pezzo di foglia di palma. Versa anche a me dell’acqua sulle mani e anch’io mi lavo il viso e mi asciugo sulla maglia dove resteranno delle chiazze bianche. L’atmosfera è affascinante: fuori fa molto caldo, ma qui dentro è fresco ed è buio. Ci sono i soliti lumini accesi un po’ dovunque.

Tamil Nadu, Suchindram. Pellegrinaggi al Thanumalayan Temple.

Tamil Nadu, Suchindram. Pellegrinaggi al Thanumalayan Temple.

Esco e faccio un giro intorno al lago-vasca: sulla stradina che lo circonda si aprono altri templi con i loro sacerdoti all’interno. In uno c’è un sacerdote che legge dei salmi e si alterna con un gruppo di donne. Nel gruppo c’è un guru che occupa la scena alla fine delle preghiere cantando e gettando dei petali di fiori verso il centro del cerchio.

Tamil Nadu, SUCHINDRAM.

Tamil Nadu, Suchindram.

Ritorno a Kanyakumari e vado a cercare il tempio millenario dedicato a Shiva: il Guganathaswamy Temple. Lo trovo con fatica: se ne sta quasi nascosto nei pressi della stazione ferroviaria. E’ chiuso a quest’ora, ma la guardiana mi lascia entrare un attimo.

Tamil Nadu, Kanniyakumari. La custode del millenario Guganathaswamy Temple.

Tamil Nadu. Una custode del millennario tempio di Shiva.

Ci sono delle statue, la scultura di un toro, un ampio cortile e un piccolo parco che dà verso la strada dove dorme tranquillo un mendicante e dove sta pascolando indisturbata una mucca. Un’altra guardiana del tempio quando mi vede redarguisce la mia accompagnatrice per avermi concesso la visita fuori orario, ma poi entrambe mi osservano mentre mi allontano e rispondono sorridenti al mio gesto di saluto.

Kannijakumari, kumari amman temple.

Kanyakumari, Kumari Amman Temple.

Verso sera ritorno al Kumari Amman Temple, la casa della dea Kanyakumari, dove la dea pregò per avere Shiva come marito. Si narra che quando Shiva non accettò le sue preghiere, lei volle rimanere vergine (Kanya). Il tempio è composto da colonne con delle sculture in rilievo. All’interno in una cappella c’è l’immagine della dea; un gruppo di uomini a dorso nudo sta ricevendo dai sacerdoti che stanno lì del cocco e delle banane disposti su un piatto. C’è anche un gruppo di donne, ma non sono coinvolte nella cerimonia e si allontanano verso l’uscita quasi subito.

Tamil Nadu, Kanniyakumari. Le guardiane dell'antico tempio dedicato a Shiva.

Kanyakumari. L’esterno dell’antico tempio dedicato a Shiva.

E’ tardi: vado a sedermi sulle panchine da dove si può vedere il tramonto. C’è parecchia gente sulla spiaggia che sta facendo il bagno, dell’altra seduta sulle panchine a guardare l’incontro dei tre mari Arabico, Indiano, Golfo del Bengala). C’è della gente anche sulla torre panoramica, ma in breve tempo il lungo mare si svuota e la gente si riversa negli alberghi attraverso le vie dalle numerose bancarelle che portano verso il centro.

Kanyakumari, tra le vie del centro.

Kanyakumari. Le vie del centro.

3 dicembre 2015

Sono tornata sul lungomare, ho camminato attraverso le bancarelle affollate di pellegrini molti dei quali vestiti di nero. Uno di loro mi spiega che sono dei fedeli del dio Ayyappa e provengono dal Kerala. Molti di loro compiono questo viaggio in giornata: arrivano molto presto per visitare il tempio che apre alle 4.30 del mattino e poi ritornano in pullman o con i pullmini nei loro paesi, in Kerala. Durante la notte nel mio hotel c’è stato un grosso movimento di gente: molti dei pellegrini che arrivano da lontano trascorrono la notte qui e poi se ne tornano già in mattinata a casa. Camminando per il mercato noto che ci sono molte bancarelle di vestiti per bambini e per uomini, molto omologati e di bassa qualità, anche invernali, nonostante qui non faccia mai freddo. Ci sono dei bambini piccolissimi che rincorrono i turisti per vendere loro degli elastici per i capelli. Avranno tre anni e sono quasi nudi. Le loro madri sono indaffarate con gli altri figli ancora più piccoli. Ai bambini viene insegnato sin da piccolissimi ad insistere nel chiedere soldi alla gente impietosendola con il gesto della mano portata più volte alla bocca per indicare che hanno fame. Mi siedo di fronte alle isole dedicate ai due importanti personaggi (Vivekananda e Triruvalluvar): mi si avvicina un pescatore di perle e poi un altro: non resisto alla tentazione e ne acquisto alcune.

Kanyacumari, preghiera all'antico tempio di Gunganathan dedicato a Shiva.

Kanyakumari, preghiera all’antico tempio di Gunganathan dedicato a Shiva.

Ritorno ancora al millenario tempio Arulmigusree Guganatheeswarar: è aperto ora e lo trovo molto suggestivo per i numerosi fedeli assorti in preghiera.

Tamil Nadu, Kanyakumari. Il millennario tempio Gunganatham.

Tamil Nadu, Kanyakumari. Il millennario tempio Gunganatham.

Il tempio, visto con la gente ed i sacerdoti e pure con i numerosi mendicanti all’ingresso, si presenta con un’atmosfera molto intensa e surreale.

Tamil Nadu, Kanyakumari. Mattino.

Varkala 2015, (Kerala meridionale)

Papanasham beach.

Kerala meridionale, Varkala. Papanasham beach.

28 novembre 2015

Sto viaggiando ancora con Richard. Dormiamo in una squallido e sporco hotel di Kollam e la mattina di buonora, in autobus, raggiungiamo Varkala. E’ una cittadina di mare con un’infinità di hotels e guest house già invasi dai turisti occidentali, ma il suo culmine lo raggiungerà verso Natale. Il mare è stupendo: le grosse onde arrivano con una grande forza divertendo i turisti che si tuffano appena raggiungono la spiaggia e scompaiono lasciandosi trasportare dalla loro forza per poi riemergere divertiti. La sera all’ora del tramonto la Papanasham Beach si affolla ancora di più e assume un fascino da favola con la luce tenue del crepuscolo che l’avvolge.

Varkala beach.

Kerala meridionale, Varkala Beach verso sera.

Verso mezzogiorno visitiamo il Janardhana Temple all’interno del quale si sta svolgendo la cerimonia dei girotondi intorno alla cappella centrale con preti e fedeli che cantano muovendosi in corteo.

Kerala meridionale, Varkala.Preghiera al Janardhana Temple, sulla Beach Road.

Kerala meridionale, Varkala. Preghiera al Janardhana Temple, sulla Beach Road.

All’ingresso del tempio una donna mi dice che non posso entrare con il top; il mio compagno di viaggio si toglie la sua maglia inzuppata di sudore e me la mette sulle spalle. Niente, la devo proprio indossare mentre lui come uomo può entrare a dorso nudo. Il tempio presenta all’ingresso delle statue fortemente

erotiche; all’interno c’è un grande baniano e degli altari dedicati a Ayyappan, ad Hanuman e ad altre divinità hindu. Nella cappella è vietato entrare ai non induisti, per cui appena mi vedono all’interno, nell’intento poi di scattare una foto, i guardiani mi cacciano ferocemente.

Varkala, pranzo al Janardhana Temple.

Varkala, pranzo gratuito al Janardhana Temple.

E’ l’ora del pranzo: da lontano giunge il canto del muezzin e qui, ai piedi della scalinata che porta al tempio hindu, sotto un porticato, ci sono dei grossi pentoloni ricolmi di riso e salse e delle persone che distribuiscono il pranzo disponendolo su dei grandi piatti di metallo. Tra i commensali c’è una ragazza bionda: è una turista austriaca, sorridente con il piatto ricolmo di riso e legumi.

29 novembre 2015

Passeggiamo in spiaggia di buon mattino e facciamo il bagno tra le onde tumultuose; poi intraprendiamo una lunga camminata e arriviamo fino alla Black Beach. Il tratto che separa la Papanasham Beach dalla Black Beach è facilmente percorribile dall’alto e ad un certo punto si apre con un panorama stupendo. Da lontano si scorgono delle canoe, delle barche di pescatori, dei bagnanti e anche dei windserfisti che sfidano le onde impetuose. Dall’alto arrivano dei deltaplani che si abbassano sulla spiaggia e tornano verso l’alto scomparendo sopra le rocce e il villaggio delle guest houses.

Varkala, la spiaggia.

Kerala meridionale, Varkala. La spiaggia.

Ci fermiamo a bere un cjai in un ristorantino con la terrazza affacciata sul mare. E’ disposto su due piani e sia sotto che sopra ha allestito due enormi pareti di libri internazionali: ce ne sono numerosi anche di italiani. Con sorpresa scopro uno degli ultimi libri da me letti: Libertà di Jonathan Franzen. Questa sera metterò anch’io dei libri lì: quelli che ho portato dal meeting internazionale delle Women in Black di Bangalore.

Varkala. Papanasham Beach di sera.

Varkala. Papanasham Beach di sera.

Camminando verso la Black Beach attraversiamo numerose ville con giardini curatissimi e delle persone sdraiate al sole su dei lettini da mare. Anche i ristoranti sono pieni di turisti occidentali che trascorrono la maggior parte del loro tempo tra spiaggia, ristorante, sedie a sdraio e amache dei giardini. Dopo un po’ arriviamo in un curatissimo parco pubblico sul mare pieno di palme e erba appena tosata. Sulla riva, una lunga fila di pescatori sta tirando dal mare una fune di plastica più volte annodata e che non finisce mai. Ci aggreghiamo a loro per un momento nel tiraggio della fune e poi scendiamo tra gli scogli richiamati dalle grida di un gruppo di uomini. Sono altri pescatori che stanno contrattando il prezzo di vendita della loro pesca e ci dicono che non vogliono essere fotografati. Torniamo su e vediamo uno dei capi pescatori con una grossa mazzetta di soldi e più avanti altre corde in fase di tiraggio e delle barche nere messe a riposare. Arriviamo fino ad una bella moschea bianca e verde che sta proprio sulla riva del mare; due donne velate sono sedute sul muretto vicino al portale e nemmeno loro desiderano essere fotografate. Dalle informazioni raccolte, sia i musulmani sia i cattolici presenti a Varkala, nonostante le diverse moschee e le numerose chiese, si aggirano soltanto sul 20%, mentre gli induisti prevalgono con il 60%.

Varkala. Papanasham Beach.

Varkala. Papanasham Beach.

30 novembre

Mattinata a passeggio sulla Papanasham Beach. Incrociamo un gruppo di pescatori che sta raccogliendo il pesce dalle reti e lo accatasta sulla spiaggia. Più avanti c’è un gruppo animato di gente: mi avvicino e finalmente capisco a cosa servono quei cumuli di sabbia a mo’ di tomba. Sono i posti dei guru e proprio qui si svolgono le puja. I celebranti, sotto i piccoli ombrelloni colorati, siedono sopra il cumulo rivestito di una stoffa gialla o rossa. Accanto tengono l’ombrello. Tutti hanno un tabernacolo con una candela accesa all’interno e qualche ciotola, alcuni vasi, un piatto ricolmo di petali, un secchio d’acqua di plastica con un piccolo recipiente per celebrare le puja, un seggiolino di plastica per far sedere i clienti. Piove e forse pioveva di più quando i celebranti sono arrivati dal momento che accanto al loro ornamentario tengono anche un ombrello chiuso, ma bagnato. I celebranti saranno 15-20, i fedeli pochi. I celebranti sono poco colorati rispetto a quelli di Varanasi ed anche più pigri dal momento che avvicinano i clienti soltando con qualche cenno della mano.

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Varkala Beach. Tramonto.

Ci sediamo in un ristorante per la colazione: lì, seduto accanto al nostro tavolo c’è un austriaco di mezza età al quale si aggiunge più tardi un ragazzo cileno. Da sotto mi chiama l’altro austrico, quello anziano già incontrato nella visita ai villaggi di Kochin e poi sul barcone da Alappuzha a Kollam. E’ in costume e sta facendo una camminata lungo la spiaggia.

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Varkala, sera sul lungo mare.

Torniamo in guest house e Richard si accorda con il proprietario per allarmarmi sulle alluvioni presenti nei dintorni, da Kanniyakumari a Chennai fino alle Andamane.

La spiaggia di Varkala.

Varkala Beach.

Vorrebbe restare ancora lì, ma io gli dico che voglio partire e continuare il viaggio da sola. Me lo ritrovo ancora accanto qui alla stazione ferroviaria, in partenza per Kanyakumari.