I’m going back to India: New Delhi (April 29 th, 2017)

New Delhi, 29 aprile 2017

Domani lascerò l’India, anzi stanotte tornerò a Udine, dopo quasi 5 mesi di permanenza in questo Paese.

New Delhi. Paharganj, 29 aprile 2017. La zona del mercato.

New Delhi. Paharganj, 29 aprile 2017. La zona del mercato.

Paharganj, la zona mercato che ruota intorno alla stazione ferroviaria di New Delhi, mi è parsa più familiare ed accogliente di sempre, forse perché ho rivisto dei cari amici. Ho incontrato Govind, il giovane avvocato conosciuto a Kasar Devi e Alina, l’ex ragazza del Kazakistan di mio figlio. Govind, oltre a svolgere il suo lavoro di avvocato, si interessa di investimenti e mi ha parlato di EB3COIN.BIZ, un sistema che, con una somma minima di 100$, permette di ottenere una buona rendita economica annuale. Più tardi, su una terrazza-bar di Paharganj, parlo con Alina di questo sistema: lei mi conferma che in Kazakistan molte persone sono sponsor di EB3COIN.BIZ, ma lei, rimane scettica: non crede nel facile guadagno! Ci terremo informate sugli sviluppi degli investimenti che, molto probabilmente, tenterò.

New Delhi, Pahargani, 29 aprile 2017. Sun-set.

New Delhi, Pahargani, April 29th, 2017. Sun-set.

Dal gazebo della terrazza-bar ammiriamo il tramonto del sole sui tetti dei vecchi palazzi di Paharganj; dall’alto guardiamo la gente che si muove tra i banchi del mercato e si dirige verso le vie che si diramano dalla piazzetta. Un ultimo giro intorno all’animato mercato che esplode nel suo massimo vigore dopo il tramonto; poche ore di sonno e il rientro in Italia mi aspettano. Con una gran voglia di ripartire e vivere libera, senza più avere nemmeno il legame di una casa.

I’m going back to India: Uttarakhand. Almora-Kasar Devi, Kausani, Nainital (April 2017).

 

Verso Kasar Devi, 8 aprile 2017

Provo sempre una gran tristezza quando lascio Varanasi. Il mio pensiero è legato alla bambina senza casa, al mio amico barcaiolo, a tutte le persone care che lascio sui ghat e tra le stradine della città vecchia.

Kasar Devi, 8 aprile 2017. Il tempio risalente a 2000 anni fa, luogo di meditazione.

Kasar Devi, 8 aprile 2017. Il tempio risalente a 2000 anni fa, luogo di meditazione.

Arrivo alla stazione ferroviaria grondante di sudore con uno zaino pesantissimo sulle spalle nonostante abbia lasciato diversi abiti invernali in guest house. Durante la notte, in treno, mi avvolgo nel mio grande scialle e riesco a ripararmi appena dal freddo della notte. La mattina, al risveglio, dal finestrino si vedono grandi distese di grano maturo alternate da filari di alberi con le foglie verdi. A volte, anche tra i gruppi di alberi è coltivato il frumento, spesso già tagliato e raccolto in fasci. A momenti, nelle campagne, compare qualche bufalo e si vedono già di buon mattino numerosi contadini sbucare con il busto tra le messi dei campi. Sul treno, venditori di cjai corrono avanti e indietro con i loro barilotti di acqua e latte caldi, zuccherati che versano in un bicchiere di plastica con la bustina del tè. Alle 7.30 siamo a Rampur e la temperatura è decisamente più mite quassù. Guardo il paesaggio dal finestrino: sono comparse le risaie con le piantine già grandi e immerse nell’acqua. In alcuni campi si vedono delle altre piante verdi, forse di legumi e poi, ancora distese di grano maturo e file di alberi che paiono segnare i confini dei campi. Siamo a Rudrapur ora: qui compaiono numerosi cementifici dalla struttura moderna e si ergono numerosi in mezzo alle coltivazioni di grano. A momenti arrivano all’interno dello scompartimento gli odori forti delle concimazioni o forse delle fogne a cielo aperto, ma svaniscono quando il treno acquista velocità ed esce dalle zone abitate. Verso le 9.30, sono a Lal Kuan, la mia destinazione. Entrando in stazione, tra palme coperte di polvere, cataste di legna e mattoni messi ad essicare, si vedono numerose baracche in lamiera fiancheggiare i bordi della ferrovia.

Kasar Devi, 9 aprile 2017. Incontri lungo la strada principale.

Kasar Devi, aprile 2017. Incontri lungo la Basar Road, la strada principale.

Un percorso in gip di tre ore mi porta ad Almora e poi con un altro tratto, in fuori strada, raggiungo Kasar Devi, a 1650 metri di altitudine e ad una temperatura massima di 27°. Alla taxi stand di Almora incontro un giovane avvocato di Delhi e un suo amico, un imprenditore agricolo di Lucknow. Un terzo amico, anche lui avvocato, è rimasto in hotel perchè infortunato. I due avvocati sono entrambi sposati con un matrimonio deciso dalle famiglie e si ritengono soddisfatti della scelta.

Kasar Devi, 9 aprile 2017. Panorama con sullo sfondo i covoni appoggiati agli alberi.

Kasar Devi, aprile 2017. Panorama con sullo sfondo i covoni appoggiati agli alberi.

All’ora del tramonto andiamo insieme sulla collina dove sta l’antico tempio Kasar Devi, scavato per metà nella roccia e risalente a 2000 anni fa. La zona è rimasta sconosciuta per lunghi secoli fino a quando, nel 1890, il pensatore indiano Swami Vikananda l’ha scelta come luogo di meditazione.

Kasar Devi, 9 aprile 2017. Covoni di fieno appoggiati agli alberi.

Kasar Devi,  aprile 2017. Covoni di fieno appoggiati agli alberi.

Da quassù, si può ammirare uno splendido panorama: da un lato sulle colline della Hawabagh Valley e in lontananza sulle cime innevate dell’Himalaya; dall’altra parte si può godere della vista sulla città di Almora.

Kasar Devi, 9 aprile 2017. Abitante del luogo.

Kasar Devi,  aprile 2017. Abitante del luogo lungo la Binsar Road.

Kasar Devi, 9 aprile 2017

Accompagno fino ad Almora i miei nuovi amici in partenza per New Delhi e per Lucknow. La mattinata la trascorro nella cittadina, alla ricerca di una ATM funzionante. E’ domenica e le saracinesche dei negozi sono tutte abbassate; soltanto il mercato è parzialmente aperto.

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Almora, 9 aprile 2017. La via del mercato.

Il centro di Almora si estende su una collina che si può raggiungere attraverso delle scorciatoie formate da ripide scalinate o attraverso la via principale, chiusa al traffico.

Almora, 9 aprile 2017. Il mercato.

Almora, 9 aprile 2017. Il mercato.

La parte più animata è la zona del mercato con bancarelle di legumi ed erbe essiccati, frutta e verdura fresche, abiti nuovi e usati, calzature economiche. Le tea-stall e i ristorantini si affacciano sulla stradina principale, ma i posti a sedere sono all’interno di piccolissime stanzette tetre e buie.

Almora

Almora, 9 aprile 2017.

Qui, ad Almora incontro pochi occidentali a differenza di Kasar Devi dove ho già conosciuto molti viaggiatori solitari e diversi gruppetti di turisti francesi, tedeschi e israeliani. Torno a Kasar Devi con un taxi collettivo, straccolmo di famiglie indiane.

Almora a

Almora, 9 aprile 2017. Mercato.

A pranzo sono invitata da mio figlio e dalla sua nuova ragazza, una cinese dal nome, tradotto in italiano, come Giulia. Trovare la loro guest house è un’impresa quasi impossibile, ma la fortuna e l’intuito mi aiutano. Mi sono ricordata che ieri, quando dall’alto di una collina ho visto Simone e l’ho chiamato da lontano era appena sbucato dal sentiero che scende al suo alloggio. Non avevo preso nota del nome della guest house e mi son ritrovata con un’infinità di nomi simili. Cerco di spiegare ad un giovane indiano le caratteristiche della coppia e lui, pur ubriaco, chiedendo a destra e a manca, mi porta fino a loro. Qui, in questa discesa, ci sono davvero moltissime guest house disseminate lungo un sentiero che arriva fino ad un torrente; sono tutte arroccate su una collina che si apre su un panorama splendido verso la catena dell’Himalaya. Kasar Devi è immersa in una foresta composta per lo più da pini e abeti piantati dagli inglesi durante il periodo coloniale. Nel tardo pomeriggio cammino verso la parte più centrale del villaggio caratterizzato da una moltitudine di alberghi, guest house, ristoranti e da una serie di piccoli negozi di alimentari.

10 aprile 2017

Kasar Devi, dintorni, 10 aprile 2017. Incontri sulla strad tra Kasar Devi e Almora.

Kasar Devi, dintorni, 10 aprile 2017. Incontri sulla strada tra Kasar Devi e Almora.

Raggiungo a piedi Almora, attraverso un percorso di 8 km, verso Sud,  tra pini, abeti, ippocastani, ciliegi, fichi, maestosi alberi di mimosa in fiore, piante di alloro, timo, rosmarino e marijuana. Poco dopo Kasar Devi un taxi collettivo si ferma e scendono tre donne con delle borse da viaggio. Tre bambini le stanno aspettando: prendono le loro borse di mano e fuggono verso la strada sterrata in discesa mentre le donne continuano a chiacchierare fra di loro. Sono le insegnanti della scuola statale del villaggio, mi dicono, indicandomi una nuova costruzione situata poco più sotto.

Panorama dal Kasar Devi Temple.

Kasar Devi, 10 aprile 2017. Panorama verso Almora visto dal tempio.

Cammino ancora in discesa e mi fermo a riposare in uno dei pochi negozi con tea-stall che si trovano lungo la strada. Mancano ancora 4 Km per Almora, mi dice il negoziante, quindi, sono a metà strada. Un’altra donna sta camminando da sola verso la città: è italiana e abita sul lago di Como, vicino al confine svizzero. Ha quarant’anni, fa la cameriera e sta viaggiando in India da cinque anni. Oggi è lunedì; ad Almora i negozi sono tutti aperti ed il mercato è affollatissimo e molto silenzioso.

10 aprile 2017. Mercato affollato e silenzioso.

Almora, 10 aprile 2017. Il mercato: affollato e silenzioso.

Salgo la collina della cittadina attraverso la via pedonale. Incrocio una moltitudine di uomini ed anche ragazzi portatori che trasportano grossi carichi sulle spalle aiutati da spesse corde. I giovani qui, sia i maschi che le femmine, vestono all’occidentale: molti di loro portano uno zainetto sulle spalle e probabilmente sono gli studenti dei numerosi college dislocati nella cittadina.

Almora, 10 aprile 2017. Il mercato giornaliero.

Almora, 10 aprile 2017. Aspetti del mercato giornaliero.

Le donne più mature indossano il sari avvolto intorno al corpo, con la parte in alto coperta da dei golf lavorati a mano; lasciano il capo scoperto oppure, le più anziane, portano un fazzoletto annodato dietro la nuca. Gli uomini anziani portano un cappellino rigido e una giacca senza maniche indossata sopra un maglione. La via del mercato è lunga un paio di kilometri ed è tutta in salita.

Almora, 10 aprile 2017.Preghiera davanti all'immagine di Shiva e Parvati.

Almora, 10 aprile 2017. Preghiera in un tempietto, davanti all’immagine di Shiva e Parvati.

A metà strada mi fermo a visitare un tempio dipinto di rosso, dedicato a Shiva. Un indiano sta pregando a lungo davanti ad un’immagine di Shiva e Parvati mentre una donna anziana, forse la responsabile del tempio, mi indica le parti significative da visitare.

Almora, 10 aprile 2017. La guardiana del tempio dedicato a Shiva.

Almora, 10 aprile 2017. La custode del tempio dedicato a Shiva.

Torno a Kasar Devi con un share-taxi e all’ora del tramonto salgo sulla collina del tempio. Qui regna un gran silenzio: si sente soltanto il fruscio delle foglie mosse dal vento e, a volte, qualche frettoloso gracchiare di cornacchia in volo.

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Kasar Devi, 10 aprile 2017. Il tempio delle meditazioni.

Lungo la salita incrocio due ragazzi che stanno scendendo, poi, nessun altro. Forse, dentro al tempio, c’è il sacerdote che ho incontrato qualche giorno fa, ma oggi rimango all’esterno, ad ammirare il panorama su Almora e a godere dell’ultimo raggio di sole che scalda la collina. Guardo giù, verso la strada e vedo apparire una lunga fila di capre che stanno rientrando dal pascolo accompagnate da due donne che scompaiono subito. Rimango sola, nel silenzio della foresta.

11 aprile 2017

Mi avvio nella direzione opposta rispetto a ieri, verso Nord, ma sempre sulla discesa della collina. Alle 12.30, su in alto, tra i sentieri di un’altro colle, si odono le voci dei bambini di una scuola: è la pausa dopo il pranzo e loro stanno giocando a rincorrersi all’ interno di un cortile.

Kasar Devi, 11 aprile 2017. La ricreazione in una scuola statale.

Kasar Devi, 11 aprile 2017. Ricreazione in una scuola del villaggio.

Al ritorno vedrò un’altra scuola poco distante dalla precedente; Nonostante i diversi istituti scolastici, governativi e privati della zona, incontro spesso, però, molti bambini che non li frequentano e portano le greggi al pascolo o lavorano intorno alle loro abitazioni.

Kasar Devi, 11 aprile 2017 Case di pietra.

Kasar Devi, 11 aprile 2017. Le case di pietra.

Osservo le numerose case, gli hotels e le guest houses in costruzione nella zona. Non ci sono raggruppamenti di case da queste parti; anche le strutture sono tutte sparse qua e là sulle colline con intorno i terrazzamenti coltivati.

Kasar Devi, 11 aprile 2017. Un'abitazione. 2017.Abitazione

Kasar Devi, 11 aprile 2017. Abitazione contadina sulla collina.

Molte abitazioni sono costruite completamente in pietra ed hanno il tetto ricoperto da lastre che paiono di ardesia. Nei pressi delle case stanno gli animali: mucche e capre quasi sempre legate per non lasciarle allontanare. Non distanti dalle case, addossati agli alberi si ergono i covoni di fieno che gli abitanti dispongono a strati per mantenerlo asciutto.

Kasar Devi, 11 aprile 2017. Covoni intorno ai tronchi degli alberi.

Kasar Devi, 11 aprile 2017. Covoni appoggiati agli alberi.

Lungo la strada principale non si incontra quasi nessuno: passano soltanto dei taxi fuori strada, delle piccole auto con dei passeggeri e molte motociclette guidate sia da turisti che da uomini del posto. Scendendo lungo i sentieri che portano alle abitazioni e alle guest house s’incontrano uomini e donne indaffarati nella costruzione di nuove case e gente che va avanti e indietro alla fontana per attingere l’acqua.

Kasar Devi, 11 aprile 2017. Covono appoggiati agli alberi.

Kasar Devi, 11 aprile 2017. Covoni.

Pranzo da mio figlio e dalla sua ragazza nella loro guest house che è fornita della cucina. Nel pomeriggio arrivano degli italiani a cercare due camere in affitto, ma non si fermeranno qui: li troverò più tardi al Dolma hotel dove sto anch’io. Il più anziano è di origine romana, ma abita nella Maremma toscana. Fa l’insegnante di yoga, canta e suona. Ha organizzato questo viaggio di 20 giorni in India con dodici ragazzi suoi allievi, dieci dei quali sono appena ripartiti per l’Italia. All’ora del tramonto torno al Kasar Devi Temple dove il guru sta facendo delle piccole passeggiate sul piazzale. Arriva un turista occidentale che mi saluta e se ne va, in silenzio.

12 aprile 2017

Kasar Devi 12 aprile 2017. Piccolo tempio dedicato a Shiva.

Kasar Devi, 12 aprile 2017. Shiva Temple.

Vado a passeggiare ancora verso Nord ed entro in un piccolo tempio dedicato a Shiva che si erge su una piccola altura. E’dipinto di rosso e di bianco: è pulitissimo, molto curato, ma deserto.

Shiva

Kasar Devi, 12 aprile 2017. Tempietto dedicato a Shiva sulla Binsar Road.

Dal tempietto scendo e devio su una strada sterrata che scorre a ridosso di un’altra collina rivolta verso Ovest. Anche qui si vedono diverse nuove costruzioni di case, di alberghi e guest houses, completamente isolati e immersi nella quiete della foresta. Sotto, ai piedi della collina, su dei piccoli altopiani e sui numerosi terrazzamenti, si vedono dei campicelli arati e delle ripide scalinate che scendono per raggiungerli. La stagione, quassù, è ancora fredda e secca; l’agricoltura avrà un impulso soltanto fra un paio di mesi, all’arrivo del monsone.

Kasar Devi, 12 aprile 2017. Panorana verso il tramonto.

Kasar Devi, 12 aprile 2017. Panorama verso l’ora del tramonto.

Guardando giù, verso i campicelli arati, poco sopra, noto qualche piccolo raggruppamento di non più di due case vicine; un’eccezione qui, dove quasi sempre, le abitazioni, le guest houses e gli hotels rimangono isolati. Mi siedo all’ombra di una pianta su una scala di pietra: passa un gruppo di turisti e si ferma a parlare. Tra di loro c’è una donna di origine calabrese che mi racconta la storia dei suoi genitori emigrati in Australia nel dopoguerra, da Catanzaro, prima del matrimonio. Con lei viaggiano sia il marito, australiano, sia il figlio trentenne che lavora come contabile a Londra. Con loro c’è anche la fidanzata del figlio con i genitori e gli zii, tutti di Londra. Al gruppo si è aggregata anche una signora di Washington con il marito, non ricordo per quale ragione.

Kasar Devi, 12 aprile 2017. Covoni e nuove costruzioni.

Kasar Devi, 12 aprile 2017. Covoni e nuove costruzioni.

Torno sulla strada principale e mi fermo ancora a guardare meravigliata le case costruite completamente in pietra e le persone anziane che si muovono intorno. Qualche donna veste gli abiti tradizionali buddhisti con la tunica e il grembiulino a righe portato sul davanti; c’è un monastero tibetano poco oltre il mio hotel, ma la maggior parte degli abitanti della zona pratica la religione induista. Sulla strada principale incrocio due israeliani, padre e figlio: si sono incontrati qui a Kasar Devi dopo un viaggio di cinque mesi del giovane, iniziato alla conclusione dei tre anni di servizio militare. Nel pomeriggio, mi fermo in un negozietto e vedo appoggiata sul cornicione una grande fionda. “E’ per tener lontane le scimmie” mi dice il negoziante, “sono sempre attente ad ogni mio movimento, e basta mi distragga un attimo che si precipitano a portarmi via la merce!” Anche ieri un altro negoziante, poco più giù, stava lanciando dei sassi nella foresta. “Ma non ci sono!” avevo osservato. E lui: “Stanno nascoste e sono sempre attente a quando mi sposto, arrivano velocisime…” Qui nella foresta, ma anche sulla strada principale si vedono numerosi gruppi di scimmie, a volte con i piccoli aggrappati al petto: saltano sugli alberi o camminano alla continua ricerca di cibo. Sotto un’abitazione, in un campo appena arato, due di loro sono indaffaratissime a setacciare la terra con le zampe e a mangiare quello che trovano.

Kasar Devi, 12 aprile 2017. Una pastora sulla collina del tempio.

Kasar Devi, 12 aprile 2017. Pastora sulla collina del Kasar Devi Temple.

All’ora del tramonto anche oggi torno sulla collina del Kasar Devi Temple. Un’indiana con un bambino di dieci anni mi chiede delle informazioni per raggiungere il tempio e più tardi si siederanno entrambi accanto a me, sulle panchine del piazzale. Sono di Bangalore, sono arrivati a Delhi in aereo e da lì stanno visitando, insieme ai genitori, con un’auto a noleggio, varie zone dell’ Uttarakhand. Prima di Kasar Devi si sono fermati alcuni giorni a Nainital, dove c’è un lago; domani andranno a Kausani, a due ore da qui, ad un’altitudine di 1890 metri. Si sono presi due settimane di vacanza in quanto le scuole dello Stato del Karnataka sono chiuse per due mesi e la giovane donna è in ferie. Lei lavora a Bangalore, in un’agenzia che si occupa dell’assunzione di personale per le aziende. Sia la madre che il bambino parlano in inglese tra di loro. “Al Sud” mi racconta il ragazzino “non si studia e nemmeno si parla la lingua hindi. A scuola si parla l’inglese affiancato alla lingua locale”, conclude. Il bambino è un conoscitore della storia e ama molto viaggiare. Mi racconta del periodo in cui Calcutta è stata la capitale dell’India, trasferita nel 1911 a Delhi; conosce le caratteristiche delle principali città italiane. Vorrebbe, in futuro, visitare il Pakistan, ma sua madre l’ha informato riguardo ai difficili rapporti che intercorrono con l’India e dell’impossibile risoluzione dei problemi tra i due Paesi. Più tardi, arriverà al tempio un ragazzo israeliano di 22 anni che ha appena concluso i tre anni di servizio militare e ad ottobre frequenterà la facoltà di fisica in Israele. Il suo grande desiderio è quello di riuscire a trasferirsi in una città dell’Inghilterra per proseguire i suoi studi universitari. Il bambino e sua madre di Bangalore ci salutano e se ne vanno; dopo un po’ ritornano per scattare insieme a noi una foto ricordo.

13 aprile 2017

Kasar Devi, 13 aprile 2017. Vovoni al tramonto.

Kasar Devi, 13 aprile 2017. Paesaggio.

Esco tardi dalla guest house e m’incammino nella direzione di Almora per una passeggiata. Sulla strada ogni tanto si vedono dei piccoli negozi di alimentari dove si può trovare tutto il necessario per cucinare. La scoperta della zona come località turistica e come luogo di pellegrinaggio al tempio ha portato un certo benessere alle famiglie che hanno trasformato parte delle loro abitazioni in guest house, negozietti, tea stall e ristorantini. La maggior parte della gente, però, è rimasta contadina e coltiva dei campi a legumi, ortaggi e riso e alleva alcuni bovini e degli ovini nei pressi delle case. Lungo la strada mi fermo ad osservare gli alberi e cerco di riconoscerli: abeti, pini, cipressi, ciliegi, ippocastani, mimose e qualche fico. Molti tronchi vengono utilizzati per sostenere i covoni di fieno e, al termine, delle loro chiome rimangono soltanto le cime.

Kasar Devi, 13 aprile 2017. Donna di Kasar Devi.

Kasar Devi, 13 aprile 2017. Donna del posto, alla fontana pubblica.

Mentre cerco di riconoscere una pianta sul ciglio della strada, un ragazzo israeliano mi riconosce: è un amico di mio figlio e ci siamo incontrati a Varanasi un paio di anni fa. Alla fontana che sta lungo il sentiero che porta alla guest house, dove sta mio figlio, mi fermo a guardare due donne del posto: stanno accovacciate a chiacchierare, poco lontano dalle loro case, mentre attendono che le taniche si riempiano d’acqua.

Kasar Devi, 13 aprile 2017. Un'abitante di Kasar Devi.

Kasar Devi, 13 aprile 2017. Abitante di un villaggio alla fontana.

Mi sorridono, sono gentilissime, ma non riesco a comunicare con loro a causa della lingua. Più su, lungo la strada principale incrocio una pastora che sta rientrando dal pascolo con due caprette al guinzaglio ed un grosso involucro sul capo. Le due bestiole, legate in modo stretto con una corda, si agitano e la strattonano spaventate, ogni volta che passa un mezzo motorizzato sulla via.

Kasar Devi, 13 aprile 2017. Pastora al tramonto.

Kasar Devi, 13 aprile 2017. Pastora al tramonto.

All’ora del tramonto salgo sulla collina del Kasar Devi Temple seguita da un gruppo di quattro giovani israeliani. Una delle tre ragazze del gruppo mi racconta che ha da poco terminato il servizio militare che per le donne è di due anni; ora sta prendendosi un periodo di vacanza prima di iniziare gli studi all’università. Il gruppetto, partirà domani per la Parvati Valley e Kasol, la piccola Israele dell’Himachal Pradesh.

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Kasar Devi, 13 aprile 2017. Tempietto.

Al Kasar Devi Temple il sacerdote oggi sta seduto sulla gradinata ed è impegnato ad ascoltare una specie di conferenza attraverso il cellulare. Più tardi lo vedrò andare avanti e indietro con dei secchi d’acqua e bagnare le piante coltivate disposte intorno al tempio.

14 aprile 2017

Vado a camminare verso Nord e arrivo, attraverso la Binsar Road e percorrendo un tratto di una lunga strada sterrata, fin quasi al villaggio di Bare Chhnima che sta a pochi km da Binsaro, il luogo dove ha abitato lo scrittore Tiziano Terzani per diverso tempo.

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Kasar Devi, 14 aprile 2017. Tipologie abitative.

Dall’alto della collina sento delle donne che si parlano in lontananza: una di loro sta aspettando che la sua mucca e il vitellino finiscano di pascolare lungo il bordo della strada; mentre attende sferruzza velocemente un lavoro a maglia. Da un’abitazione arrivano delle grida e poi vedo scappare numerose scimmie, alcune con i loro piccoli al seguito. All’interno della strada sterrata ci sono diversi muretti a secco che sostengono i terrazzamenti degli orti e dei prati. Le pietre contengono dei metalli che brillano al sole, ed anche la terra della via è mescolata con elementi che luccicano con intensità.

Kasar Devi, 14 aprile 2017. Covoni addossati agli alberi.

Kasar Devi, 14 aprile 2017. Covoni addossati agli alberi.

Arrivo sulla strada principale dove, su una vasta pendenza, c’è un grande frutteto di meli quasi in fiore. Qua e là, accanto alle case dai tetti di pietra c’è anche qualche cedro con i frutti ancora appesi. Diverse conifere hanno il tronco in parte privato dalla corteccia. “Raccolgono la resina per fare la cera lacca” mi dice qualcuno, “che utilizzano nella lavorazione dei mobili”. A pranzo, da Simone e Giulia, oggi cucina Jonathan, l’amico israeliano; prepara un misto di verdure crude condite con una salsa al sesamo e una specie di peperonata con un uovo fritto sopra.

Kasar Devi, 14 aprile 2017. Incontro sulla Binsar Road.

Kasar Devi, 14 aprile 2017. Incontro lungo la Binsar Road.

Al tramonto torno sulla collina del Kasar Devi Temple. Il sacerdote sarà senz’altro nella grotta del tempio impegnato a distribuire benedizioni. E’ venerdì e molte famiglie sono appena arrivate da Delhi per visitare il luogo sacro e trovare un po’ di sollievo alla calura della città. Già sui piccoli piazzali sotto la collina si vedono diverse auto, di agenzie e di privati, parcheggiate. Anche la salita al tempio è affollata di coppie, di gruppi di amici e di famiglie indiane che lentamente raggiungono la cima. Intorno al tempio i bambini più piccoli corrono e si arrampicano sui cornicioni del piazzale; un maschietto di appena un anno sta muovendo i primi passi sotto la guida attenta dei suoi giovanissimi genitori. Una giovane madre è arrivata qui da Almora con le sue gemelline di quattro anni e la nonna. Un’insegnante in pensione di Delhi è qui per il week-end con il giovane figlio ingegnere informatico. Una coppia di impiegati ha viaggiato in pullman da Delhi a qui per sei ore; rimarrà a Kasar Devi fino a martedì mattina. Sono quasi le 19.00, il sole è tramontato e la temperatura si è già molto abbassata. Scendo lungo il sentiero e saluto i numerosi indiani appena giunti a Kasar Devi: stanno salendo al tempio, nonostante l’ora tarda. A metà sentiero incontro un numeroso gruppo di uomini di Delhi che stanno cenando con una grande organizzazione di piatti, pentole e taniche per il cjai. “C’è soltanto una donna in viaggio insieme a noi, in questo weeck-end”, mi dicono. Davanti al negozietto con tea-stall che sta all’inizio della salita al tempio ci sono diverse auto parcheggiate e un gran numero di famiglie di Delhi sedute che stanno bevendo il cjai e mangiando degli snack. “A Delhi”, mi dicono, “la temperatura è caldissima e oscilla dai 35° ai 40° . Attendo con calma che arrivi il negoziante che è scomparso nella cucina  là sotto, per preparare dell’altro cjai. Un’indiana gli ha chiesto da tempo dello zucchero: lui arriva con un cucchiaino ricolmo, ma lei, ormai, non lo vuole più.

15 aprile 2017

Questa mattina non so da che parte andare, ma sia che mi diriga verso Binsar, sia che vada verso Almora avrò bisogno di prendere un taxi collettivo.

donna di Kasar Devi

Kasar Devi, 15 aprile 2017. Donna dei dintorni vestita a festa.

Mi avvio verso Nord e lungo la strada incontro il giovane vedovo che ho conosciuto una settimana fa. Parla un buon inglese, ma è già mezzo ubriaco. Mi fornisce qualche indicazione per raggiungere Binsar che si trova soltanto ad una quindicina di kilometri da qui; poi mi chiede ancora dei soldi per curare un piccolo problema ortopedico. Sono circa le 10.30: su una panchina, all’esterno di un negozietto, c’è un indiano con uno zainetto sulle spalle.

Almora, 15 aprile 2017. Case

Almora, 15 aprile 2017. Case del centro.

Sta aspettando un passaggio per recarsi al lavoro ad Almora, in un ufficio governativo. Mi aggrego a lui e, quando finalmente arriva l’auto guidata da un suo collega, raggiungo Almora insieme a loro.

Almora, 15 aprile 2017. Mercato

Almora, 15 aprile 2017. Mercato.

Percorro i due kilometri del mercato pieno di bancarelle disposte lungo la strada principale che sale sulla collina. Osservo le vecchie case costruite in legno, tutte attaccate con delle parti che sporgono al primo piano; sono disposte lungo tutta la via e sono colorate con tinte vivacissime e contrastanti fra di loro.

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Almora, 15 aprile 2017. La via del mercato.

Alcune donne tibetane stanno sedute accanto al loro mucchietto di merce e attendendo i clienti sferruzzano un lavoro a maglia e contemporaneamente guardandosi in giro. Tra la numerosa gente che affolla il mercato ed i negozi che si aprono lungo la via incrocio sempre un’infinità di portatori, anche giovanissimi, che salgono la riva con degli enormi pesi sulle spalle e mi viene in mente la frase di Primo Levi: “Se questo è un uomo”.

Almora, portatore

Almora, 15 aprile 2017. Portatore.

Torno a Kasar Devi verso le 13.00. Il taxista percorre una strada secondaria che passa davanti ad una diramazione con l’indicazione di una chiesa cattolica gesuita. Nel tardo pomeriggio salgo al Kasar Devi Temple anche oggi affollato di turisti indiani. Nel piazzale incontro una matura coppia di Calcutta che sta viaggiando in questa zona per una decina di giorni. Sono arrivati a Lal Kuan in treno e da lì hanno noleggiato un auto con l’autista. Lui ha 65 anni ed ha fondato un solido gruppo assicurativo; lei ha 58 anni e si occupa della famiglia.

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Kasar Devi, 15 aprile 2017. Incontro con una giovane donna del posto alla fontana pubblica di un villaggio.

Sia il loro matrimonio che quello del giovane autista di Lal Kuan sono stati scelti dalle rispettive famiglie. Più tardi, sempre lassù, incontro una ragazza trentasettenne di Catania che vive a Barcellona dove svolge il lavoro di massaggiatrice. Ha viaggiato in India per quattro mesi e dopodomani partirà per Londra dove farà visita al fratello che vive là. Poi, tornerà a Barcellona.

16 aprile 2017.

E’ Pasqua e la trascorro in gran serenità passeggiando e ammirando le cime innevate dell’Himalaya che spiccano altissime verso il cielo.

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Kasar Devi, 16 aprile 2017. La collina del Kasar Devi Temple.

Nel pomeriggio torno al Kasar Devi Temple dove incrocio soltanto dei giovani visitatori frettolosi e chiassosi. In un momento di pausa, il sacerdote esce dalla cava e viene a sedersi sulla panchina, accanto a me. Ha 65 anni e trascorre le sue giornate quassù anche nei mesi di dicembre e gennaio, quando il sentiero per raggiungere il tempio è coperto da quasi un metro di neve.

Kasar Devi Temple.

Kasar Devi, 16 aprile 2017. Il tempio.

Dispone di una piccolissima casetta, costruita a lato del tempio, che utilizza a momenti durante la giornata. Ogni sera, però, preferisce tornare da sua moglie e da suo figlio, a poche centinaia di metri dai piedi della collina.

Kasar Devi, 16 aprile 2017. Panorama dal Kasar Devi Temple verso Almora. Almora

Kasar Devi, 16 aprile 2017. Panorama su Almora visto dal tempio Kasar Devi.

La sua giornata al tempio inizia alle sette di mattina con la celebrazione della puja, continua con la distribuzione dei segni sulla fronte dei fedeli e termina a sera inoltrata, con la celebrazione dell’ultimo rito. Il suo reddito è basato soltanto sulle elemosine che i fedeli gli lasciano quando visitano il tempio.

Kasar Devi, 16 aprile 2017. Un momento di riposo.

Kasar Devi, 16 aprile 2017. Donne in un momento di riposo.

Kasar Devi, 16 aprile 2017. Lungo la Binsar Road.

Kasar Devi, 16 aprile 2017. Incontro sulla Binsar Road.

Si sente il battito della campana che sta sul portale dell’ingresso e indica l’arrivo di qualcuno: il sacerdote mi lascia e corre al suo posto, all’interno del tempio.

Kasar Devi, 16 aprile 2017. Paesaggio verso mezzogiorno.

Kasar Devi, 16 aprile 2017. Panorama di mezzodì.

17 aprile 2017

Sulla strada, il primo incontro della mattina è con il giovane vedovo, già ubriaco, che mi saluta e fugge via.

Kasar Devi, 17aprile 2017. Incontro sulla Binsar Road.

Kasar Devi, 17aprile 2017. Incontro sulla Binsar Road.

Mi dispiace vederlo in quelle condizioni e lo dico al negoziante che sta seduto lì accanto. “E’ mio figlio!” mi risponde con rammarico, ma anche con molta ostilità nei suoi confronti.

Binsar riserva forestale, 17 aprile 2017. Antichi tempietti.

Foresta di Binsar, 17 aprile 2017. Antichi tempietti.

Prendo un taxi collettivo per Binsar: quando arrivo là non trovo il villaggio come pensavo, ma una grande riserva forestale: il Binsar Wildlife Sanctuary, situato in cima alle Jhandi Dhar Hills, a 33 Kilometri a Nord di Almora. La riserva si trova ad un’altitudine di 2400 metri e si estende per un’area di 45.59 Kilometri quadrati, con enormi alberi di aghifoglie e latifoglie ovunque.Tra il verde spiccano, numerose, delle grandi piante di rododendro in fiore che nella zona vengono utilizzati per confezionare marmellate e nella medicina omeopatica.

Binsar, 17 aprile 2017. Tempietti nella foresta.

Foresta del Binsar, 17 aprile 2017. Tempietti.

All’interno della riserva vivono diverse specie di uccelli, scimmie, orsi, leopardi ed anche le tigri. L’entrata è a pagamento ed è costosa, ma cammino alcuni metri e ad una tea-stall incontro un ragazzo indiano che è in procinto di salire attraverso un sentiero secondario che di lì a poco si congiunge con la strada interna. Mi aggrego a lui: non parla nemmeno una parola di inglese, ma riusciamo ad intenderci sulla necessità di chiedere un passaggio per percorrere i 15 Kilometri per raggiungere la cima della collina. Si ferma un’auto con tre ragazzi: sono tre cugini appartenenti ad una famiglia bramina. Il ragazzo più giovane ha 25 anni e abita a Nainital, mentre gli altri due, di 29 e 30 anni vivono ad Almora. Rahit, il più giovane, domani partirà per un trekking di alcuni giorni: è laureato in economia e desidera trasferirsi a Londra per frequentare un master. Il trentenne è laureato in legge e sta frequentando un master sulla stessa materia; fa, inoltre, parte dell’amministrazione locale ed è stato eletto nelle liste del partito di Modi. L’altro ragazzo è laureato in sociologia e fa il taxista. Trascorriamo piacevolmente qualche ora insieme: ci fermiamo su un altopiano dove ci sono due antichi templi in pietra e accanto un grande prato recintato con mucche e bufali al pascolo. Proseguiamo camminando intorno alla cima della collina e raggiungiamo il Zero Point, dove c’è una costruzione elevata dalla quale si possono ammirare le cime dell’Himalaya: il Kedarnath Peach, lo Shivling, il Trisul e il Nanda Devi. C’è un’energia intensa quassù e un silenzio interrotto soltanto dal canto di qualche uccello.

Le cime dell'Himalaya viste dal Punto Zero della Foresta di Binsar. 17 aprile 2017.

Le cime dell’Himalaya viste dal Punto Zero della Foresta di Binsar. 17 aprile 2017.

Ogni tanto i ragazzi si fermano ad ascoltare: credono di aver sentito il ruggito della tigre. Gli alberi di rododendro intorno sono incantevoli: ogni tanto mi fermo a raccogliere i grandi fiori rossi caduti sullo sterrato.

Kasar Devi, 17 aprile 2017. Lungo la Bensar Road.

Kasar Devi, 17 aprile 2017. Lungo la Bensar Road.

Uno dei tre ragazzi si allontana un attimo e torna con un grande  mazzo di rododentri per me.

18 aprile2017

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Almora, 18 aprile 2017. Il mercato giornaliero.

Un giro fino ad Almora con un passaggio all’andata su una motoretta guidata da un tibetano.

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Almora, 18 aprile 2017. Tempio sulla collina della cittadina.

Percorro e ripercorro la strada del mercato, devio verso un’altra salita e arrivo al Nanda Devi Temple, dedicato a Shiva.

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Almora, 18 aprile 2017. Portatore lungo la via principale.

In una cappella centrale del tempio c’è un’anfora appesa e una donna mi spiega che durante il mese di aprile è possibile a chiunque mettere dell’acqua all’interno.

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Almora, 18 aprile 2017. La via del mercato.

Al ritorno, dal finestrino del taxi condiviso, guardo i numerosi templi dipinti di rosso che spiccano armoniosi nella zona. Più tardi, camminando lungo la Bensar Road, incontro diversi bambini e dei ragazzi di entrambi i sessi che stanno tornando da scuola. Qui, contrariamente ad altri Stati fedelali, le scuole sono aperte, anche se non tutti i bambini frequentano la scuola.

19 aprile 2017

Mi dispiace lasciare Kasar Devi. Un camion ci offre un passaggio fino ad Almora e lì ci dividiamo: mio figlio, la sua ragazza e Jonathan si dirigono verso Monsijvari, ad un’altitudine di 2200 metri, io vado più vicino, a Kausani, a 1890 metri.

Kausani, 19 aprile 2017.

Kausani, 19 aprile 2017.

Kausani è una cittadina di 2400 abitanti con i suoi abitanti impegnati in parte nell’esercito, altri nell’agricoltura e nel business del turismo. Una moltitudine di alberghi eleganti sono disseminati tra le pinete, le coltivazioni di tè, riso, patate, legumi di vario tipo che caratterizzano la zona.

Kausani, 19 aprile 2017. La piazzetta.

Kausani, 19 aprile 2017. La piazzetta.

La cittadina si sviluppa lungo la strada principale che si congiunge con altre vie sulla piazza, ma si espande anche sulla collina con una grande varietà di negozietti e ristoranti concentrati ai lati della salita.

Kausani, 19 aprile 2017. La parte del paese arroccata sulla collina.

Kausani, 19 aprile 2017. La parte arroccata sulla collina.

Non ci sono edifici antichi a Kausani; nemmeno il tempio che sta su in alto pare avere una storia. Sia le case, sia gli edifici eleganti ed anche i negozietti sono fatti di materiale povero e sembrano di recente costruzione.

20 aprile 2017

Da Kausani prendo un taxi collettivo e vado a Baijnath percorrendo 16 km di strada immersa in una fitta foresta per lo più di conifere.

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Dintorni di Kausani, Baijnath, 20 aprile 2017. Sculture dei templi Baijnath IX-XII secolo.

Quando il paesaggio si apre, appaiono i terrazzamenti con le messi di grano maturo, a volte già raccolto e con i fasci di paglia messi verticalmente ad essiccare. Il gruppo dei templi di Baijnath sorge accanto al fiume Gomti e le costruzioni sono in pietra.

Baijnath e il fiume Gomti.

Baijnath, 20 aprile 2017. Panorama dalla riva del fiume Gomti.

Sono stati costruiti a spire, in stile Nagara, tra il IX e il XII secolo. La principale attrazione del gruppo è il tempio dedicato a Shiva, il Pancharatha Temple, con all’interno una grande statua in pietra di Parvati, contornata da 26 immagini sacre.

Baijnath, Uttarakhand, India, 20 aprile 2017. Baijanath Temples, IX-XII secolo.

Baijnath Temples, 20 aprile 2017.

All’interno del Pancharatha Temple, un’anziana indiana sta celebrando il rituale dell’acqua, una cerimonia che si attua anche qui, come ad Almora, in questo periodo. La donna accende gli incensi e li ruota con le mani girando lei stessa intorno ad una grande brocca d’acqua appesa al soffitto; sul fondo del contenitore c’è un forellino dal quale esce una goccia che bagna il filo d’erba inserito. La donna versa diversi secchi d’acqua su una specie di grande bugia in metallo che sta sotto il contenitore sacro appeso. Alla fine del rituale, getta del riso sia sulla statua di Parvati che intorno alla grande brocca.

Incontro tra Baijnath e Garur

Dintorni di Kausani, 20 aprile 2017. Incontro sulla strada tra Baijnath e Garur.

Il gruppo di templi è molto frequentato da visitatori indiani che arrivano dalle città con le loro numerose famiglie; viaggiano a bordo di auto proprie oppure in taxi, con l’autista. Percorro a piedi i due Kilometri che separano Baijnath da Garur; cammino lungo la strada principale che segue in parallelo il percorso del fiume.

Garur, sul fiume

Garur, dintorni di Kausani, 20 aprile 2017. Attività sul fiume.

Guardo la moltitudine di donne che stanno facendo il bucato laggiù e i panni messi ad asciugare sulle grosse pietre che stanno al margine del fiume. Entrando a Garur incontro dei giovani operai che stanno caricando della sabbia su delle sacche di tela appoggiate sulla schiena di un gruppo di muli.

Operai e muli

Garur, dintorni di Kausani, 20 aprile 2017. Utilizzo dei muli per il trasporto di materiale edile.

Oltre agli animali, anche qui ci sono i portatori, le persone che trasportano sulle spalle le merci; le portano dal parcheggio degli autobus nei tratti interni della cittadina, lungo il pendio. La parte principale di Garur si sviluppa su un’altura e la via centrale è animata da numerosi negozi e bancarelle.

Incontri tra Baijnath e Barur

Kausani, dintorni, 20 aprile 2017. Incontro sulla strada tra Baijnath e Garur.

Verso le 13.30, dal portone di un parco in cima alla collina, escono numerosi ragazzi e ragazze con la divisa della scuola statale che frequentano; vanno a riempire gli autobus che collegano la cittadina con i villaggi intorno.

Garur negozio

Dintorni di Kausani, Garur, 20 aprile 2017. Esterno di un negozio.

A Kausani, all’ora del tramonto, mentre passeggio lungo la strada che va verso Almora, si ferma un furgone con su un ragazzo israeliano di 25 anni. Ha comprato il mezzo fatiscente a Pushkar e sta girando l’India da un mese dopo aver viaggiato: in Laos, Vietnam e Cambogia. Ora, è in arrivo da Rishikesh e sta andando a Kasar Devi, dove incontrerà un amico israeliano.

21 aprile 2017

Un’ora al Post Office per prenotare il biglietto del treno da Kath Kodam a Delhi senza riuscire a farlo: il computer dava errato il mio numero di passaporto.

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Kausani, dintorni, 21 aprile 2017. Rudradhari Temple accanto ad una cascata, in mezzo al bosco.

M’incammino nella direzione del Rudradhari Temple e all’imbocco della deviazione dalla strada principale salgo su un taxi collettivo che mi conduce fino all’inizio del sentiero per il luogo sacro. Sul taxi viaggiano delle persone che abitano nelle case sparse sulle colline, tra i terrazzamenti coltivati a grano, patate e legumi. Lungo il percorso, a momenti compare l’incantevole scenario delle distese di grano nelle diverse fasi di maturazione, che mosse dal vento mutano continuamente di colore a seconda della direzione in cui ondeggiano.

Kausani, dintorni, 21 aprile 2017. Rudradhari Temple.

Kausani, dintorni, 21 aprile 2017. Rudradhari Temple.

Le case sulla collina sono singole, ma non lontane le une dalle altre e sono dipinte prevalentemente di color rosa fuxia, azzurro intenso, giallo canarino, verde pisello. Tra i viaggiatori del taxi c’è un indiano che parla un po’ d’inglese; abita nel villaggio che sta vicino al sentiero per il tempio e insegna privatamente ai bambini della zona, dalla prima alla dodicesima classe. La salita al tempio è di 1.5 Kilometri e diverse volte devo attraversare il torrente per congiungermi di nuovo con un sentiero che a volte scompare tra le pietre.

Kausani, dintorni, 21 aprile 2017. Rudradhari Temple.

Kausani, dintorni, 21 aprile 2017. Rudradhari Temple.

Mi rassicura l’incontro con due ragazzi che stanno scendendo dal tempio e più su, la vista di un’anziana che raccoglie della legna e abita lì intorno.

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Dintorni del tempio nel bosco, 21 aprile 2017. Donna che raccoglie la legna secca nei pressi del Rudradhari Temple.

Nelle vicinanze del tempio, compaiono dei muretti a secco che accompagnano per un tratto la salita che si trasforma, poi, in una lunga scalinata di sassi.

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Kausani, dintorni, 21 aprile 2017. Muretti a secco nei pressi del tempio nel bosco.

Arrivo al tempio dedicato a Shiva, una costruzione inserita in una cava situata accanto ad una cascata. Dalla pozza d’acqua sottostante partono le tubature dell’acquedotto che fiancheggiano quasi tutto il sentiero e portano l’acqua ai serbatoio che stanno sui  tetti delle abitazioni. Il tempio è antico, ma nessuno ne conosce l’origine; è stato restaurato in tempi recenti utilizzando piastrelle di ceramica, mattoni e getti di cemento all’esterno.

Kausani, dintorni. Il tempio e la cascata.

Kausani, dintorni, 21 aprile 2017. La cascata accanto al tempio di Shiva, in mezzo al bosco.

C’è un sacerdote sulla scalinata che scende al tempio: è impegnato a spazzare le foglie secche cadute dagli alberi. Quando mi vede va a sedersi sul pavimento, accanto all’altare, il posto dal quale distribuisce il segno di Shiva sulla fronte dei visitatori. Torno al villaggio e lungo il sentiero incontro una giovane coppia di turisti indiani accompagnati da una guida locale. Più giù, passo accanto ad una mucca scheletrita che sta brucando l’erba secca sui bordi del sentiero e più sotto ancora vedo, in lontananza, delle capre che stanno attraversando il fiume e sento la voce di un bambino che le chiama. Sullo stesso lato ci sono delle altre mucche al pascolo. Mi fermo al ristorante del villaggio che sta dove inizia il sentiero per il tempio; qui non c’è alcuna scelta per il pranzo se non quella degli spaghettini in busta con qualche vegetale fresco dentro. Dopo poco tempo arriva la coppia del Panjab con la guida che ho incontrato lungo il sentiero e insieme all’autista mi offrono un passaggio fino a Kausani.

22 aprile 2013

Cammino per circa 3 Kilometri lungo la strada che porta alle coltivazioni del tè. Stamattina c’è stato un grosso temporale che ha spazzato via la foschia lasciando finalmente scoperto il panorama sulle alte cime dell’Himalaya innevate.

Kausani, 22 aprile 2017. Panorama verso l'Himalaya che s'intravede appena.

Kausani, 22 aprile 2017. Panorama verso l’Himalaya che s’intravede appena.

La strada è in discesa e a momenti tra gli alberi si aprono degli scorci di panorama sui terrazzamenti coltivati a grano che si delineano con le loro diverse gradazioni di colore giallo. Arrivo alle piantagioni di tè: sono composte da distese di piccolissimi alberelli coltivati sulle pendenze dei vari versanti della collina.

Kausani, 22 aprile 2017. Piantagioni di tè.

Kausani, 22 aprile 2017. Piantagioni di tè.

In questa zona ci sono diversi negozi che vendono sia il tè, sia altri prodotti locali tra cui: marmellate e succhi di rododendro, foglie di tulsi essiccate, creme per il corpo, scialli, tappeti, giacche e tessuti di lana.

Kausani, 22 aprile 2017. Panorama. Sullo sfondo le montagne dell'Himalaya.

Kausani, 22 aprile 2017. Panorama. Sullo sfondo le montagne dell’Himalaya.

Al ritorno faccio segno ad una corriera di fermarsi: salgo e barcollando cerco di trovare un posto libero. Mi meraviglio della distanza che percorre il mezzo per raggiungere Kausani e per aver camminato così a lungo all’andata.

Kausani, U.K. 22 aprile 2017. Incontro lungo la strada per il Tea garden.

Kausani, U.K. 22 aprile 2017. Incontro lungo la strada per il Tea garden.

Nel pomeriggio salgo sulla collina dove sorge la maggior parte degli ashram e degli alberghi con la vista sulla catena dell’Himalaya. Tra le costruzioni nuove si scorgono alcuni rari vecchi edifici ancora integri e spesso abbandonati.

Kausani, Uttarakhand, India, 22 aprile 2017. Donna di Kausani

Kausani, Uttarakhand, India, 22 aprile 2017. Donna di Kausani

I nuovi alloggi turistici sono composti da stanze con terrazza e dispongono di un giardino adibito a parco giochi con una moltitudine di altalene per adulti e bambini. In cima alla collina la strada termina e proprio lì c’è la Rest House Governativa con dei prezzi simili a quelli degli hotels medio alti della zona. I turisti di questa zona sono quasi esclusivamente indiani che fuggono per il week-end dalla calura delle grandi città più a Sud per cercare sollievo e tranquillità, senza rinunciare ai comforts. Da quassù si possono ammirare le altissime cime dell’Himalaya che ora si intravedono soltanto: sono coperte di neve e a tratti si confondono con il bianco delle nuvole. Torno alla guest house attraverso la scorciatoia pedonale piena di negozi che scende fin sulla piazza principale. A metà discesa c’è un edificio che ha l’aspetto di un luogo pubblico in disuso. ” E’ una Birth House” mi dice il farmacista che ha il negozio di fronte. Non mi fornisce altre spiegazioni , ma credo di capire che si tratti di una vecchia maternità abbandonata. Mentre gli parlo vedo sul soffitto il nido di una rondine che vola tranquillamente avanti e indiedro dal negozio. Anche alla bottega alimentare che sta sulla piazza c’è un nido costruito all’interno di una scatola di legno appesa ad una trave e le rondini vanno e vengono, volando sopra le teste dei clienti.

23 aprile 2017

Oggi salgo sulla collina del Shiva Temple, lo supero e m’incammino, in mezzo alla foresta, verso il “Lakshmi Ashram”, una struttura che accoglie e istruisce le bambine e le ragazze povere dello Stato federato dell’Uttarakhand. Chiedo a dei ragazzi delle informazioni sulla via per raggiungere l’ashram e mi indicano lo sbarramento, da superare, di sassi e rovi che qualcuno ha messo per impedire il passaggio.Dopo una vorticosa scivolata sul pendio argilloso riesco a proseguire cercando con fatica i segni del sentiero. Ogni tanto giungono delle voci dalle case isolate del bosco, più in là sento soltanto i battiti delle scuri dei boscaioli che arrivano da non molto lontano.

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Kausani, 23 aprile 2017. Abitazione in mezzo al bosco.

Salgo ancora e supero un altro sbarramento fatto di sassi traballanti e da una serie di righe di filo spinato. Ora sento delle voci più vicine: sono delle donne che stanno tagliando la legna dagli alberi già caduti. Mi dicono che l’ashram sta laggiù, in fondo al sentiero là sotto.

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Kausani, 23 aprile 2017. Il Lakshmi Ashram.

Arrivo all’interno di un gruppo di costruzioni in blocchi di pietra squadrata con dei ballatoi, dei solai e delle travi in legno.

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Kausani, 23 aprile 2017. I ballatoi del Lakshmi Ashram.

Tara, una delle insegnanti mi mostra alcune parti della struttura dove ogni stanza ha la sua funzione: c’è la cucina, la zona pranzo, le camere, gli uffici, le aule, la biblioteca, la sala studio e la stanza della preghiera.

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Kausani, 23 aprile 2017. La cucina solare del Lakshmi Ashram.

All’esterno della cucina ci sono due pentole a pressione che stanno bollendo su dei forni solari. Anche una parte dell’elettricità arriva dai pannelli solari; l’ashram, però, è allacciato alla rete pubblica ed è collegato a internet. All’interno della struttura attualmente vivono 56 ragazze, con un’età che va, dagli 8 ai 18 anni, ma ci sono delle eccezioni. Dello staff fanno parte 20 donne, tra insegnanti, impiegate, addette alle mucche, all’orticoltura e giardinaggio, alla cucina, alla pulizia.

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Kausani, 23 aprile 2017. Aspetti del Lakshmi Ashram.

Le classi sono ora una decina e vanno dalla prima alla decima. L’undicesima la frequentano nella scuola statale e poi completano gli studi della dodicesima classe qui, nell’ashram. Alcune ragazze riescono a proseguire gli studi al college mentre delle altre che frequentano la scuola statale, vengono indirizzate qui per un corso formativo di otto mesi. La preparazione culturale che offre l’ashram comprende: l’apprendimento delle lingue sanscrito, hindi e inglese e lo studio della matematica.

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Kausani, 23 aprile 2017. Tara, l’insegnante di sanscrito e hindi.

Per la parte pratica, le allieve, imparano a governare le mucche, a mungerle e a preparare lo yogurt, a lavorare l’orto e il giardino, a cucinare, a tessere i tappeti, a tagliare e cucire i vestiti, a pulire le stanze.

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Lakshmi Ashram.

La loro preparazione è indirizzata al lavoro sociale, all’insegnamento e al governo della famiglia, e vengono educate a non porre in primo piano l’interesse per il denaro. Incontro insieme a Tara, l’insegnante di sanscrito e hindi, una ragazza di Kasar Devi di 20 anni che frequenta la prima classe.

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Kausani, 23 aprile 2017. L’ingresso alla mensa del Lakshmi Ashram.

Tara mi racconta che il “Lakshmi Ashram” è stato costruito nel 1946 per iniziativa di una donna inglese, Catherine Mary Heilemann che ha raccolto i fondi necessari attraverso le donazioni di persone indiane. Catherine Mary Heilemann è venuta in India già nel 1941, ha lavorato per cinque anni come nursey grazie all’appoggio di Mahatma Gandhi del quale ne seguiva gli insegnamenti. Durante il periodo coloniale si è opposta al dominio inglese sull’India subendo il carcere per due anni con l’accusa di tradimento. Catherine Mary Helemann ha assunto, in seguito, il nome indiano di Sarala Benn.

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Lakshmi Ashram.

Dopo qualche tempo, incontro l’insegnante più anziana dell’ashram: ha lavorato qui fin dal 1951 e per molti anni ha collaborato con Sarala Benn. Ora è in pensione, ma continua ad abitare nella struttura ed a seguirne le attività. Mi assicura che gli insuccessi educativi riscontrati negli anni sono stati molto esigui.

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Lakshmi Ashram: la mensa.

24 aprile 2017

Lascio Kausani per andare a Bhowali e da lì prendere l’autobus per Nainital dove dovrebbe venire a prendermi un indiano che ho conosciuto a Varanasi; ha un albergo elegante sul lago. In realtà mi ha invitata a stare nel suo hotel, ma ho tante perplessità. La corriera scende dalla collina e raggiunge una zona pianeggiante coltivata prevalentemente a grano, cipolle e patate. Siamo a Someswar, una cittadina commerciale con i lati delle strade animate da negozi e bancarelle; la corriera si ferma a lungo qui, sulla piazzetta. Si riparte! Laggiù in basso si vede scorrere l’acqua di un fiume con accanto l’inizio di una lunga gradinata di terrazzamenti coltivati a riso, grano, patate, zucchine, legumi ed erba medica. La strada risale nella foresta e poi ridiscende; si arriva ad un bassopiano con distese di grano maturo e tra le spighe numerose donne che lo stanno tagliando con il falcetto. Più avanti, compare un gruppo di covoni, con la paglia della stagione passata, disposta intorno ai tronchi degli alberi. Arriviamo nella foresta di Binsar che molte volte ho percorso a piedi quando stavo a Kasar Devi: mi emoziono quando vedo i cartelli stradali che indicano il villaggio e la cittadina di Almora. Mancano ancora circa 60 Kilometri per Bhowali, un’ora di viaggio. A Bowali, la corriera per Nainital è in partenza: salgo e invio un messaggio all’indiano dell’hotel per dirgli che sono in arrivo. Mi risponde di fargli sapere in quale hotel alloggerò e che forse domani o dopodomani verrà a salutarmi. Mi scrive che è molto impegnato con dei clienti.

Nainital, 24 aprile 2017. Architetture tipiche.

Nainital, 24 aprile 2017. Architetture tipiche.

A Nainital le guest house più economiche s’aggirano sulle 600 rupje al giorno, circa 9 euro: ne trovo subito una, condotta da un giovanissimo manager e da una serie di aiutanti, suoi coetanei.

Nainatal, 24 aprile 2017. Architetture locali.

Nainital, 24 aprile 2017. Case tipiche.

Nainital è una cittadina situata ad un’altitudine di 2084 metri, arroccata sui versanti delle colline Kumaoti, intorno al lago Naini, con delle vie che si diramano sulle pendenze, animate di negozi, ristorantini e alberghi.

Nainital, 24 aprile 2017. La zona pedonale degli hotels, di sera.

Nainital, 23 aprile 2017. La Mal Road.

La parte degli hotels eleganti e costosi si sviluppa intorno al lago, soprattutto verso Nord-Est, sulla Mal Road, su un percorso pedonale che scorre parallelo alla strada con il traffico. Lungo la Mal Road, in particolare quando alla sera viene chiusa al traffico, si riversa una grande folla di turisti indiani per la passeggiata tra i negozi, i ristoranti e gli alberghi eleganti della cittadina.

Nainital, 24 aprile 2017. Sala giochi verso sera, nela zona pedonale.

Nainital, 24 aprile 2017. Aspetti di una sala giochi sulla Mal Road.

C’è anche una sala giochi sulla via, ed è piena di giovani impegnati con le macchinette, mentre, in contemporanea, sulla via, una moltitudine di portatori, anche bambini vanno avanti e indietro con enormi carichi di merce sulle spalle.

Nainital, 24 aprile 2017. La chiesa protestante e la scuola annessa.

Nainital, 24 aprile 2017. La chiesa protestante inglese e l’annessa scuola.

Tra gli edifici illuminati, scorgo delle chiese: una, in centro, è protestante, ed ha annessa una scuola privata inglese; un’altra, sulla Mal Road è cattolica, ed è dedicata a San Francesco. Di là del lago si vedono due templi illuminati e, sulla destra, una grande moschea dalla quale, proprio ora, arriva la voce del “muezzin” per la preghiera serale. Secondo quanto mi racconta un negoziante del centro, Nainital ha 200.000 abitanti di cui, circa 50.000 sono musulmani, 32.000 appartengono alla religione sick, 10.000 sono cristiani ed i  rimanenti sono induisti.

25 aprile 2017

Cammino lungo la riva Est del lago Naini e raggiungo il grande tempio induista denominato Nana Devi Temple.

Nainital, U.K. India, 25 aprile 2017. Case tipiche.

Nainital, 25 aprile 2017. Le case tipiche.

Lungo il tragitto rivedo la chiesa protestante che si erge in alto, accanto alla città vecchia; oltrepasso la chiesta cattolica di San Francesco in fase di restauro e, più avanti, scopro una chiesa metodista, anch’essa in corso di ristrutturazione.

Nainital, Uttarakhand,India, 25 aprile 2017. La città vecchia.

Nainital, 25 aprile 2017. Portatore.

La zona dei templi si trova a Nord del lago Naini ed è contornata da un vasto mercato di bancarelle e negozi, hotels e ristoranti che si estendono fino a congiungersi con le vie che salgono ai centri abitati delle colline.

le offerte al tempio dedicato a Shiva.

Nainital, 25 aprile 2017. Offerte al Naina Devi Temple.

Tra le bancarelle c’è una zona animata dalle bandierine tibetane, ma il tempio buddista sta su in alto, sulla collina. Entro nel grande tempio bianco della comunità sick: il custode mi invita a mettere uno dei copricapi arancione che sta all’ingresso, in una scatola di cartone. L’interno è molto spoglio a parte due strumenti musicali adagiati sull’altare. Chiedo qualche spiegazione riguardo ad una specie di sarcofago collocato davanti alla vetrata che si apre sul lago, ma il custode non mi risponde. Mi avvio verso il Naina Devi Temple: mi muovo tra una moltitudine di venditori di palloncini, girandole, collane, cappelli, ombrelli e mercerie di ogni genere.

Nainital, India del Nord, 25 aprile 2017. Giovane madre con bambino.

Nainital, 25 aprile 2017, Mal Road. Giovane madre con bambino.

All’interno del tempio induista, centinaia di indiani stanno portando, su dei piattini di plastica, le offerte di cibo e denaro ai sacerdoti delle varie cappelle. Nel piazzale esterno c’è una lunga fila di indiani seduti sul selciato che si offrono per disegnare i segni gialli e rossi con l’aggiunta di granelli di riso sulla fronte dei visitatori. Lo fanno ripetendo in continuazione e sottovoce la parola: “money, money”.

Incontro

Nainatal, 25 aprile 2017. Incontro lungo la strada.

A ridosso dei templi e sulle vie commerciali che stanno accanto, girano molte ragazze giovanissime con un bambino in braccio e chiedono l’elemosina. Quando incontro dei mendicanti non dò loro dei soldi, ma compro o regalo del cibo, un gesto che apprezzano molto.

zona mosc

Nainital, 25 aprile 2017. Incontro nella zona della moschea.

Pranzo in uno dei numerosi ristoranti della zona del mercato che sta di fronte al Naina Temple, denominata “Chinatown”.

Nainital, la moschea.

Nainital, 25 aprile 2017. La grande moschea, nella zona dei templi.

Più su, percorrendo i viottoli pullulanti di negozi, arrivo alla grande moschea, ora aperta per la preghiera di mezzogiorno. Andando oltre, salgo in una zona piena di ristoranti, hotels e scalinate ripide e strette che portano alle abitazioni soprastanti.

Nainital, Uttarakhand, India, 25 aprile 2017. Lungo il lago Naini.

Nainital, 25 aprile 2017. La Mal Road del lungo lago.

Torno lentamente verso la città vecchia attraverso lo sfarzoso lungo lago tra il via, vai di velocissimi ciclo risciò che trasportano i turisti nelle due direzioni.

Nainital, 25 aprile 2017. Le barche del lago.

Nainital, 25 aprile 2017. Le barche del lago Naini.

Sul lago, ci sono diverse postazioni di barche a forma di anatra, delle canoe e tanti pedalò ora invasi dai turisti. E’ un caldo pomeriggio ed è il momento di maggior attività per noleggiatori e barcaioli.

tra le abitazioni

Nainital, 25 aprile 2017. Abitazioni sulla collina, nella zona popolare della cittadina.

Tornando in guest house mi fermo ad ascoltare un numeroso gruppo di donne intento a suonare e cantare all’interno di un tempio dedicato a Shiva. Mi invitano a far parte del loro gruppo, mi guidano attraverso gli altari con le immagini di dee e di dei del tempio, mi mostrano la brocca dell’acqua che gocciola sul lingam di Shiva: un rituale, mi dicono, iniziato a marzo e che si protrarrà per tre mesi.

Canti e suoni

Nainital, 25 aprile 2017. Canti di donne in un tempio dedicato a Shiva.

Mi salutano donandomi un pacchettino con dentro due palline dolci, due mente di zucchero, un fiore. In serata mi arriva il messaggio dell’albergatore di Nainital, conosciuto a Varanasi. Mi propone di spostarmi in corriera fino a Bhowali, a mezz’ora da qui, domani, dove mi raggiungerebbe in auto per pranzare insieme e visitare la zona del lago Sattal. Gli rispondo ringraziandolo, salutandolo e augurandogli tanta felicità. Non lo sentirò più!

26 aprile 2017

Oggi vado verso Sud, nella direzione del tempio Hanuman Gadh che sta su un’altra collina, a 3.5 Kilometri da Nainital.

Nainital, 26 aprile 2017. Incontri lungo la strada per l'Hanuman Gadh Temple.

Nainital, 26 aprile 2017. Incontri lungo la strada per l’Hanuman Gadh Temple.

Cammino per un lungo tratto sulla strada principale dietro ad un anziano che sta trasportando, sulla spalla, dei secchi e delle sporte appesi alle due estremità di un arco di legno. Un indiano con due borse di plastica in mano sta andando al Shri Leela Shan Ashram che si trova sopra l’Hanuman Temple; l’uomo, mi invita a seguirlo attraverso una scorciatoia che entra nella foresta ed evita la lunga strada trafficata. Lui, viene dal Gujarat e sta andando all’ashram per un periodo di meditazione e spiritualità.

Nainital, dintorni, 26 aprile 2017. Hanuman Temple.

Nainital, dintorni, 26 aprile 2017. Hanuman Temple.

Prima di imboccare il sentiero mi ritrovo accanto un giovane francese di 21 anni, appena sbucato dalla foresta dove ha trascorso la notte. Ci segue fino all’Hanuman Temple, ma è sua intenzione uscire dalle montagne e dirigersi verso il Rajasthan che già conosce.

Nainital, dintorni, 26 aprile 2017. La cappella del dio Hanuman

Nainital, dintorni, 26 aprile 2017. La cappella del dio Hanuman.

Assisto alla cerimonia che si sta svolgendo sull’altare principale dedicato al dio Hanuman e cammino tra le varie cappelle, dedicate agli dei, situate nei piazzali interni del tempio, tra grandi alberi e gallerie in ferro decorate con piante rampicanti in fiore. Mi siedo su una panchina a leggere il tabellone con su scritta, in inglese, la biografia del baba Neelmb Karori al quale, pure, è dedicato il tempio. Apparteneva ad una facoltosa famiglia di bramini di Akbarpur, nell’Uttar Pradesh, ma già a 10 anni lasciava la casa paterna per dedicarsi alla vita spirituale, rinunciando alle sue ricchezze materiali.

Nainital, dintorni, 26 aprile 2017. Panorama verso lo Shri Shitlade Temple.

Nainital, dintorni, 26 aprile 2017. Panorama sul percorso tra l’Hanuman e lo Shri Shitlade Temple.

La fama della sua particolare predisposizione alla tolleranza e alla spiritualità si diffonde presto a Babanja, nel Gujarat, dove rimane rifugiato, dal 1910 al 1917. A Nainital, nel 1917, viene costruito il piccolo tempio di Hanuman e affidato alla sua conduzione. Negli anni 1935-36 si stabilisce definitivamente a Nainital, ampliando la struttura del tempio e dell’ashram con i proventi ottenuti attraverso la raccolta di donazioni. Mentre sono assorta nella lettura, il responsabile della cucina dell’Hunuman Temple si affaccia sulla porta della sala mensa e mi invita ad accettare il pranzo sacro offerto dal tempio: la “Prasada”. Parla un po’ l’italiano: lo ha imparato nei 15 anni in cui ha prestato servizio all’Eracan Baba Ashram, a 33 Kilometri da Kath Godam, un luogo molto frequentato da italiani. Mi racconta che il baba Neelmb Karori, durante la sua vita e attraverso le donazioni, ha costruito numerosi altri templi e ashram in diverse città indiane come: Almora, Rishikesh, Lucknow, Vrindavan. In quest’ultima città sono custodite le sue ceneri. “Non ci sono stati altri baba qui, dopo la sua morte, avvenuta nel 1973”, mi racconta ancora il cuoco, “ma ci sono dei responsabili che collaborano al funzionamento della struttura”. Mentre sto pranzando insieme al ragazzo che fa la guardia notturna al tempio, alzo gli occhi e vedo una schermata video con inquadrate le varie zone dell’edificio. “Il tempio”, mi raccontano ancora, “è sorvegliato di giorno e di notte in quanto ci sono stati diversi episodi di furti ad opera di gente particolarmente povera di origine nepalese”.

Nainital, dintorni, 26 aprile 2017. Cappelle del Shri Shitlade Temple.

Nainital, dintorni, 26 aprile 2017. Cappelle del Shri Shitlade Temple.

Dopo il caffè, salgo al Shri Shitlade Temple e al Sri Leela Shan Ashram che stanno poco più in alto, nella foresta. Lassù ritrovo l’indiano del Gujarat che mi fa da guida alle cappelle con le statue e le immagini del guru Shri Shitlade, a cui è dedicato il tempio, e del suo discepolo, Leela Shan che nel 1960 ha finanziato la costruzione del complesso. Shri Leela Shan ha vissuto quassù, in un minuscolo abitacolo, fin dal 1943.

Nainital, dintorni, 26 aprile 2017. Incendio nella foresta.

Nainital, dintorni, 26 aprile 2017. Incendio nella foresta, verso l’Hanuman Temple.

27 aprile 2017

Oggi torno al Naina Devi Temple, ma percorrendo la Tandi Road, la strada che fiancheggia la parte Ovest del lago Naini.

Nainital, 26 aprile 2017. Sulla riva del lago.

Nainital, aprile 2017. Donne del posto sulla riva del Naini Lake.

Lungo la via c’è un grande tempio, dipinto di rosso e bianco, dedicato a Lord Shiva. Sulla sinistra del portale, dove inizia la via che sale al tempio, c’è la scultura di una divinità nera vestita con degli abiti dello stesso colore. “E’ Bherav”, mi dirà più tardi un sacerdote, “che in sanscrito significa terribile: ed è una delle manifestazioni di Shiva”.

Bhairava, (terribile, in sanscrito), una reincarnazione di Shiva.

Nainital, 27 aprile 2017. Il dio Bhairava, (terribile, in sanscrito), una reincarnazione di Shiva.

Salgo lungo il vicoletto che arriva sull’altare principale dove un giovane sacerdote sta ponendo i segni rossi sulla fronte di un’intera famiglia di induisti.

Nainital, 27 aprile 2017. preghiera offerte in un tempio indu della Tandi Road.

Nainital, 27 aprile 2017. Preghiera offerte in un tempio industa della Tandi Road.

Ridiscendo la stradina per dirigermi verso la via principale, ma un altro sacerdote sta aprendo la porta del tempio accanto e mi invita ad entrare.

Nainital, 27 aprile 2017. Saraswati, la dea delle arti.

Nainital, 27 aprile 2017. Saraswati, la dea delle arti.

All’interno c’è la scultura della dea Saraswati, la protettrice delle arti che opera in particolare il giovedì, la giornata odierna. “Il giovedì”, mi racconta il sacerdote, “è la giornata della lettura, della musica e dell’apprendere ed è dedicata in particolare ai guru”.

Nainital, 27 aprile 2017. Naini lake visto dalla Tandi Road.

Nainital, 27 aprile 2017.  Il Naini lake visto dalla Tandi Road.

Lungo tutta la Tandi Road si susseguono numerosi piccoli templi dipinti di bianco e rosso, con all’interno di ciascuno un sacerdote che recita dei mantra. Mentre prega, il sacerdote, disegna dei cerchi di fumo nell’aria e suona a lungo il campanello che tiene in mano.

Nainital, 27 aprile 2017. Panorama verso est.

Nainital, 27 aprile 2017. Panorama verso Est.

Completo l’intero giro del lago tornando alla città vecchia; salgo sulle ripide scalinate e sugli stretti viottoli che portano alle abitazioni arroccate su in alto, sulla collina Ovest. Qui le case sono raggruppate e allineate, ma le abitazioni paiono molto piccole. In ogni spazio esterno quassù, ma anche nelle palazzine dei pianori sottostanti, si vedono delle taniche di latta dipinte e dei barattoli di plastica con all’interno dei gerani e altre piante in fiore.

Nainital, Uttarrakhand, India, 27 aprile 2017. Amiche sull'uscio di casa.

Nainital, Uttarrakhand, India, 27 aprile 2017. Amiche sull’uscio di casa.

Poco più avanti, dalle finestre aperte di una scuola, dei bambini mi salutano dall’alto: sono gli allievi di una scuola protestante dedicata a Santo Stefano. Da qui non c’è più la possibilità di salire e non ci sono altre costruzioni. Scendo attraverso una strettoia diversa e arrivo in un portale che si apre su un piazzale con la vista sul lago. “E’ il retro di un hotel” mi avverte un indiano dall’interno del cortile. Scendo ancora e mi trovo davanti ad un edificio, apparentemente disabitato, dall’architettura molto lineare. “E’ un hotel”, mi dice una persona, forse il manager della struttura.

Nainital, 26 aprile 2017. Bambino portatore

Nainital, aprile 2017. Bambino portatore

Più giù, arrivo sul retro della grande chiesa protestante con annessa la scuola; qui le classi vanno dal primo al dodicesimo anno. Dal cortiletto interno un gruppo di insegnanti indiane mi saluta con un cenno della mano; una di loro si avvicina alla stradina incuriosita dal segno rosso che un sacerdote mi ha dipinto sulla fronte. La donna mi parla a lungo della sua grande fede nella religione protestante che ritiene sia l’unica portatrice di verità.

Nainital, 26 aprile 2017. Bambini mendicanti sulla riva del lago Naina.

Nainital,  aprile 2017. Bambini mendicanti sulla riva del lago Naini.

Esco sulla Tandi Road, raggiungo l’incrocio e mi dirigo verso la strada che porta ad Almora. Scendo lungo una scalinata e attraverso il ponticello che congiunge le due sponde di un fiume quasi asciutto. Qua sotto, scorre l’acqua all’interno di uno strettissimo canale che viene utilizzato come lavatoio per grossi quantitativi di panni.

Nainital, Uttarrakhand, India, 27 aprile 2017. Il canale usato come lavanderia all'aperto.

Nainital, Uttarrakhand, India, 27 aprile 2017. Il canale usato come lavanderia all’aperto.

Dei lavandai sono al lavoro con le gambe immerse nell’acqua mentre altre persone stanno stendendendo dei teli sulla riva, accanto a dei mucchi già asciutti. Tra le abitazioni di questa conca della città, oltre al grande lavatoio, c’è una vasta zona adibita a discarica.

Nainital, 27 aprile 2017. Lavoro di adulti e giochi di bambini nella discarica accanto alle loro abitazioni.

Nainital, 27 aprile 2017. Lavoro di adulti e giochi di bambini nella discarica accanto alle abitazioni.

Qui, degli uomini e delle donne stanno raccogliendo la plastica in grossi sacchi bianchi mentre i bambini delle abitazioni accanto giocano a nascondino intorno.

Nainital, Uttarakhand, India, 27 aprile 2017. Mendicante con bambino sulla Malla Road.

Nainital, Uttarakhand, India, 27 aprile 2017. Mendicante con bambino sulla Mal Road.

I’m going back to India: Varanasi, fine marzo, primi giorni di aprile 2017.

Varanasi, 25 marzo 2017

Già a metà mattinata fa un caldo torrido. Vado a leggere le ultime novità su internet, sotto il porticato del tempietto delle Scimmie che sta poco dopo il Chousati Ghat.

Varanasi, 25 marzo 2017. Panorama sul Gange visto da tempietto delle Scimmie.

Varanasi, 25 marzo 2017. Panorama sul Gange visto da tempietto delle Scimmie.

Arriva, adagio, una donna anziana, sostenuta dal nipote: tocca il portale, recita una preghiera e se ne va via felice. Un uomo vestito di bianco passa davanti a me e va a sedersi in fondo al porticato: rimane accovacciato ed in silenzio per lungo tempo. Una donna argentina di 58 anni scende la scalinata a fianco del tempietto e trova riparo, anche lei, all’ombra del porticato. Non è soddisfatta di aver deciso di intraprendere questo viaggio da sola, ed ha bisogno di parlare di sè, della sua famiglia e della nuova relazione che sta vivendo. Alle 13.00 torno verso la guest house per incontrare mio figlio e Ana, un’amica portoghese; lascio la donna argentina all’altezza del Chousati Ghat fornendole le indicazioni per raggiungere la Dasaswamedh Road e da lì prendere un auto risciò per tornare al suo hotel. Nel pomeriggio acquisto del sapone, dello shampo per i pidocchi, un pettine, un asciugamano, un libro da colorare e altre piccole cose da portare alla madre e alla bambina che vivono sui ghat. Oggi, il loro giaciglio è più lurido del solito ed anche pieno di parassiti e mosche. La madre al momento non c’è, ma arriverà di lì a poco; mi ripete più volte la parola “room, room” e poi mi indica che vorrebbe dello smalto per le unghie. Le raccomando di mandare la piccola Soni a scuola, ma la giovane donna probabilmente non mi comprende. Anche oggi, come ogni volta che vengo qui, su questa gradinata del Dasaswamedh Ghat, mi ritrovo con un numeroso gruppo di bambini che si avvicinano per chiedere del materiale scolastico anche per loro. Lascio un pacchetto di caramelle alla madre di Soni da distribuire agli altri bambini e continuo la mia passeggiata lungo i ghat. Più giù mi rincorrono due bambini che ho conosciuto tempo fa da queste parti. Chiedo ancora al padre l’età dei due piccoli: 8 anni il più grande che frequenta soltanto la seconda classe, sei anni la bambina che è in prima. Il padre lavora come addetto alle pulizie alla Puja guest house, nei pressi del Laal Ghat. Alla tea stall del Rana Ghat parlo con il giovane proprietario della Marigold guest house sul mio desiderio di sostenere la spesa di una scuola privata per la piccola Soni. Lui mi dissuade dicendomi che questo delle scuole private è un grande business e che, invece, va utilizzata la scuola pubblica che lui stesso ha frequentato. “Ce ne sono molte nei dintorni”, aggiunge, “sono gratuite e forniscono cibo, vestiti e materiale scolastico!” Al Chousati Ghat, di sera, incontro un pensionato austriaco. E’ di Linz e alloggia nel lussuoso hotel che sta accanto alla mia guest house. E’ molto preoccupato in quanto vorrebbe cambiare ristorante qualche volta, ma teme di non trovare la birra da accompagnare al pasto. Sonu e Papu, i barcaioli, gli suggeriscono di provare a cenare su una loro barca con il Biriani (riso con le verdure) e la birra che loro possono procurare in ogni momento. A Bengali Tola, nei viottoli, incontro Simone e Ana che stanno dirigendosi verso un ristorantino di strada della Dasaswamedh Road.

Varanasi, 25 marzo 2017. Fiaccolata per il Gange pulito.

Varanasi, 25 marzo 2017. Fiaccolata per il Gange pulito.

Torniamo verso la guest house attraverso i ghat e incrociamo già al Dasaswamedh Ghat una fiaccolata silenziosa che chiede un intervento governativo per la pulizia del Gange. La gradinata, qui, è affollata di pellegrini che provengono dai villaggi intorno al Varuna, un affluente del Gange. Sono arrivati a Varanasi per festeggiare il compleanno del loro fiume.

Varanasi, 25 marzo 2017. L'esibizione del Baba Shiva.

Varanasi, 25 marzo 2017. Lo spettacolino del baba Shiva al Dasaswamedh Ghat.

26 marzo 2017

Gironzolo per i ghat a guardare i pellegrini seduti o distesi sui piazzali, sfiniti dal lungo viaggio a cui si sottopongono pur di raggiungere Varanasi.

Varanasi, 26 marzo 2017. Pellegrini dell'Handra Pradesh sul piazzale del DasaswamedhGhat.

Varanasi, 26 marzo 2017. Pellegrini dell’Andhra Pradesh lungo il Gange.

Dormono, in genere, sui pavimenti degli ashram, spesso sistemati tutti insieme in un unico stanzone, ma a volte arrivano direttamente al Gange, dopo un viaggio di almeno due notti. All’alba fanno il bagno nel fiume sacro, celebrano le puja, visitano il Golden Temple e il Tempio delle Scimmie dell’Assi Ghat che raggiungono con i barconi; pranzano all’Annapurna Temple oppure in qualche ashram e poi ripartono in treno o con dei pullman verso i loro villaggi. Nel primo pomeriggio insieme a Simone ed Ana entriamo nel mercato del quartiere musulmano che si snoda, dalla chiesa protestante di San Tomaso alla zona del Manikarnika Ghat.

Varanasi, 27 marzo 2017. Mercato domenicale nel quartiere islamico.

Varanasi, 26 marzo 2017. Il mercato della domenica nel quartiere islamico che sta tra la chiesa protestante di San Tomaso e la zona Manikarnika.

Oggi è l’ultima domenica di marzo, fa un caldo torrido, ma i negozi qui, sono tutti aperti ed affollati per lo più da musulmani. Ogni piccolo spazio di viottoli e piazzuole è strapieno di bancarelle con utensili per la casa, borse, vestiti, tessuti e bigiotterie di ogni genere.

Varanasi, 26 marzo 2017. Mercato della domenica nel quartiere islamico.

Varanasi, 26 marzo 2017. Mercato della domenica in un quartiere islamico.

C’è una zona con montagne di scampoli colorati, ammucchiati davanti ad una moltitudine di venditori che esibiscono sorridenti ed accattivanti i loro prodotti. Lungo la fila delle bancarelle, gruppi di donne in burka e velate, con i bambini spesso al seguito, comprano affannate le merci esposte.

Varanasi, 26 marzo 2017. Mercato del quartiere islamico.

Varanasi, 26 marzo 2017. Mercato della domenca in una zona islamica.

Di sera, al Chousati Ghat, incontro di nuovo la donna argentina che mi mostra delle altre foto di famiglia. Arriva anche l’austriaco di Linz: entrambi stanno aspettando l’ora di cena: lui al ristorante dell’elegante hotel dove soggiorna, lei da qualche parte, sulla Dasaswamedh Road. Quando sul tardi me ne torno in guest house mi accorgo di avere un gran febbrone. E’ una forma virale, mi informa Ana, guarita dalla stessa malattia da un giorno soltanto.

30 marzo 2017

Il Chousati Temple e la vietta accanto sono in festa per l’inizio dell’anno induista, il “Nauratri”.

Varanasi, 30 marzo 2017. La via accanto al Chousati Temple per la festa del Nauratri.

Varanasi, 30 marzo 2017. La via accanto al Chousati Temple per la festa del Nauratri.

Lungo i lati della stradina che porta al tempio si sono appostate delle donne che tengono dei cobra nei cestini e degli altri tipi di serpenti in mano e invitano i passanti ad offrire loro del denaro.

Varanasi, 30 marzo 2017. Donna con cobra per la festa del Nauratri.

Varanasi, 30 marzo 2017. Donna con cobra per la festa del Nauratri.

Ci sono anche le rivendite di corone di fiori, petali e piattini con le offerte da portare alla dea Madre Durga. I festeggiamenti dureranno nove giorni e qualcuno mi dice che in ognuno dei nove giorni si festeggia una dea diversa.

Varanasi, 30 marzo 2017. Vendita di offerte nei pressi del Chousati Ghat in occasione del Nauratri.

Varanasi, 30 marzo 2017. Vendita di offerte nei pressi del Chousati Ghat in occasione del Nauratri.

Al Chousati Temple, i fedeli arrivano in gran fretta, spingendo per farsi spazio tra la gente che cammina lentamente. Paiono aver un impegno urgente da sbrigare: entrano nel tempio, accendono le loro candele, le sistemano in uno spazio apposito e vanno a rendere omaggio al sacerdote che sta seduto davanti alla dea Durga. Lasciano un’offerta in cambio di un segno sulla fronte e se ne vanno via sorridenti e veloci.

Varanasi, 30 marzo 2017. Preghiere e offerte al tempio dedicato alla Dea Madre Durga.

Varanasi, 30 marzo 2017. Preghiere e offerte al tempio dedicato alla Dea Madre Durga.

Di sera, poco prima dell’inizio del grande spettacolo serale, percorro il lungo fiume nel tratto che va dal Chousati Ghat al Dasaswamedh Ghat. E’ stata una giornata caldissima: il termometro ha sfiorato i 42° con un alto tasso di umidità. Ora, sul far della sera, molta gente è arrivata sulla riva del fiume per tuffarsi in acqua e per trovare un po’ di refrigerio. Alcuni indiani attraversano a nuoto il letto del Gange, sempre più stretto a causa della siccità: raggiungono l’altra sponda e poi ritornano qui, su questa riva. Le imbarcazioni a quest’ora sono richiestissime e molti pellegrini vanno a portare al largo le candele dei desideri riempendo di fiammelle il fiume. Anche la zona del Dasaswamedh Ghat a quest’ora si riempie di barconi con i turisti che arrivano per assistere alle puja serali dal fiume. La maggior parte della gente, però, rimane seduta sulle gradinate più vicine al fiume, a godere il fresco della sera.

Varanasi, 6 aprile 2017

Varanasi, 6 aprile 2017. Ultima sera sul Gange.

Varanasi, 6 aprile 2017. Ultima sera sul Gange.

Varanasi, 6 aprile 2017. Le candeline dei desideri per la Madre Ganga del gruppo dei teatranti di Udine.

Varanasi, 6 aprile 2017. Le mie candeline dei desideri per la Madre Ganga.

I’m going back to India: Varanasi (febbraio-marzo 2017)

Varanasi, 3 marzo 2017. Madre con bambina accanto alle loro coperte, verso sera, sui ghat.

Varanasi 2017. Madre con bambina accanto al loro cumulo di coperte.

Varanasi, 16 febbraio 2017.

Il letto del Gange è molto ristretto in questa stagione e forse per questo sembrano molto più numerose del solito le imbarcazioni cariche di turisti e pellegrini che lo percorrono. I ghat sono stati accuratamente ripuliti da terra e immondizie ed è un piacere camminare sopra le antiche lastre di pietra ed i terrazzamenti del lungo fiume. Numerose giovani donne con la divisa da spazzino e munite di grosse scope stanno pulendo le gradinate in continuazione, mentre due ragazzi con addosso la stessa identica divisa se ne stanno seduti sulle gradinate a riposare. Tutte le scritte, le pitture e le statue con le divinità induiste sono state da poco restaurate e l’insieme appare pronto ad ospitare i prossimi eventi importanti. Il 24 febbraio si festeggerà lo Shivaratri, l’anniversario di matrimonio del dio Shiva con Parvati, il 10 marzo ci sarà l’Holi, il festival della luce e il 24 marzo ci saranno le elezioni politiche dell’Uttar Pradesh, lo Stato federale al quale Varanasi appartiene.

Varanasi, 16 febbraio 2017. Siesta sui ghat.

Varanasi, 16 febbraio 2017. Siesta sui ghat.

Camminando sui ghat rivedo alcuni sadhu e guru che conosco: quello con il corpo e la faccia dipinti di bianco, quello con il volto pitturato di rosso e bianco e il giovane baba che sta sempre là, seduto a gambe incrociate, sullo stesso palco, davanti all’altarino con l’immagine di Shiva in rilievo. La novità, rispetto alle altre volte, sono i massaggiatori che paiono notevolmente aumentati e tutti affannati a lavorare sui corpi dei turisti. La tecnica con cui avvicinano il cliente inizia prendendo il suo braccio tra le mani e appoggiandolo sulla propria spalla dandogli subito dei consigli su come rilassarsi. A questo punto, difficilmente il cliente si tirerà indietro e il massaggiatore potrà proseguire con professionalità e astuzia il suo lavoro. Laggiù, poco prima del Kedar Ghat ritrovo i coriacei bufali con dei nuovi nati. Alcuni, di quelli adulti, sono già immersi nel fiume per il consueto bagno giornaliero e un mandriano li sta grattando, spazzolando e sciacquando con molta cura. Un altro indiano, sulla riva, ne sta esaminando altri: controlla le mammelle, le zampe e ogni piccola escoriazione presente sul loro corpo. Anche più su, poco dopo il Dasaswamedh Ghat, in un piazzale, ci sono numerosi bufali sdraiati. Poco più in là, un sadhu malaticcio sta dormendo sotto una pila di coperte. Sulla scalinata ci sono diversi indiani seduti a chiacchierare e qualche turista, in piedi ad osservare e fotografarne il contesto.

Varanasi, 16 febbraio 2017. Donne che cercano di rivestirsi dopo il bagno nel Gange.

Varanasi, 16 febbraio 2017. Donne che cercano di rivestirsi, inosservate, dopo il bagno nel Gange.

Lì, in disparte ci sono delle donne appena uscite dal bagno nel fiume sacro. Stanno cercando affannosamente di cambiarsi gli abiti bagnati senza lasciar intravedere le loro nudità.

Varanasi, 16 febbraio 2017. Anziana che si riveste dopo il bagno nel Ganga river.

Varanasi, 16 febbraio 2017. Dopo il bagno nel fiume sacro.

Una ragazza australiana vestita di arancione come i sadhu e con una mezza luna in testa passa di lì, quasi inosservata, nonostante il richiamo del suo tamburello.

Varanasi, 16 febbraio 2017. Occidentale che passeggia vestita da sadhu.

Varanasi, 16 febbraio 2017. Ragazza australiana vestita da sadhu, lungo i ghat.

Varanasi, 17 febbraio 2017

Un giro a Godonia prendendo come punto di riferimento la chiesa protestante e ritrovare il ristorante indiano dove ho cenato ieri sera con due signore di Roma, Luigina e Amelie, con Simone e insieme a Tolga, un ragazzo tedesco di origine turca. Il ristorante non era facile da individuare, ma sono riuscita a trovarlo con facilità. Sono andata, poi, verso il Dasaswamedh Ghat a guardare il via vai di matrimoni che si riversa sul Gange per celebrare il tradizionale rituale propiziatorio. Lancio uno sguardo al fiume in secca: è splendido nel suo azzurro intenso! E’ animato da barchette e barconi che lo percorrono in tutte le direzioni. Stormi di uccelli bianchi volano sopra il fiume e si calano in acqua a recuperare il cibo che i turisti gettano loro dalle barche.

Varanasi, 17 febbraio 2017. Pellegrine siriposano all'ombra accanto al tempio di Shiva.

Varanasi, 17 febbraio 2017. Pellegrine si riposano all’ombra, accanto al tempio di Shiva.

Sul retro del grande tempio dedicato a Shiva, sotto un telo sistemato a tettuccio, sta seduto un gruppo di pellegrine in attesa che i loro uomini ed il guru terminino la celebrazione della loro puja. Più giù, appoggiato ad un muretto, sta il baba della scuola di yoga del Dasaswamedh Ghat. Gli chiedo notizie riguardo ai dolori alle sue gambe, nascondendogli il fatto che anche le mie non sono molto in forma. Cammino fino al Chousati Ghat accompagnata dal battito dei tamburi che festosi arrivavano dalle imbarcazioni nuziali e dagli stormi di uccelli che arrivano cinguettando al palazzo del Rana Ghat. Al Chousati Ghat, mi siedo sulla scalinata a leggere il giornale. Sonu, il mio amico barcaiolo, oggi non c’è. Qualcuno l’ha incontrato stamattina, completamente ubriaco. Tempo fa mi aveva promesso, con grande convinzione, che avrebbe smesso di bere! Arriva il rumore di un tuffo nell’acqua: sbuca la testa di un indiano che in breve tempo raggiunge a nuoto la metà del fiume, lancia due urla alzando le braccia e poi ritorna sul ghat. Il suono dei tamburi continua ad arrivare festoso dalle barche che vanno e tornano dall’altra sponda. Nel pomeriggio usciamo tutti insieme e ci fermiamo a bere un cjai in una buia tea-stall di uno stretto vicoletto, nei pressi del Manikarnika Ghat. Più avanti, attraverso un piccolo portale entriamo in un santuario islamico.

Varanasi, 17 febbraio 2017. Il cortiletto del santuario islamico.

Varanasi, 17 febbraio 2017. Il cortiletto del santuario islamico.

Seduto, in posizione yoga, c’è un guru alto e sottile con una lunga barba bianca, vestito anche lui di bianco. Intorno a lui un folto gruppo di uomini sta bevendo il cjai che qualcuno ha preparato con l’attrezzatura che sta lì accanto. Da quella stanzetta, attraverso un altro piccolo portale in pietra si accede ad un cortiletto con un albero sacro in un angolo. La grande pianta pare aver le radici appena appoggiate su un sopralzo di terra.

Varanasi, 17 febbraio 2017. Donne in preghiera nel cortiletto del santuario islamico.

Varanasi, 17 febbraio 2017. Donne in preghiera nel cortiletto del santuario islamico.

Sedute in terra, stanno delle donne in burka o insciallate, insieme a tre neonati dagli occhi bistrati, adagiati accanto a loro. Una bambina di circa sei anni con il capo coperto da un velo nero gira intorno ad Ameli per farsi fotografare.

Varanasi, 17 febbraio 2017. Giovane madre islamica con bambino.

Varanasi, 17 febbraio 2017. Giovane madre islamica con bambino.

Un maschietto con il berrettino bianco sul capo si inginocchia e protrae più volte in avanti, rivolto verso il santuario. Da una porticina posta su una facciata lunga e bassa si accede alla moschea. Guardo un attimo dall’esterno la stanza affollata di soli uomini raccolti nella preghiera del venerdì. Nei pressi del Manikarnika Ghat incrociamo un funerale seguito da una barella carica di legna da utilizzare per la pira. Più avanti, davanti ad un tempietto, il suono festoso dei tamburi ci annuncia l’arrivo di un matrimonio. Un gruppo di parenti, per lo più donne, inizia una danza in cerchio davanti al tempio, mentre lo sposo tocca più volte l’architrave della porta per chiedere la protezione agli dei.

Varanasi, 17 febbraio 2017. Suonatori e danze di un corteo nuziale.

Varanasi, 17 febbraio 2017. Suonatori e danze di un corteo nuziale.

Al Brahma Ghat passiamo davanti ad un grande tempio in ristrutturazione. Di fronte c’è il negozio di un barbiere di mezza età con i capelli tinti con l’enna rosso vivo. L’uomo si mette in posa e chiede con insistenza ad Amelie di fotografarlo e di inviargli via e-mail le immagini scattate. Al Raj Ghat incontriamo dei bambini sui dieci anni, allievi di una scuola di sanscrito. Stanno preparando gli ornamentali per celebrare loro stessi la puja serale. Qui ci separiamo: Amelie e Luigina si fermano ad assistere alla puja, Simone e Tolga tornano alla guest house e anch’io mi avvio, lentamente, verso la mia stanza, attraverso i ghat. Al Manikarnika Ghat ci sono oltre dieci salme che stanno bruciando contemporaneamente, mentre i gruppi di parenti in parte sono impegnati a celebrare le puja o a bere il cjai. Vitellini, cagnetti, caprettini nati da poco, se ne stanno già da soli; solo a volte li vedo accostati, accanto alle loro madri. Poco più in là, tra grosse cataste di legna, un indiano sta spaccando con una scure alcuni tronchi. Sotto la scalinata, lì accanto, una fila di povera gente sta consumando la cena offerta dal tempio.

Varanasi, 17 febbraio 2017. La distribuzione della cena accanto al Manikarnika Ghat.

Varanasi, 17 febbraio 2017. La distribuzione della cena accanto al Manikarnika Ghat.

Su un palco illuminato dalle torce, tre ragazzi stanno celebrando la cerimonia serale animandola con fragorose scampanellate.

Varanasi, 17 febbraio 2017. Cerimonia serale nei pressi del Manikarnika Ghat.

Varanasi, 17 febbraio 2017. Cerimonia serale nei pressi del Manikarnika Ghat.

Grandi barconi si riempiono lentamente, un po’ ovunque, di pellegrini che fanno ritorno ai loro pullman o alle loro guest house. Sono le sette di sera; è già calato il buio, ma i ghat sono illuminati come se fosse giorno.

Varanasi, 17 febbraio 2017. Il calar della sera sui ghat.

Varanasi, 17 febbraio 2017. Il calar della sera sui ghat.

Scendendo lungo il fiume, prima del Dasaswamedh Ghat incontro numerosi gruppi di uomini che stanno ancora facendo il bagno o rivestendosi. Arrivo al Dasaswamedh Ghat: un’immensa folla di turisti e pellegrini sta assistendo alla conclusione della cerimonia serale dalle barche e dalle scalinate.

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Varanasi, 17 febbraio 2017. La conclusione della cerimonia serale al Dasaswamedh Ghat.

Le fiamme dei bracieri si muovono lentamente tra la folla pullulante di pellegrini e turisti per donare la loro benedizione alle persone che vi avvicinano le loro mani.

Varanasi, 18 febbraio 2017

Luigina e Amelie sono partite per Roma e hanno lasciato un grande vuoto.

Varanasi, 18 febbraio 2017. Venditore di zucchero filato lungo il Dasaswamedh Ghat.

Varanasi, 18 febbraio 2017. Venditore di zucchero filato al Dasaswamedh Ghat.

E’ la stagione dei matrimoni e anche oggi il Dasaswamedh Ghat è affollato da un festoso via vai di cortei nuziale.

Varanasi, 18 febbraio 2017. Dasaswamedh Ghat, nella tarda mattinata.

Varanasi, 18 febbraio 2017. Venditori di offerte al Dasaswamedh Ghat, nella tarda mattinata.

Un gruppetto di politici sta facendo un sopralluogo sui ghat con un candidato locale alle prossime elezioni. Appartiene al Satish party, mi dicono gli uomini che lo accompagnano.

Varanasi, 18 febbraio 2017. Il guru del Dasaswamedh Ghat.

Varanasi, 18 febbraio 2017. Un guru sempre presente al Dasaswamedh Ghat.

Nel primo pomeriggio mentre sto passeggiando sui ghat meridionali, osservo degli operai mentre stanno liberando dal fango le ultime pietre, quelle più vicine al fiume. Rimuovono, a colpi di piccone, lo strato di terra indurito dagli anni. Una spazzina, sulla gradinata, sta raccogliendo le immondizie che la gente lascia sparse ovunque. Negli ultimi tempi, lungo i ghat, sono comparsi dei raccoglitori, ma quasi nessuno li utilizza ancora. Là sotto, sulla spiaggetta fangosa, due bambini nudi stanno correndo veloci fino alla parte terrazzata del ghat. Cercano di scappare dai loro genitori che li vogliono rivestire dopo il bagno.

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Varanasi, 18 febbraio 2017. Gruppo di donne mentre fa il bagno nel Gange.

Quaggiù, nella zona del Raja Ghat, ci sono diverse donne anziane che stanno facendo il bagno vestite. Alcune sono sole, altre sono arrivate in gruppo, desiderose di purificarsi nel fiume sacro. Guardo con tenerezza un ragazzino che sta aiutando una di loro, molto anziana, ad uscire dall’acqua ed a risalire, lentamente, la scalinata. Poco prima del Tempio delle Scimmie inizia, come sempre, la grande distesa dei bucati messi ad asciugare sulle pietre e su dei fili volanti, sostenuti da paletti di bambù. Due lavandai, un uomo e una donna, hanno appena iniziato a ripiegare le lenzuola già asciutte e ad impilarle su un muretto.

Varanasi, 18 febbraio 2017. Bucati.

Varanasi, 18 febbraio 2017. Bucati.

Lancio uno sguardo sul fiume: sta passando un barcone carico di turisti con il capo ricoperto da un vistoso cappellino giallo. Stanno andando verso l’Assi Ghat, ma torneranno indietro quasi subito. Risalgo la gradinata all’altezza del palazzetto abitato dalle famiglie dei barcaioli e percorro il viottolo che porta alla guest house.

Varanasi, 18 febbraio 2017. Gruppo di lingam sulle gradinate, sotto il palazzetto rosso dei barcaioli.

Varanasi, 18 febbraio 2017. Gruppo di lingam sulle gradinate, sotto il palazzetto rosso dei barcaioli.

Lungo la stradina sono in corso dei lavori alle fognature e qua e là ci sono dei tombini ancora aperti mentre altri sono stati appena ricoperti con le loro pietre.

Varanasi, 18 febbraio 2017. New look.

Varanasi, 18 febbraio 2017. New look to the mirror.

Al Chousati Ghat incontro Sonu, il barcaiolo. Mi dice che da ieri a stamattina è stato male per dei dolori allo stomaco. Gli ho chiesto se si fosse per caso ubriacato la sera prima e mi ha risposto negativamente. Ha però ammesso che qualche volta lo fa.

Varanasi 19 febbraio 2017

Varanasi, 19 febbraio 2017. Rasatura dei capelli sul Gange.

Varanasi, 19 febbraio 2017, Dasaswamedh Ghat. Celebrazione del rituale della rasatura dei capelli per un bambina.

Camminando da Godonia a Chowk osservo l’approccio che utilizzano i vari cercatori di clienti per catturare i turisti. Quelli dei moto risciò, si affiancano alla persona, senza il mezzo che tengono posteggiato poco lontano, dove è loro consentito,  chiedono in continuazione: “dove stai andando?”, oppure, “cosa stai cercando?” e spesso propongono di portarli a Sarnath e poi di ritornare qui. I ciclo risciò, invece, sono autorizzati ad infilarsi dappertutto e si avvicinano ai pellegrini o ai turisti quando li vedono affaticati e li invitano a salire sul sedile per poche rupje. Anche sui ghat ci sono le tecniche speciali per catturare i turisti. I barcaioli sono numerosissimi e stanno dislocati su tutto il lungo fiume. Offrono giri scontatissimi durante le ore calde del giorno e prezzi di molto superiori all’alba, al tramonto, per i matrimoni e durante le cerimonie serali sui ghat. I massaggiatori lavorano il cliente in diversi modi: oggi, un giovane indiano che conosco da tempo è venuto a sedersi accanto a me sulla scalinata e mi ha assillata con la descrizione del suo metodo. E’ arrivato a dire a se stesso che prossimamente avrei accettato. Di massaggiatori ce ne sono molti nella zona del Dasaswamedh Ghat e riescono facilmente ad adescare i turisti. Dopo aver massaggiato loro la mano ed il braccio, li fanno distendere a terra o sui palchi vuoti per completare l’operazione. Un’altra categoria sono le guide turistiche: fermano le persone e indagano sul loro modo di trascorrere le giornate, sui loro interessi, su eventuali incertezze e insicurezze, proponendone la soluzione. Ce ne sono tante di guide o pseudo guide in giro: oggi, quando ho attraversato il Manikarnika ghat, ho visto diverse coppie di turisti accompagnate da un indiano. Lì, al borning ghat, ce ne sono molte di guide, ma ci sono altri individui che gironzolano: si spacciano per volontari che si occupano dell’ospizio e chiedono diversi soldi allo scopo di acquistare la legna per cremare le salme dei poveri. Naturalmente, quello che raccontano non corrisponde a verità e i soldi se li tengono loro. Per le strade , lungo i ghat e ovunque, poi, non mancano i procacciatori di clienti per i negozi di sari e di scialli che invitano con insistenza i turisti a visitare le esposizioni spacciandole per proprie. Arrivati al negozio, affidano il visitatore al proprietario che lo accoglie come un cliente reale.

Varanasi, 19 febbraio 2017. Pellegrini in riposo nei pressi del Golden Temple.

Varanasi, 19 febbraio 2017. Pellegrini si riposano  nei pressi del Golden Temple.

All’altezza del Manikarnika Ghat, sulla Main Road, c’è un pittoresco mercato dei fiori dove i familiari dei defunti recenti, i parenti dei morti arrivati qui per celebrare le ricorrenze, gli sposi ed i semplici pellegrini vengono qui per acquistare fiori, ghirlande, collane, corone, corolle e petali in grandi quantità. Dalla strada principale entro nei vicoletti della città vecchia: in lontananza si sentono le voci di un mantra funebre. Sta arrivando un funerale con la salma avvolta in un telo rosso coperto di fiori. La trasportano dei ragazzi seguiti da un numeroso corteo. Si tratta di una madre ancora giovane, mi dice qualcuno. Più avanti, nella zona di Chowk, incontro una manifestazione a sostegno di un candidato alle prossime elezioni politiche. In testa al corteo sta sventolando una bandiera rossa e i manifestanti portano un cappellino con su disegnati la falce e il martello.

Varanasi, zona di Chowk, 19 febbraio 2017. Parte di una manifestazione pre elettorale.

Varanasi, zona di Chowk, 19 febbraio 2017. Parte di una manifestazione pre elettorale.

Mentre parlo con alcune persone per cercare di capire qualcosa su questo partito mi arriva una grossa botta sulla schiena. E’ una mucca gravida che sta cercando di scappare da tutta questa folla. Proprio ora sta arrivando un altro corteo funebre e i manifestanti si portano silenziosamente in disparte per lasciarlo passare. Dopo il Manikarnika Ghat, sotto il porticato, il magrissimo baba con l’altarino e i poster delle divinità appesi alla parete non c’è. Chiedo sue notizie e mi dicono che se n’è andato in un ashram di Allahabad, a 2 km da qui. Rimarrà là per due mesi in quanto ha bisogno di una nutrizione regolare per ristabilirsi. Nel primo pomeriggio, nella città vecchia di Bengali Tola, incrocio un comizio elettorale. E’ il candidato che appartiene al partito che porta come simbolo la bicicletta. Anche il giornale che ho appena acquistato gli ha dedicato delle intere pagine.

Varanasi, 19 febbraio 2017. Dasaswamedh Ghat verso sera.

Varanasi, 19 febbraio 2017. Verso sera al Dasaswamedh Ghat.

Poco prima della puja serale, al Dasaswamedh Ghat vedo una grande folla di gente munita di macchine fotografiche, videocamere e cellulari accalcarsi intorno ad un personaggio. E’ un attore del cinema, mi dice qualcuno. Me ne andrò, senza riuscire a vederlo.

Varanasi, 20 febbraio 2017

E’ lunedì e sono arrivata camminando fino a Godonia o Godalia, una parte di Varanasi sempre affollata e piena di negozi eleganti. Sono da poco passate le 11.00 e quasi tutte le serrande sono ancora abbassate. Soltanto alcune sono già alzate e una qua e una là si sta sollevando ora.

Varanasi, 2o febbraio 2017. Main Roadd

Varanasi, 2o febbraio 2017. Main Road.

Sulla Main Road, all’altezza del Manikarnika Ghat incontro un bambino di 10 anni, con lo zainetto sulle spalle, che sta rientrando da scuola per il pranzo. Mentre due funerali ci passano davanti, uno di seguito all’altro, il bambino mi insegna a fare il segno di mezza croce portandosi la mano destra dal petto alla fronte per due volte consecutive. Entriamo in un vicoletto della città vecchia, ma dobbiamo subito rientrare sulla strada principale a causa dei lavori alla fognatura che sbarrano la stradina.

Varanasi, 20 febbraio 2017. Tea-stall in un vicoletto di Chowk.

Varanasi, 20 febbraio 2017. Tea-stall in un vicoletto di Chowk.

Prima di imboccare un altro vicolo, il bambino mi indica una piccola moschea, dicendomi che lui è di religione induista. Camminando in direzione del Gange mi racconta che sta frequentando la quarta classe di una scuola privata e che i suoi genitori hanno un negozio di alimentari poco più avanti. Gli indiani che incrociamo lo salutano con simpatia mentre lui continua a fornirmi le sue spiegazioni in un corretto inglese. Al Meer Ghat, un ragazzino che dimostra una decina d’anni, vestito in modo accurato e con uno smartphone in mano mi chiede se voglio fare un giro in barca. Mi dice che ha 15 anni e frequenta la decima classe della scuola statale. Le lezioni, mi racconta, vanno dalle 7.00 alle 11.00 di mattina. Ora, in effetti, sono quasi le 12.30 e, secondo il suo racconto, la scuola è da oltre un’ora terminata.

Varanasi, 20 febbraio 2017. Gruppetto di sadhu lungo i ghat.

Varanasi, 20 febbraio 2017. Gruppetto di sadhu mentre prepara il pranzo, lungo i ghat.

Poco più avanti, al Tripura Bhairavi Ghat, all’ombra di un tempietto, da qualche tempo si è stabilito un gruppo di sadhu mendicanti. Hanno appeso dei poster sul retro e appoggiate delle pietre in cerchio per formare un piccolo focolare. Ora, stanno cuocendo del riso per il pranzo usando il pentolino che portano sempre con loro. Nel pomeriggio vado a sedermi accanto al portale di un tempietto vicino al Ksemeshwar Ghat. Passa di lì Gil, il canadese che ho conosciuto a Maheshwar, incontrato, poi, sia a Gokarna che qui, a Varanasi. Mentre parliamo, due indiani del Sud stanno ascoltando i nostri discorsi. Intrecciamo la comunicazione anche con loro.

Varanasi, 20 febbraio 2017. Kedar Ghat

Varanasi, 20 febbraio 2017. Kedar Ghat

Ci raccontano che sono arrivati in treno da Hyderabad, dopo un viaggio di due notti, e questa sera ripartiranno. Sono venuti a Varanasi per consegnare una donazione per l’acquisto del cibo per i poveri. Sono due cugini: Srikanth è architetto e Wishnu è un designer. La moglie di Srikanth dirige una scuola privata con 700 alunni che frequentano il ciclo di studi che va dalla prima alla dodicesima classe. Mi parlano dei templi che potrei visitare nei dintorni della zona dove abitano: Tirupati e Amaravathi in Andhra Pradesh; Arunchalam e Rameswara Ranu in Tamil Nadu. Mi parlano delle tre principali divinità indù: Brahma, mi spiegano, è il creatore e rappresenta il passato; Wishnu è il dio che favorisce le positività dell’esistenza ed è associato al presente; Shiva, invece, è il distruttore. Senza distruzione non ci potrebbe essere la creazione che è raffigurata dal Lingam del dio che gli induisti adorano. Shiva protegge le anime di tutto l’universo e rappresenta il nostro futuro.

Varanasi, Bengali Tola, 20 febbraio 2017. Banda musicale in attesa di suonare in Bengali Tola

Varanasi, Bengali Tola, 20 febbraio 2017. Banda musicale in attesa di suonare in Bengali Tola.

E’ ormai sera. Cammino lentamente dal Kedar al Dasaswamedh Ghat ammirando le luci delle candele che sono comparse al largo intorno alle imbarcazioni. Un giovane venditore di collane, che conosco da tempo, mi ferma per donarmi un braccialetto composto da piccolissimi coralli.

Varanasi, 21 febbraio 2017

Varanasi, 21 febbraio 2017. Tempietto di Shiva e tea-stall lungo i ghat.

Varanasi, 21 febbraio 2017. Tempietto di Shiva con tea-stall accanto, lungo i ghat.

In tarda mattinata cammino verso sud percorrendo la stradina della città vecchia e scendendo al Ksemeshwar Ghat, all’altezza del tempietto.

Varanasi, 21 febbraio 2017. Lavaggio quotidiano e decorazione del Lingam di Shiva in un tempio sui ghat.

Varanasi, 21 febbraio 2017. Lavaggio quotidiano e decorazione del Lingam di Shiva in un tempio sui ghat.

Un indiano, all’interno, sta lavando la scultura del lingam di Shiva e mettendo dei fiori gialli sopra e intorno. Fa molto caldo. Mi siedo all’ombra del tempietto a guardare il fiume e a leggere. Un barcaiolo affaticato si distende accanto a me: sonnecchia, canta dei mantra, parla ad alta voce e propone, ogni tanto, sbadigliando, dei giri in barca ai turisti che camminano sul lungo fiume.

varanasi, 21 febbraio 2017. Casette sui ghat.

Varanasi, 21 febbraio 2017. Casette sui ghat meridionali.

Ho bisogno di stare un po’ in silenzio e mi sposto all’ombra del tempio delle Scimmie dove, sotto il porticato, un anziano sadhu sta facendo degli esercizi ginnici con addosso un minuscolo costume da bagno rosso. E’ appena uscito dall’acqua e sta sollevando dei pesi alterandoli con delle flessioni. Poi, cammina in su e in giù, contando i passi in tutte le direzioni; si ferma di scatto e rimane in silenzio, per un lungo tempo, davanti al portale. In un angolo, un occidentale e un indiano stanno seduti, immobili, in posizione yoga.

Varanasi, tarda mat

Varanasi, 21 febbraio 2017. Tarda mattinata lungo i ghat.

Nei pressi del Dasaswamedh Ghat c’è il solito anziano bramino vestito di bianco che ferma i turisti ponendo loro la mano sulla fronte per benedirli e chiedere, poi, dei soldi. Una coppia di italiani, 45 anni lui e 52 lei, quando il bramino inizia la sua prassi lo abbracciano, gli parlano scherzosamente e se ne vanno senza prestarsi al gioco. Sorrido loro: sono di Cuneo e stanno viaggiando in India da oltre due mesi per vacanza, ma anche per affari. Lui fa il rappresentante di vini e lei cucina gli alimenti da abbinare, durante le dimostrazioni.

Varanasi, 21 febbraio 2017. Matrimonio al ghat.

Varanasi, 21 febbraio 2017. Matrimonio al Dasaswamedh Ghat.

Dalla scalinata sta arrivando una fila di cortei nuziali accompagnati dallo squillo di una tromba e dal battito festoso dei tamburi.

Varanasi, 21 febbraio 2017. Rituale di donne in un piccolo tempio del Dasaswamedh Ghat.

Varanasi, 21 febbraio 2017. Rituale di donne in un piccolo tempio del Dasaswamedh Ghat.

In un tempietto in basso, vicino al fiume, delle donne con un sacerdote stanno celebrando un rito. Una di loro tiene uno straccio bianco, attorcigliato e acceso in mano; con la fiamma disegna dei cerchi nell’aria, davanti al portale. Mentre lo straccio continua ad ardere, le donne iniziano a cantare in coro ed a recitare dei mantra. Fanno parte di un grosso gruppo familiare e provengono da un villaggio che sta dalle parti di Allahabad. Gli uomini sono seduti in disparte, su un palchetto di legno. Sono ancora dorso nudo e con il telo bianco avvolto intorno alla vita. Hanno da poco terminato la celebrazione della puja riservata ai maschi della famiglia e ora, mentre si rivestono, stanno contrattando con un venditore, il prezzo delle immagini di alcune divinità. Due ragazzi del gruppo ci raccontano che hanno da poco terminato gli studi, uno alla decima classe e ora fa il carpentiere; l’altro alla dodicesima e lavora come tessitore. Prima di lasciarci tutta la grande famiglia chiede di scattare insieme a noi e a delle studentesse in divisa che stavano passando di lì, una foto di gruppo.

Varanasi, 21 febbraio 2017. La mensa gratuita aperta a tutti dell'Annapurna Temple.

Varanasi, 21 febbraio 2017. La mensa gratuita aperta a tutti dell’Annapurna Temple.

A pranzo, Simone, Tolga, Amanta (una ragazza di Stoccolma) ed io, andiamo all’Annapurna Temple dove offrono un ottimo thali gratuito a qualsiasi lo desideri.

Varanasi, 21 febbraio 2017. Danza tradizionale indiana nei pressi dell'Assi Ghat.

Varanasi, 21 febbraio 2017. Danza tradizionale indiana al Tulsi Ghat.

Alla sera andiamo al Tulsi Ghat ad assistere a un concerto di musiche e danze classiche indiane.

Varanasi, 21 febbraio 2017.Sera in un quartiere islamico, nei pressi di Godonia.

Varanasi, 21 febbraio 2017. Sera in un quartiere islamico, nei pressi di Godonia.

Durante la notte Simone partirà per il Nepal dove rimarrà per un mese.

Varanasi, 22 febbraio 2017

A Godonia, in mezzo al caos del traffico e tra la moltitudine di abitazioni e negozi accatastati, scorgo un ospedale. Davanti agli scalini dell’entrata c’è un addetto che sollecita i risciò e gli auto risciò a non sostare troppo a lungo sulla strada difronte. L’entrata è affollata di gente, ma non ci sono insegne che indichino l’ospedale. Mentre sto guardando l’edificio a due piani con le finestre che si affacciano sulla Main street, un indiano mi si avvicina proponendosi come guida.

varanasi, 22 febbraio 2017. Pellegrina.

Varanasi, 22 febbraio 2017. Pellegrina in attesa di entrare al Golden Temple.

Decido di esplorare i vicoletti che si aprono sulla destra della strada principale entrando in quelli che non conosco ancora. Un sacerdote con dei paramenti gialli e rossi sulle spalle sta girando per i negozi con un braciere fumante di incenso. Entra, si ferma subito dopo l’entrata, smuove i carboni ardenti e lascia uscire una nuvola di fumo che invade l’ambiente. Il negoziante mette, in cambio, una piccola offerta nell’apposita coppa del braciere. Giro tra le stradine che a volte mi sembra di riconoscere e mi trovo più volte davanti alle lunghe file di pellegrini che attendono di entrare al complesso del Golden Temple. Il 24 febbraio è vicinissimo e già oggi sono arrivati migliaia di turisti e pellegrini per festeggiare lo Shivaratri, visitare i templi e fare il bagno nel Gange. Ci sono diverse entrate per il Vishwanath Temple, oggi piantonate più che mai da militari armati, molto attenti al controllo della folla. Mi accorgo di aver perso completamente l’orientamento, ma so di non essere lontana dal Gange.

Varanasi, 22 febbraio 2017. Sadhu al Meer Ghat.

Varanasi, 22 febbraio 2017. Sadhu al Meer Ghat.

Esco al Meer Ghat attraverso una scalinata quasi verticale dove stanno seduti a riposare alcuni spazzini e due anziani sadhu. Mi siedo sotto uno degli ombrelloni di cemento che stanno sul lungofiume. Un barcaiolo in piedi lì accanto mi dice che quello è il suo posto, ma siccome sono vecchia posso rimanerci.

Varanasi, 22 febbraio 2017. Barca in riparazione sui ghat.

Varanasi, 22 febbraio 2017. Barca in riparazione sui ghat.

Poco prima del Dasaswamedh Ghat incrocio il massaggiatore insistente dell’altro giorno. Riesco a dirgli che ora desidero rilassarmi in solitudine e mettermi a leggere un po’. Cerco di non guardarlo mentre si sta allontanando rammaricato.

Varanasi, 22 febbraio 2017. Una zona d'ombra sui ghat nella tarda mattinata.l ghat

Varanasi, 22 febbraio 2017. Una zona d’ombra sui ghat nella tarda mattinata.

Mi siedo sulla scalinata accanto ad un Angori Baba (la setta che mangia i resti dei cadaveri cremati), dei sadhu mendicanti che dormono distesi sulle pietre e a qualche indiano di passaggio. Due donne, là sotto, stanno dormendo su un unico tavolone, avvolte dentro dei vivacissimi saree.

Varanasi, 22 febbraio 2017. Spazzina lungo i ghat.

Varanasi, 22 febbraio 2017. Spazzina lungo i ghat.

Delle spazzine stanno pulendo la scalinata e il piazzale, trascinando lentamente una scopa di rami secchi. Due ragazzi, arrivano di corsa, raccolgono con due lamine le immondizie ammucchiate dalle spazzine e le mettono dentro un telo di stoffa. Noto che le righe dei giubbotti degli spazzini hanno un colore diverso da quello delle femmine: sono gialle e grigie anziché grigie e arancione. Torno alla guest house camminando attraverso i ghat. Su un palco, subito dopo il Dasaswamedh Ghat si sta celebrando una sfarzosa puja in memoria di un familiare morto da poco.

Varanasi, 22 febbraio 2017. Celebrazione di una costosa puja per un familiare scomparso da dodici giorni.

Varanasi, 22 febbraio 2017. Celebrazione di una costosa puja per un familiare scomparso da dodici giorni.

E’ una puja molto ricca di particolari questa, composta da una moltitudine di oggetti, cibi e procedure. Intorno, disposti in cerchio, numerosi uomini la stanno seguendo con dei libri sacri in mano e dando delle indicazioni al figlio del defunto, il quale ha una parte attiva nello svolgimento del rituale. Il prete titolare del palco è in costume ed è appena uscito dal bagno nel fiume. Mi dice che si tratta di una puja molto lunga e costosa il cui prezzo s’aggira sulle 3500 rupje e si sta svolgendo, come da tradizione, tra l’undicesimo e il dodicesimo giorno dalla morte del familiare. Nel gruppo, aggiunge, oltre al giovane celebrante da lui delegato, ci sono due professori che stanno arricchendo di dettagli la procedura del rito. Dopo circa tre ore, terminata la cerimonia, il figlio porterà al Gange l’offerta di cibo e denaro preparata durante il rito.

varanasi, 22 febbraio 2017. Celebrazione di un puja semplice per la scomparsa di un familiare.

Varanasi, 22 febbraio 2017. Celebrazione di un puja semplice per la scomparsa di un familiare.

Riprendo il cammino lungo i ghat. Guardo le cerimonie simili, ma molto più semplici che si stanno svolgendo contemporaneamente lungo il fiume: alcuni gruppi familiari hanno il celebrante, altri non possono permetterselo e si arrangiano per conto proprio.

Varanasi, 24 febbraio 2017

E’ il giorno dello Shivarati, l’anniversario del matrimonio di Shiva con Parvati. Migliaia di pellegrini sono arrivati qui anche stamattina e ora stanno allineati, in fila indiana, ad attendere il loro turno per entrare al Wishwanath Temple. Si muovono lentamente, all’interno della lunga staccionata che hanno innalzato per il grande evento. I grandi pali, annodati con grosse corde, partono dalla Dasaswamedh Road, arrivano a Godonia e proseguono lungo la via principale che porta al quartiere Manikarnika.

Varanasi, 24 febbraio 2017. La staccionata per il percorso del Golden Temple.

Varanasi, 24 febbraio 2017. La staccionata per il percorso dell’entrata al Wishwanath Temple.

Una moltitudine di venditori ambulanti, con e senza le bancarelle, è comparsa un po’ ovunque, insieme a grandi masse di mendicanti vestiti da sadhu ed a famiglie povere con stormi di bambini piccoli al seguito. Dalla fila chilometrica, ogni tanto, arriva uno squillo di tromba, ma subito si disperde, coperto dalle fragorose musiche che escono dagli altoparlanti appesi un po’ dappertutto.

Varanasi, 24 febbraio 2017. Personaggio lungo la Main Road.

Varanasi, 24 febbraio 2017. Personaggio lungo la Main Road.

Imbocco un vicoletto sconosciuto: qui c’è un elegante negozio di saree. Entrano delle donne e si siedono subito sul materasso in terra, di fronte ai venditori che stanno servendo contemporaneamente delle altre clienti. Ci sono moltissimi negozi di saree  e di stoffe, qui e in tutta l’India, ma è raro trovarli in pura seta o in cotone, nonostante le produzioni e le lavorazioni locali. Il tessuto sintetico, difatti, ha invaso, quasi totalmente questo settore e i prodotti in fibra naturale sono diventati pregiati ed anche difficili da riconoscere.

Varanasi, 24 febbraio 2017. Pellegrini in fila per entrare al Golden Temple.

Varanasi, 24 febbraio 2017. Pellegrini in fila per entrare al Wishwanath Temple.

Tornando sulla via principale ritrovo la fila dei pellegrini quasi ferma. Uno di loro si è distratto e non è avanzato in tempo: arrivano immediate le proteste e le urla degli indiani che stanno dietro e lui recupera lo spazio, correndo, per uno spazio lungo poco più di un metro. Sulla sinistra della Main Road hanno allestito diversi banchetti che distribuiscono cibo caldo, acqua e cjai, gratuitamente, su iniziativa del Wishwanath Temple.

Varanasi, 24 febbraio 2017. Posto di ristoro gratuito lungo la Main Road.

Varanasi, 24 febbraio 2017. Banchetto per la distribuzione di bevande e cibo organizzato dal Wishwanath Temple.

Passando per i mercati di frutta e verdura che ruotano intorno al quartiere Manikarnika e per i negozi di quella zona noto che sia gli uni che gli altri sono più forniti rispetto ai giorni scorsi. Grandi pile di arance, mandarini, banane, mele, uva, frutta secca decorate con stelle filanti colorate spiccano sulle bancarelle e grandi stoffe nuziali rosse con fili d’oro insieme a saree di tutti i colori pendono, più fitti che mai, all’esterno dei negozi. C’è una gran folla di gente anche sulla strada, all’esterno della staccionata che cammina nelle due direzioni. Sta arrivando un funerale e un altro ancora subito dietro. I cortei funebri imboccano il vicoletto che porta al borning ghat, dove sto andando anch’io. Lungo la stradina, come ovunque in questo periodo, ci sono spazzini che scopano la via e altri che raccolgono le immondizie. Oggi le stanno ficcando in un grande sacco bianco di plastica che poi trasportano sulle spalle, per bruciarle, da qualche parte. Per alcuni metri il vicolo appare tranquillo con qualche uomo in bicicletta, una mucca qua e là e nessun altro.

Varanasi, 24 febbraio 2017. Vicoletti intorno al Manikarnika Ghat.

Varanasi, 24 febbraio 2017. Vicoletti affollati intorno al Manikarnika Ghat.

All’incrocio con un’altra stradina arriva l’ondata di pellegrini che sta tornando dai ghat. Hanno tutti un sacchetto con fiori, banane, riso, farina, legumi e noci di cocco all’interno. Più tardi mi diranno che fa parte del rituale portare i doni dal Gange al Wishwanath Temple.

Varanasi, 24 febbraio 2017. Uscita di pellegrini del sud dal Manikarnika Ghat.

Varanasi, 24 febbraio 2017. Uscita di un gruppo di pellegrini del sud dal Manikarnika Ghat.

Cerco di scattare una fotografia alla folla, ma il vicoletto è stretto e la gente mi travolge. Una motocicletta arriva suonando ripetutamente il clacson: non riesce a passare e il passeggero seduto dietro mi fa una lunga predica perché sto intralciando il suo passaggio.

Varanasi, 24 febbraio 2017. Puja di pellegrini del sud.

Varanasi, 24 febbraio 2017. Puja di pellegrini del sud sui ghat.

Sui ghat c’è un gruppo di pellegrini del Kerala che sta celebrando una puja. Sono soltanto maschi e sono vestiti di azzurro. E’ una cerimonia in onore di Shiva, mi dicono degli indiani.

Varanasi, 24 febbraio 2017. Bambina che abita sui ghat.

Varanasi, 24 febbraio 2017. Bambina che vive sulle gradinate intorno al Dasaswamedh Ghat.

Al Dasaswamedh Ghat una bambina mendicante si avvicina ad un cumulo di coperte per appoggiare una lercia bottiglia d’acqua. Quella è la sua casa, penso, tra me e me. Si siede sulla gradinata: tiene gli occhi bassi ed è molto timida. Le scatto qualche foto e gliele mostro. Prende coraggio e mi chiede ripetutamente dei soldi.

Varanasi, 24 febbraio 2017. I cumuli di riferimento di una bimba che abita sui ghat.

Varanasi, 24 febbraio 2017. I cumuli di riferimento di una bimba che vive sui ghat.

Arriva sua madre e la prende in braccio: sembra una bambina anche lei, ma mi indica con le dita che ha altri due figli. Anche qui, al Dasaswamedh Ghat sta arrivando una musica assordante. Oggi, là sotto, ci sono due Angori baba che stanno fumando dell’ hashish con una pipa di terracotta che passano, a rotazione, agli altri componenti del gruppo. Il tavolone che sta laggiù è stato rivestito con un telo di plastica per coprire della mercanzia e tre persone, una donna e due uomini stanno dormendo alla sua ombra, distesi sulle pietre. Un indiano mi si avvicina per dirmi che oggi, oltre agli altri pellegrini, ci sono 5.000 indiani arrivati dal Kerala per visitare il Wishwanath Temple e per celebrare i loro tradizionali rituali. E’ loro usanza, aggiunge, farsi radere i cappelli per donarli alla madre Ganga. Di lì a poco lo vedrò prendere delle masse di capelli, simili a delle parrucche, avvolte tutte assieme in un panno e selezionarne alcune. Verranno vendute, mi confiderà più tardi. Dalla scalinata principale del Dasaswamedh Ghat il suono delle trombe annuncia che sta arrivando un corteo.

Varanasi, 24 febbraio 2017. Processione con le offerte per il Gange.

Varanasi, 24 febbraio 2017. Processione con le offerte da donare al fiume sacro.

Sfilano sacerdoti con sul capo composizioni di offerte, pellegrini con drappi e bandiere svolazzanti, donne che alzano le braccia gridando dei mantra.

Varanasi, Dasaswamedh Ghat, 24 febbraio 2017. Arrivo di un corteo con le offerte al Gange.

Varanasi, Dasaswamedh Ghat, 24 febbraio 2017. Arrivo di un corteo con le offerte da donare al Gange.

Varanasi, 24 febbraio 2017. Arrivo di una processione al Dasaswamedh Ghat.

Varanasi, 24 febbraio 2017. Esibizione con le braccia alzate dei partecipanti ad una processione all’ arrivo al Dasaswamedh Ghat.

Sulla Dasaswamedh Road trovo un grande carro di legno carico di bambini e adornato con dei filari di fiori gialli. Il carro si è inceppato e non riescono né a trainarlo né a spingerlo nonostante i numerosi sforzi.

Varanasi, 24 febbraio 2014. Carro con bambini sulla Dasaswamedh road.

Varanasi, 24 febbraio 2014. Carro con bambini sulla Dasaswamedh Road.

Una musica assordante esce da un altoparlante e distinguo il ritornello del mantra “ Om namah shivaya” che un cantante ripete ad intervalli. Verso sera, accanto alla guest house incontro uno dei giovanissimi cugini di Rahul, il proprietario . Ha un segno rosso, verticale disegnato sulla fronte. Mi dice che è il segno della puja che celebra due volte al giorno, alle sei del mattino e alla sera. Più tardi, sui ghat, dei ragazzi di Hyderabad mi ribadiranno, passandosi la pipa con l’hashish, che anche loro celebrano le puja con le stesse cadenze giornaliere. Approfitto per chiedere loro qualche informazione sul sistema delle caste e sui matrimoni. Mi rispondono, con convinzione, che per loro non esistono più le caste in quanto le persone hanno tutte uguali diritti. Riguardo ai matrimoni, mi precisano che nel sud dell’India ci si sposa soltanto per amore.

Varanasi, 24 febbraio 2017. Postazione della dea Kalinka al Dasaswamedh Ghat.

Varanasi, 24 febbraio 2017. Postazione della dea Kalinka al Dasaswamedh Ghat.

E’ già calata la sera. Sul piazzale del Dasaswamedh Ghat è comparsa la statua in terracotta della dea Kalinka, mentre nei tempietti lungo il fiume sono stati appesi addobbi e accese luci colorate, in attesa dei rituali. Mi siedo su un tavolone vicino ad un indiano con tre figli piccolissimi accanto. Quando mi alzo per andarmene mi inseguono sia il padre con la bambina in braccio sia i due maschietti più grandi. Mi parlano in indi, mi ripetono delle parole, ma io non riesco a capirli. Subito dopo il Chousati Ghat si sta svolgendo una cerimonia iniziata diverse ore prima. Sono dei pellegrini vestiti in modo simile a quelli dei ghat più su, di stamattina. Ora, però, anche se in disparte e impegnate in altri riti, ci sono anche le donne. L’insieme della cerimonia è composto da un grosso falò e da una serie di pupazzetti con alla base un pentolino e sulla testa un cono di diversi colori . Delle coroncine di fiori gialli  avvolgono i corpi dei numerosi pupi, mentre corolle  e petali dello stesso colore sono stati sparsi intorno a tutto quello spazio.

Varanasi, 24 febbraio 2017. La grande puja dei pellegrini del sud.

Varanasi, 24 febbraio 2017. La grande puja dei pellegrini del sud.

In parte, disposte in modo perfettamente allineato, oltre un centinaio di piccole ciotole con dentro il ghi e lo stoppino sono pronte per essere accese. In un cesto, accanto ad una scultura rudimentale di Shiva, ci sono delle noci di cocco, delle corolle di fiori ed alcune banane che serviranno per la puja conclusiva.

Varanasi, 24 febbraio 2017. Lungo rituale celebrato sui ghat dai pellegrini del sud in occasione ghat per lo Shivarati.

Varanasi, 24 febbraio 2017. Rituale celebrato sui ghat dai pellegrini del sud in occasione dello Shivarati.

Lascio il gruppo del sud mentre gli uomini stanno girando intorno al fuoco cantando, pregando e recitando i mantra e le donne stan sedute in cerchio, impegnate in un altro rito. Ripercorro il lungo fiume sempre più affollato di pellegrini che vanno nella direzione del Dasaswamedh Ghat o dell’Assi Ghat. Saluto Sonu, il barcaiolo, che sta allestendo il tempietto accanto alla tea-stall del Rana Ghat per la cerimonia che inizierà tra poco. Riesco a malapena a farmi spazio tra la numerosa folla seduta e in piedi che sta assistendo alla spettacolare cerimonia del Dasaswamedh Ghat. Arrivo, quasi per magia, nell’antico vicolo di Bengali Tola e mi dirigo, lentamente, verso la guest house.

Varanasi, 25 febbraio 2017

La notte dello Shivarati è passata. I festeggiamenti si sono protratti fino oltre le quattro di stamattina con balli, canti, urla e tante ubriacature, mi raccontano. Gli indiani bevono il banglasi, una bevanda composta da yogurt e sostanze vegetali mescolate insieme, mi dicono. Ha un effetto eccitante al momento e rilassante poi, aggiungono. E fa dormire, chi lo beve, anche per due giorni di fila, concludono.

Varanasi, 25 febbraio 2017. I dettagli della sposa al dasaswamedh Ghat.

Varanasi, 25 febbraio 2017. I dettagli di una sposa, al Dasaswamedh Ghat.

Al Dasaswamedh Ghat questa mattina sono ricomparsi i matrimoni, più numerosi che mai. Gli squilli delle trombe e i battiti dei tamburi stanno accompagnando decine di cortei fino alle imbarcazioni che li porteranno sull’altra sponda.

Varanasi, 25 febbraio 2016. Un guru benedice una coppia di sposi sul suo palco al Dasaswamedh Ghat.

Varanasi, 25 febbraio 2016. Un guru benedice una coppia di sposi dal suo palco, al Dasaswamedh Ghat.

Tutti i gruppi dei familiari stanno intorno alla loro sposa, in particolare. Loro, le spose, sono quasi sempre vestite allo stesso modo: uno sfarzoso manto rosso, degli ornamenti d’oro o dorati che brillano dal viso ai piedi. Mi sposto poco più su, nell’altro piazzale del Dasaswamedh Ghat: una bambina di 8-9 anni sta esibendosi in uno spettacolo su una fune, sospesa nel vuoto.

Varanasi, 25 febbraio 2017. Spettacolo di una bambina sulla fune al Dasaswamedh Ghat.

Varanasi, 25 febbraio 2017. Spettacolo di una bambina sulla fune, al Dasaswamedh Ghat.

E’ truccatissima ed è vestita con un abito azzurro di finto tulle. Ha dei vasetti di metallo sulla testa che tiene in equilibrio e nell’esercizio che sta facendo ora, sta sulla fune, inginocchiata su un vassoio di acciaio. In un altro giro, avanza, dondolando, sulla corda, a tratti a piedi nudi, a tratti con delle ciabattine che le mettono, al momento, ai piedi.

Varanasi, 25 febbraio 2017. Esibizione di una bambina funambola al Dasaswamedh Ghat.

Varanasi, 25 febbraio 2017. Esibizione di una bambina funambola, al Dasaswamedh Ghat.

Tiene, durante tutte le fasi dello spettacolo, una lunga spranga gialla legata con una cordicella al petto e la fa oscillare, in orizzontale, mentre cammina nel vuoto. Si muove al ritmo di una musica che esce assordante da una specie di fonografo, sistemato su una vecchia bicicletta.

Varanasi, 25 febbraio 2017. Il sistema audio dello spettacolo alla fune sui ghat.

Varanasi, 25 febbraio 2017. Il sistema audio dello spettacolo alla fune, sui ghat.

In un piatto di metallo, appoggiato sulle pietre, vengono raccolte le offerte. Un anziano con un vestito bianco lercio, seduto su una sedia davanti ad un tavolino tiene d’occhio il piatto e lo svuota di tanto in tanto riempendo una cassetta di legno che tiene chiusa a chiave. Seduta, in terra, una coppia di ragazzini con due figli piccoli in braccio e una giovane donna sollecitano gli spettatori a dare dei soldi.

Varanasi, 25 gennaio 2017. bambini mendicanti.

Varanasi, 25 gennaio 2017. Bambini mendicanti mentre assistono allo spettacolo sulla fune, al Dasaswamedh Ghat.

La struttura che tiene su la corda sulla quale cammina la bambina è molto traballante. E’ fatta di quattro paletti di metallo incrociati in alto e disposti a due a due alle estremità. Una grossa corda li attraversa in alto, prosegue oltre, ed è fermata, da una parte e dall’altra, sulle pietre, con due grossi cunei di acciaio. Richiamati dai numerosi spettatori, stanno ora arrivando i venditori di palloncini, quelli di zucchero filato, di cartoline e collane. Arrivano pure dei bambini mendicanti e iniziano a chiedere l’elemosina alla gente radunata per l’evento. La donna che dirige lo spettacolo li caccia via, ma loro si siedono su una panchina a guardare l’esibizione. Cerco la bambina senza casa incontrata ieri, proprio qui. La vedo: sta trascinandosi sulla gradinata, vestita con lo stesso abitino lercio di ieri. Mi sorride mentre dal mucchio di coperte si alza il busto della madre con le parole ridondanti: “money, money”.

Varanasi, 25 febbraio 2017, sera. Lo spettacolo della bambina equilibrista sulla Main Road.

Varanasi, 25 febbraio 2017, sera. Lo spettacolo della bambina equilibrista sulla Main Road.

Lungo i ghat incontro un Angori baba che mi benedice toccandomi con una mano la fronte e il capo. Rabbrividisco pensando ai resti dei cadaveri che avrà appena mangiato, ma gli sorrido quando mi rassicura con delle parole che non comprendo. Di sera, sulla Dasaswamedh Road rivedo lo spettacolo della bambina sulla fune, allestito in uno scenario diverso. Molti indiani e diversi turisti la stanno ammirando, anche qui. Sui ghat mi rincorrono due dei tre bambini incontrati ieri sera. Mi prendono per mano e mi portano dal loro padre che sta lì vicino, seduto con la figlioletta di 5 mesi in braccio. I due figli grandi hanno 7 e 9 anni, mi dice, e frequentano la prima e la seconda classe della scuola statale. Sono molto piccoli per quell’età, penso, e sono anche molto indietro con le classi! Proseguo il cammino verso il Chousati Ghat e poi ritorno alla Dasaswamed Road dove compro della frutta per la cena. Lungo la stradina di Bengali Tola trovo la signora che vende le verdure fritte e acquisto due melanzane impannate e delle patate arrosto.

Varanasi, 1 marzo 2017. Verdure fritte al momento nei viottoli di Bengali Tola.

Varanasi, febbraio-marzo 2017. Le verdure fritte di Bengali Tola.

26 febbraio 2017

E’ domenica. Esco nella mattinata e cammino lungo la Dasaswamedh Road. La vecchina che ieri stava tagliando in due una zucca grande quasi quanto lei, oggi ha il suo telo disteso in terra ricoperto da una numerosa varietà di verdure fresche. Mi fa tenerezza e le compro dello zenzero: me lo fa pagare il doppio rispetto agli altri venditori.

Varanasi, 26 febbraio 2017. L'inizio della lunga fila per il Golden Temple.

Varanasi, 26 febbraio 2017. L’inizio della lunga fila per il Vishwanath Temple.

La prima stradina che porta al Vishwanath Temple oggi è sbarrata con un palo, ma la fila inizia già da qui. Hanno tolto le staccionate in legno e i pellegrini sfilano lentamente, sul bordo destro della strada, tenendo una boccetta in mano con dentro corolle di fiori bianchi, gialli, rossi e tante foglie. Entro in un vicoletto secondario di fronte a un frequentatissimo negozietto di pan.

Varanasi, 26 febbraio 2017. Vendita di pan in un negozietto dlla zona di Manikarnika.

Varanasi, 26 febbraio 2017. Vendita di pan in un negozietto della zona di Manikarnika.

Un bambino mi chiede l’elemosina dicendomi che ha fame. Gli rispondo di andare alla mensa gratuita dell’Annapurna Temple. Delle donne di Hyderabad, vestite all’occidentale, pensano che stia cercando quel tempio e me lo indicano nella direzione sbagliata. Subito dopo le ritroverò, disorientate, in un vicoletto mentre stanno cercando di tornare sulla Main Road. Nella stradina incrocio file interminabili di pellegrini già quasi arrivati al Vishwanath o Golden Temple. A questa altezza della fila c’è un gruppo di uomini e donne che tengono in mano dei cestelli di vimini o di plastica colmi di petali di fiori . Hanno acquistato tutto qui, lungo la via: i cestini nei negozi, i fiori dalle donne che stanno sedute un po’ ovunque. La fila è quasi ferma.

Varanasi, 26 febbraio 2017. Momenti di riposo facendo la fila per accedere al Vishwanath Temple.

Varanasi, 26 febbraio 2017. Momenti di riposo durante la fila per accedere al Vishwanath Temple.

Gli anziani sembrano sfiniti dalla lunga attesa e alcuni si son seduti in terra per riposare. Arrivano delle motociclette suonando il clacson per farsi spazio. Mi addosso al muro di una casa e mi passano davanti quasi sfiorandomi. Alla mia sinistra scorgo un’inferriata con all’interno un cortile e dei bambini.

Varanasi, 26 febbraio 2017. Parco giochi nei pressi del Vishwanath Temple.

Varanasi, 26 febbraio 2017. Parco giochi nei pressi del Vishwanath Temple.

E’ un vecchio parco giochi con due altalene arrugginite e un piccolo campo per giocare a cricket. Due bambini mi mostrano come si colpisce la pallina con la mazza mentre un ragazzino si dondola per conto suo sull’altalena. Il cortile è piccolissimo e trascurato, soffocato dai palazzetti fatiscenti che gli stanno intorno. Al Dasaswamedh Ghat la bambina senza casa oggi non c’è e i due cumuli coperti sono diventati uno solo.

Varanasi, 26 febbraio 2017. La cucina allestita al Dasaswamedh Ghat per cucinare il pranzo per i poveri.

Varanasi, 26 febbraio 2017. La cucina allestita al Dasaswamedh Ghat per cucinare il pranzo per i poveri.

Su un terrazzamento delle scalinata sono comparsi degli enormi pentoloni e il più grande sta sul fuoco. Un gruppo di donne, lì accanto, sta pelando un grande mucchio di patate e tre uomini mescolano il cibo giallo che sta bollendo nel pentolone.

Varanasi, 26 febbraio 2017. Donne che pelano le patate per il pranzo da distribuire ai poveri.

Varanasi, 26 febbraio 2017. Donne che pelano le patate per il pranzo da distribuire ai poveri.

E’ per la festa dei baba che si celebra oggi e il cibo viene offerto loro dal Golden Temple, mi dice uno dei cuochi. Il bancale là sotto oggi è libero e tre Angori baba insieme ai loro discepoli stanno seduti sopra e in parte.

Varanasi, 26 febbraio 2017. Gruppo di Angori baba e seguaci.

Varanasi, 26 febbraio 2017. Gruppo di Angori baba e seguaci al Dasashwamedh Ghat.

Si passano dei soldi. Uno dei seguaci sta preparando accuratamente la marijuana: la mescola sul palmo della mano, toglie le parti da scartare e la trita tagliandola a pezzettini con un paio di forbicine. Il baba principale sta seduto su un tappeto e davanti a sé ha allestito un altarino con due teschi umani spruzzati di polvere rossa. Sul lato ha appoggiato due arpioni in ferro battuto e davanti ai teschi i suoi seguaci hanno acceso due incensi triangolari e una candela. Lui, il capo, mentre guarda una moltitudine di testi stropicciati di magia nera, tiene una specie di lezione ai suoi seguaci. Ha gli occhi rossi, spiritati e li muove continuamente a destra e sinistra. Parla ad alta voce ed è rissoso e prepotente. Lo vedo cacciare in malo modo un anziano Angori che si era avvicinato avanzando delle pretese su quello spazio. Mentre parla, lui, il baba capo, si cosparge di polvere bianca, la spalma su tutto il corpo e ne getta una parte, di minore quantità, agli altri due. Poi, sia lui che gli altri si disegnano delle strisce rosse sulle mani. Alzo gli occhi e vedo che è arrivata la bambina, vestita sempre con lo stesso abito dei giorni scorsi. Sta insieme ad un maschietto più grandicello e, a momenti, compare anche la madre. La bambina si sta grattando in continuazione la testa, ma da lontano mi vede e mi saluta con un cenno della mano. Una fila di barbieri sta rapando con il rasoio una riga di pellegrini che sta seduta sulla stessa gradinata. Accanto a me, in una postazione appartata, un altro barbiere è al lavoro con una serie di persone della stessa famiglia.

Varanasi, 26 febbraio 2017. Sadhu in posa accanto alla statua in terracotta della dea Kalinda, al Dasaswamedh Ghat.

Varanasi, 26 febbraio 2017. Sadhu in posa accanto alla statua in terracotta della dea Holinka al Dasaswamedh Ghat.

Sono diversi gli scenari che sto seguendo contemporaneamente: gli Aghori baba e i loro seguaci; la bambina lassù in alto; i pentoloni che stanno cuocendo il cibo per i poveri; la fila del barbiere qui a lato. Al ristorantino degli spaghetti alle verdure si siede al mio tavolo Pamela, una ragazza svizzera che ha la madre originaria di Pordenone. Ha 43 anni, fa la segretaria, per scelta lavora soltanto a periodi e viaggia per il tempo rimanente. Ora, ha trascorso oltre un mese in Tamil Nadu, a Tiruvanna Malla nell’ashram che segue gli insegnamenti impartiti dal guru Arthur Osborne, scomparso nel 1943. Questo guru, mi racconta, è andato via da casa a 16 anni ed è rimasto in silenzio per anni e anni. Anche M. G. Ghandi ne raccomandava gli insegnamenti. Sulla scalinata del Chousatti Ghat arriva un giovane indiano con il quale ho scambiato qualche parola solo a volte. Oggi ha bisogno di 300 rupie per comprare dei medicinali per curare una lussazione alla gamba. Quando se ne va, una ragazza russa seduta da una parte e un giovane olandese seduto dall’altra mi si avvicinano per commentare l’episodio. La ragazza è laureata in economia e lavora in un ufficio finanziario di Mosca. Ora, arriva dall’ashram di Amma in Kerala, dove è rimasta per due settimane. La guru stessa, ci racconta, raccomanda di non dare soldi ai mendicanti o a qualsiasi indiano li chieda, ma eventualmente di comprare loro del cibo. Il ragazzo olandese, Vincent, ha 37 anni ed è laureato in scienze forestali. Viaggia in India dall’età di 19 anni e ora ha appena trascorso un lungo periodo a Kasaldevi, una cittadina che sta nei pressi di Almora, nello stato dell’Uttarakhand, dove ritornerà al più presto. Per guadagnarsi da vivere ha fatto la guida turistica per una compagnia olandese, ma il guadagno è stato troppo irrisorio e non intende continuare.

Varanasi, 26 febbraio 2017. Le donne preparano il cjapati per la cena da distribuire ai poveri.

Varanasi, 26 febbraio 2017. Le donne preparano il cjapati per la cena da distribuire ai poveri.

Prima di tornare alla guest house faccio un ultimo giro oltre il Dasaswamedh Ghat: i pentoloni sono ora in attività per la cena. Il gruppo di donne che stamattina pelava le patate è ora impegnato ad impastare e stendere  i cjapati, il pane indiano.

27 febbraio 2017

Nella tarda mattinata gli Aghori Baba non ci sono al Dasaswamedh Ghat; al loro posto sono arrivati dei sadhu mendicanti. Uno è sdraiato sul bancale e sta dormendo; gli altri sono seduti in cerchio, lì accanto. Più in là, altri baba anziani, vestiti di arancione, con la barba lunga e bianca, stanno riposando o chiacchierando. Qualcuno è avvolto nelle coperte dal capo ai piedi: sta solo dormendo, mi rassicurano i vicini. Su dei gradini diversi, due donne stanno dormendo profondamente, distese sulle pietre. La cucina allestita ieri per la festa dei baba è scomparsa dalla scalinata e al suo posto, ora, c’è un  pellegrinaggio che sta aspettando qualcuno, all’ombra delle colonne rosate. Un gruppetto di mendicanti ha acceso il fuoco sotto un pentolino con dell’acqua che sta bollendo. Passano gli spazzini con la scopa di rami e sollevano un gran polverone proprio lì vicino.

Varanasi, 27 febbraio 2017. La bambina senza casa con la madre.

Varanasi, 27 febbraio 2017. La bambina senza casa con la madre.

Sono appena tornata da Godonia dove ho comprato dei libriccini e dei colori da regalare ai bambini. Non trovo la bambina senza casa, ma il cumulo delle sue coperte è ancora nello stesso posto degli altri giorni. Ora la vedo: sta lassù in alto, seduta all’angolo di un bancale vuoto. Ha addosso il solito vestitino, sempre più lercio e stropicciato. Alla metà del bancale c’è una bambina di sette anni che ha aperto il suo zainetto per sfogliare un quaderno e mostrare quel poco che c’è scritto su al suo fratellino di quattro anni. Oggi, mi dice, non è andata a scuola. Devo trovare il modo per regalare i colori a cera e i libriccini alla bambina senza casa. Un indiano la prende per mano e l’accompagna da un venditore di cibo per comprarle qualcosa da mangiare. Un uomo, lì accanto, mi dice che la bambina ha sei anni e il padre si è impiccato qualche anno fa. Vive lì, sul ghat con la madre, mi conferma, e ogni tanto qualcuno le compra qualcosa da mangiare.

Varanasi, 27 febbraio 2017. Bambina senza casa.

Varanasi, 27 febbraio 2017. La bambina che vive con la madre sui ghat.

Mi si avvicina la giovane madre che oggi è sorridente e non mi chiede soldi. Mi dice soltanto che ha bisogno di una stanza. Le mostro i libriccini ed i colori: è attratta da quello con le immagini disegnate e le scritte sia in indi che in inglese riportate accanto. Le raccomando di insegnare a colorare alla sua bambina i disegni dell’altro libretto.

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Varanasi, 27 febbraio 2017. La bambina che vive sui ghat mentre mangia del cibo offertole da un indiano.

Si fa avanti il padre degli altri due bambini per appoggiare i suoi figli nella richiesta di una scatola di colori e di un libro. Dico loro che tornerò nei prossimi giorni a vedere i risultati.

28 febbraio 2017

Oggi prendo un’altra direzione rispetto ai giorni scorsi e vado verso l’Assi Ghat. Percorro la vecchia stradina di pietra piena di negozi, ristoranti e guest house fermandomi ogni tanto a guardare i tempietti che danno sulla via e scoprendone sempre di nuovi. Alcuni hanno i cancelletti aperti per le pulizie e le preghiere giornaliere, mentre altri li stanno ridipingendo con i vivacissimi colori che li caratterizzano. Scendo sul lungo fiume e proseguo ancora nella stessa direzione guardando da una parte gli edifici che si affacciano sul Gange e dall’altra le poche imbarcazioni che oggi lo percorrono. I ghat sono poco affollati in questa tarda mattinata di fine febbraio: solo qualche turista occidentale passeggia frettolosamente sotto il sole e appena può corre a ripararsi in qualche posto all’ombra. Sono le 11.00 e molti bambini stanno gironzolando sul lungo fiume chiedendo l’elemosina. Non vanno a scuola, mi dirà poco dopo un indiano, perché gli insegnanti della statale non li motivano e gli istituti privati sono troppo costosi per le famiglie. Guardo i lavandai e le lavandaie mentre lavano i panni e li sbattono sulle antiche pietre dei lavatoi e ammiro la moltitudine di colori dei bucati già stesi per terra e sui fili.

Varanasi, 28 febbraio 2017. Il luogo dove s'immolavano le vedove sulla pira del marito.

Varanasi, 28 febbraio 2017. Il luogo dell’Harishchandra Ghat dove s’immolavano le vedove, sulla pira del marito.

All’Harishchandra Ghat mi soffermo un attimo sul luogo dove le vedove si immolavano sulla pira del marito mentre una mendicante mi sta aspettando per chiedermi dei soldi. Questo borning ghat è più piccolo e meno frequentato del Manikarnika: qui, ora, ci sono soltanto una pira che sta bruciando e un funerale in arrivo. Passo oltre e arrivo al Jain Ghat e subito dopo mi fermo sulla scalinata che porta alle grandi torri dell’acquedotto. Mi siedo all’ombra ad osservare una commemorazione che due sacerdoti e un anziano indiano stanno celebrando su un terrazzamento.

Varanasi, 28 febbraio 2017. Celebrazione di una puja per gli antenati.

Varanasi, 28 febbraio 2017. Anziano celebra una puja in ricordo della moglie.

Il figlio minore dell’anziano mi spiegherà, poco dopo, che attraverso la celebrazione della puja si entra in diretto contatto con l’anima del defunto. Lui, mi racconta, non partecipa direttamente alla cerimonia perché è presente il padre. In assenza del genitore, nella gerarchia delle celebrazioni rituali, sarebbe comunque preceduto dal fratello, il figlio primogenito. Le ciotole per la puja sono ricolme di: riso, zucchero, farina, fiori bianchi, corone, semi, tè nero, zenzero, latte. Una boccia d’acciaio è piena d’acqua e una bottiglietta contiene del miele.

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Varanasi, 28 febbraio 2017. Puja per gli antenati lungo il Ganga.

Davanti all’anziano, posizionato in direzione sud-est, è stato sparso del fango preso dal Gange e lasciato asciugare al sole. L’uomo è seduto sulla paglia, un altra componente importante della cerimonia, mi dicono. Ora, impasta la farina con l’acqua e gli altri componenti: forma sei palline e le divide in due gruppi. Rappresentano la famiglia d’origine della moglie e quella del marito, fino alla terza generazione passata. L’anziano, appoggia le palline con la mano girata e con l’anulare e l’indice che si toccano e mette delle corone di fiori bianchi intorno alle sfere e poi dei cerchietti formati al momento con del cordoncino di cotone grezzo. Sono i vestiti, mi sussurra il figlio che sta in piedi accanto a me. Su ogni pallina, il sacerdote, sparge del tè, miele, sandalo, un pizzico di foglioline e un dolcetto a forma di parallelepipedo. Davanti ad ogni piccola sfera viene posata, poi, una foglia ovale con sopra un frutto e poi ancora cerchi di cordoni gettati per unire le palline tra di loro. A questa cerimonia seguirà un grande pranzo preparato dalle donne di famiglia al quale parteciperanno undici bramini. Tra gli ingredienti non dovranno esserci né miele né zenzero, se ho ben compreso. Tra un’informazione e l’altra il figlio dell’anziano mi racconta che abita a Varanasi con la famiglia e lavora a Delhi nell’ufficio marketing di un giornale che appartiene al partito di Modi. E’ un grande sostenitore ed ha molta fiducia nell’operato di questo primo ministro. Rispetto ai valori dell’induismo mi dice che pone come secondaria l’importanza del denaro rispetto alla religione, aspetto che il mondo intero ha, invece, invertito. Verso sera vado un attimo al Dasaswamedh Ghat: vedo la bambina più sporca che mai. La prendo per mano e la porto accanto ad una bancarella per comprarle del cibo. Un ragazzo che vende pietre e collane lì vicino mi dice di aver parlato diverse volte con la madre per convincerla a farsi aiutare da un’associazione che offre alloggio, vitto e istruzione gratuitamente, ma la donna non ne vuol sapere. La bambina, mi racconta ancora il ragazzo, ha un fratello soltanto, un po’ più grande e nemmeno lui frequenta la scuola. Il padre è vivo, mi dice, ma è malato di mente.

1 marzo 2017

Tutte le mattine sulle panche in pietra, subito dopo il Chousati Temple, stanno sedute le anziane vedove prive di reddito che chiedono l’elemosina. Oggi ce n’erano soltanto due e ho offerto loro il cjai alla tea-stall che sta poco più giù. Con la loro calma, prima o poi, lo andranno a bere. Anche oggi scelgo di andare verso sud, ma proseguendo per un tratto più lungo sulla vecchia stradina.

Varanasi, 1 marzo 2017. Panorama dalla scalinata della scuola di sanscrito.

Varanasi, 1 marzo 2017. Panorama dalla scalinata della scuola di sanscrito che sta accanto al Kedar Ghat.

Scendo al Gange soltanto all’altezza del Kedar Ghat. Poco dopo la tea-stall incontro un gruppo di indiani che sta discutendo animatamente. Alcuni portano il capellino con il simbolo del partito del Congresso, altri ne indossano uno simile, con il simbolo della bicicletta. Chiedo loro delle spiegazioni e mi rispondono che i due partiti si sono appena alleati in vista delle elezioni in Uttar Pradesh che si terranno l’8 marzo. Le informazioni sulla data delle elezioni sono discordanti. Ieri, il figlio dell’anziano che stava celebrando la puja mi aveva parlato del 11 marzo; tempo fa avevo letto che si sarebbero tenute il 24 dello stesso mese. C’è un mercatino nella zona intorno al Kedar Ghat con i prezzi più bassi di quello della Dasaswamedh Road. Anche i negozietti sono più semplici ed economici rispetto a quelli di Bengali Tola.

Varanasi, 1 marzo 2017. Bambini di una scuola di sanscrito mentre recitano mantra.

Varanasi, 1 marzo 2017. Bambini di una scuola di sanscrito mentre si esercitano nella recita dei mantra.

Arrivo ad un grande tempio e sento le voci dei bambini che stanno recitando dei mantra. Annessa al tempio c’è una scuola di sanscrito per bambini bramini; ora si stanno esercitando canticchiando più volte le stesse frasi.

Varanasi, 1 marzo 2017. Una delle scuole di sanscrito lungo i ghat.

Varanasi, 1 marzo 2017. L’edificio della scuola di sanscrito nella zona del Kedar Ghat.

Girando intorno al tempio e alla scuola si arriva direttamente sulla scalinata che scende al fiume. Mi siedo all’ombra : qui arrivano più nette le voci, quelle delle esercitazioni dei singoli gruppetti che vanno a fondersi insieme tra di loro, creando un tutt’uno di armoniche diversità.

Varanasi, 1 marzo 2017. Lavandai e bucati lungo i ghat

Varanasi, 1 marzo 2017. Lavandai e bucati stesi lungo i ghat.

Lancio uno sguardo al Gange: fa molto caldo e molte imbarcazioni si sono attrezzate per creare un po’ d’ombra ai passeggeri mettendo un telo sostenuto da dei paletti di bambù. Laggiù ci sono i soliti lavandai con il loro lavoro di routine quotidiano: lavare, sciacquare, stendere e poi stirare i panni dei ristoranti e degli alberghi. Mi viene in mente la ricerca fatta da uno studioso veneto qualche tempo fa quando ha diviso i poveri in operosi e oziosi. Qui, a Varanasi, ci sono sia quelli che lavorano incessantemente che quelli che oziano in continuazione. Sento ora i bambini cantare tutti insieme con lo stesso ritmo l’identico canto che diventa sempre più incalzante. Poi s’interrompe e cala un improvviso silenzio. Il suono di una campanella, seguito dal vocio allegro dei bambini, annuncia che è iniziata la pausa pranzo.

Varanasi, 1 marzo 2017. Le scritte rinnovate sui ghat.

Varanasi, 1 marzo 2017. Le scritte rinnovate da poco, sui ghat.

Ritornando verso il Dasaswamedh Ghat guardo le scritte appena rifatte con i vecchi nomi delle uscite che portano al Gange. Sono state ridipinte da poco, insieme alle pubblicità delle varie guest house e hotel, dei ristoranti e dei negozi che stanno nelle zone intorno.

Varanasi, 1 marzo 2017. La casa rossa lungo i ghat e il piccolo tempio accanto.

Varanasi, 1 marzo 2017. La casa rossa lungo i ghat e il piccolo tempio accanto.

Mentre cammino sul lungo fiume incontro una psicoterapeuta canadese della mia età che sta ancora lavorando nel suo studio privato e può concedersi soltanto tre settimane all’anno di ferie. E’ appena tornata da Rishikesh dove ha incontrato diversi guru buddisti. Dopo Varanasi, andrà a Bodhgaia e alloggerà in un monastero. Davanti al tempietto delle Scimmie mi sembra di riconoscere le due persone che stavano facendo yoga una decina di giorni fa, proprio lì. Guardo le calzature lasciate all’esterno del tempio e riconosco le scarpe particolari, a forma di guanto, che avevo già notato l’altra volta. Oggi i due uomini stanno soltanto parlando: sono entrambi francesi.

scarpe

Varanasi, 1 marzo 2017. Le scarpe lasciate all’esterno del Tempio delle Scimmie. 

Nonostante il caldo, al Dasaswamedh Ghat ci sono ancora dei cortei nuziali sul Gange. Alcune mendicanti con un bambino in braccio mostrano un biberon vuoto e chiedono ai turisti di comprare loro del latte. Qualcuno mi ha detto che poi lo rivendono, anche allo stesso negozio dove se lo sono fatte acquistare.

Varanasi, 1 marzo 2017. Mendicante che chiede di comprarle il latte.

Varanasi, 1 marzo 2017. Mendicante con il biberon mentre chiede di comprare il latte per il suo bambino.

Mentre attraverso il vicoletto di Bengali Tola incrocio un gruppo elettorale che sta distribuendo dei volantini. Si tratta di un altro partito ancora: questo porta come simbolo un palloncino bianco e nero. Verso sera torno nella zona dei ghat dove stanno le bambine a cui ho regalato i libriccini ed i colori. La bambina di sette anni mi mostra i disegni che ha già colorato. Anche lei e la sua famiglia sono senza casa e vivono lì, in un angolo della scalinata. L’altra bambina è più sporca che mai ed ha i pantaloncini con un grande strappo sull’addome. La madre è assorta: sta ascoltando della musica da un cellulare. Mi si avvicinano altri bambini piccoli che vivono sui ghat con le loro madri. I padri se ne sono andati, e hanno altri figli con donne diverse, mi racconta il ragazzo che vende pietre e collane. Anche le madri, mi dice ancora, hanno altri figli, con uomini diversi.

2 marzo 2017

Varanasi, 2 marzo 2017. Mercatino della zona del Kedar Ghat.

Varanasi, 2 marzo 2017. La zona interna al Kedar Ghat.

Stessa direzione verso sud, anche oggi, ma spingendomi sempre più oltre, fino a raggiungere la strada principale, percorrerla per un tratto e svoltare, poi, nella direzione del Gange attraverso un viottolo.

Varanasi, 2 marzo 2017. Mercatino del Kedar Ghat.

Varanasi, 2 marzo 2016. Il mercatino del Kedar Ghat.

La stradina sembra terminare con uno spazio lungo e stretto riservato sulle stanze della guest house.

Varanasi, 2 marzo 2017. Bambina mendicante nella zona del Kedar Ghat.

Varanasi, 2 marzo 2017. Bambina mendicante nella zona del Kedar Ghat.

Invece, quasi nascosto, dietro un angolo, c’è un cancello semi chiuso, legato con una grossa catena. Entro attraverso l’ampia fessura e mi trovo all’interno di un grande cortile racchiuso dalle mura del Rojal Palace. Due studenti del terzo anno di architettura e arte del teatro stanno esplorando il luogo semi abbandonato. Mi aggrego a loro: insieme superiamo un portale e accediamo ad una scalinata che ci consente di vedere dall’alto la struttura. Ci sono due logge, diverse guglie e un tempio indù che pare sia frequentato durante le cerimonie della sera.

aranasi, 2 marzo 2017. Abitazioni intorno alla facciata interna del Rojal Palace.

Varanasi, 2 marzo 2017. Abitazioni intorno ad un lato interno del Rojal Palace.

Usciamo dal cancello semi aperto e giriamo intorno al palazzo: su un lato si aprono delle porte che lasciano intravedere delle piccole stanze abitate. In fondo c’è la parte un tempo abitata dalle servitù, ora adibita a guest house.

tempio

Varanasi, 2 marzo 2017. La parte laterale del Rojal Palace adibita a guest house ed il tempio.

Le passiamo davanti e ci troviamo di fronte al tempio: la porta dell’entrata è chiusa con una tenda rossa. “Gli Dei ora stanno riposando”, mi dice uno dei due ragazzi. Usciamo da questo piccolo spazio marginale del maestoso Rojal Palace attraverso un portoncino di legno che pare chiuso con una catena. “Siamo entrati di qua” mi dicono i due ragazzi.

Varanasi, 2 marzo 2017. Panorama dalla scalinata del Rojal Palace.

Varanasi, 2 marzo 2017. Panorama dalla scalinata del Rojal Palace.

Arriviamo in cima ad una scalinata ripidissima che si affaccia sul Gange. Saluto i due giovani e mi siedo all’ombra, sul punto più alto della gradinata. Altri due ragazzi, seduti poco più in là, mi raccontano le loro storie: sono alla ricerca di un lavoro, ma non lo riescono a trovare. Hanno entrambi 24 anni: uno è ingegnere meccanico e l’altro ha un diploma alberghiero. L’ingegnere desidera trovare un’occupazione in India, mentre l’amico vorrebbe andare all’estero, anche attraverso il matrimonio con una ragazza straniera. I due ragazzi continuano la conversazione parlando fittamente tra di loro; poi, accendono una pipa di terracotta e si mettono a fumare dell’ashish, dimenticandosi di me.

Varanasi, 2 marzo 2017. Dalla scalinata del Rojal Palace.

Varanasi, 2 marzo 2017. La scalinata del Rojal Palace.

Qui, all’ombra della grandissima struttura del Rojal Palace le frequentazioni sono minori e completamente diverse rispetto alla zona più a nord del lungo fiume. Ci sono due giovani distesi sulle pietre che stanno dormendo, un gruppo di ragazzi immerso in una piacevole discussione, un sadhu che sta predisponendo un tappeto con le bigiotterie da vendere ai turisti. C’è, anche, qualche capretta che gironzola sui gradini e in alto, degli stormi di colombi e una moltitudine di uccelli dal becco giallo stanno appollaiati sui fili della luce.

Varanasi, 2 marzo 2017. Aspetti del Rojal Palace.

Varanasi, 2 marzo 2017. Aspetti del Rojal Palace.

Nel tardo pomeriggio passo al Dasaswamedh Ghat: saluto il ragazzo della bancarella. In lontananza vedo la madre della bambina mentre sta prendendo qualcosa dal suo mucchio di coperte e ci salutiamo con un gesto della mano.

Varanasi, 2 marzo 2017. Bambini che giocano lungo i ghat.

Varanasi, 2 marzo 2017. Bambini che giocano vicino al Chousati Ghat.

3 marzo 2017

Varanasi, 3 marzo 2017. Il pifferaio.

Varanasi, 3 marzo 2017. Pifferaio lungo i ghat.

Una camminata nella città vecchia attraverso le stradine che portano all’Annapurna e al Vishwanath Temple fino all’uscita sul Gange, poco prima del Manikarnika Ghat.

Varanasi, 3 marzo 2017. L'attesa dello sbarco dei barconi carichi di pellegrini.

Varanasi, 3 marzo 2017. Venditori di cibo attendono l’arrivo dei barconi carichi di pellegrini.

Qui, incontro la guida indiana che parla italiano: sta aspettando un gruppo di turisti da accompagnare al Nepali Temple e poi in giro per la città vecchia. Il gruppo sta viaggiando con Avventure nel mondo ed ha visitato: Delhi, Agra, Jaipur, Orchha, Chajuraho. Ora, conclude il tour a Varanasi. Tornando verso il Dasaswamedh Ghat incontro la bambina a cui ho regalato i colori a cera e un librettino con le immagini da dipingere: non è andata a scuola nemmeno oggi.

Varanasi, 3 marzo 2017. Madre con bambina accanto alle loro coperte, verso sera, sui ghat.

Varanasi, 3 marzo 2017. Madre con bambina accanto alle loro coperte.

Saluto in lontananza la madre dell’altra bambina: sta seduta lì, accanto al suo cumulo di coperte. Vedo da lontano anche la sua bambina che oggi è vestita con degli abiti puliti. Una famiglia di donne mendicanti con delle bambine grandicelle e dei maschietti ancora piccoli mi saluta.

Varanasi, 3 marzo 2017. Mendic

Varanasi, 3 marzo 2017. Gruppo di mendicanti al Dasaswamedh Ghat.

Le ragazzine mi rifanno il verso: “Annapurna Temple”. Sono le parole che dico loro quando, chiedendo l’elemosina, fanno il gesto della fame. Il tempio Annapurna, ma non è l’unico, offre gratuitamente i pasti a tutti, in diverse ore del giorno.

Varanasi, 3 marzo 2017. Bambina mendicante al Dasaswamedh Ghat.

Varanasi, 3 marzo 2017. Bambina mendicante al Dasaswamedh Ghat.

Mentre me ne sto seduta all’ombra di un palazzo, poco dopo il Dasaswamedh Ghat, vedo l’anziano avvocato risalire la scalinata. Lo avevo incontrato tempo fa, in una tea-stall di Bengali Tola. Abita nel palazzo qui sopra e ora sta tornando a casa dopo aver fatto il bagno nel Gange.

puja

Varanasi, 3 marzo 2017. Puja semplice del decimo giorno dalla morte di un familiare.

Nella tarda mattinata attraverso in auto risciò tutta la città per trovare un cavetto per il mio computer. Lungo le vie principali incrocio diverse manifestazioni a favore del Primo Ministro Modi che domani verrà in visita a Varanasi. Su una Main Road, guardo i numerosi motociclisti che sfilano suonano i clacson, gridando slogan, sventolando manifesti e bandiere con il simbolo del fior di loto. Al ritorno, poco prima di arrivare nella zona del Manikarnika Ghat, c’è un lungo corteo che sta sfilando con baldacchini e bandiere, sempre a sostegno del Primo Ministro. In tarda serata pure a Bengali Tola, all’interno di una sala che si affaccia sulla vecchia stradina, c’è un animato comizio del partito di Modi, sul tema delle prossime elezioni.

Varanasi, 3 marzo 2017. Angori baba.

Varanasi, 3 marzo 2017. Aghori baba.

4 marzo 2017

Tutte le mattine, quando esco dalla guest house e arrivo al primo incrocio dei viottoli, decido lì, al momento, quale direzione prendere. Questa mattina prendo la via verso Godonia: percorro le stradine della città vecchia e sbocco sul grande incrocio della Main Road. Oggi, le strade sono chiuse al traffico ed il piazzale è pieno di gente con cappellini, sciarpe, spille, bandierine e ombrelloni arancione con il simbolo del fior di loto.

Varanasi, 4 marzo 2017. Manifestazione a favore del partito di Modi.

Varanasi, 4 marzo 2017. Manifestazione a Godonia in favorie del P.M. Modi.

Tra la folla, spunta una grande sagoma di cartone del Primo Ministro con le mani giunte. Intorno, ragazzini e bambini gironzolano con il volto coperto dalla maschera di Modi. C’è un gran frastuono: musiche che escono dagli altoparlanti, tamburi che scandiscono il ritmo con il loro battito, gente che urla scandendo il nome di Modi. Spruzzi di coriandoli arancione fuoriescono dall’alto di un tubo e cadono a pioggia sulle teste dei manifestanti. Dalle balconate dell’ospedale e dalle finestre dei palazzi intorno alla piazza spuntano i busti delle persone che guardano dall’alto lo spettacolo. Attendono l’arrivo di Narendra Modi che passerà di qui fra una decina di minuti per andare a visitare il Vishwanath Temple. Numerosi militari si muovono tra la folla, armati di bastoni, fucili, pistole e mitra. Una moltitudine di elicotteri sta sorvolando la città. “C’è sempre il terrore di nuovi attentati”, mi dicono. “E’ rimasto questo panico, dopo le drammatiche stragi del 2008 e del 2010”, qualcun altro aggiunge, descrivendomi nei dettagli i disastrosi effetti provocati dalle bombe.  “Da allora, la presenza ed i controlli dei militari sono divenuti più intensi, ovunque” conclude la stessa voce. Nel piazzale, incontro due dei tre bambini conosciuti lungo i ghat: sono con il padre e portano anche loro cappellini e sciarpe con il simbolo del partito di governo. Qualcuno mi regala una spilla con il fiore del loto, altri mi mettono il cappellino in testa per scattare una foto insieme. Mi defilo dalla folla e mi dirigo verso Chowk.

Varanasi, 4 marzo 2017. Il sacerdote di un tempietto dedicato a Shiva.

Varanasi, 4 marzo 2017. Il sacerdote del tempio di Shiva e di quello delle Scimmie.

Entro nei vicoletti e percorro quelli più stretti che si diramano dai principali. Incrocio due templi: “uno è dedicato a Shiva, l’altro alle Scimmie”, mi racconta un sacerdote vestito di bianco e con una serie di collane al collo. Il tempio di Shiva ha la tenda tirata: “la divinità sta riposando” mi dice il prete. Arrivo ad un gruppo di templi piccolissimi e allineati sul lato di una piazzetta. All’interno, dentro un cancelletto di ferro, ci sono le divinità, ma in uno c’è soltanto un uomo disteso, profondamente addormentato. In mezzo alla minuscola piazza c’è un grosso albero quasi secco, con qualche foglia ancora attaccata, nonostante la gabbia piastrellata che lo racchiude alla base. Sul ripiano intorno, una serie di sculture e altarini stanno appoggiati in ogni piccolo spazio. Lì accanto, disposti sulle pietre, hanno messo una serie di vasi bianchi di plastica a forma di calice, con un’infinità di fiori finti infilati dentro. E ancora, fioriere di cemento con piante vere e piccolissimi templi appoggiati lungo tutta la scalinata che scende al Meer Ghat. Dietro l’albero, quasi nascosta dal grande tronco, c’è la porta d’entrata di una elegante guest house.

Varansi, 4 marzo 2017. Il baba del porticato dalle colonne rosa.

Varanasi, 4 marzo 2017. Il baba del porticato dalle colonne rosa, accanto al Manikarnika Ghat.

Mi sposto fino al porticato dalle colonne rosa che sta prima del Manikarnika Ghat. Il baba dell’altarino con i poster è tornato, dopo un lungo periodo trascorso in un asram di Allahabad. Ha portato con sè nuove immagini sacre e molte statuette di divinità, rinnovando così il suo abitacolo. Ha un pezzo di tronco con delle braci accese davanti a sé; sopra, ha appoggiato il suo pentolino, con il latte da bollire. Dopo aver salutato il baba, vado a sedermi sotto uno degli ombrelloni in cemento che stanno in questa zona; guardo i barconi dei pellegrini che vanno e vengono e i movimenti dei venditori che li attendono. Due uomini su una barca, non lontana dal Meer Ghat, stanno lottando con una rete per catturare un grosso pesce che per un po’ riesce a scappare. “E’ una carpa!” mi dice un giovanissimo barcaiolo seduto accanto a me.

Varanasi, 4 marzo 2017. Manifestazione con la presenza di tutti i partiti candidati alle elezioni.

Varanasi, 4 marzo 2017. Il piazzale di Godonia con la manifestazione di tutti i partiti presenti alle prossime elezioni.

Nel tardo pomeriggio torno a Godonia e trovo il piazzale ancora affollatissimo non soltanto dai sostenitori di Narendra Modi, ma da tutti i partiti presenti alle imminenti elezioni in Uttar Pradesh.

5 marzo 2017

Questa mattina, sono sbucata al Kedar Ghat attraverso un cunicolo che congiunge la zona dei mercatini con il lungo fiume. Si esce da una porticina laterale che sta nella parte più alta della scalinata che scende giù fino al Gange.

Varanasi, 5 marzo 2017. La cuccia accanto al Kedar Ghat.

Varanasi, Kedar Ghat, 5 marzo 2017. Cagna mentre allatta i suoi nove cuccioli.

Mi siedo sui gradini e rimango lì per un lungo tempo. A momenti, ascolto le voci dei pellegrini che echeggiano e rimbombano mentre attraversano il piccolo tunnel dopo la risalita della ripida scalinata. Là sotto la scalinata del Kedar Ghat una cagna sta allattando i suoi nove cuccioli accanto al riparo che qualcuno le ha costruito. Più sotto, una bambina si sta esibendo in un piccolo show accompagnata dal battito del tamburo della madre.

Piccolo show al Kedar Ghat.

Varanasi, marzo 2017. Piccolo show al Kedar Ghat.

Dall’altra sponda del fiume arrivano le grida allegre della gente che sta facendo il bagno in un’acqua più pulita rispetto a questa sponda.

Varanasi, 5 marzo 2017. Il gioco del cricket lungo i ghat.

Varanasi, 5 marzo 2017. Bambini mentre giocano a cricket acanto al palazzetto rosso sui ghat.

Passo davanti al palazzetto rosa dove abitano i barcaioli e sento le loro voci e quelle dei loro familiari uscire dalle porte azzurre sempre aperte. Arrivo alla casa rossa a tre piani, dove, sul davanti, dei bambini stanno giocando a cricket. Sullo sfondo, tra la casa e i bambini ci sono: un cane, un caprone nero disteso. due ragazzi che parlano. Arriva una scimmia: si cala dal tettuccio del tempietto accanto e cerca di afferrare la pallina dei ragazzi, ma loro riescono a cacciarla via in un attimo.

Varanasi, 5 marzo 2017. Pellegrini e venditori di collane.

Varanasi, 5 marzo 2017. Pellegrini e venditori di collane lungo i ghat.

Più su, incrocio un gruppo di pellegrini del Mahashtra seduti a riposare sui gradini e già assediati dai venditori di collane. Sotto, vicino al fiume, i soliti lavandai che a quest’ora raccolgono i panni asciugati e li piegano in grandi pile. All’ora del tramonto vado al Dasaswamedh Ghat a portare del materiale scolastico alla bambina più grande che vive lì. Arriva la bambina più piccola e vuole anche lei le matite, il temperino, i colori, i libretti da dipingere. Oggi, c’è anche il fratello, forse di otto anni. Anche lui mi chiede dei libretti da colorare, anche se non è mai andato a scuola. La bambina piccola ha messo le sue cose dentro una borsa di plastica che stava appesa ad un chiodo di un’impalcatura. Sono arrivati altri bambini, ma non avevo altro da regalare. Più tardi, di sera, insieme a Paola, la cuoca di Arezzo, che ho conosciuto a Gokarna e ritrovato qui, sono ripassata velocemente per quel luogo. La bambina era seduta in cerchio, insieme a due adulti indiani.

Varanasi, 5 marzo 2017. Passaggio di un gruppo di pellegrini delmaharashtra lungo i ghat.

Varanasi, 5 marzo 2017. Passaggio di pellegrini lungo i ghat.

6 marzo 2017

A Bengali Tola, già di mattina, c’è una lunga fila davanti ad un negozio che distribuisce alimenti e gas agli abitanti muniti di tessera.

fila tessere

Varanasi, 6 marzo 2017, Bengali Tola. La fila con le tessere governative per ricevere cibo e gas gratuitamente.

Lungo le stradine decine di bambini giocano e gironzolano: mi dicono che l’orario della scuola statale va dalle sette alle dieci di mattina e dalle tre alle cinque del pomeriggio. Molti di loro vanno alle lezioni soltanto ogni tanto, o addirittura mai, ma raramente lo ammettono.

Varanasi, 6 marzo 2017. La piccola galleria che porta al Kedar Ghat.

Varanasi, 6 marzo 2017. Una piccola galleria che congiunge la stradina interna con il Kedar ghat.

Al tempietto che sta prima del Kedar Ghat parlo un po’ con una ragazza svizzera: è in India per una ricerca di marketing sulla lavorazione artigianale dei tappeti. Nei dintorni di Varanasi, ha visitato i maggiori centri specializzati in questo settore: Mirzapur e Badohi. Lungo i ghat ricevo una botta in testa da una pallina da cricket rimbalzata sul muro della scuola di sanscrito che sta lì accanto.

 

Varanasi, 6 marzo 2017. Un allievo della scuola di sanscrito mentre gioca a cricket sui ghat.

Varanasi, 6 marzo 2016. Bambino della scuola di sanscrito mentre gioca a cricket sui ghat.

Sulla gradinata del Chousati Ghat si siede accanto a me un indiano di Mainital, una cittadina situata vicino ad Almora e Kasadevi, i luoghi dove vorrei andare nei prossimi giorni. Là possiede un albergo di lusso che conduce insieme al figlio. Si fermerà a Varanasi per qualche giorno per rimanere accanto alla madre, novantacinquenne.

7 marzo 2017

Nella tarda mattinata, mentre cammino all’interno del quartiere vicino ad Harishchandra Ghat, incontro delle bambine che stanno giocando, in strada, con una pallina. In questi giorni, mi dicono, sono in vacanza perché gli allievi dell’undicesima e dodicesima classe stanno sostenendo gli esami. Una di loro frequenta la settima classe, mentre l’altra, più giovane, è in quarta. Più avanti, da una finestra si vede lo schermo di una televisione accesa e dei bambini aggrappati alle sbarre di una finestra che guardano fuori. Da un edificio arrivano i canti degli studenti che frequentano una delle tante scuole di sanscrito presenti nella zona. Cammino fino alla zona intorno al Shivala Ghat. Lungo le strette stradine si sentono i suoni incessanti dei clacson delle moto e s’incrociano di continuo carretti con la frutta e la verdura che ostruiscono il passaggio. Esco in una strada asfaltata, larga e sommersa dal traffico; dei ciclo e degli auto risciò mi raggiungono chiedendomi dove voglio andare. Io non lo so, ma preferisco cercare i luoghi, quasi sempre a piedi. Nella zona di Assi Ghat incontro Paolo e Barbara, la coppia di Trieste conosciuta a Gokarna e insieme visitiamo sia il Durga Temple che il Tempio delle Scimmie. Sono entrambi affollati di pellegrini che, divisi in file di maschi e femmine, con i piattini di fiori in mano, attendono di arrivare al sacerdote che sta seduto davanti alla divinità.

Sera al Das

Varanasi, 7 marzo 2017. Sera al Dasaswamedh Ghat.

Tornando verso il Chousati Ghat incontro due donne francesi che mi parlano di un’associazione indiana che, in collaborazione con un’organizzazione tedesca, si occupa dei bambini in difficoltà. Si tratta della Kutum Schlterhouse e ha la sua sede a Nadasar, un quartiere di Varanasi. Al ristorante parlo un po’ con un americano che sta nella mia stessa guest house. E’ un tipo solitario e molto schivo. Mi dice che ha sessant’anni ed ha insegnato inglese in Giappone per diverso tempo, ma non gode di alcun tipo di pensione. Recentemente ha ricevuto in eredità una considerevole somma di denaro che gli consentirà di vivere tranquillamente in India per il resto dei suoi anni.

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Varanasi, 7 marzo 2017. Il Baba Shiva Raja Giri durante un’esibizione al Dasaswamedh Ghat.

Durante le puja serali che si svolgono nei due piazzali del Dasaswamedh Ghat ho rivisto il Baba Shiva Raja Giri: ci eravamo conosciuti l’anno scorso proprio qui. E’ tornato da Haridwar due giorni fa e ora si sta esibendo, con il corpo dipinto di bianco e quasi nudo, su un palco, agitando due tamburelli colorati e distribuendo benedizioni.

8 marzo 2017

E’ arrivato il giorno delle elezioni: oggi si vota nel distretto di Varanasi per il rinnovo dei rappresentanti politici nello Stato federale dell’Uttar Pradesh. L’orario per votare va dalle 9.00 di mattina alle 18.00 di pomeriggio, ma i risultati si conosceranno soltanto l’11 sera, quando tutti i distretti avranno completato le operazioni di voto.

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Varanasi, 8 marzo 2017. Le stradine di Bengali Tola.

Rahul, il proprietario della guest house, contrariamente a quanto pensavo, mi dice che il partito di Modi, il Primo Ministro, non è molto forte e che lui e la sua famiglia voteranno il partito del Congresso. “Anche perché”, aggiunge, “ è preferibile ci sia una competizione tra il governo della Nazione e quello dello Stato federale”.

Varanasi, 8 marzo 2017. Controlli delle liste elettorali lungo le stradine di Bengali Tola.

Varanasi, 8 marzo 2017. Riferimenti degli iscrtti nelle liste elettorali lungo la stradina di Bengali Tola.

In Bengali Tola, nella parte vecchia della città, c’è una sede di seggio controllata all’esterno da una decina di militari. Lungo la stradina ci sono delle postazioni governative che controllano l’elenco degli aventi diritto al voto e distribuiscono i certificati elettorali. Un numeroso gruppo di uomini è seduto a discutere, nel piazzale del Post Office, poco prima del seggio, sotto uno striscione con il simbolo del fior di loto in bella vista. Quasi tutti i negozi sono chiusi, e in generale, non si vede molta gente in giro. Sui ghat la situazione è diversa: è un giorno di vacanza, e numerosi gruppi di pellegrini stanno attraversando il fiume con le barche o percorrendo il lungo fiume.

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Varanasi, 8 marzo 2017. Aspetti del Kedar Ghat.

Al Kedar Ghat ed anche più su, numerosi bramini stanno celebrando delle puja più numerose degli altri giorni. Le scuole statali rimarranno chiuse per un altro giorno ancora, mi dice un tredicenne che frequenta la decima classe. Il ragazzo è di Patna, ma vive qui a Varanasi, dove la scuola governativa funziona meglio. Secondo questo giovane, la possibilità di studiare c’è per tutti, anche se nei villaggi la scuola non è di buona qualità come nelle città. “Le famiglie, però”, aggiunge, “ preferiscono mandare i loro figli a lavorare nei ristoranti o a vendere piccole cose sui ghat e sulle strade”. All’ombra del tempietto dedicato a Shiva sto seduta a lungo a sferruzzare. Gli indiani che passano sul lungo fiume o si fermano al tempio mi guardano meravigliati. Un indiano mi dice che qui in India le donne non usano lavorare a maglia.

Varanasi, 8 marzo 2017. Gruppo di sadhu arancioni con un guru bianco e un Angori baba.

Varanasi, 8 marzo 2017. Gruppo di Baba al tempietto di Shiva lungo i ghat.

Accanto a me c’è un gruppo di sadhu: tre sono vestiti di arancione, tra cui una donna, molto rare a vedersi. C’è poi un giovane sadhu vestito di bianco che arriva da un ashram del Tamil Nadu e parla molto bene l’inglese. Poco dopo si aggiunge al gruppo un Aghori Baba: tutti insieme discutono in indi e poi si allontanano per andare a pranzo, deduco, sentendo nominare più volte la parola “cana” che significa cibo. Verso sera, nel tratto tra il Chousati e il Dasaswamedh Ghat si vedono già i primi segnali dell’Holi festival, la festa dei colori e della gioia. Facce e corpi dipinti di rosso sfilano a gruppi in particolare nella zona più centrale. L’indiano di Mainital che ho conosciuto qualche giorno fa e incontrato di nuovo questa sera mi informa che il festival dei colori è iniziato oggi, con la cerimonia d’apertura celebrata al Golden Temple.

9 marzo 2017

Arrivo al Rojal Palace quasi per caso, percorrendo diramazioni di stradine e biforcazioni di viottoli sconosciuti. Riconosco il grande cortile con il cancello dalla catena allentata, la riga di casette abitate intorno, il portale della guest house dal quale si accede alla zona dei templi. Insieme dei templi del rpalace

Varanasi, 9 marzo 2017. Insieme di templi all’interno del Rojal Palace.

Sono già stata qui, una decina di giorni fa, insieme a due ragazzi indiani che stavano esplorando il palazzo come me, ma oggi sono sola e posso girovagare negli spazi accessibili con lentezza ed in silenzio.

Varanasi, 9 marzo 2017. Abitazioni intorno al gruppo di templi del Palazzo reale.

Varanasi, 9 marzo 2017. Abitazioni intorno al gruppo di templi del Rojal Palace.

Davanti alle stanze adibite a guest house, che danno direttamente sulla corte, c’è qualche turista sdraiato; più avanti, negli ampi cortili che si affacciano sul fiume, incontro soltanto un turista che sta guardando il suo cellulare e scompare subito dopo. In un vasto spazio ci sono diversi templi, alcuni con la tenda di color rosso cupo tirata davanti all’entrata.

Varanasi, 9 marzo 2017. Abitazioni a lato del gruppo di templi del Rojal Palace.

Varanasi, 9 marzo 2017. Le abitazioni che stanno su un lato della zona dei templi del Palazzo Reale.

Nelle abitazioni che stanno intorno ai templi non c’è nessuno: si percepisce la presenza delle persone soltanto da qualche panno steso all’esterno. Guardo il panorama che si estende verso nord fin oltre il ponte della ferrovia e quello di fronte che spazia sulla zona sabbiosa dell’altra sponda.

vista panor dal RP.

Varanasi, 9 marzo 2017. Panorama dal Rojal Palace.

Cerco il portone dal quale sono uscita sui ghat la volta scorsa: lo trovo, ma è chiuso con un lucchetto. Esco dal palazzo e ripasso attraverso il portale della guest house. Lì fuori, in un’altra serie di stanze adibite ad abitazione c’è una bambina seduta su un tavolino di metallo che sta riponendo con cura dei giocattoli dentro una borsa. La madre è intenta a fare il bucato in una specie di sgabuzzino, lì accanto.

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Varanasi, 9 marzo 2017. Un ashram per pellegrini indiani nella zona adiacente al Rojal Palace.

Cerco di trovare uno sbocco per accedere al lungo fiume. Entro in una stradina: dei negozianti mi chiamano per mostrarmi i loro tessuti. Proseguo oltre, ma la strada si blocca quando entro in un gruppo di abitazioni signorili. Torno indietro: passo davanti ad un ashram per pellegrini indiani e mi fermo sul portone a leggere i cartelli con le regole da osservare per accedervi: entrare scalzi, essere vegetariani, non bere alcolici, non fumare e non consumare pasti nelle stanze, non lavare i panni all’interno della struttura, rientrare entro le dieci di sera, tenere puliti i bagni versandovi dell’acqua dopo averli usati, non chiudere le stanze con lucchetti od altro… Sul Gange mi fermo alla tea-stall del tempietto di Shiva: c’è un barcaiolo seduto lì, tutto imbacuccato nonostante il grande caldo. Sta male, mi dicono le persone sedute accanto, ma non ha i soldi per comprarsi le medicine.

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Varanasi, 9 marzo 2017. La partita a cricket davanti alla casa rossa dei ghat.

Davanti al palazzetto rosso oggi dei ragazzi grandicelli stanno giocando a cricket mentre dei bambini più piccoli corrono a raccogliere le palline che rimbalzano fino al fiume. Da una delle porte esce l’anziana dai lunghi capelli bianchi che abita lì; stende una coperta su un filo e rientra subito in casa.

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Varanasi, 9 marzo 2017. Un sadhu solitario lungo i ghat.

Poco più su incontro due dei sadhu conosciuti ieri al tempietto di Shiva: un uomo e una donna. Lui è di Chennai ed ha 58 anni. Si è licenziato dal suo impiego governativo già nel 1990. Ha lasciato la moglie e i due figli, per diventare sadhu e, in seguito, non ha mantenuto alcun rapporto con loro.

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Varanasi, 9 marzo 2017. Amma, una donna sadhu.

La donna è diventata sadhu nel 2007 dopo la morte del marito; ha 50 anni e proviene dallo Stato federale dell’Andhra Pradesh. Con i suoi due figli, di 29 e 31 anni, ha frequenti contatti. Qui, a Varanasi, entrambi dormono in un alloggio a pagamento e non chiedono mai l’elemosina.

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Varanasi, 9 marzo 2017. Spettatori alla celebrazione della puja serale del Dasaswamedh Ghat.

La sera, all’ora degli spettacoli nei due principali piazzali del Dasaswamedh Ghat, vedo la bambina più grandicella a cui ho regalato dei libretti e del materiale scolastico. E’ truccatissima. Le chiedo delle notizie, in particolare, sul libretto con le immagini e le scritte riportate in indi e in inglese. Mi risponde che ci sta lavorando su. Arriva il Baba Shiva Raja Giri insieme ad un corteo di seguaci: si siede in posizione yoga sul palco e pone con le dita un punto rosso sulla fronte dei pellegrini che si chinano davanti a lui.

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Varanasi, 9 marzo 2017. Il baba Shiva Raja Giri al Dasaswamedh Ghat.

Quando iniziano le celebrazione, anche lui parte con il suo spettacolo, integrandosi nell’atmosfera dell’insieme.

10 marzo 2017

Un giro a Godonia per acquistare un tessuto di cotone al negozio governativo e poi, una passeggiata al Dasaswamedh Ghat a salutare il Baba Shiva Raja Giri di giorno.

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Varanasi, 10 marzo 2017. Il gruppo del sadhu Shiva e dei pellegrini sul piazzale rialzato del Dasaswamedh Ghat.

Lo trovo là, seduto nel piazzale rialzato del ghat, in piena battuta di sole, mentre sta preparando la pipa di terracotta da fumare insieme ai suoi seguaci.

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Varanasi, 10 marzo 2017. Il Baba Shiva Raja Giri con i suoi seguaci nel suo abitat del Dasaswamedh Ghat.

Le persone che stanno intorno a lui sono diverse rispetto a quelle dello scorso anno, ma lui non ci fa caso e mi dice che c’è sempre chi viene e chi va… Mi racconta che a Kathmandu ha vissuto nel Rama Temple mentre ad Hardwar è rimasto sempre all’aperto. Mi mostra una sua foto, trasformata in cartolina, e mi dice che si trova in vendita sia in India che in Nepal; risale a sedici anni fa e lo rappresenta completamente nudo e con il pene eretto. Mi dice che si trova in difficoltà in quanto non ha il denaro per pagarsi una stanza ed è costretto a dormire all’aperto. Gli chiedo se riceve delle offerte dopo lo spettacolo serale e mi risponde affermativamente.

Varanasi, 10 marzo 17. La bambina senza casa.

Varanasi, 10 marzo 2017. La bambina senza casa con i vestiti colorati per l’Holi Festival.

Sui gradini, accanto al suo mucchio di coperte, c’è la bambina piccola con i soliti abiti sporchi. Ora, in occasione dell’Holi Festival, anche i suoi abiti sono spruzzati di colore. La madre della bimba sta dormendo sui gradini, avvolta in una delle coperte del suo mucchio. “Sta male” mi dicono due spazzine sedute lì accanto.

la madre indisposta

Varanasi, 10 marzo 2017. La madre della bambina  riposa accanto al suo mucchio di coperte.

Mi sposto nel piazzale centrale del Main Ghat. I matrimoni sono diminuiti in questi giorni che precedono il grande festival dei colori. C’è qualche faccia colorata in giro, ma l’Holi esploderà soltanto domenica sera e proseguirà fino a lunedì pomeriggio. Cammino lungo i ghat: c’è sempre, ovunque qui, un gran abbaiare di cani agguerriti nel difendere il proprio territorio. Alzo gli occhi e vedo i due sadhu incontrati ieri: sono seduti su un pendio rivestito di mattoni.

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Varanasi, 10 marzo 2017. Sadhu seduto su un pendio dei ghat.

Mi mostrano i loro due tesserini di riconoscimento. Il sadhu è anche un guru ed ha 800 seguaci al suo seguito, tra cui 25 donne. Anche Amma, la sadhu che sta qui a Varanasi con lui è una sua seguace. Vivono a Tiruvannamalay, in Tamil Nadu, nel Sivanadiyarsadhukkal ashram, dove ci sono altri 5 guru.

varanasi, 10 marzo 2017. I tesserini di riconoscimento dei due sadhu.

Varanasi, 10 marzo 2017. I tesserini di riconoscimento di due sadhu del Tamil Nadu.

Poco più su, scambio qualche parola con l’uomo dalla barba e dai capelli bianchi che ho visto più volte passeggiare con una bambina dai capelli lunghi e biondi. Sono padre e figlio, scopro ora. Il padre, Fabrizio, ha 66 anni; il bambino, Siddhartha, ne ha nove. La madre ha 36 anni, è di Fano, ma ora abita ad Imperia, con il nuovo compagno. Fabrizio è di Ancona e fa il contadino in un luogo chiamato: “La tribù delle noci sonanti”. Ha lasciato l’università quando aveva 22 anni per svolgere dei lavori di artigianato. Quando è riuscito a guadagnare il denaro necessario per acquistare dei terreni ha iniziato a fare il contadino, un’attività che svolge tuttora. “La separazione con la madre del bambino” mi racconta Fabrizio, “ è avvenuta tre anni fa ed è stata molto complessa per trovare l’accordo sui tempi di permanenza di Siddhartha con l’uno e con l’altro genitore”. Data la lontananza che separa i genitori, il bambino rimane a mesi alterni con ciascuno dei due. Siddhartha non frequenta la scuola, ma i genitori lo preparano per gli esami che sostiene prima dell’inizio di ogni anno scolastico in un Istituto statale. Insieme a Fabrizio e Siddhartha viaggia anche Agnese, una trentenne di Torino, laureata in storia dell’arte.

11 marzo 2017

Pranzo all’Annapurna Temple insieme a Fabrizio, Siddhartha e Agnese, incontrati poco prima, per caso, al Chousati Ghat.

Varanasi, 11 marzo 2017. Fabrizio e Siddhartha in una bancarella di colori del Dasaswamedh Ghat.

Varanasi, 11 marzo 2017, Dasaswamedh Road. Fabrizio e suo figlio Siddhartha mentre acquistano dei colori per l’Holi Festival.

Sulla Dasaswamedh Road c’è un gruppo di manifestanti con le bandiere arancione del partito BJP ( Baratiya Janata Party di Narendra Modi) che esulta per il risultato delle elezioni.

Varanasi, 11 marzo 2017. Manifestazione dopo la diffusione dei risultati elettorali.

Varanasi, 11 marzo 2017. Manifestazione dopo la diffusione dei risultati elettorali.

Anche sulla vecchia stradina che porta alla mensa c’è una postazione video che trasmette i risultati dello spoglio dei voti ed è seguita da molti indiani. Più tardi, nel piazzale del Post Office di Bengali Tola vedrò un altro numeroso gruppo di uomini seguire l’andamento dello scrutinio su un grande schermo postato lì per seguire l’evento.

Varanasi, Bengali Tola, 11 marzo 2017. Risultati delle elezioni sullo schermo del piazzale del Post Office.

Varanasi, Bengali Tola, 11 marzo 2017. Risultati delle elezioni sullo schermo del piazzale del Post Office.

Un indiano mi dirà che il partito legato al Primo Ministro Narenda Modi ha registrato il 40% dei voti  e conta 311 eletti nel parlamento locale su 403, mentre gli altri partiti (quelli del Congresso, dei simboli della Bicicletta e dell’Elefante) avranno il resto, tutti insieme.. Verso sera Agnese ed io, sui ghat, incontriamo un sadhu italiano che abita a Carpi, in provincia di Modena. Agnese porta i capelli lunghissimi, ma desidera celebrare il rituale della Munda che consiste nella rasatura a zero e nel dono dei capelli al Gange. Lo farà domani mattina all’Assi Ghat, dove alle cinque di mattina, tutti i giorni, delle ragazze giovanissime celebrano un tradizionale rito con il fuoco, simbolo di dio. Marco, il Baba di Carpi è diventato sadhu sette anni fa con un’iniziazione avvenuta ad Hardwar, quasi per errore. Lui, mi racconta, aveva chiesto delle informazioni per partecipare al meeting internazionale di sadhu che si tiene ogni dodici anni. Il suo interlocutore ha capito, invece, che lui stesso voleva diventare sadhu e, con il suo consenso poi, ha eseguito l’iniziazione. “In quel momento” mi racconta, “ho capito che questo avrebbe dovuto essere il lavoro della mia vita”. A Carpi fa il giardiniere, ma il suo guadagno s’aggira sui mille euro all’anno. In questo viaggio ha girato l’ India per due mesi insieme a Sebastiano, un suo giovane amico. Al Chousati Ghat vedo seduti sulla scalinata sia Paola che l’indiano che possiede un hotel a Mainital. Mi chiamano, ma dico loro che sto andando a vedere l’esibizione del Baba Shiva Raja e scappo via.

Varanasi, 11 marzo 2017. Lo spettacolo delle puja del Dasaswamedh Ghat.

Varanasi, 11 marzo 2017. Un particolare della cerimonia serale al Dasaswamedh Ghat.

Arrivata là, mi accorgo che Paola mi ha seguita e mi sta aspettando in disparte. Guardo per un po’ i rituali del Baba: le benedizioni che porge, le numerose offerte che riceve e la sua esibizione con i tamburelli.

Varanasi, 11 marzo 2017. Lo spettacolo del Baba Shiva Raja Giri al Dasaswamedh Ghat.

Varanasi, 11 marzo 2017. Il Baba dei tamburelli al Dasaswamedh Ghat.

Poi, vado a salutare la bambina senza casa che sta giocando, da sola, con due piccoli palloncini colorati. Paola mi accompagna un pezzo verso la stradina che porta alla guest house, poi, ci separiamo: lei va a cena in un ristorantino sulla Dasaswamedh Road mentre io mi compro delle melanzane fritte lungo la stradina di Bengali Tola.

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Varanasi, 11 marzo 2017. Sera sul Gange.

Prima di andare in guest house vado a sedermi sulla scalinata del Chousati Ghat per godermi, in solitudine, la luna piena che sta splendendo sopra il Gange.

12 marzo 2017

All’Harichanda Ghat incontro una donna Aghori, una delle rare donne vestite di nero che si cibano dei resti dei cadaveri rimasti dopo la cremazione.

Varanasi, 12 marzo 2017. Una Aghori Baba insieme ad un' atro Baba.

Varanasi, 12 marzo 2017. Una Aghori Baba insieme ad un Shiva Baba.

E’ canadese, della provincia del Québec. Là era un’attivista sociale ed anche una scrittrice di novelle che non si trovano più sul mercato. Ha 51 anni e da 21 vive in India con un visto valido, ora, per 10 anni. Il solo vincolo che la condiziona è quello di doversi recare in Nepal alla scadenza dei sei mesi e di rimanervi per almeno 24 ore prima di rientrare in India.

_Varanasi, 12 marzo 2017, Manikarnika Ghat. Aghori Baba donna.

Varanasi, 12 marzo 2017, Manikarnika Ghat. Aghori Baba donna.

E’ diventata Aghori 18 anni fa ed il suo guru è Sri Sri 1008 Kapalik Mashakal Saraswati. Mi parla anche di una sorella guru di nome Bubaneshwari Sarawasti. Ha una pensione di invalidità concessale dallo Stato del Canada con la quale può pagarsi una stanza ed avere una sua autonomia. Mi parla di un’altra Aghori che vive qui a Varanasi, con la quale non è in buone relazioni. Quest’altra Aghori ha circa sessant’anni ed è di nazionalità tedesca. La Baba mi parla a lungo di una ricerca interiore che sta elaborando in questo periodo. Vorrebbe trovare un equilibrio nel suo modo di relazionarsi. “L’essere troppo accondiscendenti”, mi dice, “non è costruttivo per se stessi e l’essere troppo aggressivi porta al rifiuto da parte degli altri e all’isolamento”. “Qui, in India” prosegue, ”le donne sono sottomesse agli uomini e, di conseguenza, questi, non hanno una buona relazione con me che sono indipendente da loro”. Mentre stiamo parlando, un indiano si distende, a testa in giù, sul lastricato, di fronte a noi e davanti alla statua di Harichanda; poi, emette dei rantoli. L’Aghori Baba mi chiede di ascoltare l’uomo senza guardarlo molto per non ostacolare il contatto che egli ha, in quel momento, con la divinità suprema. L’uomo si alza e sorride come niente fosse accaduto; poi ritorna a distendersi nella stessa posizione e rifà lo stesso rantolo. Prima di salutarci l’Aghori mi lascia il suo nome per contattarla su facebook.

Varanasi, 12 marzo 2017. Lavandai e bucati sulla riva del Gange.

Varanasi, 12 marzo 2017. Lavandai e bucati sulla riva del Gange.

Riprendo il cammino verso l’Assi Ghat tra lavandai e bucati stesi, gente che celebra la puja per gli antenati e indiani che fanno il bagno di purificazione nel Gange.

puja per gli antenati

Varanasi, 12 marzo 2017, Kedar Ghat. Una delle tante puje per gli antenati che si celebrano lungo il Gange.

Verso il Tulsi Ghat mi trovo il passaggio sbarrato da un palo di bambù appoggiato in orizzontale su due sostegni. Sei bambini mi chiedono 10 rupje per aprire il passaggio, ma riesco a concordare l’accesso con sei caramelle. “E’ per l’Holi”, mi dice un indiano che oltrepassa lo sbarramento senza dare retta ai bambini. “Il festival”, mi informa, “inizierà domani alle 5 di mattina e avrà una pausa dalle 12.00 alle17.00. Dopo, sarà consentito soltanto l’uso dei colori in polvere”.

varanasi, 12 marzo 2017. Aspetti dell'Holi Festival in arrivo.

Varanasi, 12 marzo 2017. Aspetti dell’Holi Festival in arrivo.

Già da oggi, però, ho visto intensificarsi i lanci di sacchetti di colore e gli spruzzi con i fucili ad acqua. Lungo i vicoletti e ai lati delle strade principali sono comparse numerose bancarelle con cumuli di colori in polvere e con vasti e sofisticati assortimenti di attrezzature per spruzzarli.

Varanasi, 12 marzo 2017. Bancarelle per l'Holi Festival.

Varanasi, 12 marzo 2017. Bancarelle per l’Holi Festival.

A Bengali Tola incontro Marco, il Baba di Carpi conosciuto ieri. Sta, anche oggi, insieme a Sebastiano, il suo compagno di viaggio che ha appena iniziato un percorso spirituale. Oggi, Marco, mi parla dei suoi guru. Quello attuale si chiama Om Gurugimaragi che significa: signore, onore al maestro e a me. Il guru vive nell’Haridhar ashram di Satdhara (getto a cascate), a sette km da Kareli e poco prima di Barman, in Madhia Pradesh. Marco, si è formato a Pistoia, in un ashram dove c’era un guru indiano con un gruppo di guelfi. In seguito a dei contrasti violenti tra due gruppi contrapposti di guelfi, il guru è rimasto seriamente ferito e da allora è scomparso nel nulla facendo perdere le sue tracce. L’ashram di Pistoia, con tutte le immagini sacre che conteneva, è stato completamente distrutto dal gruppo avversario e di quella struttura, ora, non è rimasto nulla. “Questo nuovo guru del Madhia Pradesh” mi racconta ancora Marco, “in realtà, è il guru principale dal quale anche quello che stava a Pistoia aveva preso gli insegnamenti”. Sui ghat, nel tardo pomeriggio, rivedo la coppia di sadhu del Tamil Nadu: oggi lui sta meglio e il raffreddore si è attenuato. Ieri sera si soffiava continuamente il naso sulla parte a scialle del lungo telo arancione che lo ricopre.

Varanasi, 12 marzo 2017. Il palazzetto rosso oggi.

Varanasi, 12 marzo 2017. Il palazzetto rosso oggi.

A sorpresa, sempre sui ghat, all’altezza del palazzetto rosso, passa Gil, il canadese, appena tornato dal Nepal e ci fermiamo a chiacchierare. Verso sera, sempre sul lungo fiume, incontro Agnese, con la testa rapata e avvolta in un foulard arrotolato a spirale e coperto a sua volta da uno scialle. Mi racconta di aver conosciuto Fabrizio nei pressi di Rieti, nel monastero buddhista “Teravada della foresta” di Santacittarama dove era andata a meditare per una settimana. La struttura ospita le persone in piccole casette di legno costruite nel bosco, arredate soltanto con una stufa a legna e un letto. (La giornata, là, inizia alle 5:00 del mattino con dei canti seguiti da lunghe ore di meditazione. Si mangia soltanto una volta al dì, prima di mezzogiorno. Alle 17:00 ci sono gli insegnamenti basati sulle risposte alle domande dei partecipanti). Saluto Agnese che domani andrà a Gaia e poi di lì, a piedi, fino a Bodhgaia, insieme a Fabrizio e Siddhartha. Lungo il percorso, sia in treno sia camminando, mi han detto, continueranno la lettura, a turno, del libro “La vita del Buddha” di Tch Nath Han. Verso le 20.00 sui ghat e lungo le strade iniziano ad accendere i numerosi fuochi che mandano al rogo la dea Holinka.

Varanasi, 12 marzo 2017.Il falò dell' Holinka sulla Dasaswamedh Road.

Varanasi, 12 marzo 2017.Il falò dell’ Holinka sulla Dasaswamedh Road.

Sulla Dasaswamedh Road, nella zona del mercato, le fiamme del rogo paiono andare a toccare i cavi della corrente elettrica. Giù, al Main Ghat, stanno celebrando una serie di rituali e lentamente accendono dei piccoli focolai dove sta collocata la statua della dea Holinka.

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Varanasi, 12 marzo 2017. La messa in salvo della sorella della dea Holinka, prima del rogo.

Prima di accendere la catasta, un celebrante afferra la scultura piccola che sta accanto a Holinka e la porta in salvo. “E’ la sorella della dea” mi spiega un sacerdote, “Holinka, che prima che le fiamme l’avvolgano, l’affida al padre, mentre lei si sacrifica”.

Varanasi, 12 marzo 2017. Il rogo della dea Holinka.

Varanasi, 12 marzo 2017. Il rogo della dea Holinka al Dasaswamedh Ghat.

Man mano che il fuoco avanza verso la dea dei giovani e un guru le girano intorno cantando e inneggiando con le braccia alzate verso il cielo. Vedo Paola in piedi su un banchetto intenta a guardare lo spettacolo. Saluto frettolosamente l’indiano che abita a Mainital e vado verso il Chousati Ghat. C’è Sonu che mi saluta con un abbraccio e mi augura un “Happy Holi”. Gli parlo, ma mi accorgo che non riesce ad ascoltarmi.

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Varanasi, 12 marzo 2017. Notte di luna piena sui Ghat.

13 marzo 2017

Esco dalla guest house poco prima delle 13:00. La tregua dei lanci d’acqua colorata sui passanti dovrebbe essere partita già dalle 12:00, ma non mi sento sicura. Scendo la scalinata del Chousati Ghat e vedo delle masse di ragazzi immersi nelle acque del Gange intenti a lavarsi gli strati di colore che li ricoprono.

Varanasi, 13 marzo 2017. Il bagno alla fine dell'Holi Festival con i colori liquidi.

Varanasi, 13 marzo 2017. Il bagno alla fine della mattinata dell’Holi Festival.

Vedo subito il distinto indiano dell’hotel di Manital che sta camminando lungo i ghat, anche lui inzuppato di colore come gli altri. Non credo ai miei occhi! Lui, invece, si meraviglia che sia rimasta tutta la mattinata in camera per evitare di essere bagnata. Mi sposto verso la tea-stall del Rana Ghat: il ragazzo è sfinito dalla stanchezza per la nottata passata in piedi a servire il cjai.

Varansi, 13 marzo 2017. Holi Festival al Dasaswamedh Ghat.

Varansi, 13 marzo 2017. Holi Festival al Dasaswamedh Ghat.

Giro lo sguardo verso il lungo fiume e vedo Sonu che si sta trascinando verso il molo delle sue barche. Lo raggiungo: si è appena appoggiato ad un muro ed ha chiuso gli occhi. Gli dico che ha bisogno di andare a casa a riposare, ma lui mi risponde: “Perchè?” Pochi passi più avanti dei ragazzi con le mani piene di colore mi si avvicinano: sono terrorizzata, ma alla fine accetto che mi dipingano il viso.

Varanasi 13 marzo 2017. Le ceneri della dea Holinka alla fine della mattinata dell'Holi Festival.

Varanasi 13 marzo 2017. Le ceneri della dea Holinka alla fine della mattinata dell’Holi Festival.

Al Dasaswamedh Ghat la dea Holinka non c’è più: di lei so rimaste soltanto le ceneri che stanno ancora fumando. Torno al Chousati Ghat: oggi è in festa per una tradizione che si tiene nel tempio dedicato alla dea Durga, la dea Madre.

Varanasi, 13 marzo 2017. Il Chousati Ghat in festa per il pellegrinaggio alla Mata Durga.

Varanasi, 13 marzo 2017. Il Chousati Ghat in festa per il pellegrinaggio alla Mata Durga.

Ho già assistito altre volte a questo tradizionale pellegrinaggio che si tiene tutti gli anni al termine dell’Holi Festival. Anche quest’anno lungo il ghat e sulle vie intorno al Chousati Temple si sono appostate numerose bancarelle di fiori, foglie, corone di peperoncini, bracciali e cesti di garofani gialli. Accanto ad ogni bancarella c’è un secchio d’acqua del Gange che i pellegrini usano per lavarsi le mani prima di accedere al tempio. Attingono l’acqua con una foglia secca, poi, lasciano in custodia le loro calzature presso il venditore di fiori e si avviano scalzi verso il tempio. Per l’occasione, arrivano intere famiglie, vestite con i loro migliori abiti; giungono dai villaggi e dai paesetti che stanno intorno a Varanasi per rendere omaggio alla dea.

Varanasi, 13 marzo 2017. Una delle due file per accedere al Chousati Temple e rendere omaggio alla Mata Durga.

Varanasi, 13 marzo 2017. Una delle due file per accedere al Chousati Temple e rendere omaggio alla Mata Durga.

Le donne con addosso dei saree di tutti i colori, dal rosa confetto all’azzurro cielo, dal viola al rosso vivo e quasi sempre con il capo coperto da un lembo dello stesso abito, sfilano con mariti e figli lungo i due vicoletti che conducono al luogo sacro.

Varanasi, 13 marzo sera. Le bancarelle per la festa della Durga Mata al Chusati Temple.

Varanasi, 13 marzo sera. Le bancarelle per la festa della Durga Mata al Chousati Temple.

Le bambine, vestite da bambola e i maschietti da ometto stanno pazienti e silenziosi in fila per lungo tempo, accanto ai loro genitori.

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Varanasi, 13 marzo 2017. Interno del Chousati Temple con i pellegrini in fila per portare i doni alla dea Madre.

Paiono fieri di tenere le polveri colorate in una mano e le corolle dei garofani gialli, avvolti in una foglia, nell’altra; sono le offerte piene di significato, da donare alla dea Madre.

14 marzo 2017

La città è tranquilla oggi. Della festa, appena terminata, sono rimasti soltanto gli abiti dismessi ed i rifiuti lasciati un po’ dappertutto. I negozi più importanti hanno ancora oggi le saracinesche abbassate, nell’attesa che la città venga ripulita e ritorni alla normalità.

Varanasi, 14 marzo 17

Varanasi, 14 marzo 2017. Studenti di una scuola di sanscrito nella zona del Tulsi Ghat.

Camminando lungo il fiume, entro al Tulsi Ghat dove incrocio una lunga fila di studenti di una scuola di sanscrito che sta lì vicino. Hanno diverse età e sono vestiti di bianco con una fascia arancione appoggiata sulle spalle. Torno verso Godonia percorrendo gli antichi vicoletti interni.

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Varanasi, 14 marzo 2017. La mensa gratuita del Cycle Swamy Ashram, nella zona di Godonia.

Improvvisamente, m’imbatto in una lunga fila di indiani di ogni età che stanno attendendo di entrare alla mensa del Cycle Swamy Ashram. Mi accodo con loro e pranzo lì.

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 Varanasi, 14 marzo 2017. La distribuzione del cibo alla mensa del Cycle Swamy Ashram.

Imbocco, poi, la Dameswadeth Road e ritorno sulla riva del Gange. Al Main Ghat mi fermo a guardare le ceneri della dea Holinka che stanno ancora fumando.

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Varanasi, 14 marzo 2017. Il Dasaswamedh Ghat il giorno dopo l’Holi Festival.

Il piazzale ha già ripreso il suo ritmo abituale con la presenza di moltitudini di pellegrini, barcaioli, massaggiatori, barbieri, preti, sadhu e mendicanti inframezzati da venditori di flauti, di cjai, di cibi, collane e cartoline. Tra le bancarelle sono ricomparse quelle con le immagini sacre, con i fiori, le offerte e le taniche per portare a casa l’acqua del fiume. Dopo le fragorose giornate dell’Holi, il ghat per primi hanno ripreso il ritmo della normalità che li caratterizza.

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Varanasi, 14 marzo 2017. Le ceneri della dea Holinka al Dasaswamedh Ghat.

Al ritorno in guest house entro al Chousati Ghat, oggi deserto, e ammiro la dea Durga da un lato e la dea Kali dall’altro, separate dalla scultura di una tigre a strisce gialle e nere, collocata tra le colonne.

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Varanasi, 14 marzo 2017. La dea Durga ( la Mata) del Chousati Ghat.

Il tempio è già stato ripulito dalle numerose offerte di fiori ricevute; soltanto sul pavimento si vedono ancora le macchie lasciate dalle polveri colorate lanciate in aria, secondo la tradizione.

15 marzo 2017

Lungo i ghat, all’altezza del palazzetto dei barcaioli sta arrivando una processione animata da canti, danze e offerte da donare al Gange.

Varanasi, 15 marzo 2017. Arrivo di una processione sul Gange.

Varanasi, 15 marzo 2017. Arrivo di una processione al Gange.

Sono dei pellegrini del sud dell’India e stanno viaggiando con il loro guru che si distingue in lontananza, oltre che per la sua figura imponente, per un vassoio di offerte che porta sul capo.

Danza

Varanasi, 15 marzo 2017. Musiche, canti e danze durante il percorso di un gruppo di pellegrini sul Gange.

Tra i diversi doni della terra, che le donne hanno tra le mani, ci sono delle ciotole di terracotta con dentro le piantine di riso, appena germogliate.

Varanasi, 15 marzo 2017. Discesa di pellegrini a porare le offerte al Gange

Varanasi, 15 marzo 2017. Pellegrini dell’India del sud al Gange.

Lascio lo spettacolo dei pellegrini in pieno svolgimento e proseguo il mio cammino verso il quartiere del Tulsi Ghat. Da giorni sto cercando il Gandhi Shop che sta lì, ma lo trovo sempre inspiegabilmente chiuso. “Ce n’è un altro uguale a Godonia” mi dice un indiano; ci vado ripercorrendo, ancora una volta, i vicoletti interni, paralleli alla Main Road. Per un tratto riconosco le stradine, ma poi, m’addentro in altri vicoletti sconosciuti e non so più dove mi trovo.

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Varanasi, 15 marzo 2017. Vicoletto di un quartiere musulmano nei pressi di Godonia.

Arrivo in un affollato quartiere musulmano, proprio davanti ad una moschea, dove gli uomini stanno uscendo dalla preghiera di mezzodì.

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Varanasi, 15 marzo 2017. La moschea del quartiere musulmano nei pressi di Godonia.

Sono tutti vestiti di bianco, ma il capellino è diverso: a volte è rigido e ricamato con righe bianche e gialle o bianche e nere, a volte è bianco e lavorato all’uncinetto.

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Varanasi, 15 marzo 2017. Interno della moschea del quartiere musulmano nei pressi di Godonia.

Alcuni bambini sbucano dal porticato che sta intorno alla moschea: portano il capellino sul capo anche loro. Si infilano le ciabatte lasciate sull’entrata e scompaiono tra gli spigoli delle case. Ai lati della vietta si apre una fitta serie di porte che portano direttamente all’interno di piccole stanze adibite a negozi. I clienti devono rimanere, quasi sempre, sulla stradina per mancanza di spazio.

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Varanasi, 15 marzo 2017. Barbiere nella zona musulmana di Godonia.

C’è il negozietto con pile di tessuti  sintetici ripiegati, la bottega del barbiere, uno spaccio di alimentari con i sacchi di granaglie, farine e zucchero esposti sulla via. E ancora, poco più avanti, si vede la porta aperta del laboratorio di un sarto al lavoro su una vecchia macchina da cucire a pedale. Proseguo il cammino sulla stradina di pietra e, a sorpresa, inizio a riconoscere i luoghi. Sono nei pressi di Godonia, uno dei centri commerciali di Varanasi. Esco sulla strada principale sommersa da auto risciò e pulmini privati, carichi di bambini che rientrano da scuola. Qui, scopro che il Gandhi Shop è lo stesso negozio governativo che già conosco. A pranzo, vado nel ristorantino di Bengali Tola che cucina gli spaghetti di riso saltati con le verdure, i chowmine. Qui incontro la Aghori Baba conosciuta qualche giorno fa al Manikarnika Ghat : mi chiama per salutarmi, e lo fa molto amichevolmente. Al mio tavolo siedono due ragazzi e un giovane uomo vestito in modo sportivo e raffinato. L’ho già notato da qualche parte, ma non ricordo dove. Lui mi riconosce. E’ un pittore di Sidney e qualche giorno fa stava dipingendo, con tanto di cavalletto, una tela con delle barche vuote, ormeggiate sulla riva del Gange. “Non ci sono le persone?” gli avevo chiesto guardando il dipinto…

16 marzo 2017.

Scendo sui ghat e affronto il lato sud del lungo fiume sotto un sole caldissimo. I barcaioli del Chousati Ghat stanno giocando a carte all’ombra della cabina messa lì da poco. Sono già sfiniti per il grande caldo che a me sembra ancora tollerabile.

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Varanasi, 16 marzo 2017. Tea-stall accanto ad un tempitto nella zona del Raja Ghat.

Supero la zona dei bucati stesi del Raja Ghat e le numerose puje che si stanno svolgendo intorno ai gruppi di pellegrini silenziosi. Un bambino sta girando in bicicletta sui ghat, altri ragazzini stanno giocando con gli aquiloni. “Non vanno a scuola?” chiedo a Crishna, il mio amico venditore di collane. “Sono i figli dei lavandai e stanno accanto al luogo dove lavorano i genitori” mi risponde “Non hanno i soldi per pagare la scuola privata e quella statale non li sa coinvolgere!” aggiunge. Un pappagallo azzurro inizia il suo canto melodioso sporgendosi da una fessura del palazzo accanto, poi vola via, ritorna e va ad infilarsi in un altro buco, poco lontano da quello precedente. Guardo in terra le carte aperte che i barcaioli gettano via alla fine della partita: la donna di cuori, il sei di quadri, il due di picche, il re di fiori: dovrebbero essere di buon auspicio… Da quassù arriva la voce lontana, amplificata dagli altoparlanti, di un predicatore che sta parlando al microfono. Cammino ancora verso giù: incrocio dei pellegrini scalzi che stanno andando verso il Wishvanath Temple e vedo numerosi barconi che si dirigono dalla parte opposta, verso il Durga e il Monkey Temple dell’Assi Ghat.

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Varanasi, 16 marzo 2017. Cerimonia sulla riva del Gange di un pellegrinaggio del sud dell’India.

Il piazzale del palazzo dei barcaioli è in festa: le lastre di pietra del pavimento sono rivestite da un tappeto verde e sopra è stato sistemato un enorme baldacchino bianco con le balze intorno, sostenuto da lunghi pali di bambù.

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Varanasi, 16 marzo 2016. Pellegrini di Hyderabad durante un rituale sulla riva del Gange.

All’ombra del tendone, sul tappeto, stanno seduti centinaia di pellegrini, allineati su diverse file, con i pupazzetti dai cappellini colorati e i prodotti per le puja disposti davanti a loro. Sono i pellegrini del sud, quelli che ho incontrato proprio qui, ieri, mentre arrivavano al Gange.

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Varanasi, 16 marzo 2017. Pellegrini di Hyderabad durante un rituale sulla riva del Gange.

La voce che arrivava a Kilometri di distanza è quella del loro guru, che ancora sta parlando. Sono di Hyderabad, mi dicono dei giovani sacerdoti che stanno seduti in disparte, ed appartengono ad un tempio legato al Sai Baba.

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Varanasi, 16 marzo 2017. La zona dell’Assi Ghat con le bancarelle delle taniche per attingere l’acqua del Gange.

All’Assi Ghat, mi siedo a sferruzzare sulla gradinata che sta sotto un albero di pipal. Dall’alto mi arriva un cjapati che mi colpisce con forza sulla spalla. Mi guardo intorno e su un ramo dell’albero, sopra di me, vedo soltanto un corvo. Passa un cane, annusa il cjapati e lo lascia lì. Arriva una mucca e lo divora in un attimo; poi, mi si avvicina e inizia a leccarmi un braccio. Mi sposto sulla gradinata di fronte. In questa posizione c’è una bella visuale sulla gente che passa e, proprio qui, sono appostati gli acchiappa turisti. Ogni volta che arriva qualcuno c’è una voce dietro alle mie spalle che ripete: “Do you need boat”? e quell’altra che dice “Do you want to visit my shop? I have saree, pashmina, every thing. It’s free”! E ci sono anche quelli specializzati nel cogliere le incertezze dei turisti affiancandosi a loro come guide. Una bambina di circa sette-otto anni con gli occhi e le labbra truccatissimi mi si avvicina insieme a due fratellini. Non va a scuola nemmeno lei. E’ già pomeriggio inoltrato; ritorno alla guest house attraverso i soliti vicoletti, ma con qualche nuova diramazione.

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Varanasi, 16 marzo 2017. L’esterno di una tea-stall, nel primo pomeriggio, nel quartiere di Sonarpura.

Attraverso il quartiere di Sonarpura con una tea-stall e una rivendita di pan affollatissime e animate da una musica melodica che esce dalle finestre di un edificio.

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Varanasi, 16 marzo 2017. Una rivendita di pan nella zona di Sonarpura.

Passo davanti all’ashram dove ho pranzato qualche giorno fa e a quest’ora ormai chiuso e arrivo con facilità alla mia guest house di Bengali Tola.

17 marzo 2017

Varanasi, 17 marzo 2017, Rana Ghat, sera. Madre senza casa mentre allatta il bambino più piccolo nel suo giaciglio.

Varanasi, 17 marzo 2017, Rana Ghat, sera. Giovane madre, senza casa, mentre allatta il figlio minore nel suo giaciglio.

18 marzo 2017

Scendo ai ghat attraverso dei vicoletti che si restringono sempre più per lasciare spazio alle imponenti costruzioni in pietra che li fiancheggiano; arrivo ad un cunicolo buio che poi si apre con un portale alla vista del Gange.

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Varanasi, 18 marzo 2017. Il Bijrama Palace.

Mi fermo su un’altana con un lato protetto da un grosso avvolgimento in filo spinato messo lì, mi han raccontato tempo fa, per evitare i numerosi suicidi che avvenivano da questo posto. Lì accanto, si apre una delle porte di un prestigioso palazzo, il Brijrama Palace, ora divenuto un lussuoso hotel.

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Varanasi, 18 marzo 2017. Il palazzo trasformato in hotel.

Dalla terrazzetta sopra la scalinata riesco a vedere il personale di servizio dell’albergo, uomini e donne, rigorosamente vestiti con gli abiti tradizionali, mentre stanno spazzando i pavimenti con uno scopino. Una guardia armata mi si avvicina, mi osserva per un attimo e, in silenzio, rientra nell’edificio.

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Varanasi, 18 marzo 2017. Panorama dal Brijrama Palace.

Là sotto c’è un’altra porta per accedere all’hotel, dalla quale entrano i turisti che arrivano con il battello dell’albergo stesso. Anche quell’ingresso è piantonato da un usciere che rimane lì, in piedi, per ore e ore sotto il sole, ad attendere i clienti. Davanti alla tea-stall del Rana Ghat passa Jil, il canadese, e si ferma a chiacchierare un po’ con me. Oggi mi mostra i suoi dipinti, che porta sempre con sé nello zainetto, racchiusi in una cartellina. Mi sposto più su, verso il Main Ghat. Su un muretto vedo seduto il sadhu che insegna yoga: sta aspettando il passaggio dei turisti per proporre loro le sue lezioni. Non mi rivolge quasi il saluto. Ieri pomeriggio ci eravamo incontrati mentre passeggiava con un cliente, un ragazzo austriaco; parlando del più e del meno, l’avevo sentito esclamare: “la mia fine sarà nel Gange”. I sadhu, difatti, quando muoiono, non vengono cremati, ma affidati alle acque del Gange. Gli chiedo se lui sia davvero, totalmente un sadhu, dal momento che gestisce una sua scuola di yoga. Lui, come altre volte, mi ribadisce che si guadagna da vivere perché non vuole aver bisogno delle donazioni. Più su, incontro il Baba dei tamburelli che sta facendo una passeggiata per sgranchirsi le gambe. E’ dipinto tutto di bianco ed è vestito soltanto con una striscia di stoffa, avvolta intorno al basso ventre, che lascia fuoriuscire una parte dei genitali. Appoggiata su una spalla, tiene una striscia di tessuto arancione che stringe con una mano.Mi chiede come sto e com’è il mio feeling today

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Varanasi, 18 marzo 2017. Bagni e rituali di donne al Dasaswamedh Ghat.

Mi siedo sotto l’ombrellone di un palchetto semi immerso nel fiume. Accanto a me, in fondo a due lunghe stuoie, ci sono: due ciotole di cocco con all’interno i colori giallo e rosso, quattro coppe d’acqua, delle corolle di fiori gialli, un pettine. Il giovane sacerdote titolare del palco è impegnato su un altro altarino, qui davanti. Più tardi, da lì, con quattro urla, richiamerà un ragazzo per dirgli di togliersi le scarpe, ma il giovane preferirà andarsene. Dall’alto della sporgenza su cui poggia il mio palchetto posso osservare le azioni ed i rituali che si ripetono in continuazione sul Gange: uomini in mutande che nuotano vicino alle imbarcazioni, nell’acqua putrida e piena di rifiuti e donne che entrano nel fiume soltanto con i piedi, guardano verso il sole con le mani giunte e girano più volte intorno a se stesse pregando. Le donne, si lavano con i vestiti addosso, insaponandosi completamente e versandosi l’acqua sul capo con un vasetto. Una donna dai capelli lunghi e bianchi sta nuotando divertita mentre la veste si alza nell’acqua lasciandola totalmente nuda. Terminato il bagno, si rivestono e celebrano tutte insieme una puja dipingendosi l’una con l’altra un segno rosso sulla fronte. Alla fine, sciacquano i loro vestiti e li mettono a stendere sulle gradinate che si riempiono di una moltitudine di colori. Sono quasi le due del pomeriggio: le porticine dei tempietti vengono chiuse e la gente si distende per la siesta o se ne va. Una barca a motore, piena di uomini vestiti di bianco con un turbante rosso in testa e di donne coperte dai saree si avvia da qui verso l’Assi Ghat, mentre dei bambini si tuffano per cercare di raccogliere le monete donate al Gange dai pellegrini.

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Varanasi, 18 marzo 2017. La raccolta delle monete donate al Gange.

Un anziano, però, già da un po’, sta pestando il fango dell’acqua con i piedi che poi appoggia, dondolandosi, su un grande piatto di metallo. Quando tira su il piatto seleziona soltanto le monete e ributta le immondizie nel fiume.

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Varanasi, 18 marzo 2017. Preghiera solitaria con offerta di doni al Gange.

Il ghat è quasi deserto ora, ma arriva al fiume un giovane uomo vestito di bianco, con i capelli e la barba neri; recita un mantra, mette del riso e una noce di cocco in un pezzo di stoffa, lo annoda, lo getta nel Gange e scappa via. Verso sera mentre me ne sto seduta lungo i ghat incontro l’indiano che possiede un hotel a Mainital. Mi mostra le foto del suo albergo e quelle del panorama sul lago e sulle vicine colline. Mentre stiamo guardando le foto della sua famiglia, passa davanti a noi una giovane donna bionda vestita con un abito lungo e nero, con dei tacchi altissimi e una mascherina bianca davanti alla bocca. L’avevo già notata diverse volte qui sui ghat e lstasera l’indiano me la presenta. “E’ una dottoressa”, mi dice lui, “un neurologo”! “Sono di Toulouse” mi racconta lei abbassando lievemente la mascherina e con un discreto inglese , “ho una casa a Bangkok dove insegno. Insegno anche in Cina…”

20 marzo 2017

Ho incontrato di nuovo il pittore australiano sui ghat, al solito posto, accanto al palazzetto dei barcaioli.

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Varanasi, 20 marzo 2017. Il pittore australiano sui ghat.

La tela che stava dipingendo l’altro giorno, o forse un’altra, si è arricchita con la tea-stall del tempietto di fronte e le persone che stanno bevendo il cjai.

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Varanasi, 20 marzo 2017. Il dipinto di una tela sui ghat.

Sul dipinto, le barche ormeggiate sulla riva lì vicino sono ancora senza le persone. “They are coming” mi dice lui, sorridendo.

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Varanasi, 20 marzo 2017. Il pittore australiano James Stephenson al lavoro lungo i ghat.

Saluto il mio amico venditore di collane che sta seduto proprio nella tea-stall del dipinto. Oggi porta un grande paio di occhiali da sole che gli ricopromono metà viso: deve proteggere gli occhi dalla luce, dopo la caduta con la moto dell’altro giorno. Mi siedo più giù, sulla scalinata del Rojal Palace accanto a tre indiani che si stanno passando la pipa di terracotta con l’ashish. Il gruppetto dopo un po’ si disperde: uno di loro si addormenta, un altro se ne va, il terzo si sposta su un gradino più in parte per chiacchierare con un mendicante vestito con una giacca nera elegante.

Varanasi, 20 marzo 2017. Pellegrini di Kannijakumari sulla riva del Gange.

Varanasi, 20 marzo 2017. Pellegrini di Kannijakumari sulla riva del Gange.

Da un barcone, all’improvviso, scende un numerosissimo gruppo di pellegrini. Sono carichi di borse, fili di paglia, secchi, bacinelle, boccali: tutto l’occorente per celebrare la puja per gli antenati. Ne ho visti tanti di questi rituali e ogni volta li seguo con grande emozione.

Varanasi, 20 marzo 2017. Il cartellino di riconoscimento.

Varanasi, 20 marzo 2017. Il cartellino di riconoscimento.

Il pellegrinaggio proviene dal distretto di Kannijakumari ed è legato al pensiero filosofico del guru Raya. Una donna mi racconta che hanno viaggiato in treno per tre giorni e si fermeranno soltanto a Varanasi, per tre giorni. Di solito a questo rituale partecipano soltanto gli uomini e le donne rimangono escluse.

Varanasi, 20 marzo 2017. Donne del distretto di Kannijakumari in pellegrinaggio a Varanasi.

Varanasi, 20 marzo 2017. Donne del distretto di Kannijakumari in pellegrinaggio a Varanasi.

In questa cerimonia vedo diverse donne coinvolte direttamente, molte di loro con i capelli appena rasati. “Sono le vedove o le donne che hanno perso qualche familiare da poco” mi dice una donna tra quelle sedute in disparte.

Varanasi, 20 marzo 2017. Venditore di cibo.

Varanasi, 20 marzo 2017. Venditore di cibo.

Da diverse direzioni, insieme ai pellegrini sono arrivati i fotografi ed i venditori di cibo e acqua.

Varanasi, 20 marzo 2017. Manifestazione lungo il Gange.

Varanasi, 20 marzo 2017. Manifestazione per il Gange pulito.

Ai mantra della celebrazione si sovrappongono gli slogan di una manifestazione di giovani che munita di cartelli scritti in indi: chiedono che il Gange venga ripulito e mantenuto tale.

Varanasi, 20 marzo 2017. Un momento della celebrazione della puja dei pellegrini del sud.

Varanasi, 20 marzo 2017. Un momento della celebrazione della puja dei pellegrini del sud.

Mentre i due sacerdoti vestiti di bianco si consultano sull’impostazione della cerimonia, due ragazzi del posto impastano della farina con l’acqua e formano delle palle che distribuiscono a ciascun pellegrino su un piatto di carta rivestito d’alluminio. Tutti i pellegrini portano un anello di paglia annodato all’anulare della mano sinistra e con quella dividono la pallina grande in diciassette più piccole che poi allineano recitando un mantra per ognuna (ogni antenato).

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Varanasi, 20 marzo 2017. Pellegrini del sud durante la celebrazione della puja degli antenati.

I preti e i due ragazzi passano, di volta in volta tra la folla, a distribuire: rametti di paglia, semi neri, polvere gialla e rossa, una corona e dei petali di fiori che i partecipanti sistemano con cura nel piatto. Alla fine, i sacerdoti versano sopra ogni offerta l’acqua del Gange, attingendola da un secchio di plastica con un boccale.

Varanasi, 20 marzo 2017. Ai margini della cerimonia.

Varanasi, 20 marzo 2017. Ai margini della cerimonia.

Tutta la cerimonia è accompagnata da una lunga serie di mantra che si ripetono in continuazione. Il rito si conclude con i sacerdoti che disegnano un segno bianco sulla fronte di ognuno e con la schiera di pellegrini che si avvia verso il barcone tenendo tra le mani il piatto con offerta da portare al Gange.

Varanasi, 20 marzo 2017. La partenza dei pellegrini del sud con le offerte per il Gange.

Varanasi, 20 marzo 2017. La partenza dei pellegrini del sud con le offerte per il Gange.

Verso sera, al Chousati Ghat rivedo la bionda francese dal vestito lungo e nero. Mercoledì, dopo domani, partirà per Bang Kok in quanto sente il bisogno di viaggiare, mi dice. Sia a Bang Kok che a Shangai, Pechino e Chengdu, insegna la tecnica dell’ago puntura. Parla anche la lingua cinese, mi informa. Inizio a sferruzzare mentre gli indiani mi guardano incuriositi. Poco dopo, passa e ripassa davanti a me il sadhu che gestisce una scuola di yoga al Dasaswamedh Ghat e non mi saluta ancora. Guardo una robusta coppia di polacchi che sta salendo su una delle barche di Sonu dopo aver contrattato a lungo il prezzo. Mi si avvicinano dei ragazzi: alcuni li ho già conosciuti ieri quando ho compilato per loro un questionario rivolto ai turisti di Varanasi. Sono già laureati in economia e ora stanno frequentando un master all’università, mi avevano già detto. Approfitto per chiedere loro quando si conosceranno i risultati dei dati raccolti, ma non riusciamo a capirci. Interviene Sonu, il mio amico barcaiolo che non è mai andato a scuola e spiega loro che cosa intendo per la raccolta dei dati. I ragazzi se ne vanno promettendomi che nei prossimi giorni o quando ritornerò a Varanasi mi faranno conoscere i risultati di questa ricerca. E’ ormai sera. Davanti a me si ferma ancora un giovane guru vestito di bianco. Ci siamo già incontrati, qualche tempo fa, nella scuola di sanscrito dipinta di rosa, che sta dopo il Manikarnika Ghat. Mi dice di far riferimento a lui nel caso avessi bisogno di qualunque cosa. Rimango scettica e allora lui mi parla della reincarnazione e degli 85 modi possibili di ritornare a vivere. “Il problema”, mi dice cercando di intimorirmi, “è quello di assicurarsi una reincarnazione positiva, dopo questa vita”. Mi avvio verso il Dasaswamedh Ghat dove si sta svolgendo la cerimonia della puja serale.

Ragazze che passeggiano lungo i ghat.

Varanasi, 20 marzo 2017, verso sera. Ragazze che passeggiano lungo il Dasaswamedh Ghat.

Davanti a me passeggiano due ragazze, forse msulmane, che camminano con difficoltà sugli altissimi tacchi delle calzature che indossano. Dalla grande folla che sta assistendo alla cerimonia mi arriva un “Ciao, come stai”? E’ la guida di “Avventure nel mondo” che anche stasera ha accompagnato un gruppo di turisti ad assistere alla cerimonia e ora, come al solito, li sta aspettando!

22 marzo 2017

La loggetta disabitata del Chousati Ghat stamattina è vuota. La coppia con la bambina che si è stabilita lì ormai da giorni è uscita ed ha lasciato appese ad un chiodo delle camice, qualche vestito buttato qua e là e una coperta distesa sul pavimento.

Varanasi, 21 marzo 2017, Chousati Ghat. Giaciglio di una coppia di senza casa con bambina.

Varanasi, 21 marzo 2017, Chousati Ghat. Giaciglio di una coppia di senza casa con bambina.

Cammino fino al Rojal Palace e subito incrocio il guru che mi ha parlato delle reincarnazioni pochi giorni fa. Oggi mi spiega la storia dell’India, un Paese invaso e dominato dai musulmani per ottocento anni, a partire dal VII secolo e fino alla penetrazione degli inglesi, rimasti qui per duecento anni.

Varanasi, 22 marzo 2017. La scalinata del Rojal Palace nel primo pomeriggio.

Varanasi, 22 marzo 2017. La scalinata del Rojal Palace nel primo pomeriggio.

Durante l’invasione islamica molti edifici religiosi sono stati distrutti, mentre nel corso del dominio inglese il Paese è stato privato delle sue risorse. Mi dice ancora che la maggior parte degli indiani non conosce in profondità la storia del proprio Paese. “Anche i turisti” aggiunge “si soffermano a definire l’India povera senza chiedersi le ragioni di questa situazione”.

Varanasi, 22 marzo 2017. Un'altra manifestazione per il Ganga pulito.

Varanasi, 22 marzo 2017. Un’altra manifestazione per il Ganga pulito.

Mentre mi siedo a leggere, sento arrivare le voci con gli slogan della manifestazione per un Gange più pulito già incontrata l’altro giorno. Nella direzione opposta passa un Aghori Baba con una scimmia al guinzaglio che a momenti gli salta sulle spalle e rimane lì aggrappata mentre lui cammina a passi lunghi e veloci.

Varanasi, 22 marzo 2017, Kedar Ghat. Aghori Baba con la scimmia al guinzaglio sulle spalle.

Varanasi, 22 marzo 2017, Kedar Ghat. Aghori Baba con la scimmia al guinzaglio sulle spalle.

Lungo l’argine del fiume, là sotto, ci sono degli indiani che pescano nell’acqua putrida muniti soltanto di un filo di nylon con attaccato l’amo.

Varanasi, 22 marzo 2017. Pescatori lungo il Gange.

Varanasi, 22 marzo 2017. Pescatori lungo il Gange.

Una barca in mezzo al fiume in secca sta tirando su delle reti che a me paiono vuote, mentre nell’altra sponda due ragazzi vestiti stanno con le gambe immerse nel fiume e cercano di deviare i pesci verso le loro reti. Nel tardo pomeriggio, alla tea-stall del Rana Ghat parlo con un giovane proprietario di una elegante guest house della zona. Tra i clienti che preferisce ci sono gli italiani e gli spagnoli, mentre esprime qualche perplessità sui turisti dell’est europa in quanto non parlano l’inglese, sui coreani che non portano rispetto per le cose non loro, per i francesi che vorrebbero sempre insegnare anzichè conoscere. E’ quasi sera quando vado a sedermi poco prima del tempietto dedicato a Shiva. Arriva un ragazzo di 24 anni desideroso di parlare di sé e dei suoi progetti futuri. E’ un altro tipo di approccio questo, che gli indiani utilizzano con i turisti per la realizzazione dei loro sogni. Il ragazzo mi racconta che è diplomato in ristorazione alberghiera ed è già in possesso del visto lavorativo per l’Italia in quanto diversi ristoranti delle grandi città richiedono del personale indiano. Sarà così, ma ad un certo punto il ragazzo stringe le sue richieste dicendomi che ha bisogno dell’aiuto della mia famiglia per realizzare i suoi progetti. Passano di qui sia Gil che l’indiano di Mainital e si fermano a parlare un po’ con me. Il ragazzo rimane ancora, per lungo tempo, accanto a me. Sento il bisogno di rimanere un po’ sola e mi sposto vicino al tempio a guardare il via vai delle barche che stanno andando alla cerimonia serale del Main Ghat. Ceno sulla scalinata del Chousati Ghat con le melanzane fritte acquistate lungo le stradine di Bengali Tola e rientro in guest house riattraversando il Dasaswamedh Ghat.

Varanasi, 22 marzo 2017. Verso la notte, al Rana Ghat.

Varanasi, 22 marzo 2017. Verso la notte al Rana Ghat.

Al Rana Ghat saluto la bambina che sta accanto alla madre che già dorme, distesa sopra una coperta, appoggiata sulle pietre del lungo fiume.

23 marzo 2017

Incontro tre bambine lungo un viottolo interno di Bengali Tola: stanno giocando con delle racchette e una pallina di plastica. Sono in vacanza questo mese, mi dice un uomo dalla finestra di un edificio e le scuole riprenderanno ad aprile. All’Harishchandra Ghat, sotto il porticato principale, un guru, forse un Aghori Baba, sta celebrando un rituale per un indiano. E’ molto attento ai movimenti dei turisti e se gli scattano delle foto chiede subito loro dei soldi in modo prepotente.

Varanasi, 23 marzo 2017. Celebrazione di un rituale sotto la loggia del Harishchandra Ghat, il piccolo ghat delle cremazioni.

Varanasi, 23 marzo 2017. Celebrazione di un rituale sotto la loggia del Harishchandra Ghat, il piccolo ghat delle cremazioni.

Poco più giù vedo un giovane mendicante vestito di arancione rincorrere due turiste per chiedere loro di essere pagato per le foto che gli hanno scattato.

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Varanasi, 23 marzo 2017. Piccola puja accanto ad una raccolta di rifiuti.

Dopo l’Harishchandra Ghat ci sono diverse piccole celebrazioni. Più giù, tra lo Shivali Ghat e il Rojal Palace c’è un gruppo di induisti della Malesya che sta celebrando una puja per gli antenati.

Varanasi, 23 marzo 2017. Piccolo pellegrinaggio nella zona dell'Harishchandra Ghat.

Varanasi, 23 marzo 2017. Piccolo pellegrinaggio nella zona dell’Harishchandra Ghat.

Partecipano soltanto i maschi: sono a dorso nudo e portano delle grosse catene d’oro al collo.

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Varanasi,23 marzo 2017. Gruppo di turisti della Malesya mentre celebrano la puja per gli antenati.

In disparte, delle donne mendicanti con dei bambini stanno attendendo con pazienza il momento delle elemosine.

Varanasi, 23 marzo 2017. Allattamento lungo i ghat.

Varanasi, 23 marzo 2017. Donna che allatta lungo i ghat.

All’Assi Ghat mi si avvicina un indiano, ma gli dico che desidero rimanere in silenzio prima che inizi a propormi delle cose. Di lì a poco si affiancherà ad una coppia di turisti e se ne andrà via con loro.

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Varanasi, 23 marzo 2017. Mendicanti all’Assi Ghat.

Anche il ragazzo giapponese che stava seduto sulla gradinata accanto a me ha abboccato. Un indiano gli ha proposto la visita guidata ai principali templi di Varanasi senza dirgli che il Golden Temple richiede dei tempi lunghissimi di attesa per entrare e la visita agli stranieri è molto limitata. Osservo per un po’ il gruppetto di donne mendicanti sedute al sole nonostante il grande caldo; soltanto una di loro si è attrezzata con un grande ombrello nero. mend

Varanasi, 23 marzo 2017. Mendicanti lungo i ghat.

Guardo le barche che vanno e vengono, anche loro sotto un sole cocente; sono cariche di pellegrini che viaggiano con gruppi organizzati e devono visitare i principali templi in brevissimo tempo. Sulla gradinata, dove sono ancora seduta, arriva una coppia di messicani che riesce a rifiutare, con immediatezza, le proposte che degli indiani forniscono loro. A quest’ora c’è poca gente sui ghat e molti uomini si stanno riparando all’ombra delle piante o degli edifici per giocare a carte. Un anziano vestito di bianco viene a sedersi vicino a me con un gran bisogno di chiacchierare: mi ricordo di lui e del suo approccio per chiedere dei soldi. Mi sposto nella direzione della guest house che sta ad almeno mezz’ora da qui. Quando passo davanti al Rojal Palace sento guaire un cagnolino: cerco di individuare la direzione del pianto. Scopro un riparo arrangiato alla belle e meglio con una cucciolata di almeno sei piccoli ed una cagna sfinita, distesa in disparte. Delle spazzine che stan passando di lì mi gridano di non avvicinarmi ai cuccioli per evitare che la cagna li mangi. Poco più su, camminando, mi distraggo a guardare i pescatori che tirano su le reti: metto un piede su un rigagnolo viscido che proviene dagli scarichi scoperti di una lussuosa guest house e faccio un grande scivolone sulle pietre.

24 marzo 2017

Torno al Dasaswamedh Ghat a trovare la bambina senza casa.

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Varanasi, 24 marzo 2017. La bambina che vive al Dasaswamedh Ghat.

Appena mi vede, la piccola chiama sua madre: sono contente di vedermi e vanno subito a prendere i libriccini e i quaderni che ho portato loro diversi giorni fa.

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Varanasi, 24 marzo 2017. Bambina con il libretto da lei colorato.

Li tengono in una borsa di plastica insieme alle matite ed ai colori. Mi mostrano le immagini stampate da loro dipinte e alcune righe di palline disegnate all’interno di un quaderno a quadretti.

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Varanasi, 24 marzo 2017. La bambina con la madre mentre mi mostrano i disegni da loro dipinti.

La madre, forse, sa leggere e scrivere. Una spazzina che sta riposando lì accanto a loro mi indica la testa della piccola: è piena di uova e di pidocchi, visibili anche ad occhio nudo.

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Varanasi, 24 marzo 2017, Dasaswamedh Ghat. Libretti già colorati e da colorare ancora.

Mentre guardo i libretti colorati della piccola, ci raggiunge l’altra bambina che vive lì, per mostrarmi i suoi dipinti che tiene in uno zainetto.

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Varanasi, 24 marzo 2017. Il pasto offerto da qualcuno.

Una volontaria di Varanasi mi inorma che forse, prossimamente, la bambina più grande, andrà in una scuola gestita da un associazione privata che offre, oltre all’istruzione, vitto e alloggio gratuiti. La struttura si trova, però, al di là del fiume e la bambina dovrebbe rimanere lì per l’intera settimana; su questo punto ci sono molte resistenze da parte dei genitori. Poco distante dalle coperte della bambina più piccola e di sua madre si è sistemato il Baba Shiva con il suo gruppo di seguaci. Accanto a lui sta dormendo un bambino ammalato con il corpo tutto ricoperto di mosche. Un mendicante gli ha appena portato una medicina, comprata a sue spese. Mi sposto più su, verso il Meer Ghat.

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Varanasi, 24 marzo 2017. Inglese che offre del cibo ad un gruppo di bambini.

Un inglese sta offrendo del cibo ad una lunga fila di ragazzini con grande soddisfazione dei venditori ambulanti. Lì vicino ci sono dei ragazzi occidentali tutti dipinti di bianco che stanno sperimentando la vita dei baba. Stanno assieme ad un Aghori Baba ed hanno acceso un fuoco per cucinare provocando una gran fumera. “Where do you come from?” chiedo loro. “We are indian” mi rispondono!

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Varanasi, zona del Meer Ghat, 24 marzo 2017. Un montone con sullo sfondo un gruppo di giovani occidentali dipinti di bianco.

Mi siedo sotto un ombrellone di cemento. Uno dei due montoni mi si avvicina ansimando per il grande caldo mentre l’altro è impegnato a rincorrere, tutto eccitato, una capretta nera, piccolissima. Si sta avvicinando sempre più un allegro suono dei tamburi con un numeroso corteo nuziale al seguito; attraversa il Meer Ghat e sale sulla scalinata che porta al Golden Temple.

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Varanasi, 24 marzo 2017, Meer Ghat. Corteo nuziale.

Un indiano seduto accanto a me mi parla della crisi occupazionale che sta attraversando l’India. “Non c’è lavoro”, mi dice. “Modi è un bravo ministro, ma lui è uno e non può governare da solo, nonostante abbia già preso delle decisioni autonomamente”, aggiunge. Una spazzina si siede vicino a noi e quando arriva il suo principale capisco che vuole lasciare il lavoro. Lui insiste per farla rimanere e lei riprende il suo lavoro per un po’ e poi torna a sedersi qui. Nel frattempo, da un barcone, arriva un numeroso gruppo di pellegrini. “Sono del West Bengala” mi sussurra l’indiano. Lo capisce dal modo con cui indossano i saree le donne e dalla lingua diversa che parlano.

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Varanasi, 24 marzo 2017. Sbarco di pellegrini al Meer Ghat.

Anche quando sbarca un altro pellegrinaggio, l’indiano, riesce subito a capire che arrivano dal sud per il modo con cui le donne portano un lembo del sari incrociato tra le gambe in modo da formare una specie di pantalone ed anche dai capelli rasati.

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Varanasi, 24 marzo 2017. La fila per entrare alla mensa dell’Annapurna Temple.

Pranzo all’Annapurna Temple insieme a Simone, appena tornato dal Nepal, e ad una biologa portoghese. Apprendo oggi che a questa mensa possono accedere soltanto i pellegrini e non la gente del posto. Per tutti gli altri ci sono i pasti gratuiti offerti sulla Main Road e lungo i ghat, ma nonostante ne abbiano bisogno, non ci vanno in quanto provano vergogna a mostrarsi là.

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Varanasi, 24 marzo 2017. Una tea-stall sulla Main Road.

Dopo la fine della puja serale attraverso il Dasaswamedh Ghat e mi fermo a lungo ad ascoltare un piccolo concerto a percussioni tenuto da un adulto e da un piccolo bambino, in un angolo quasi nascosto del piazzale.

Varanasi, 24 marzo 2017. Concertino in tarda serata al Dasaswamedh Ghat.

Varanasi, 24 marzo 2017. Concertino a percussioni in tarda serata, in un angolo del Dasaswamedh Ghat.

 

I’m going back to India: da Gokarna a Varanasi (13-14-15 febbraio 2017)

Da Gokarna a Kumta, in direzione Mumbai, 13-14 febbraio 2017.

Raggiungo, in autobus, la stazione ferroviaria di Kumta, una cittadina che sta ad un’ora di strada da Gokarna. Devo prendere il Mumbai express delle 16.55 che arriverà sul binario uno. Ci sono parecchi bancari, uomini e donne con le loro famiglie che lo stanno aspettando. Sono venuti  a Kumta per un incontro di formazione, ma hanno approfittato dell’occasione per salutare i loro parenti, che qui risiedono.  L’altoparlante annuncia che, il nostro treno, avrà un ritardo di due ore e mezza. C’è una coppia di polacchi seduta al sole, su una delle panchine che fiancheggiano il primo binario. Hanno diverse  valigie accanto a loro e stanno attendendo un altro treno ritardatario, sempre diretto a Mumbai. Fa caldissimo! Vado a sedermi all’ombra, sulla scalinata che porta ai binari, accanto a due anziani indiani. In quel momento arriva la voce dell’altoparlante che annuncia il ritardo anche del loro treno. Gli indiani sono abituati a questi ritardi e li motivano come problemi tecnici. I due indiani sono degli operatori finanziari di Bangalore,  che han trascorso qui, a Kumta, una giornata di aggiornamento e stanno rientrando a casa. A Mumbai avrò la coincidenza con il treno per Varanasi alle 11.00 di domattina e con il ritardo annunciato, sarò là alle sei e mezza. In realtà, arriverò a Mumbai soltanto mezz’ora prima della partenza del treno. Nello scompartimento incontro una coppia di jainisti: hanno 44 anni lei e 46 lui. Mi parlano dei loro due figli, di 18 e 22 anni, e delle particolarità della loro religione. Sono jainisti della corrente Svetambara: mangiano soltanto dopo il sorgere del sole e non consumano i pasti dopo il tramonto; sono strettamente vegetariani; non usano i servizi igienici per i bisogni fisiologici, ma l’aperta campagna (quando non stanno in città). I loro guru vestono di bianco e portano la mascherina dello stesso colore davanti alla bocca, mentre quelli dell’altra corrente, i Digambara, vanno in giro nudi. La coppia, con i due figli, vive a Mumbai, nella casa dei genitori del marito e insieme a loro. Marito e moglie appartengono entrambi alla casta più alta, mi dicono, quella che precede i bramini e provengono da famiglie appartenenti  alla medesima religione. Lui, ha frequentato, dopo la dodicesima classe, tre anni di scuola superiore e un master, poi, di quattro anni. Di lavoro fa il rappresentante di medicinali mentre, la moglie, ha frequentato fino alla decima classe e si occupa della casa. Ora stanno rientrando dal pellegrinaggio ad un tempio jainista di Mangalore. Ci scambiamo i nostri numeri di telefono e ci promettiamo di fare il possibile per incontrarci ancora. Nello stesso scompartimento, viaggiano con noi due sorelle, di 17 e 22 anni, vestite all’occidentale e un indiano abbastanza avanti con gli anni. Le ragazze abitano in un villaggio vicino a Mangalore e sono studentesse, mi raccontano, una del primo e l’altra del quinto anno di una scuola superiore di Mumbai. Questo specifico viaggio riguarda degli affari. Parlano un buon inglese, sono molto educate e cortesi, hanno due bei orologi ai polsi, non portano libri con loro e sono sempre impegnate a guardare lo smarthphone. L’uomo, che le accompagna, è quasi pelato e porta un paio di baffetti sottili, molto curati; indossa una camicia rosa, una catena d’oro al collo e due grossi anelli all’indice e all’anulare della mano destra. Amoreggia di continuo con la ragazza più giovane che corrisponde alle sue fusa accarezzandogli il viso. Quando scenderanno, in una stazione periferica di Mumbai, le due ragazze mi saluteranno porgendomi la mano e l’uomo mi guarderà con un sorriso.

Mumbai,14 febbraio 2017. Railway station.

Mumbai, 14 febbraio 2017. Railway station.

Da Mumbai a Varanasi, 14-15 febbraio 2017

Case addossate alla ferrovia, palazzi più distanti con terrazzini e finestre chiusi da reti e sbarre. Dopo Mumbai,  lunghe file di casette isolate, basse e attaccate, corsi d’acqua sporchi e immondizie sparse ovunque, alternate da discariche con fili di fumo che si sprigionano lentamente, sollevandosi nell’aria. Una leggera foschia avvolge tutto il paesaggio che sta intorno alla periferia di Mumbai. Sulle strade si vedono enormi cilindri ammassati, in attesa di essere utilizzati per le fognature in costruzione. In un piazzale periferico ci sono lunghi treni merci composti da vagoni-cisterna arruginiti che paiono in disuso. Ogni volta che il treno rallenta per entrare nelle stazioni più importanti si incrociano altri convogli che viaggiano con le portiere aperte e la gente in piedi che quasi sporge fuori. Guardando dall’altra parte del finestrino si vedono degli operai che lavorano sui binari, accanto ad immensi cumuli di immondizie, sparse qua e là. Un giovane infermiere del Karnataka sta andando a Varanasi dove lavora in un ospedale governativo. Per diventare infermiere, dopo il dodicesimo anno di scuola, ha proseguito gli studi per tre anni frequentando, di seguito, un tirocinio di quattro anni. A tre ore di distanza da Mumbai la campagna si trasforma: da arida e secca si fa più verde.  I campi sono coltivati con pomodori, legumi, granoturco, cipolle, riso e compaiono donne e uomini impegnati nel lavoro agricolo. Si vedono delle lagune, poi, una montagna isolata, quasi a forma di cono che si alza tra la fila di colline che la sostengono. Siamo a Mammad, mi dicono degli indiani. Nei campi si vede il frumento già maturo e, più avanti, emergono delle distese di granoturco già alto, campi di cotone con la bambagia matura e la gente impegnata a raccoglierlo. Compaiono le piantagioni di banani con le piante nuove, ancora piccole e altre, con le palme un po’ più grandi. Il treno sta rallentando e ora, prima della stazione, sale un ragazzo con un grosso zaino sulle spalle: lo apre, prende una specie di appendino e attacca su delle catene penzolanti. Con dei ganci appende una vasta scelta di giocattoli di plastica: cavallini a dondolo, mucche, pulcini, sonagli. Lo rivedrò, dopo qualche ora, quando il treno rallenterà di nuovo per entrare in un’altra stazione. In un attimo, rimetterà tutto nello zaino e scenderà prima che il treno si fermi. La mattina del 15 febbraio, alle 7.30, siamo a Manipur, nello Stato federale dell’Uttar Pradesh. Nel pieno della notte, con un gran frastuono di voci e rumori, sono arrivate due enormi donne con un giovane uomo. Stanno andando a Patna carichi di valigie e di borse, due delle quali, piene di coperte che utilizzeranno subito per ripararsi dal freddo e mettersi a dormire. Guardo fuori dal finestrino e vedo case e distese di campi contornati da muretti a secco, coltivazioni di frumento già alto, ancora banani, gruppi di mucche, vitelli e capre legati nei cortili delle abitazioni, pompe d’acqua con una grande ruota per attingerla. Intorno alle case agricole si vedono le varie composizioni geometriche create con lo sterco delle mucche, messo ad essiccare. Poco prima di Allahbad compare una lunga fila di fornaci, di mattoni e di cemento, con le ciminiere rossastre e grigie che si alzano, fumanti, su verso il cielo. Il treno arriva a Varanasi alle 12.15, in perfetto orario. La stazione di Mughal Sarai è parecchio distante dalla città: contratto il prezzo del autorisciò, ma poi mi devo rassegnare a pagare 200 rupje. E’ un prezzo onesto, mi dirà mio figlio più tardi.

 

I’m going back to India: Gokarna (Ka) e dintorni. (january-february 2017)

Gokarna, 12 gennaio 2017

Gokarna, 12 gennaio 2017. Tramonto sul Mare Arabico.

Gokarna, 12 gennaio 2017. L’ora del tramonto.

Questa notte sono arrivata a Gokarna, una cittadina sul Mare Arabico, situata a sud di Goa, nello stato federale del Karnataka. Sulla spiaggia principale, la Main Beach, affiorano delle rocce marroni con delle conchiglie attaccate. Più su, sulla stradina che porta al Rama Temple vedo spesso delle donne che le raccolgono dalle rocce e le mettono in un sacchetto di plastica. L’ora del tramonto è spettacolare qui a Gokarna come lo era a Maheshwar, in un contesto totalmente diverso. Turisti indiani provenienti per lo più da Bangalore e qualche viaggiatore occidentale si riversano sulla Main Beach ad ammirare il momento del tramonto. Non mancano i selfie e la richiesta da parte degli indiani di farsi fotografare insieme ai turisti occidentali. Gokarna è una cittadina molto pulita, con le vie piene di negozi, bancarelle, ristoranti e guest house. Ci sono due templi importanti, ma, contrariamente a quel che dice la mia vecchia Lonely planet e secondo me, la cittadina appare meno frequentata come  luogo di pellegrinaggio e molto di più come zona di villeggiatura.

Gokarna, 12 gennaio 2017. L'ora del tramonto.

Gokarna, 12 gennaio 2017. L’ora del tramonto sulla Main Beach.

A Gokarna, difatti, arrivano in vacanza sia gli indiani della middle class, che si fermano pochissimi giorni, sia diversi occidentali, anche molto avanti con gli anni, che trascorrono qui tutto l’inverno.

Gokarna, 13 gennaio2017

Nella tarda mattinata mi dirigo verso la grande cisterna dove c’è ancora qualche indiano che fa il bagno e prega con le mani giunte immerso nell’acqua.

la grande cisterna

Gokarna, gennaio 2016-febbraio 2017. La grande cisterna Koorti Teertha.

Su due lati della cisterna Koorti Teertha ci sono i portici, sotto i quali,  sacerdoti e guru, stanno celebrando le puja. Imbocco una stradina e mi fermo a visitare un tempietto deserto. Arrivo ai due templi principali: il Mahabaleshwara e il Ganapati. Nel Mahabaleshwara Temple è custodito un grande lingam di Shiva: negli spazi accessibili ai non indiani c’è un grande bufalo bianco legato ad un palo e delle immagini sacre appese. Nel Ganapati Temple un guardiano, quasi cieco, chiede alle altre persone se sono un’indiana e mi dice che non posso entrare in quella cappella. L’ingresso principale è molto accogliente e numerose donne stanno sedute sulle panchine a chiacchierare. Sui portali dei due templi ci sono numerose donne che indossano il sari lasciando la schiena scoperta:  vendono dei piattini fatti con le foglie di palma e ricolmi di fiori da offrire alle divinità.

Gokarna 13 genn

Gokarna, 13 gennaio 2017. Tramonto sulla Main Beach.

Il resto della mattinata lo trascorro in spiaggia a guardare l’uomo con il cammello mentre attende con calma i clienti e ne contratta il prezzo. Poco lontano ci sono dei gruppi di donne che stanno modellando con la sabbia dei piccoli lingam di Shiva. Ritorno al villaggio e mi fermo a pranzare al ristorante di ieri. Pago con 2000 rupje il thali che costa 80. Il proprietario non ha il resto da darmi: incassa le 2000 rupje e mi dice di tornare più tardi. Lungo la strada incontro Gil, il canadese conosciuto a Maheshwar che mi fornisce qualche informazione su Gokarna. All’ora del tramonto torno sulla spiaggia: è affollatissima di indiani. Il sole scompare poco dopo le 18.00 con dei colori e dei giochi di luce splendidi. Per ora questa cittadina non mi entusiasma, ma come dice Gil, forse ci vuole del tempo per ambientarsi.

Gokarna, 14 gennaio 2017

E’ sabato e già dal mattino le file per accedere ai due templi principali sono affollate di turisti, pellegrini e di venditrici di offerte. Una signora più tardi in spiaggia mi dirà che il 14 gennaio è una ricorrenza importante qui in India: si festeggia il Sankraman. Se ho capito bene, secondo la mitologia indiana in questo giorno il Dio Sole si sposta dal pianeta Karka Raashi al pianeta Makar Raashi per indicare il passaggio dalla stagione invernale a quella primaverile. Per le strade si vedono dei gruppi di ragazzi vestiti di nero, altri, uomini adulti indiani girano vestiti di giallo o di bianco. La spiaggia è affollata più che mai da intere famiglie e da gruppi di ragazzini. Arrivano con gli autobus dai paesi vicini, ma anche con dei pulmini e dei taxi-fuoristrada. Molti di loro si fermano alcune ore soltanto per una visita al tempio e per trascorrere qualche momento sulla spiaggia e per fare il bagno nel mare. Tutti entrano in acqua vestiti e solo alcuni uomini e ragazzi fanno il bagno in costume o in mutande. Gli occidentali raramente entrano in acqua: sia maschi che femmine passeggiano lungo la spiaggia, in pantaloncini corti e canottiera, passando quasi inosservati tra le numerose donne indiane coperte dalla testa ai piedi. Ogni tanto arriva, scampanellando, la bicicletta con il secchio dei gelati sul portapacchi attirando adulti e bambini intorno.

Gokarna, 14 gennaio 2017. Verso sera sulla spiaggia.

Gokarna, 14 gennaio 2017. Verso sera sulla spiaggia.

All’ora del tramonto dei ragazzi rincorrono le mucche e i torelli che gironzolano sulla spiaggia: uno di loro si fa trainare per la coda da un bufalo pezzato bianco e nero.

Gokarna, 15 gennaio 2017

Gokarna, 15 gennaio 2017. Il gelataio della Gokarna beach al tramonto.

Gokarna, 15 gennaio 2017. Il gelataio della Gokarna Beach, al tramonto.

Sia ieri che oggi ho fatto il bagno nel Mare Arabico lasciandomi trasportare dalle enormi onde che inaspettatamente arrivano violente fino alla spiaggia. Lungo la strada per la spiaggia ho incrociato Gil: era felice! Ieri sera è stato fino a tardi insieme ad una donna di New York con la quale ha iniziato una relazione sentimentale. Quando sono tornata in guest house mi ha chiamata, per salutarmi, dalla terrazza della sua camera. Verso sera ho incontrato Federica e insieme siamo andate su un’altura dove c’è il tempio dedicato al Dio Rama, all’interno del quale diversi sadhu trovano riparo per la notte. Lì c’è anche una sorgente di acqua sacra, medicamentosa e potabile, che molti vengono ad attingere riempendo diverse bottiglie di plastica.

Gokarna, 15 gennaio 2017. Incontro tra il gelataio in bicicletta e gelataio in moto..

Gokarna, 15 gennaio 2017. Incrocio tra il gelataio in bicicletta e quello in moto, sulla Main Beach.

Poco più giù, sotto la sorgente, c’è una grande vasca dentro la quale scorrono dei zampilli dalla stessa acqua e alcuni turisti si stanno lavando all’interno. Da questa altura ci si affaccia sul mare girando intorno ad una roccia terrazzata dalla quale si può assistere sia al tramonto del sole sia al panorama dalla Main Beach alla foce del fiume Gangavali.

Gokarna, 16 gennaio 2017. La fontana della sorgente medicamentosa.

Gokarna,  gennaio 2017. La fontana della sorgente del Rama Temple.

Lassù, al Rama Temple, abbiamo incontrato Roberto, un amico di Federica. Ha quasi 46 anni ed ha lasciato il suo lavoro di educatore all’età di 28 anni per viaggiare tra il sud America e il sud-est asiatico. Da un po’ di anni si ferma molto tempo in India, spostandosi soltanto in Sri Lanka o in Nepal per rinnovare il visto.

Gokarna, 16 gennaio 2017.

Ho ripercorso la strada fino al Rama Temple ed ho proseguito lungo la scalinata ed il sentiero sulle colline dei Ghati occidentali per una ventina di minuti. Sono poi scesa per una stradina e ho raggiunto la Kudle Beach, una spiaggia frequentata da parecchi turisti occidentali.

Gokarna, Kudle beach, 16 gennaio 2017

Gokarna, Kudle beach, 16 gennaio 2017

Qui ci sono diverse guesthouse, capanne, centri yoga, ristoranti e pizzerie. Lungo la spiaggia venditori e venditrici di collane e bigiotterie d’ogni tipo si susseguono senza interruzioni. Al tramonto son tornata al Rama Temple dove un sadhu vestito di bianco mi si è avvicinato per darmi qualche informazione e chiedermi un’offerta. Lui veste di bianco in quanto quel colore rappresenta la pace. L’arancione, invece, significa sofferenza. Ci sono anche gli uomini che vestono di verde dopo aver visitato un certo santuario, mentre invece i gruppi che vestono di nero sono quelli che adorano un dio specifico. Questo sadhu mi dice che non è un guru in quanto non sopporta la gente che gli sta troppo appiccicata. Vive a Varanasi, sui ghat, ma nei mesi freddi si trasferisce qui a causa della forte tosse che lo tormenta.

Gokarna, 16 gennaio 2017. Tramonto sulla Gokarna beach.

Gokarna, 16 gennaio 2017. Tramonto a Gokarna Beach.

A cena nel ristorantino dove si mangia il thali con il pesce ho incontrato sia Gil che Roberto. Gil è già in crisi con il suo amore iniziato l’altro ieri. I due grandi tavoli del ristorantino erano occupati per lo più da turisti italiani. Qui, a Gokarna, ce ne sono diversi.

Gokarna, 17 gennaio 2017

Oggi son tornata sia al Rama Temple sia in un altro tempietto vicino, dove non c’era nessuno. Alla sorgente del Rama Temple c’era il solito via vai di turisti con la serie di bottiglie che attingevano l’acqua medicamentosa. Al ritorno mi sono fermata  alla Gokarna Beach e ho camminato per la prima volta verso sud, dove ci sono parecchie guesthouse, dei resorts e molti ristoranti. Lungo la spiaggia ho incrociato, in momenti diversi, sia Roberto che Gil. Anche loro come tanti altri erano incantati a guardare il tramonto e ad attendere il crepuscolo. Di sera al ristorante ho incontrato Lucio, un italiano dell’Isola d’Elba che mi ha dato delle informazioni utili su come esplorare i dintorni di Gokarna.

Gokarna, 18 gennaio 2017

Ho preso la bicicletta a noleggio per andare a Gangavali. Tra andare e tornare ho percorso una trentina di km su una sella particolarmente dura e uno sterzo quasi assente.

Gokarna, dintorni, 18 gennaio 2017. raccoglitrici di vongole all Ganga Valli.

Gokarna, dintorni, 18 gennaio 2017. Raccoglitrici di vongole a Gangavali.

Poco prima del fiume, su una stradina laterale c’era una lunga fila di pescivendole con delle ceste di plastica colorata che vendevano pesci di varie dimensioni. Al fiume, in lontananza, ho scorto numerose persone con le gambe immerse nel fiume e chine su di esso. Le ho raggiunte: erano delle donne che raccoglievano le vongole. Le cercavano graffiando la sabbia e le mettevano in un sacchetto di plastica che tenevano legato alla vita.

Gokarna, dintorni, 18 gennaio 2017. Pescatrici di vongole alla Ganga Valli.

Gokarna, dintorni, 18 gennaio 2017. Pescatrici di vongole alla Gangavali.

Mi sono avvicinata a due sorelle camminando anch’io con i piedi nell’acqua: una delle due era una studentessa delle commerciali di 18 anni. Oggi non era andata a scuola perché non c’era l’autobus a causa del rifacimento della carreggiata. Ho caricato poi la bici sul traghetto che attraversa il fiume e ho raggiunto l’altra sponda. Lì c’erano dei posti di ristoro, ma ho preferito fare un altro pezzo di strada in bicicletta.

Gokarna, dintorni, 18 gennaio 2017. Pescivendole della Ganga Valli.

Gokarna, dintorni, 18 gennaio 2017. Pescivendole della Gangavali.

Gli abitanti che incontravo strada facendo mi dicevano che per la cittadina più vicina, Ankola, ci sarebbero stati circa 5-6 km, ma man mano che proseguivo mi davano sempre le stesse informazioni e i km non diminuivano. Allora ho deciso di tornare indietro e mi sono fermata al ristorantino del porticciolo.

Gokarna, 19 gennaio 2017

E’ giovedì ed è giorno di mercato qui a Gokarna.

Gokarna, 19 gennaio 2017. Donne in abito locale al mercato.

Gokarna, 19 gennaio 2017. Donne con il sari, tipico locale, al mercato.

Mentre mi aggiravo tra le bancarelle, ho incontrato l’austriaco che sta nella stanza accanto alla mia. Lui si cucina da solo e mi ha invitata a pranzo o cena. Mi sa che mi sono lasciata influenzare perché ho comprato, oltre ad alcune cosette di abbigliamento, anche una pentola e uno scolapasta.

Gokarna beach, 19 gennaio 2017. Al tramonto.

Gokarna Beach, 19 gennaio 2017. Verso l’ora del tramonto.

Il resto della giornata l’ho trascorso in spiaggia: ho fatto il bagno in mare la mattina e son tornata ad attendere il tramonto, insieme a numerosi indiani. Pur essendo giovedì, c’erano numerosi gruppi di turisti indiani e centinaia di scolaresche in gita scolastica.

Gokarna, 19 gennaio 2017. Tramonto.

Gokarna, 19 gennaio 2017. Tramonto.

Mi hanno spiegato, in seguito, che domani si festeggia la puja e quindi, questa settimana c’è un week-end più lungo del solito. I gitanti provengono dai paesetti vicini, ma si fermano una o due notti, comunque, a dormire qui.

Gokarna, 21 gennaio 2017

Ho preso la corriera per Ankola la cittadina che sta a circa 25 km da qui. La strada era diversa da quella da me intrapresa in bicicletta, qualche giorno fa. Difatti, la corriera ha attraversato la zona del Gangavali per mezzo di un lungo ponte. Di qua e di là della strada si vedevano delle vaste zone coltivate a risaie e legumi, ma ora con soltanto le stoppie rinsecchite o la terra a riposo. In questa zona, compaiono anche delle distese di palme da cocco con i frutti ancora appesi. Si vedono spesso degli alberi con i fiori gialli e delle bougainville rosse che si riversano con le loro chiome sulla strada.

Ankola, 21 gennaio 2017. Mercato del sabato.

Ankola, 21 gennaio 2017. Mercato del sabato.

Alcune donne trasportano degli enormi fasci di legna sulla testa. Hanno il capo scoperto e sono avvolte da un telo fermato sul davanti, all’altezza del petto e sulle spalle da un unico filo. A volte s’intravedono i seni che lasciano guardare senza nasconderli. Qui, mi han detto, come pure in Orissa, le donne anziane vestono in questo modo, ma io ne ho viste di donne, anche giovani, vestire così.

Ankola, 21 gennaio 2017. Incontri al mercato.

Ankola, 21 gennaio 2017. Incontri al mercato.

Ankola è una bella cittadina, forse un po’ più grande di Gokarna, ma non frequentata da occidentali. Oggi, è sabato, c’è un grandissimo mercato di vegetali e pesce, ma non mancano le donne che vendono dei polli vivi, legati fra loro attraverso le zampe. Ci sono dei posti dove vendono le pentole, cacciaviti, pile, lampade ad olio e attrezzi vari, oltre a borse ed a qualche capo di vestiario.

Ankola, 21 gennaio 2017. Mercato.

Ankola, 21 gennaio 2017. Venditrice al mercato del sabato.

Il mercato del pesce, quasi tutto al coperto è vastissimo e gestito tutto da donne miti e sorridenti. Lungo le vie del centro un folto di gruppo di giovani donne con la statua degli dei sul capo e un bambino in braccio si ferma davanti ai negozi producendo una vibrazione con un piatto di metallo legato ad un tamburo.

Ankola, 21 gennaio 2017. Mendicante con bambino

Ankola, 21 gennaio 2017. Mendicante, di una divinità, con bambino.

Suonano con insistenza fino a che i negozianti non escono a dare loro l’elemosina. Sulla strada del ritorno in autobus incrocio una coppia di triestini che nella loro città affittano delle camere ai ricercatori universitari indiani.

Ankola, 21 gennaio 2017. Donne al mercato del sabato.

Ankola, 21 gennaio 2017. Donne che vendono e donne che acquistano al mercato del sabato.

Al tramonto me ne sto seduta sulla spiaggia fino a sera inoltrata. Viene a sedersi accanto una donna di Bangalore che è arrivata qui in auto insieme al marito. A Bangalore hanno due negozi di sementi e piante agricole; il figlio lavora lì con loro. La figlia, invece, è un ingegnere informatico e lavora nel New Jersey. La signora mi indica un pianeta su nel cielo: è Venere, mi dice, molto vicino alla terra in questo periodo. Osserva, poi, che gli occidentali non si siedono in spiaggia a guardare il tramonto ed a godere del calare della sera come fanno gli indiani. Difatti, non se ne vedono di seduti, davvero!

Gokarna, 22 gennaio 2017

Un giro in autobus fino a Kunta, una cittadina ad una ventina di km da Gokarna. Il percorso ripropone le stesse campagne con le risaie a riposo vicino al fiume, qualche campo coltivato a legumi, alberi con fiori lilla, gialli, bianchi, palme da cocco e tante latifoglie. L’autobus attraversa piccolissimi villaggi con minuscoli mercatini locali. Kunta non presenta proprio nulla di interessante: cammino lungo la via principale piena di negozi e di traffico e torno subito a cercare un mezzo per tornare a Gokarna.

Gokarna, 22 gennaio 2017. Verso il tramonto.

Gokarna, 22 gennaio 2017. Verso il tramonto sulla Main Beach.

L’ora del tramonto, sulla spiaggia, è vivacissima: gruppi di scolaresche arrivano dai paesetti vicini per fare il bagno nel mare: si fermano giusto il tempo per immergersi in acqua e scattare qualche selfie.

tram 2

Gokarna, 22 gennaio 2017. Tramonto sulla Main Beach.

Anche oggi ci sono parecchi turisti: accanto alla spiaggia hanno allestito un palco e messe centinaia di sedie per gli spettatori. Lì, sul tardi, si esibiranno dei musicisti che suoneranno fino a notte inoltrata. Nella stessa zona sono comparse delle bancarelle, dei ristorantini di strada, una giostra per bambini con delle biciclette e delle automobiline che girano su un disco, uno scivolo enorme.

Gokarna, 23 gennaio 2017

Altro giro in autobus fino alla stazione ferroviaria di Gokarna che si trova ad una decina di km dalla cittadina. Dalla fermata dell’autobus alla stazione, poi, c’è un lungo tratto di strada tra i campi  da percorrere a piedi oppure su uno dei rari auto risciò che vanno avanti e indietro. Davanti a me ci sono  tre ragazzi che ad un certo punto prendono una scorciatoia che fiancheggia i binari. Li seguo e arrivo in una stazione moderna e affollata sia di indiani che di occidentali. Lì, gli impiegati mi dicono che non è possibile prendere il treno per Tipurati, ma mi consigliano di recarmi, con il prossimo convoglio in arrivo, a Karwar. Dopo un’attesa di oltre un’ora, prendo il treno per Karwar, ma lì non sono in grado di darmi le informazioni di cui ho bisogno perché il computer non funziona e mi consigliano di andare a Ubuli con il prossimo treno. Rinuncio alla ricerca, anche perché non sono sicura di voler andare a Tirupati, prendo l’autobus per il centro cercando di resistere ai numerosi driver dei risciò che mi giurano che non c’è. La città è anonima, ma ci sono i mercatini spontanei delle contadine e i venditori ambulanti che la animano un po’. Pranzo in un ristorantino nei pressi della Bus stand e pago con una banconota da 500 rupje. Il cassiere mi fa notare che gli ho dato due banconote da 500. Erano attaccate! Prendo l’autobus per tornare a Gokarna, ma devo passare per Ankola. Dal finestrino guardo il paesaggio della periferia di Karwar lungo la strada che fiancheggia il mare. Ci sono due grandi pescherecci in attività e diverse barche di pescatori. Dall’altra parte della carreggiata ci sono numerose cave di marmo, ormai tutte sventrate, e più avanti si vedono altri scavi di argilla e più in là una zona attiva per il recupero di terra calcarea. Si vedono delle intere colline ridotte a metà e delle vaste buche scavate nelle zone pianeggianti. Ci sono bufali, corvi, trampolieri che vagano qua e là nei campi in cerca di cibo. Accanto alle foci dei fiumi, in alcune zone, i contadini sono al lavoro nelle risaie e si notano già alcune foglie spiccare con il loro colore verde intenso.  In alcune zone le piantine sono riparate dal sole con dei teli disposti a serra, ma più avanti si vedono delle tende simili abitate da famiglie. Scorgo anche un piccolo accampamento con un camioncino ed un furgone con su disegnate delle immagini sacre che mi pare di riconoscere nelle sculture-copricapo delle mendicanti incontrate ad Ankola. Ora vedo un grande albero con numerosi fiori gialli che si aprono verso il cielo: sta lì, accanto ad una capanna, tra palme di cocco e grandi alberi dal tronco attorcigliato. All’esterno delle case, compaiono le bougainville con colori diversi: bianche, rosse, gialle e accanto vedo degli alberi dai fiori a calice bianchi e senza foglie. Alla stazione degli autobus di Ankola parlo un po’ con una coppia di russi in vacanza a Goa, che ha deciso di fare un giro a Gokarna. Lui è un pensionato e molti anni fa ha lavorato per la Olivetti di Ivrea. Chiacchiero un momento anche con un’insegnante indiana in pensione che ora fa volontariato occupandosi dei ragazzini poveri. Mi dice che le possibilità di riscatto sociale sono molto basse e che molti ragazzi preferiscono andare a chiedere l’elemosina come scelta di vita.

Gokarna, 23 gennaio 2017. Gelatai al tramonto.

Gokarna, 23 gennaio 2017. Gelatai sulla Main Beach.

Sull’autobus per Gokarna salgono numerose studentesse con le divise colorate, quadrettate o rigate a seconda del tipo di scuola che frequentano. Sono tutte molto curate sia nell’aspetto che nell’abbigliamento. Una di loro mi cede il posto: è un fatto eccezionale qui in India. In un primo momento la ringrazio e le dico soltanto che possiede una buona educazione. Non capisce l’inglese! E’ molto probabile che corrisponda a verità il fatto che nelle maggior parte delle scuole di alcuni stati studino soltanto l’indi e la lingua locale (mentre in altri stati prediligano lo studio della lingua locale e di quella inglese). Dopo qualche tempo, la ragazzina si alza e mi indica il posto lasciato libero per me.

Gokarna, 24 gennaio 2017

La mattina son tornata alla Kudle beach, anche oggi, piena sia di occidentali che di venditori e venditrici di collane. Al ritorno, in cima alla collina ho incontrato l’austriaco che stava andando da qui verso la Om beach. Al tramonto, in centro, ho rivisto Gil che fra due o tre giorni se ne tornerà a Maheshwar. Subito dopo, lungo la Car Road, mi son sentita chiamare: era Cristina, la ragazza che avevo conosciuto a Varanasi due anni fa: allora, mi aveva regalato una collana con  una pietra africana appesa. Non ero più riuscita a contattarla attraverso il suo indirizzo mail, probabilmente errato. Lei sta qui con Micael, il suo ragazzo francese. Durante questi due anni sono stati nel nord della California a raccogliere la marjuana, in Brasile, in Colombia e nel Viana francese. Lei ha trovato lavoro ovunque come infermiera mentre Michel ha insegnato francese. L’esperienza del Viana, avvenuta in una zona situata nel mezzo della foresta amazzonica e abitata da africani, non è stata significativa a causa dei comportamenti razzisti che questa popolazione manifesta nei confronti dei bianchi. Alla sera, nel parco della guesthouse c’era l’austriaco insieme ad una coppia di connazionali, che stava suonando la sua fisarmonica e cantando.

Gokarna, 25 gennaio 2017

Ho preso il bus per la Belekhan Beach, ma lì ho trovato solo una fila di ristoranti e delle piccole spiagge deserte, piene di immondizie. In alcuni tratti del lungo mare c’erano delle pietre posate lì per creare un argine tra il mare e la stradina. Ho Chiesto a dei ragazzi di indicarmi il cammino per la Paradise, la Half Moon, la Om e la Kudle Beach. Mi han risposto che il percorso richiede almeno due ore di cammino e che non è facile da percorrere.

Gokarna, 25 gennaio 2017. Paradise Beach.

Gokarna, dintorni, 25 gennaio 2017. Paradise Beach.

In effetti, dalla Paradise Beach alla Half Moon devo arrampicarmi per un tratto sulle rocce e cercare di trovare i segnali di altri passaggi. Quando , a momenti, credo di essermi persa, dall’alto delle colline mi arrivano le voci che mi indicano la vicinanza della spiaggia.

Gokarna,25 gennaio 2017. Ristorante nella Paradise Beach.

Gokarna, dintorni, 25 gennaio 2017. Ristorante all’aperto della Paradise Beach.

Là sotto ci sono capanne, amache appese tra le palme, tende, ristorantini di bambù, ragazzi che nuotano, indiani che si spostano in barca, donne che vendono acqua e trasportano rami per cucinare sulla testa. Mi colpisce un lungo tavolo composto da una grande lastra di marmo sostenuta ai lati da due grosse pietre: è il piano di lavoro di un ristorantino all’aperto, sul quale, un uomo e una donna, stanno preparando delle pietanze. Una nuvola di fumo si sprigiona dal fuoco appena acceso tra i sassi. Lì accanto, in alcuni tavolini di legno con le sedie di plastica ci sono diversi turisti occidentali, seduti ad aspettare il pranzo.

Gokarna, 25 gennaio 2017. La Om Beach.

Gokarna, dintorni, 25 gennaio 2017. Panorama sulla Om Beach.

C’è qualche mucca vagante anche qui, ma sono più numerose nei pressi dei ristoranti della Om e della Kudle Beach dove arrivano in massa quando i turisti stanno pranzando. Il panorama che si apre tra gli alberi delle colline quando il sentiero scende alle spiagge è spettacolare. Guardo meravigliata i numerosi giovani che hanno scelto di trascorrere le loro vacanze in questi posti isolati e incantevoli.

Half Moon Beach, 25 gennaio 2017. Il riposo della venditrice acqua

Gokarna, Half Moon Beach, 25 gennaio 2017. Il riposo della venditrice d’acqua.

Poco prima della Half Moon Beach scorgo due capanne: è un ristorante, ma c’è soltanto una coppia di ragazzi russi. Il ragazzo mi chiede di poter usare il mio telefono per inviare un messaggio a sua mamma. Lui, il suo, l’ha perso.

Gokarna, dintorni, 25 gennaio 2017. Paradise Beach.

Gokarna, Paradise Beach, 25 gennaio 2017.

Alla Om Beach c’è una scalinata che sale sopra la collina e arriva sulla strada principale. Qui ci sono un’infinità di autorisciò, corriere, fuoristrada, auto, motociclette parcheggiate. Proprio ora sta arrivando un pullman, carico di turisti, davanti al quale si apre il cancello automatico di un hotel. Mi accorgo di aver perso il sentiero tra la Om Beach e la Kudle Beach. Un ragazzo con l’auto di un’agenzia di viaggi mi offre un passaggio per un tratto di strada, fino all’hotel dei suoi clienti. Mi lascia ad un bivio: non so da che parte andare. Un taxi si ferma e si offre di portarmi a Gokarna per 100 rupje. Non posso accettare di percorrere gli ultimi km in taxi dopo aver camminato tanto. Gli chiedo la direzione per la Kudle Beach e me la indica. E’ una via che non conosco, ma quando arrivo nei pressi della spiaggia entro in una stradina stretta fiancheggiata da numerosi hotel anonimi. Sono tutti nuovi e ce ne sono molti altri in costruzione. Un gruppo di ragazzi indiani mi saluta da un terrazzino: probabilmente sono i lavoranti di qualche hotel in un momento di pausa.

Gokarna, 25 gennaio 2017. Vista sulla Om Beach.

Gokarna, Om Beach, 25 gennaio 2017. Panorama dalle colline dei Ghati.

Arrivo alla Kudle Beach con i suoi numerosi ristoranti di paglia che fiancheggiano tutto il lungo mare. E’ l’ora del pranzo e laggiù in fondo stanno radunandosi i bufali in attesa degli avanzi di cibo del ristorante.

Gokarna, 25 gennaio 2017. L'ora del pranzo alla Kudle Beach.

Gokarna, Kudle Beach, 25 gennaio 2017. Ora di pranzo accanto ad un ristorante sulla spiaggia.

Faccio il bagno lasciandomi spingere dalle onde sempre più alte e tuffandomi dentro la loro schiuma quando arrivano. Esco dall’acqua e giro intorno al sole per asciugarmi: anche oggi mi raggiungono le venditrici di collane, ma scappo via con un gran bisogno di tornare in guesthouse a riposare.

Gokarna, 25 gennaio 2017. Vista dalla collina sulla Gokarna Beach.

Gokarna, 25 gennaio 2017. Panorama sulla Main Beach vista dalle colline dei Ghati.

Percorro veloce il sentiero tra le colline per tornare a Gokarna. Mi fermo a bere alla sorgente dell’acqua medicamentosa del Rama Temple e riempio anch’io la bottiglia che ho portato con me. Sono stanchissima, ma non resisto a non fermarmi quando vedo due tedesche provare dei top di seta in un negozio del centro. Alla fine, tirando sul prezzo, ne acquisto due anch’io. All’ingresso della guesthouse incontro l’australiano che viaggia in motocicletta: l’ ho conosciuto a Maheshwar lo scorso anno e rivisto da poco là.

Gokarna, 26 gennaio 2017

E’ giovedì, giorno di mercato. Chiedo al ragazzo dell’agenzia di viaggi qualche informazione riguardo al modo di vestire delle donne di qui e mi dice che è una caratteristica locale quella di indossare il sari lasciando la schiena scoperta.

Gokarna, 26 gennaio 2017. Le verduraie.

Gokarna, 26 gennaio 2017. Le verduraie.

Al mercato compro: frutta, verdura, del pesce, una terrina per l’insalata, le mollette per stendere i panni: ormai la mia stanza è diventata la mia casa! Nel tardo pomeriggio vado alla sorgente del Rama Temple a riempire due bottiglie d’acqua. Lungo la strada sterrata incontro un ragazzo che sta andando alla Kudle Beach. Viene da Bangalore, è laureato in contabilità aziendale e lavora in una ditta di software, in quella città. Oggi è una giornata di festa nazionale per la ricorrenza dell’anniversario della Repubblica indiana. Molte aziende e uffici pubblici hanno esteso la festività per quattro giorni, aggiungendo la giornata di domani, venerdì, al lungo ponte. Dall’alto del Rama Temple si può ammirare la Main Beach affollatissima di turisti indiani.

Gokarna, 26 gennaio 2017. Un attimo di sole al tramonto.

Gokarna, 26 gennaio 2017. Un attimo di sole al tramonto di una giornata nuvolosa.

Al ritorno, rimango un po’ di tempo sulla spiaggia e dopo il bagno, faccio conoscenza con alcune famiglie composte da più generazioni, tutte provenienti da Bangalore. Prima di rientrare in guesthouse rifaccio un giro al mercato: è sera inoltrata e tutte le bancarelle sono ancora lì, quasi al buio!

Gokarna, 27 gennaio 2017

Sto andando alla stazione degli autobus per prendere un mezzo e tornare a Gangavali. Lungo la strada mi fermo ad osservare il cantiere di una casa in costruzione: ci sono sia uomini che donne che lavorano come muratori.

Gokarna, 27 gennaio 2017. Muratori donne e uomini.

Gokarna, Main Street, 27 gennaio 2017. Muratori donne e uomini al lavoro in una casa in costruzione.

Mentre me ne sto seduta su una panchina della Bus stand, osservo il consistente numero di viaggiatori che viene qui a chiedere direttamente le informazioni sui mezzi pubblici, senza rivolgersi alle agenzie. Arriva la coppia di triestini che ho conosciuto qualche giorno fa: chiedono delle informazioni sugli orari per Hampi. Con loro c’è una signora di 62 anni che vive ad Arezzo: è una cuoca ed è qui in vacanza per sei mesi. Lei, invece, andrà a Hyderabad verso il 20 febbraio. Una ragazza francese di 22 anni sta chiedendo informazioni per andare a Sravanabella dove c’è l’enorme statua di Shiva. Mi racconta che ha lasciato la scuola quando aveva 15 anni e già allora aveva scelto di vivere girando il mondo. E’ stata in Australia dove ha incontrato molti giovani italiani, che stavano lì per lavoro: il guadagno, mi racconta, è alto anche se i lavori non sono qualificati. La ragazza francese se ne va e  mi accorgo che sto attendendo l’autobus da oltre un’ora.

Gangavali, 27 gennaio 2017. Barcone per attraversare il fiume.

Gokarna, dintorni, Gangavali, 27 gennaio 2017. Il barcone che congiunge le due sponde del fiume.

M’incammino per una strada sconosciuta che dovrebbe portarmi verso il mare. Chiedo delle informazioni: la strada porta proprio a Gangavali, ma dista 6 km da qui. Arriva un autobus: leggo il cartello Gangavali sul parabrezza e gli faccio segno di fermarsi. E’ affollato di ragazze in divisa rosa e grigia che tornano da scuola per il pranzo. Attraverso il fiume con il barcone e mi fermo a pranzo al ristorantino dell’omlette. Non c’è altro da mangiare e, oltre alla frittata, per saziarmi, inzuppo dei biscotti nel cjai. All’ombra del ristorantino c’è un gruppo di donne indù con il sari tradizionale che le copre dalla testa ai piedi e due musulmane con il burka: stanno aspettando l’autobus per Ankola. Altre donne stanno tornando dai mercatini con le ceste vuote e le ginocchia doloranti. Sul barcone salgono anche auto cariche di turisti indiani, motociclette e scooter con giovani del posto. In lontananza, laggiù in fondo al fiume, scorgo le cercatrici di vongole che son comparse lì da poco. Di là del fiume l’autobus non arriva, ma c’è una lunga fila di taxi e autorisciò. Il prezzo che chiedono è troppo alto e mi siedo ad attendere. Dopo qualche tempo arriva un taxista di un’auto collettiva che costa come l’autobus. Alla guesthouse incontro l’australiano che mi dice di aver visto Gil stamattina mentre partiva per Maheshwar.

Gokarna, 28 gennaio 2017

Nei pressi della stazione prendo un minivan per Gangavali e da lì poi andrò al mercato del sabato di Ankola.

Da Gangavali ad Ankola, 28 gennaio 2017.

Su un minivan, da Gangavali ad Ankola, 28 gennaio 2017.

Dopo aver attraversato il fiume, salgo su un altro mezzo collettivo per Ankola: il minivan è pieno, ma sale ancora una donna robusta che si siede di peso sulla mia gamba. Dopo un breve tratto qualcuno scende e anche lei si mette più comoda. A Gangavali il traghetto è ancora dall’altra parte e faccio in tempo a camminare sulla stradina di terra battuta del lungo fiume. E’ un’oasi di pace qui, tra capanne di bambù, palme rigogliose e gente silenziosa. Incrocio alcuni abitanti che mi riconoscono e mi salutano sorridendomi.

Gangavali, 28 gennaio 2017. Con una ragazza ucraina sul barcone.

Gangavali, 28 gennaio 2017. Con una ragazza ucraina sul barcone che attraversa il fiume.

Le raccoglitrici di vongole non ci sono stamattina; difatti l’acqua è più alta del solito, i tronchi degli alberi sono completamente coperti e lasciano sporgere soltanto le chiome. Legate tra di loro ci sono le canoe dei pescatori dipinte di nero, forse catramate: scorgo soltanto un anziano su una di esse, intento ad aggiustare le reti. Laggiù in fondo, al largo, c’è un’altra canoa con due uomini seduti alle due estremità e intenti a pescare. Il barcone dei passeggeri si sta ora muovendo dall’altra sponda,  producendo il solito cigolio assordante. L’attraversata avviene in un attimo e faccio appena in tempo a tornare al porticciolo ed a sedermi su una panca del barcone. Una coppia ucraina sui quarant’anni e forse più si siede accanto a me. Entrambi vivono praticamente in India, sono studenti della filosofia indiana e seguaci di un guru appartenente agli Hari Krishna.

Ankola, 28 gennaio 2017. Al mercato settimanale del sabato.

Ankola, 28 gennaio 2017. Al mercato settimanale del sabato.

Il mercato di Ankola è affollato di bancarelle con frutta e verdura, spezie, legumi secchi, zucchero, abbigliamento per bambini, pentole, statuine con gli dei, pesce essiccato e fresco. Acquisto anch’io qualcosa: un asciugamano, una candela, due pesci puliti al momento.

Ankola, 28 gennaio 2017. La mano di una pescivendola.

Ankola, 28 gennaio 2017. La mano di una pescivendola.

Fa caldissimo: gironzolo un po’ tra le bancarelle e poi raggiungo la stazione degli autobus per tornare a Gokarna. Sono da poco passate le tredici e a quest’ora l’autobus è pieno di studenti che ritornano da scuola e si accalcano veloci sulla portiera per correre ad accaparrarsi i posti a sedere.

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Ankola, 28 gennaio 2017. Incontro al mercato del sabato.

Rimango in piedi per oltre metà del tragitto, fino a che una ragazza con il burka mi cede il suo posto. Non vorrei accettare, ma lei insiste sorridendomi.

Gokarna, 29 gennaio 2017

All’uscita della guesthouse ho incontrato la coppia tedesco-svedese che sta nella camera accanto. Hanno entrambi una sessantina d’anni: lui faceva il macellaio nella vecchia bottega di famiglia, a Francoforte, lei ha svolto per qualche anno l’assistente in un kindergarten. Entrambi hanno lasciato la loro attività e hanno deciso di vivere in libertà e con poco denaro. Non hanno figli e l’unico motivo che li fa tornare, dopo tre mesi, a Francoforte è quello della madre novantenne di lui, che, comunque, gode di ottima salute.

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Gokarna, 29 gennaio 2017. Kudle Beach.

Ho percorso, poi, un tratto di strada per la Kudle Beach con un musicista sessantenne che si fermerà qui per circa sette mesi, spostandosi in Nepal per prolungare il visto. Ha assistito i genitori fino a tre mesi fa, quando anche il padre è mancato. Ha venduto la casa di famiglia ed è andato ad abitare dalla sua compagna in un villaggio della periferia di Norimberga, un paesetto contadino dove si sono rifugiati numerosi artisti. Qui, a Gokarna, riprenderà a studiare musica classica indiana, esercitandosi con il flauto di bambù.

Gokarna, 29 gennaio 2017. Vendita di offerte davanti al tempio di Shiva.

Gokarna, 29 gennaio 2017. Vendita di offerte davanti al portale del tempio Mahaganapati.

Nel pomeriggio ho incontrato Cristina e insieme siamo andate in spiaggia dove avevo un appuntamento con Federica. E’ arrivato anche Michel, il ragazzo francese di Cristina che mentre faceva il bagno ha messo un piede sopra un riccio di mare e degli indiani l’hanno aiutato a togliere le spine.

Gokarna, 29 gennaio 2017. Sun set.

Gokarna, 29 gennaio 2017. Sun set sulla Main Beach.

Con Federica ci siamo sedute al bar della spiaggia dalla quale si gode di un panorama splendido verso il mare.

Gokarna, 31 gennaio 2017

Stamattina, sul tardi, ho camminato ancora verso la Kudle Beach. Arrivata in cima alla collina dei Ghati Occidentali, accanto al tempietto dove i turisti di solito si fermano a riposare, ho deciso di inoltrarmi per un sentiero diverso. In questo tratto di collina qualcuno ha costruito con delle piccole pietre un grande cerchio e all’interno, con lo stesso materiale ha modellato il simbolo della pace.

Gokarna, 31 gennaio 2017. Simbolo della pace in un sentiero sulle colline dei Ghati, tra la Main Beach e la Kudle Beach.

Gokarna, 31 gennaio 2017. Simbolo della pace sulle colline dei Ghati.

Ho camminato ancora un po’ verso il bordo della collina e sono arrivata sopra un’altra parte di mare, quello che sta tra la Main Beach e la Kudle Beach. Dall’alto si vedevano solo rocce e su nel cielo due rapaci mi giravano intorno. Poi, dagli scogli sono sbucati due ragazzi russi che, dopo aver esplorato questa parte difficoltosa e senza spiaggia, avevano deciso di tornare a Gokarna. Ho ripreso il mio cammino passando davanti ad una cava di argilla dove un gruppetto operai, uomini e donne, stavano cuocendo il riso per il pranzo.

Gokarna, 31 gennaio 2017. Un'operaia di una cava di argilla.

Gokarna, 31 gennaio 2017. Operaia di una cava d’argilla sulle colline dei Ghati Occidentali.

Alla Kudle Beach mi son presa un lunghissimo bagno. Poi, sulla spiaggia mi si è avvicinata una ragazza spagnola che avevo già incontrato a Gokarna qualche giorno fa. Ha 22 anni ed la lasciato l’università, dove studiava antropologia. Il costo di 2000,00 euro annui erano e sono tuttora per lei impossibili da sostenere non avendo il sostegno di una famiglia alle spalle. In Spagna, mi dice, non esiste nessuna agevolazione per gli studenti privi di reddito.

Gokarna, 31 gennaio 2017. Sulle colline dei Ghati occidentali.

Gokarna, 31 gennaio 2017. Sulle colline dei Ghati Occidentali.

Gokarna, 1 febbraio 2017

Son tornata alla Kudle Beach attraverso il vecchio sentiero sulle colline dei Ghati. Ho visto in lontananza la cava e anche oggi, operai e operaie, stavano pranzando. Soltanto il manovratore della ruspa stava ancora lavorando per ultimare uno scavo prima della pausa. Dal sentiero si vedeva un gran nuvolone di polvere rossastra che si alzava a fatica nell’aria mentre gli operai si spostavano, con i loro piatti di foglie, il più lontano possibile dalla cava. Un gruppo di ragazzi occidentali mi chiede delle informazioni sul sentiero per Gokarna e io li rassicuro che sono sulla giusta via. Alla Kudle Beach entro subito in acqua prima che i venditori e le venditrici di collane mi assalgano.

Gokarna, Kudle Beach, 1 febbraio 2017. Venditori e venditrici di collane.

Gokarna, Kudle Beach, 1 febbraio 2017. Venditori e venditrici di collane.

All’uscita dall’acqua però, mi intenerisco nel vedere una venditrice poco più che adolescente girare con una bambina di cinque mesi appesa al collo.

Gokarna, Kudle Beach, 1 febbraio 2017. Venditrice di collane con bambina.

Gokarna, Kudle Beach, 1 febbraio 2017. Venditrice di collane con bambina di pochi mesi.

La spiaggia si anima, improvvisamente, quando un gruppo di ragazzi getta in mare una lunga rete e riesce a catturare diversi pesci. Uno del gruppo li mette in un secchio e li porta via. Oltre ai turisti, intorno alla rete con i pesci si sono radunati anche i numerosi venditori di collane che lavorano nella zona: saranno una quindicina, tutti con la stessa identica merce!

Gokarna, Kudle Beach, 1 febbraio 2017. Pesca libera con la rete.

Gokarna, Kudle Beach, 1 febbraio 2017. Pesca di dilettanti.

Al ritorno mi son fermata alla sorgente dell’acqua medicamentosa e lì, al Rama Temple, c’era il sadhu vestito di bianco che chiacchierava con una turista straniera. Oltre a lui, intorno al tempio, c’erano diversi altri pellegrini indiani e turisti occidentali, distesi sulla terra battuta e sulle panche di pietra. Lungo la stradina tra il Rama Temple e Gokarna mi ha raggiunta Paola, la cuoca toscana: anche lei era stata ad attingere l’acqua medicamentosa. Insieme abbiamo camminato all’interno delle stradine, all’ombra delle case fino oltre la grande cisterna.  Paola lavora soltanto nella stagione estiva e gli altri mesi li trascorre qui, a Gokarna. Ha frequentato i tre anni della scuola magistrare ed anche il quarto anno del tirocinio, mi racconta. Ha avuto diverse convivenze ed ora preferisce rimanere sola. E’ molto legata alle nipoti, figlie di sua sorella, ed ai tre gatti che vivono indipendenti uscendo ed entrando da una finestrella situata accanto al tetto della sua casa. Dopo il bagno del tramonto alla Main Beach sono rimasta a leggere ed a chattare in spiaggia fino a sera inoltrata.

Gokarna, 1 febbraio 2017. L'incanto del tramonto sulla Main Beach.

Gokarna, 1 febbraio 2017. L’incanto del tramonto visto dalla Main Beach.

Guardavo ogni tanto la falce di luna con il pianeta Venere luminosissimi, spuntati entrambi proprio di fronte a me. Non sono sola: decine di indiani arrivano sulla spiaggia ogni sera all’ora del tramonto e rimangono incantati a guardare il sole mentre sparisce all’orizzonte. Molti di loro, per lo più intere famiglie, rimangono sulla spiaggia fino a tardi, a godere del calar della sera.

Gokarna, 2 febbraio 2017.

Oggi è giovedì ed è giornata di mercato. Devo comprare qualche provvista dal momento che ho deciso di rimanere ancora un po’ qui.

Gokarna, 2 febbraio 2017. Mercato del pesce.

Gokarna, 2 febbraio 2017. Il Mercato del pesce.

Da qualche tempo, difatti, ho iniziato a preparare da sola i pasti: uso un piccolissimo fornello elettrico e riesco a cucinare negli spazi tra il leggere, lo chattare, il lavare i panni. Stamattina, prima che uscissi, hanno bussato alla porta e finalmente ho avuto un faccia a faccia con l’autore di ben due biglietti lasciati sulla mia maniglia. Qualcuno mi scriveva riguardo a delle ordinazioni di un farmaco, la Spirulina, che pare dia dei benefici per l’esposizione ai raggi solari. Probabilmente, le ordinazioni, le aveva fatte la persona che stava nella mia camera precedentemente. L’uomo della Spirulina è un occidentale di una certa età, con i capelli bianchi e lunghi. Gira per Gokarna con una motocicletta colorata munita di un tettuccio parasole e sul manubrio porta una tabella, probabilmente riferita al farmaco o all’integratore che procura, su ordinazione, durante i suoi viaggi a Goa.

Gokarna, 2 febbraio 2017. Verduraia al mercato del giovedì.

Gokarna, 2 febbraio 2017. Verduraia al mercato del giovedì.

Al mercato settimanale compro della frutta e della verdura. Tra le bancarelle mi arriva la voce di Federica anche lei qui insieme ad un amico tedesco. Al mercato del pesce compro tre piccoli tonni per pranzo.

Gokarna, Fish market, 2 febbraio 2017. Pescivendola.

Gokarna, Fish market, 2 febbraio 2017. Pescivendola.

In spiaggia, alla Main Beach, faccio un lungo bagno anche se le onde sono più violente del solito. Mentre torno in guesthouse mi fermo ad osservare le bambine della scuola di fronte mentre stanno lavando il piatto di metallo servito per il pranzo. Sono in fila e con pazienza aspettano il loro turno.

Gokarna, 2 febbraio 2017. Bambine di una scuola mentre lavano a turno il proprio piatto alla fontana del loro cortile.

Gokarna, 2 febbraio 2017. Bambine delle classi prima e seconda della scuola statale mentre stanno lavando il proprio piatto, dopo il pranzo.

Dall’altra parte del cortile un gruppo di bambini della stessa scuola sta giocando al pallone: ognuno di loro, mi dirà qualcuno più tardi, ha già lavato il proprio piatto. All’ora del tramonto, sulla Car Road, incontro Paola, la cuoca di Arezzo, che sta andando in spiaggia come me. Più tardi, all’uscita dalla Main Beach, mi sentirò chiamare da Cristina e insieme a lei andrò ad acquistare il biglietto del treno per Varanasi. Lascerò Gokarna fra dieci giorni, il 13 febbraio. Arriverò a Varanasi il 15 febbraio, verso mezzogiorno.

Gokarna, 3 febbraio 2017

Appena esco dalla guest house, in tarda mattinata, come d’incanto vedo l’uomo della Spirulina con la sua motocicletta stravagante parcheggiata davanti al cancello. Gli chiedo qualche informazione su questo prodotto e lui prontamente mi passa un foglio con le spiegazioni. Si tratta di un alimento ricco di proteine, vitamine e sali minerali che vengono sintetizzati da un organismo unicellulare che cresce tra le alghe.

Gokarna, 3 febbraio 2017. L'uomo che vende la Spirulina.

Gokarna, Main Road, 3 febbraio 2017. L’uomo che vende la Spirulina sulla sua motocicletta.

Mi dice, poi, che vive in India e risiede a Rishikesh, ma ha trascorso molti anni in Nepal, a Pokhara. Possiede un visto indiano valido dieci anni. I suoi genitori erano originari dalla Sicilia l’uno, dalla Svizzera l’altro. Percorro la Main e la Car Road e mi incammino verso le colline dei Ghati. Mi fermo un attimo a bere alla sorgente dall’acqua medicamentosa del Rama Temple. Lì, c’è sempre il sadhu vestito di bianco che chiacchiera con i turisti. Salgo la scalinata, raggiungo il tempietto solitario della cima e mi fermo ad ammirare dall’alto la Main Beach e il mare. Alla Kudle Beach oggi è il turno di una giovane venditrice di collane che a 22 anni è già madre di due bambine: una di quattro anni, l’altra di uno e mezzo. La bambina più piccola la porta con sé, avvolta in un telo appeso al collo. Ora è il momento del pasto e la giovane madre si accovaccia e porge prima un seno e poi l’altro alla sua bambina.

Gokarna, Kudle Beach, 3 febbraio 2017. Venditrice di collane mentre allatta la sua bambina.

Gokarna, Kudle Beach, 3 febbraio 2017. Venditrice di collane mentre allatta la sua bambina.

Giro lo sguardo verso il mare e vedo un giovane indiano che sta suonando la chitarra, in bilico su uno scoglio, mentre la venditrice sta raccogliendo le numerose collane, le infila sulle braccia e con la sua bambina appesa se ne va. Al ritorno, mi fermo a riempire due bottiglie d’acqua alla sorgente. Mi siedo un momento a parlare con uno svizzero di 55 anni che sta trascorrendo, in India, un periodo sabbatico di due mesi e mezzo. E’ di Lucerna e appartiene ai sei milioni di abitanti svizzeri autoctoni, mi dice. Su sette milioni di abitanti, la Svizzera, conta soltanto un milione di immigrati residenti, mi informa.  Lui, è un insegnante per portatori di Handikap gravi.

Gokarna, 3 febbraio 2017. La Main Beach vista dal Rama Temple.

Gokarna, 3 febbraio 2017. Panorama dal Rama Temple sulla Main Beach.

Sulla strada del ritorno incontro Paola, anche lei con la bottiglia dell’acqua medicamentosa appena riempita. All’ora del tramonto vado alla Main Beach: è affollata di comitive di indiani che stanno fermi, immobili sulla spiaggia, vicino al mare, a guardare incantati  il sole mentre scende all’orizzonte e poi sparisce.

Gokarna, Main Beach, 3 febbraio 2017. Tramonto.

Gokarna, 3 febbraio 2017. Tramonto sulla Main Beach.

Una ragazza occidentale  si  avvicina per chiedermi cosa sia successo: in effetti l’atmosfera che si crea al tramonto è quella di un evento eccezionale.

Gokarna, 5 febbraio 2017

Gokarna, 5 febbraio 2017. Domenica mattina al mercato del pesce.

Gokarna, 5 febbraio 2017. Domenica mattina al mercato del pesce.

E’ domenica e mi reco anche oggi al mercato del pesce. C’è molta più gente degli altri giorni, sia venditrici sia acquirenti.

Gokarna, 5 febbraio 2017. Venditore di stoviglie in terracotta al mercato del pesce.

Gokarna, 5 febbraio 2017. Venditore di stoviglie in terracotta al mercato del pesce.

Oggi c’è anche una bancarella che vende terrecotte artigianali. Prendo in mano un braciere, ma è troppo pesante da trasportare e mi accontento di acquistare un piatto e una ciotola con il coperchio.

Gokarna, 5 febbraio 2017. Venditrice di pan alle pescivendole.

Gokarna, 5 febbraio 2017. Venditrice di paan per le pescivendole.

Vedo anche una vecchina vestita con il tradizionale sari di qui, quello che lascia la schiena scoperta. Sta vendendo il paan da masticare alle pescivendole e lo fa in modo quasi nascosto. Il paan è un composto leggermente (credo) allucinogeno, costituito da foglie di betel, noce di areca e tabacco. Gli indiani, ma anche molti altri asiatici masticano questo paan producendo una considerevole salivazione di colore rosso che li costringe frequentemente a sputare, ovunque.

Gokarna, 5 febbraio 2017. Primo piano della venditrice di paan (foglie di betel, noce di areca e anche tabacco).

Gokarna, 5 febbraio 2017. Primo piano della venditrice di paan al Mercato del pesce.

Attraversando la Car Road per andare in spiaggia incrocio una ragazza con sul capo la scultura di alcune divinità. Ne avevo già vista un’altra ieri, ma si era allontanata subito dal posto dove stavo. Oggi riesco a guardare meglio la statua che portano sul capo: è composta da tre divinità. Chiedo alla ragazza se si tratta di Shiva e lei mi risponde affermativamente, ma evidentemente non aveva compreso. Un indiano che stava seduto sulla porta del suo negozio mi dice che quelle sono le donne legate  alla dea Yellamma e vivono ad un centinaio di km da qui. Appartengono, senz’altro, allo stesso gruppo delle donne che ho incontrato qualche tempo fa ad Ankola, mentre mendicavano davanti ai negozi. E’ da poco passato mezzogiorno e fa molto caldo.

Gokarna, 5 febbraio 2017. La Main Beach verso mezzogiorno.

Gokarna, 5 febbraio 2017. La Main Beach verso mezzogiorno.

La spiaggia è affollatissima di gitanti che paiono rimanere incantati ad ammirare il mare. I fotografi sono indaffarati più che mai a scattare le foto ricordo ed a svilupparle nelle due postazioni con ombrellone e stampante che hanno allestito sulla spiaggia. All’ora del tramonto cammino attraverso dei vicoletti alternativi fino alla sorgente del Rama Temple. Lì c’è sempre il sadhu vestito di bianco. Questa sera mi ha detto di non aver ancora pianificato la data del suo ritorno a Varanasi.

Gokarna, 5 febbraio 2017. Pescatori al tramonto.

Gokarna, 5 febbraio 2017. Pescatori al tramonto.

Rientrando dalla sorgente, lungo la spiaggia, c’erano i pescatori che stavano preparando le reti per la pesca notturna. Più avanti, ho incontrato Paola che stava tornando da una lunga passeggiata nei campi. Alla Main Beach c’era tantissima gente questa sera. Moltissimi indiani, difatti, sono arrivati qui per ammirare il tramonto del sole prima di rientrare nei loro villaggi e nelle loro città.

Gokarna, 5 febbraio 2017. Tramonto sulla Main Beach.

Gokarna, 5 febbraio 2017. Tramonto sulla Main Beach.

La sera è calata in un attimo e la spiaggia si è svuotata quasi completamente. Son rimasti solamente alcuni gruppi di persone che disposte in cerchio si son fermate a guardare il mare, parlando sottovoce o rimanendo in silenzio.

Gokarna, 6 gennaio 2017

Attraversando i vicoletti arrivo alla sorgente del Rama Temple. Sono le 11.30 e il sadhu vestito di bianco si sta lavando ad una fontana. Porta soltanto un telo, bianco, avvolto intorno alla vita e mi guarda con aria assente ed assonata.

Gokarna, 6 febbraio 2017. Panorama dal tempietto in cima al colle.

Gokarna, 6 febbraio 2017. Panorama dal tempietto sopra la collina dei Ghati.

Sto andando alla Kudle Beach: salgo la scalinata, cammino sull’altopiano sopra la collina dei Ghati e mi fermo a guardare da una parte il panorama verso la Main Beach e il mare, dall’altra le alture e la prateria, a tratti bruciata dagli incendi, a tratti seccata dal sole. In lontananza compare la grande cava. Laggiù, la Main Beach appare quasi deserta con un mare  mosso da tumultuose onde che vanno a sbattere violente sugli scogli provocando un intenso rumore. Nel cantiere della cava, oggi, non c’è nessuno ma, tutto intorno, sono aumentati i blocchi di pietra rossa, tutti ben squadrati e disposti a muretto su lunghe file. Sulle facce laterali dei blocchi s’intravede una composizione mista di pietruzze, terra e vegetali. La Kudle Beach è affollata di occidentali e anche qui il mare è molto mosso. Una venditrici di collane con una bimba di 6 mesi appesa al collo viene a sedersi accanto a me: ha 21 anni, abita a Gokarna ed è originaria del Gujarat. Mi racconta che molti indiani, fuori casta come lei, si sono spostati ad Hampi ed a Goa per trovare lavoro, mentre altri hanno deciso di andare a vivere nella foresta per coltivare la terra ed allevare gli animali da cortile. Dopo il bagno mi distendo al sole a leggere “In India” di   William Dalrymple sul mio e-book.

Gokarna, 6 febbraio 2017. La biblioteca, sempre chiusa, in cima al colle.

Gokarna, 6 febbraio 2017. La biblioteca, sempre chiusa, in cima alla collina.

Al ritorno, sull’altopiano, una mucca nera e una marrone stanno brucando l’erba secca alla ricerca di qualche filo verde. Più in là, un vitellino sta mangiando le foglie di un cespuglio. In lontananza arriva il suono del battito della scure di un boscaiolo, mentre su un sentiero, dalla collina di fronte, compare un uomo con una bimba per mano. Mi giro a guardare un nuovo accampamento composto da due tende appoggiate su una struttura a cono fatta di pali di bambù. La struttura è coperta intorno al perimetro o in parte di esso con dei teli di plastica azzurra. Dall’accampamento arrivano delle voci: sono quelle di un gruppo di ragazzi occidentali. Nel frattempo l’uomo con la bambina è arrivato sul retro dell’edificio azzurro sulla cui facciata sta scritto in più lingue “Library”. Giro intorno all’edificio dal quale escono delle voci. Guardo dalle finestre con le inferriate orizzontali o oblique: ci sono parecchi scaffali con dei libri, un salottino elegante all’ingresso, dei panni stesi, un letto matrimoniale.

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Gokarna, 6 febbraio 2017. Interno della biblioteca, sempre chiusa, in cima alla collina del Rama Temple.

Le porte sono tutte chiuse, mentre alcune finestre con le sbarre sono aperte. Tra gli spazi vuoti dei cespugli e delle palme che stanno intorno a questo edificio si può intravedere il mare.

Gokarna, 6 febbraio 2017. Tramonto sul Mare Arabico mosso.

Gokarna, 6 febbraio 2017. Tramonto sul Mare Arabico.

Il rumore fragoroso delle onde si sente fin quassù. In spiaggia, alla Main Beach, all’ora del tramonto, incontro una numerosa famiglia di Bangalore. Sono qui per celebrare la puja della madre morta 10 giorni fa. Domani sarà la giornata più importante della ricorrenza con la celebrazione del rituale e la visita al tempio. Qui, sulla spiaggia c’è un forte vento che sta sollevando la sabbia e il mare sta diventando sempre più mosso. Questa sera è impossibile fare il bagno! La famiglia della puja mi saluta e se ne va, con gli abiti sospinti all’indietro dal vento . Dopo un po’, con la faccia piena di sabbia, lascio la spiaggia anch’io, trascinandomi a fatica verso la zona riparata della Car Road.

Gangavali, dintorni di Gokarna, 7 febbraio 2017

Nei pressi della stazione degli autobus prendo un minivan collettivo per Gangavali. Arrivo là proprio quando il traghetto è appena partito per l’altra sponda.

Gokarna, dintorni, 7 febbraio 2017. Il fiume Gangavali.

Gokarna, dintorni, 7 febbraio 2017. Il fiume Gangavali.

Cammino anche oggi lungo la stradina che fiancheggia il fiume; oggi, oltre alle numerose canoe dipinte di nero ci sono una decina di grandi barche colorate. In lontananza si scorge una canoa con un uomo vestito di bianco che sta pescando.

Gokarna, dintorni, 7 febbraio 2017. Abitazioni di qua del fiume Gangavali.

Gokarna, dintorni, 7 febbraio 2017. Abitazioni al di qua del fiume Gangavali.

Qui, sul lungo fiume ci sono delle case costruite con i mattoni crudi, lasciati soltanto ad essicare al sole, ma ci sono anche moltissime capanne in bambù. Nemmeno oggi ci sono le raccoglitrici di vongole: l’acqua del fiume, difatti, è ancora molto alta. Sul retro di una capanna, proprio a ridosso del fiume, due ragazzi stanno catramando una canoa. In questo piccolo spazio ce ne sono delle altre simili, in fase di riparazione. Intorno a tutte le abitazioni si vedono galli, polli e galline gironzolare insieme a qualche raro bufalo.

Gokarna, dintorni, 7 febbraio 2017. Abitazione lungo il fiume Gangavali

Gokarna, dintorni, 7 febbraio 2017. Abitazione al di là del fiume Gangavali.

L’acqua del fiume è calmissima e solo laggiù, sulla sinistra, in fondo, si scorgono le onde del mare, anche oggi molto agitato. Attraversato il fiume sul traghetto, mi avvio verso la strada che dovrebbe portare alla Honey Beach. Un gruppo di bufali sta avanzando nella mia direzione correndo scatenato e, più avanti, degli altri, stanno andando, di corsa, nella direzione opposta. Tra le capanne si vedono grosse palme da cocco con i frutti appesi, degli alti pini marittimi e una moltitudine di piccoli cactus raggruppati e allineati sul ciglio della stradina. Passo davanti ad un edificio di mattoni con all’esterno una moltitudine di motociclette e bici parcheggiate. Si sente un’unica voce, maschile, mentre sta tenendo una lezione in lingua indi. Quasi certamente si tratta di una scuola superiore.

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Gangavali, di là del fiume, 7 febbraio 2017. Pescivendola ad un incrocio di strade bianche.

Ad un incrocio tra delle strade sterrate, seduta su una cassetta di plastica e con un catino colorato appoggiato in terra, c’è una pescivendola che vende dei piccoli pesci agli abitanti del villaggio. Da lontano, arrivano delle voci di bambini. C’è una scuola, poco più in là, con sei classi di bambini e bambine, dai sei ai dodici anni. Su tutta la facciata emergono  dei grandi disegni colorati che rappresentano la geografia locale, quella dell’India insieme ad altre, sia dell’Asia  che del mondo.

Gangavali, 7 febbraio 2017. Scuola per bambini e bambine dai 6 ai 12 anni.

Gangavali, 7 febbraio 2017. Scuola per bambini e bambine dai 6 ai 12 anni.

Salgo sulla collina seguendo le indicazioni della gente del posto, ma su quel percorso non incontro più nessuno. Non ci sono segnali che indichino la via per la Honey Beach e, arrivata in cima alla collina, quando i sentieri si diramano, non so più dove andare. Sono completamente immersa nella foresta, nel silenzio più profondo, interrotto soltanto dal rumore del mare che arriva da più direzioni. Rinuncio alla Honey Beach e torno indietro.

Gokarna, 7 febbraio 2017. Minivan da Gangavali a Gokarna.

Gokarna, dintorni, 7 febbraio 2017. Minivan da Gangavali a Gokarna.

Prendo un minivan di passaggio fino al traghetto e dal finestrino posso scorgere le cercatrici di vongole al lavoro da quest’altra parte, dove il fiume è già rientrato, lasciando scoperte delle isole di sabbia. Di là del fiume l’acqua si è abbassata da poco e le pescatrici non sono ancora arrivate.

Gokarna, dintorni, 7 febbraio 2017. Abitante di Gangavali, di là del fiume.

Gokarna, dintorni, 7 febbraio 2017. Abitante di Gangavali, di là del fiume.

Mentre attendo il minivan per Gokarna arriva un camion di terra rossa mista a ghiaia e la scarica vicino ad altri cumuli simili. Lì accanto c’è una vasca che servirà per impastare la poltiglia e ricavare i mattoni crudi, da essicare soltanto, al calore del sole.

Gokarna, 8 febbraio 2017

Giro intorno al perimetro della Koorti Teertha, la grande cisterna dove i bramini, la gente del posto e i pellegrini fanno il bagno purificatore e celebrano le puja per i defunti recenti e per gli antenati. Alcuni uomini stanno rivestendosi, dopo il bagno, con delle lunghe stoffe bianche nuovissime.

Gokarna, 8 febbraio 2017. Bagno alla Grande Vasca.

Gokarna, 8 febbraio 2017. Koorti Teertha, la grande cisterna del tempio.

Le puja le stanno celebrando sotto i porticati che fiancheggiano la vasca: riconosco le palline fatte di farina ed acqua che rappresentano gli antenati e la procedura di irrorarle con l’acqua e di aggiungere ad ognuna dei semi e degli altri elementi.

Gokarna, 8 gennaio 2017. Celebrazioni di puje per gli antenati sotto i portici della Grande Vasca.

Gokarna, 8 febbraio 2017. Celebrazioni di puje alla Koorti Teertha, la grande cisterna.

Anche qui, al sud, la partecipazione a questo rituale è riservata soltanto ai componenti maschi della famiglia che siedono, a dorso nudo e avvolti in un panno bianco, di fronte al celebrante. Una coppia con un bambino di circa otto anni mi riconosce. Ci siamo già incontrati a Gangavali, il giorno in cui sono andata da quelle parti, in bicicletta. La coppia ha un altro bambino, più piccolo, che in questo periodo sta frequentando la scuola indiana. La giovane donna è ucraina, mentre il suo compagno è originario della Georgia. Staranno qui, a Gokarna, per altri due mesi e poi torneranno in Ucraina dove risiedono. Cammino ancora intorno alla grande cisterna e mi fermo a guardare la scritta ” No Foreign” sulla facciata di un tempio.

Gokarna, 8 febbraio 2017. Tempio accanto alla Koorti Teertha, la grande cisterna.

Gokarna, 8 febbraio 2017. Tempio accanto alla Koorti Teertha, la grande cisterna.

Corre, infatti, la voce che gli abitanti di Gokarna non gradiscano molto l’invasione di stranieri avvenuta negli ultimi decenni in quanto ne turberebbero la sacralità del luogo. Dalla  Koorti Teertha imbocco un vicoletto che mi porta alla fine della Car Street e in direzione della Main Beach.

Gokarna, 8 febbraio 2017. Incontro intorno alla Grande Vasca.

Gokarna, 8 febbraio 2017. Incontro intorno alla Koorthi Teertha, la grande cisterna.

Lungo questa stradina incontro uno studente di scienze matematiche arrivato qui assieme alla sua famiglia da una cittadina vicina per celebrare il rituale per la morte del nonno. Il mare oggi è abbastanza calmo, ma le onde, a momenti, sono ancora violente. Durante il bagno, un indiano mi dice di mantenermi distante dalle rocce, forse, per evitare che, spinta dalle onde, possa cadere su di esse. Lui si allontana nel mare aperto, ma i poliziotti che controllano la zona lo richiamano con un fischio e lo invitano ad avvicinarsi alla spiaggia.

Gokarna, 8 febbraio 2017. Car Street.

Gokarna, 8 febbraio 2017. L’ora del tramonto sulla Car Street.

All’ora del tramonto la Main Beach si è riempita di pellegrini coloratissimi, arrivati in quel momento in pulman dalla divisione di Kolhapur, nello stato federale del Maharshtra.

Gokarna, 8 febbraio 2017. Arrivo di pellegrini alla Main Beach.

Gokarna, 8 febbraio 2017. Arrivo di pellegrini alla Main Beach.

Si sono immersi nell’acqua del mare soltanto con i piedi e sono rimasti un po’ di tempo incantati a guardare il sole tramontare.

Gokarna, 9 febbraio 2017

E’ giovedì e mi dirigo verso la zona dove si tiene il mercato settimanale. Mi fermo a guardare la vetrina della bottega del barbiere: entro e concordo il prezzo per il taglio.

Gokarna, 9 febbraio 2017. Dal barbiere.

Gokarna, 9 febbraio 2017. Dal barbiere.

Il giovanissimo barbiere mi avvolge in una mantellina azzurra, piena, zeppa di macchie marrone, forse di henna. Usa le forbici con ancora attaccati i capelli del cliente precedente e anche per il pettine la situazione è la stessa. Mi taglia i capelli con molta abilità, in tutte le direzioni, lasciando soltanto un ciuffo più lungo, come frangia.

Gokarna, 9 febbraio 2017. Al mercato del giovedì.

Gokarna, 9 febbraio 2017. Il mercato del giovedì.

Al mercato acquisto: uva, patate, cetrioli, pomodori, limoni, ginger, due tipi di riso e tre pesci. Sulla Main Street, davanti ad una bottega, vedo la motocicletta dell’uomo della spirulina e poi scorgo anche lui, impegnato in una conversazione con il negoziante.

Gokarna, 9 febbraio 2017. Fish Market.

Gokarna, 9 febbraio 2017. Fish Market.

Mi fermo a lungo a guardare degli attrezzi agricoli e dei coltelli appoggiati per terra. Sono foggiati in modo grezzo, in acciaio, ed hanno il manico di legno. Osservo la giovane che li vende: non indossa il sari ed è vestita con una lunga ed ampia gonna a righe, una grande blusa a fiori, di colori diversi e un fazzoletto arancione con il bordo di pizzo appoggiato sul capo per ripararsi dal sole.

Gokarna, 9 febbraio 2017. Venditrice di utensili agricoli.

Gokarna, 9 febbraio 2017. Venditrice di attrezzi agricoli al mercato.

Sta in piedi, dietro il minuscolo spazio occupato dai suoi attrezzi, e tiene un bambino di circa due anni, addormentato, in braccio.

Gokarna, 9 febbraio 2017. Venditrice di attrezzi agricoli artigianali al mercato del giovedì.

Gokarna, 9 febbraio 2017. Venditrice di utensili per l’agricoltura al mercato del giovedì.

E’ quasi mezzogiorno: porto i cibi acquistati in camera e corro verso la Main Beach per fare il bagno.

Gokarna, 9 febbraio 2017. Car street.

Gokarna, 9 febbraio 2017. La Car Street con sullo sfondo gli antichi carri di legno.

Lungo la Car Street vedo, con sorpresa, il gruppo di ragazze con le sculture sul capo. Sono giovanissime: una porta un neonato appeso al collo, una tiene un bambino grandicello per mano, un’altra è in gravidanza avanzata.

Gokarna, 9 febbraio 2017. Una ragazza del Yellama Devi Temple.

Gokarna, 9 febbraio 2017. Ragazza del Yellamma Devi Temple di Saudatti (Ka).

Mi dicono che sono seguaci della dea Yellamma e vivono in un antico tempio, su una collina, nei pressi di Saundati, nel Karnataka del sud.

Gokarna, 9 febbraio 2017. Ragazza dedita al tempio Yellamma di Saundatti.

Gokarna, 9 febbraio 2017. Ragazza devota alla dea Yellamma.

Il ragazzo della bancarella di bigiotteria che stava seduto lì accanto mi spiega che queste ragazze vivono all’interno del tempio e si dedicano, secondo la tradizione, al culto della dea Yellamma, protettrice della fertilità. Il tempio risale al 1500, ma nella zona ci sono delle tombe risalenti al periodo che va dal 3° secolo B. C. al 3° secolo A. D.

Gokarna, 10 febbraio 2017

Attraverso i vicoletti di Gokarna e arrivo al Rama Temple. C’è una processione che sta scendendo cantando dalla gradinata della collina con due sadhu che trasportano sulle spalle un altarino appeso ad un grosso ramo, secco e curvo. Il gruppo fa una sosta al tempietto della piazzetta, fa un giro intorno al Rama Temple, si ferma un attimo davanti al suo portale e poi prosegue, sempre cantando, verso Gokarna. Oltre al sadhu vestito di bianco, oggi quassù, sotto la loggia, c’è un altro personaggio che si sta truccando, guardandosi nello specchietto che tiene in mano.

Gokarna, 10 febbraio 2017. Un momento del trucco al Rama Temple.

Gokarna, 10 febbraio 2017. Il trucco di un sadhu di passaggio, al Rama Temple.

Salgo la scalinata e mi fermo a leggere il quotidiano sul portale del piccolo tempio che sta sulla cima della collina, del quale non conosco ancora il nome. Passano di qui diversi occidentali; alcuni si fermano all’ombra a riposare, altri proseguono senza alzare lo sguardo.

Gokarna, 10 febbraio 2017. Panorama sulla Main Beach dal portale del tempietto sulla collina.

Gokarna, 10 febbraio 2017. Panorama sulla Main Beach dal tempietto sulla collina.

Un indiano con un secchio bianco sulle spalle mi chiede se voglio del miele. Di lì a poco, sul sentiero per la Kudle Beach, lo raggiungerà la moglie con una borsa rossa piena di bottiglie vuote, di plastica, appena recuperate. Compro un piccolo quantitativo di miele e subito dopo, tre turisti occidentali, ne acquistano due bottiglie da litro. Ne vorrebbero ancora, ma non hanno sufficiente denaro.

Gokarna, 10 febbraio 2017. Venditori di miele sulla collina tra la Main e la Kudle Beach.

Gokarna, 10 febbraio 2017. Venditori di miele sul sentiero che porta alla Kudle Beach.

I tre occidentali, seguiti dalla coppia con il secchio e la sporta, si dirigono, quindi, verso la loro guesthouse per recuperare il denaro e acquistare  dell’altro miele. Riprendo il cammino e lancio uno sguardo verso la cava: oggi è in attività, ma ogni volta che passo di qui è il momento della pausa per il pranzo. Alla Kudle Beach mi immergo nell’acqua del mare, lasciandomi cullare dalle onde, oggi più tranquille. Torno alla guesthouse per la strada più lunga, molto frequentata sia da turisti che la percorrono a piedi, sia da autorisciò che corrono avanti e indietro trasportando altri villeggianti. La cittadina dista circa 2 km dalla Kudle Beach e lungo la strada asfaltata si vedono degli edifici in costruzione, alcuni ristoranti, molti centri yoga e ayurveda, tutti recenti. A momenti, quando gli alberi diventano più radi, mi fermo a guardare il panorama  incantevole che si apre, oltre la collina, sulla Main Beach. Poco prima di Gokarna, fermo sul ciglio della stradina, all’ombra degli alberi, vedo la motocicletta dell’uomo della spirulina, e lui, seduto sulla sella che sta trafficando con un tablet appoggiato sul manubrio. Arrivo sulla Car Street e mi si avvicinano tre ragazzine: sono delle studentesse di una scuola statale di Bangalore. Hanno 14, 15 e 16 anni e sono qui, a Gokarna, per una gita scolastica di cinque giorni.

Gokarna, 10 febbraio 2017. Arrivo di pellegrini sulla Main Beach al tramonto.

Gokarna, 10 febbraio 2017. Pellegrini all’ora del tramonto sulla Main Beach.

Verso sera, tornando dalla spiaggia, accanto ai due antichi carri della Car street, vedo due furgoni parcheggiati. Hanno delle scritte e delle grandissime immagini sacre induiste dipinte sulle fiancate. Sono stati predisposti per il trasporto dei pellegrini e  adattati in modo da farli stare distesi.

Gokarna, 10 febbraio 2017. Main Beach al tramonto.

Gokarna, 10 febbraio 2017. Tramonto sulla Main Beach.

Sono gli stessi indiani arrivati poco fa sulla spiaggia ad ammirare gli ultimi attimi del tramonto.

Gokarna, 10 febbraio 2017. Furgone di pellegrini sulla Car Street.

Gokarna, 10 febbraio 2017. Furgone adibito al trasporto dei pellegrini.

Si fermeranno qui, a Gokarna, nel piazzale della stazione degli autobus, per trascorrere la notte sui due furgoni. Arrivano dal Maharashtra, mi dicono sorridendo, mentre salgono per sistemarsi nei loro posti letto.

Gokarna, 11 febbraio 2017

Questa mattina sono andata alla Bus Stand ad aspettare l’autobus per Ankola. Nel piazzale c’erano numerose corriere e diversi furgoni parcheggiati con su i pellegrini; sulle staccionate e sui muretti sventolavano i sari e i dhoti, messi ad asciugare al sole.

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Gokarna, 11 febbraio 2017. Il piazzale della stazione degli autobus dove trascorrono la notte i pellegrini.

Sull’autobus ho trovato posto di fianco, sulla destra e lungo il viaggio ho guardato le risaie secche e i grossi covoni di paglia sistemati accanto, le saline con le vasche piene d’acqua marina e i mucchi di sale sistemati più in là.  Subito dopo, ho rivisto i Kilometri di  colline sventrate che avevo già incontrato verso Karwar, con le rocce e le argille accatastate negli spazi spianati con le ruspe. Più avanti, c’è un ponte in costruzione, parallelo a quello su cui la corriera sta passando. Ora, compaiono delle altre distese di risaie con alcuni rettangoli verdi, con le piantine già alte. Ogni tanto si vedono gli enormi alberi dalla chioma gialla, delle bouganville rosse e lilla, dei gruppi di piante verdi e, la sagoma dell’albero senza foglie, con dei mazzi di fiori bianchi in cima ai suoi rami. Osservo le case: quelle di recente costruzione hanno tutte la cisterna sul tetto per la riserva dell’acqua e per raccogliere quella piovana durante i monsoni. Vicino ad Ankola, compare una piccola chiesa cristiana, con una croce in rilievo sulla facciata. Qui, al mercato, s’incontrano sia molti induisti sia diversi musulmani che rappresentano, probabilmente, le due religioni principali della città.

Ankola, 11 febbraio 2017. Mercato.

Ankola, 11 febbraio 2017. Al mercato settimanale.

Il mercato è vastissimo e offre per lo più  frutta e verdura.

pAnkola, 11 febbraio 2017. Acquisto di polli al mercato.

Ankola, 11 febbraio 2017. Acquisto di polli vivi, al mercato.

Qualche rara bancherella vende capi di abbigliamento per bambini, utensili da cucina, prese e prolunghe elettriche, polli vivi.

Ankola, 11 febbraio 2017. Incontri al mercato.

Ankola, 11 febbraio 2017. Incontri al mercato.

Faccio un salto al mercato del pesce, sempre molto animato dalle donne che lo vendono e compro due piccoli tonni.

Ankola, 11 febbraio 2017. Mercato del pesce.

Ankola, 11 febbraio 2017. Mercato del pesce.

Faccio un giro per la strada principale, animata da numerosissimi negozietti e, improvvisamente sento la vibrazione caratteristica  delle donne del Yellama Temple. Ce ne sono diverse in giro qui ad Ankola, oggi. Noto un particolare: le offerte vengono lanciate direttamente sull’altarino che portano sul capo.

Ankola, 11 febbraio 2017. Una ragazza del Yellamma Temple di Saundatti mentre, producendo una vibrazione, chiede l'elemosina.

Ankola, 11 febbraio 2017. Una ragazza del Yellamma Temple di Saundatti mentre, producendo una vibrazione, chiede l’elemosina.

Mentre attendo l’autobus per tornare a Gokarna, mi si avvicina una turista francese. E’ arrivata da Bhuy nel Gujarat con un viaggio in traghetto fino a Goa ed in autobus fin qui, ad Ankola. Ora sta aspettando la corriera per Gokarna. Ha circa 35 anni, fa la sarta ed è della Bretagna. Nel Gujarat ha acquistato un grosso quantitativo di stoffe da vendere alle sue clienti e le ha spedite attraverso la posta.

Ankola, 11 febbraio 2017. Venditrice al mercato del sabato.

Ankola, 11 febbraio 2017. Venditrice al mercato del sabato.

A Gokarna ha affittato una stanza nella mia stessa guesthouse, ma non l’ho più incontrata.

Gokarna, 12 febbraio 2017

Gokarna, 12 febbraio 2017. Car Street, poco dopo le 12.00, con il fumo delle puja che esce dalla finestra del tempio.

Gokarna, 12 febbraio 2017. Car Street.

Domani lascerò Kokarna e devo dire che mi sono affezionata a questa cittadina e ai suoi dintorni. Oggi è domenica e decido di andare a fare il bagno alla Kudle Beach.

Il fumo delle puja.

Gokarna, 12 febbraio 2017. Car Street, poco dopo le 12.00, con il fumo delle puja che esce dalla finestra del Ganapati Temple.

Attraverso la Car Street e mi fermo a guardare le donne spazzine che, vestite di azzurro, stanno pulendo con cura la strada utilizzando delle grandi scope di rami d’albero.

Gokarna, 12 febbraio 2017. Spazzina sulla Car Road.

Gokarna, 12 febbraio 2017. Spazzina sulla Car Street.

Davanti al Ganapati Temple ci sono numerose donne indaffarate a preparare le offerte da vendere a turisti e pellegrini.

Gokarna, 12 febbraio 2017. Preparazione delle offerte da vendere ai visitatori del Ganapti Temple.

Gokarna, 12 febbraio 2017. Preparazione delle offerte da vendere ai visitatori del Ganapati Temple.

Sulla stradina che porta al Rama Temple ci sono diversi furgoni parcheggiati, coperti da una moltitudine di panni messi sopra ad asciugare; lì accanto, gruppi di indiani stanno facendo colazione, seduti in terra. Appoggiato ad un muretto del Rama Temple, c’è il sadhu vestito di bianco che da qualche tempo porta uno scialletto giallo sulle spalle. Gli chiedo il nome del tempietto che sta in cima alla gradinata e mi risponde che è dedicato al fratello del dio Rama.

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Gokarna, 12 febbraio 2017. La facciata del Rama Temple.

Arrivata lassù, però, mi accorgo che sul portale c’è una scritta ed è riferita ad un commerciante della Car Street. Guardo giù e mi fermo a contemplare il magnifico panorama che va dalla Main Beach fino al fiume Gangavali. Come ogni fine settimana, la spiaggia, è affollatissima, in particolare la Main Beach. Riprendo il cammino sul sentiero della collina e vedo le tende azzurre con la struttura a cono ancora lì, con le stesse voci maschili che le animano. Poco più in là, c’è la cava, scavata dentro la collina, che si presenta come un enorme buco in mezzo prati e cespugli. Numerosi rapaci girano sopra la zona: a momenti planano all’improvviso, poi si rialzano, sembrano andare via, ma poi ritornano. Sul sentiero incrocio qualche turista silenzioso che va verso la Kudle Beach o nella direzione opposta. Dove termina il sentiero c’è la strada principale ed anche l’inizio della gradinata che scende alla spiaggia. Lì, accanto al grande ristorante, ci sono diversi furgoni, dei fuoristrada, numerose motociclette e degli autorisciò parcheggiati. Riconosco il veicolo dell’uomo che vende la Spirulina, ma lui non c’è. Vedo un’altra motocicletta simile, con una cassetta fissata davanti al manubrio e una sul portapacchi dietro la sella. Sono piene di sacchettini bianchi con dentro degli alimenti che, due giovani francesi, distribuiscono con le mani ricoperte da vivaci guanti gialli. Oltre ai sacchettini picnic vendono anche del pane e dei dolci sfusi.

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Gokarna, 12 febbraio 2017. Verduraia accanto al Ganapati Temple.

Alla Kudle Beach mi distendo al sole: inizia il via vai di venditori e venditrici di collane, sempre più numerosi.

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Gokarna, 12 febbraio 2017. Kudle Beach.

Quassù, non ci sono negozi e probabilmente questo luogo rappresenta, una buona opportunità di lavoro per gli abitanti di Gokarna.

Gokarna, 12 febbraio 2017. Incontro sulle colline dei Ghati, tra la Main e la Kudle Beach.

Gokarna, 12 febbraio 2017. Incontro sulle colline dei Ghati, tra la Main e la Kudle Beach.

Tornando verso il tempietto solitario e il Rama Temple, sulle colline, vedo  un anziano indiano con un grande fascio di paglia sulla testa. Mi fermo per fotografarlo, ma lui appoggia il carico per terra, prende una pietra e fa il gesto di lanciarmela. Poi, si gira di spalle e rimane così, immobile, fino a quando non me ne vado via. All’ora del tramonto mi siedo sulla spiaggia insieme ai numerosi indiani che stanno continuando ad arrivare qui per salutare il dio sole che se ne va. Una famiglia con più generazioni mi saluta stringendomi la mano; le ragazze più giovani scattano diverse fotografie insieme a me. Tre fratellini della stessa famiglia arrivano dal bagno felici di poter scambiare qualche frase in inglese. Hanno 10, 9 e 6 anni e mi presentano, orgogliosi, tutti i componenti della loro famiglia, compresi nonni, zie e zii ancora giovanissimi.

Gokarna, 12 febbraio 2017. Tramonto sul Mare Arabico.

 

I’m going back to India: Mandu, M. P. (december 2016).

Alle 12.00, da Maheshwar, prendiamo la corriera per Mandu; 50 km in 2 ore e mezza. Anche qui c’ero già stata, ma andare con mio figlio i posti dove lui sceglie di sostare più a lungo mi porta a scoprire dei dettagli nuovi e significativi.

Mandu, Madhia Pradesh, 26 dicembre 2016. Grotte dove vivevano i guardiani delle mura.

Mandu, 26 dicembre 2016. Grotte dove vivevano i guardiani delle mura.

Ci inoltriamo per una passeggiata sull’altura intorno all’altopiano con i resti della cinta muraria del periodo di dominazione islamica della zona, dal 1300 al 1600, con le grotte ancora intatte dove abitavano i guardiani della fortezza.

Mandu, 27 dicembre 2016. Una delle porte del territorio murato nel periodo Moghul.

Mandu, dicembre 2016. Una delle porte del territorio murato nel periodo Moghul.

Il luogo si apre con un panorama stupendo fatto di massi e rocce in alto e di campi coltivati nelle zone pianeggianti. In lontananza si delineano nel cielo i profili delicati di una moschea e di due tombe musulmane solitarie.

Mandu, 27 dicembre 2016

Partiamo per una camminata lunghissima all’interno dei villaggi Adivasi, l’etnia originaria dell’India.

Mandu, 27 dicembre 2016. Famiglia Adivasi davanti alla loro abitazione.

Mandu, 27 dicembre 2016. Famiglia di etnia Adivasi davanti alla propria abitazione.

Percorriamo le strade sterrate ed i sentieri che si snodano intorno all’altopiano di Mandu; camminiamo sui resti delle antiche mura e delle porte che circondavano il territorio nei trecento anni di dominio islamico (1300-1600). In mezzo ai campi coltivati, la gente è intenta a spostare delle tubature mobili, in plastica, utilizzate per l’approvvigionamento idrico della zona e per l’irrigazione dei campi. Sono dei tubi lunghi e flessibili, a volte in plastica a volte in bambù.

Mandu, 27 dicembre 2016. Pozzo tra i villaggi Adivasi.

Mandu, 27 dicembre 2016. Pozzo tra i villaggi Adivasi.

Vengono trasportati sulle spalle da bambini e bambine, dalle falde acquifere scavate nei pressi del villaggio fino alle loro capanne. Sono dei bambini e delle bambine, di varie età, ragazzini che non sanno ne leggere ne scrivere e non sono mai andati a scuola.

Mandu, 27 dicembre 2016. Simone in un villaggio Adivasi.

Mandu, 27 dicembre 2016. Simone Mestroni, antropologo, in un villaggio Adivasi.

Al villaggio ci viene offerto del cibo senza accettare del denaro in cambio. Una bambina ci chiede soltanto dei biscotti da dividere con gli altri. Sulla strada del ritorno, proseguo da sola per un lungo tratto e mi fermo a visitare i ruderi della Chorkot Mosque e poi una delle tante eleganti tombe Moghul dalla forma di tempietto.

Mandu, 27 dicembre 2016. Tomba Chorkot

Mandu, 27 dicembre 2016. Tomba Chorkot.

Qualcuno mi racconta che molte tombe fino a poco tempo fa venivano utilizzate dagli Adivasi come abitazione ed anche come riparo per gli animali. Tra i rami dei maestosi alberi, che stanno accanto alle abitazioni, si vedono spiccare degli enormi fienili con grossi quantitativi di foraggio, posto all’aria ad essiccare.

Mandu, 27 dicembre 2016. Resti della Chorkoot Moschea.

Mandu, 27 dicembre 2016. Resti della Chorkot Moschea.

Al tramonto, andiamo a camminare intorno alla cima dell’altopiano. Ci sediamo ad ammirare il tramonto del sole un po’ offuscato dalla foschia ed a guardare i profili di una moschea e di alcune tombe islamiche. Sopra e sotto i dirupi ci sono delle vaste zone pianeggianti coltivate a frumento e grano. Nel fitto bosco dicono sia stato avvistato un leopardo. Certo è, che nel silenzio della montagna, vive un guru, in totale solitudine.

Mandu, 27 dicembre 2016. Trasporto di tubature nei villaggi Adivasi.

Mandu, 27 dicembre 2016. Trasporto di tubature nei villaggi Adivasi.

Dopo la decadenza del periodo islamico e prima dell’arrivo dei colonizzatori, sono stati avvistati molti fantasmi in tutta la zona. Secondo una giovane guida bramina del luogo, questi fenomeni si sono estinti grazie all’arrivo della religione induista che ha provveduto a ripulire la negatività della zona.

Mandu, 28 dicembre 2016

Questa mattina siamo usciti presto dalla guesthouse, quando ancora la temperatura era fredda. Abbiamo percorso una stradina sterrata che attraverso i villaggi Adivasi arriva fino ai resti di un palazzo Moghul.

Mandu, 28 dicembre 2016. Donna di etnia Divasi.

Mandu, 28 dicembre 2016. Donna di etnia Adivasi.

Gli edifici storici in questa zona sono molto curati e accoglienti. Dopo di noi è arrivato in bicicletta l’addetto alla pulizia dell’edificio: ci ha raccontato che ha un incarico governativo per questo ruolo, retribuito con 40 mila rupje al mese, circa 600 euro. Lungo la strada c’è un tempietto a forma ottagonale, sempre appartenuto al periodo di dominazione islamica. Quello che caratterizza il luogo è la stretta connessione tra le abitazioni degli Adivari e la molteplice distesa di edifici storici della zona. Le case sono costruite con i materiali poveri del luogo e sono simili a delle capanne. Solo alcune hanno la parabola sul tetto.

Mandu, 29 dicembre 2016. Pellegrina al tempio di Shiva.

Mandu, dicembre 2016. Pellegrina al tempio di Shiva.

Accanto alle capanne, in un tutt’uno con le costruzioni, c’è sempre un riparo per gli animali che per lo più vivono insieme alle persone. Difatti, la quotidianità delle famiglie si mescola insieme a quella di ovini e bovini con i loro piccoli, di chiocce con pulcini, a qualche gatto ed a molti cani. Qui a Mandu c’è un gran fermento per le prossime elezioni comunali che si terranno il 4 gennaio 2017. I due gruppi in competizione sono: quello che amministra attualmente la città, legato al partito di Modi, attuale primo ministro, e quello del Congresso che fa riferimento a Sonia e Rahul Gandhi. Per la campagna elettorale, ogni abitazione, tiene esposta la bandierina con il simbolo del partito scelto: il loto per il partito di Modi, il palmo della mano per quello del Congresso. Manifesti e striscioni poi, riempiono ogni piccolo spazio della cittadina e camioncini con altoparlanti urlanti attraversano le strade ed i villaggi, fermandosi a momenti per qualche comizio a diretto contatto con la gente. I candidati del partito del Congresso stanno battendo in particolare i villaggi Adivasi ed anche le casette ed i negozietti. Mi pare di notare che le aree rurali abbiano esposti più manifesti legati a questo partito, ma qualcuno mi dice che questa gente non conosce il significato dei simboli.

Mandu, 29 dicembre 2016. Pellegrini al tempio di Shiva.

Mandu, dicembre 2016. Pellegrini al tempio di Shiva.

Al tramonto ci spostiamo verso la cresta di un’altura e raggiungiamo un albero maestoso sotto il quale ci sediamo a guardare il sole tramontare. In lontananza si vede un tempietto con il tetto adibito a fienile e tante altre tombe che si delineano tra i profili di rocce e alberi. Da qui possiamo vedere i pellegrini scendere la gradinata che porta al tempio induista che sta sotto una roccia. E’ quasi notte quando attraversiamo i campi appena irrigati per tornare alla guesthouse. E’ buio e le strade non sono illuminate che dai fari di corriere e motociclette che ci accecano quando arrivano.

Mandu, 29 dicembre 2016

Siamo ancora a Mandu e nella mattinata raggiungiamo il tempio induista dedicato a Shiva situato tra le rocce che sostengono l’altopiano. La tabella in metallo posta all’entrata lo indica come “Nilakantha Palace”. E’ stato costruito in pietra rosa nel XVI secolo, nel periodo della dominazione islamica e la sua struttura è quella tipica utilizzata dall’imperatore Akbare che ricorda molto lo stile  delle moschee.

Mandu, 29 dicembre 2016. Il tempio indu del XVI secolo.

Mandu, 29 dicembre 2016. Il tempio indu del XVI secolo.

Scendiamo attraverso una lunga scalinata insieme ai numerosi pellegrini del Narmada che, nel loro percorso, solitamente si fermano anche qui. Laggiù, seduto in posizione yoga c’è un giovane guru con una lunga barba che offre il cjai a tutti. All’interno si scende di qualche gradino e si raggiunge una sorgente la cui acqua viene raccolta all’esterno in una grande vasca.

Mandu, 29 dicembre 2016. Pellegrini del Narmada di passaggio.

Mandu, 29 dicembre 2016. Pellegrini del Narmada di passaggio.

Verso mezzogiorno ci spostiamo nella piazza del mercato per prendere la corriera per tornare a Maheshwar. Polizia e ambulanti ci forniscono degli orari completamente diversi tra di loro. Alla fine accettiamo di salire su un furgone fatiscente, insieme ad un numeroso gruppo di pellegrini. Attraversiamo per lo più stradine sterrate tra i campi coltivati con i pellegrini seduti dietro di noi, su due panche di metallo, poste l’una di fronte all’altra. Noi due, siamo seduti davanti insieme all’autista: una rete metallica ci separa dai pellegrini. Da dietro arrivano i canti delle donne insieme a delle grandi vampate di fumo da sigaretta.

I’m going back to India: Maheshwar (M. P.) december 2016-jenuary 2017.

Verso Maheshwar, Madya Pradesh, 21 dicembre 2016

Sono le 4:00 di mattina e sono appena arrivata a Kadhwa, nel Madhya Pradesh.

Kahdwa, 21 dicembre 2016. Bus station alle 4 di mattina.

Kahdwa, 21 dicembre 2016. Bus station alle quattro di mattina.

Da qui, devo prendere la corriera per Maheshwar che sta a circa 4 ore e mezza da qui. Là, ci sarà Simone, mio figlio! Il treno da Varanasi a kadhwa era affollatissimo di gente che dormiva un po’ dappertutto. Per consentirmi di scendere è intervenuto un anziano indiano che è riuscito a far spostare le donne e i bambini che dormivano addossati alla portiera. La stazione degli autobus sta a due passi da quella ferroviaria e lungo il tratto di strada ci sono i soliti numerosi motorisciò in piena attività tutta la notte. Qualche figura allampanata, coperta da un plaid fino alla testa, gironzola infreddolita tra i vari botteghini, sempre aperti. Qua e là ci sono gruppi di persone accovacciate che si riscaldano intorno a dei piccoli falò. Alla stazione degli autobus c’è un porticato sotto il quale stan dormendo per lo più delle donne e dei bambini. La stazione è affollata, nonostante l’ora, di persone che stanno aspettando di partire, ma anche di gente che arriva qui e si ferma il tempo di aspettare la coincidenza per un’ altra destinazione. Dovrò attendere almeno tre ore per prendere la corriera diretta a Maheshwar: potrei prenderne una che va da un’altra parte e lì cambiare, ma non mi fido dal momento che qui non sbiaciccano nemmeno una parola d’inglese. Prendo uno, due cjai sotto il porticato e mi metto a scrivere questi appunti. Uno dei ragazzi dei botteghini mi porta una sedia di plastica bianca, sporca e fatiscente, appoggiata sopra ad un’altra mezza rotta anch’essa. Le musiche che provengono dai vari botteghini sono assordanti e in più si mescolano le une con le altre creando un gran frastuono. Arriva un numeroso gruppo di viaggiatori imbacuccati in coperte colorate e si ferma a far colazione al botteghino di fronte a me. Comprano: verdure tritate, patate sottilissime essicate e salse messe su un pezzo di carta di giornale. Le mangiano con un cucchiaino d’acciaio che poi restituiscono al ragazzo del negozietto. Lì in parte, sul pavimento, c’è un pentolone con dell’acqua. L’attingono con un pentolino e si bagnano la faccia strofinandola con le mani, un po’ come fanno i gatti quando si lavano. Alcuni si spostano più in là e versano l’acqua per lavarsi viso e denti da una bottiglia di plastica. I denti se li i lavano accuratamente strofinandoli con un dito e sputando in terra l’acqua usata per risciacquarli. Alcuni anche si pettinano.

Maheswar, 21 dicembre 2016. Tramonto sui ghat.

Maheshwar, 21 dicembre 2016. Tramonto sui ghat.

Qualcuno viene ad avvisarmi che la corriera per Maheshwar è in partenza. Sono le 7.15: arriverò a Maheshwar alle 12.00 e con grande sorpresa troverò mio figlio ad aspettarmi .

Maheswar 22 dicembre 2016. Il tramonto.

Maheshwar 22 dicembre 2016. Il tramonto sul fiume sacro Narmada.

Maheshwar è splendida! C’ero già stata circa un anno e mezzo fa, ma passeggiare lungo il fiume sacro Narmada con mio figlio, al tramonto mi ha trasportata in un mondo di favola!

Maheswar, 22 dicembre 2016. I ghat del Narmada

Maheshwar, 22 dicembre 2016. I ghat del Narmada.

Maheshwar, 23 dicembre 2016

Maheswar, 23 dicembre 2016. Il Tempio dedicato alla dea Narmada lungo i ghat del fiume sacro.

Maheshwar, 23 dicembre 2016. Il Tempio dedicato alla dea Narmada lungo i ghat del fiume sacro.

La favola continua! Oggi mi sono alzata più presto del solito, ma già tardi per assistere alla discesa dei pellegrini a fare il bagno al fiume e a celebrare le puja.

Maheshwar, 23 dicembre 2016. Incontri lungo i ghat.

Maheshwar, 23 dicembre 2016. Incontri lungo i ghat.

Sono arrivata ai ghat poco prima delle 8.00 e c’erano ancora gli ultimi pellegrini che risalivano la scalinata verso il piazzale dell’ashram dove avevano alloggiato per la notte e dove stavano parcheggiati i pullman.

Maheshwar, 23 dicembre 2016. Pellegrini.

Maheshwar,  23 dicembre 2016. Pellegrini.

Questi pellegrinaggi lungo il Narmada si svolgono in pullman e necessitano di 20 giorni di viaggio. Arrivano durante la notte e la mattina prestissimo i pellegrini scendono a salutare il fiume e poi ripartono.

Maheswar, 23 dicembre 2016. Lungo i ghat del Narmada.

Maheshwar, 23 dicembre 2016. Lungo i ghat del Narmada.

I ghat sono frequentatissimi anche da donne nomadi di diverse età, che sfoggiando splendidi sorrisi, con diversi denti a volte ricoperti d’oro, vendono bracciali e collane coloratissimi, per lo più di vetro.

Maheshwar, 23 dicembre 2016. Pellegrinaggi ai ghat.

Maheshwar, 23 dicembre 2016. Pellegrinaggi ai ghat.

Maheswar, 23 dicembre 2016. Il Tempio della dea Narmada lungo il fiume sacro a lei dedicato.

Maheshwar, 23 dicembre 2016. Il Tempio della dea Narmada lungo il fiume sacro a lei dedicato.

Maheshwar, 25 dicembre 2016

E’ il giorno di Natale e mi sono alzata all’alba per vedere anche oggi il sole sorgere. La mattina fa freddo, ma appena il sole si alza l’aria si riscalda. Ho fatto il bagno nel Narmada e mi son sentita avvolgere da un’intensa energia.

Maheswar, 25 dicembre 2016. Zingarelle venditrici di collane sui ghat.

Maheshwar, 25 dicembre 2016. Zingarelle venditrici di collane sui ghat.

Ho parlato a lungo con Sagita, una donna inglese di 46 anni, di origine indiana, che si è trasferita qui da quattro anni. A Londra era un avvocato, possedeva una casa che ha regalato all’ex marito e ha scelto di venire qui, a Maheshwar, sul Narmada. Per vivere fa l’insegnante di yoga, ma più che altro utilizza i risparmi che ha messo da parte quando stava in Inghilterra.

Maheswar, 25 dicembre 2016. Le vedove mendicanti.

Maheshwar, 25 dicembre 2016. Le vedove mendicanti.

Maheshwar, 26 dicembre 2016

Il Natale è passato in armonia con mio figlio e con Consuelo, Armando e nipoti sentiti al telefono. Oggi sul fiume c’è una fitta nebbia, ma i pellegrini stan facendo il bagno e celebrando i rituali ugualmente.

Maheshwar, 26 dicembre 2016. Il bagno con la nebbia.

Maheshwar, 26 dicembre 2016. Il bagno con la nebbia.

Per le puja le donne si dispongono in cerchio o allineate in base allo spazio che hanno a disposizione; appoggiano le immagini sacre e dei pupazzi con collane, delle ciotole e dell’acqua su delle tovaglie e dei centrini. Accendono poi le candele alimentate dal ghii, una specie di burro fuso, e muovono le fiamme nell’aria con gesti circolari accompagnandole con il suono di campanelli.

Maheshwar, 26 dicembre 2016. Rituale all'apice della celebrazione.

Maheshwar, 26 dicembre 2016. Rituale all’apice della celebrazione.

Alcune cantano dei mantra mentre gli uomini si inseriscono nel rituale solo a tratti e prendono le noci di cocco con alcuni segni rossi, appena dipinti, e vanno a gettarle nel fiume.

Maheshwar, 26 dicembre 2016. Rituale.

Maheshwar, 26 dicembre 2016. Rituale.

Le donne dipingono con le dita dei punti rossi su tutti gli altri simboli e sulle fronti di ognuno e ognuna di loro e cercano il portamonete nascosto nel seno per prendere le monete da donare al fiume Narmada. Sia donne che uomini mi offrono dei grossi granelli di zucchero e delle caramelle bianche. Una di loro mi porge anche il vassoio con le fiamme accese che cerco di muovere nell’aria, imitando i loro movimenti.

Maheshwar, 26 dicembre 2016. Donne in posa.

Maheshwar, 26 dicembre 2016. Donne in posa.

Concluso il rituale, ripongono con molta cura gli oggetti in cestelli di plastica e borse. Dietro di me è comparso un barbiere che sta già rasando barba e capelli ai pellegrini che in fila attendono il loro turno.

Maheshwar, 26 dicembre 2016. Donne in pellegrinaggio.

Maheshwar, 26 dicembre 2016. Donne in pellegrinaggio.

Alle 12.00 prendiamo la corriera per Mandu; 50 km in 2 ore e mezza. Anche qui c’ero già stata, ma vivere con mio figlio i posti dove lui sceglie di sostare più a lungo mi porta a scoprire dei dettagli nuovi e significativi (vedi Mandu).

Trascorriamo alcuni giorni a Mandu:  il 29 dicembre, verso mezzogiorno ci spostiamo nella Piazza del mercato per prendere la corriera per tornare a Maheshwar. Polizia e ambulanti ci forniscono degli orari completamente diversi tra di loro. Alla fine accettiamo di salire su un furgone fatiscente insieme ad un numeroso gruppo di pellegrini. Attraversiamo per lo più stradine sterrate tra i campi coltivati con i pellegrini seduti dietro su due panche di metallo poste l’una di fronte all’altra. Noi due, siamo seduti davanti insieme all’autista: una rete metallica ci separa dai pellegrini. Da dietro arrivano i canti delle donne insieme a delle grandi vampate di fumo da sigaretta.

Maheshwar, 29 dicembre 2016. Tramonto sul Narmada.

Maheshwar, 29 dicembre 2016. Tramonto sul Narmada.

Maheshwar, 31 dicembre 2016

Son seduta in alto, su un tempietto rivolto verso il fiume, nella zona dove c’è il grande ashram che accoglie i pellegrini. Oltre ad essere l’ultimo giorno dell’anno è anche sabato e i ghat sono affollatissimi.

Maheshwar, 31 dicembre 2016. Incontro sui ghat.

Maheshwar, 31 dicembre 2016. Incontro sui ghat.

Questa zona è frequentata da agricoltori e pastori che arrivano in pellegrinaggio e si fermano soltanto una notte e la mattina si riversano al fiume per celebrare le puja. Nella parte est, verso il palazzo del marajà, in una zona adibita a lussuoso albergo, si trova, invece, gente della media ed alta borghesia indiana: veste in modo del tutto occidentale, chiede continuamente di scattare dei selfie assieme agli occidentali, fa il giro in barca fino all’isoletta accanto e se ne torna all’hotel.

Maheshwar, 31 dicembre 2016. Puja.

Maheshwar, 31 dicembre 2016. Puja.

Nella zona ovest, proprio ora si è allineata verso il bordo del fiume una lunga fila di uomini e bambini con il dorso nudo e un telo bianco annodato intorno alla vita. Stanno pregando! E lo fanno sia prima di immergersi nell’acqua sia dopo esserne usciti. Un anziano Baba con una lunga barba bianca mette loro nelle mani dei semi e tutti insieme poi recitano dei mantra. Il vecchio guru, con dei lunghi calzini grigi ai piedi, se ne sta seduto sulla gradinata e ogni tanto viene colto da una forte tosse che lo costringe ad interrompere la preghiera.

Maheshwar, 31 dicembre 2016. Rituali sui ghat.

Maheshwar, 31 dicembre 2016. Rituali sui ghat.

Poco più in là, ed anche oltre, altri pellegrini stanno celebrando delle puja per gli antenati, impastando la farina con l’acqua. Disposti, su un telo, ci sono tutti i prodotti della terra e i cibi vegetali ricavati da essi. Ci sono anche dei sacchetti con i diversi colori simbolici in polvere.

Maheshwar, 31 dicembre 2016. Puja per gli antenati.

Maheshwar, 31 dicembre 2016. Puja per gli antenati.

In una postazione due figli e un celebrante stanno disponendo le palline di farina ed acqua allineate su due file. Le irrorano insieme a tutti gli altri alimenti con l’acqua e dispongono della paglia sopra. Son cerimonie alle quali ho già assistito in varie zone dell’India, ma queste sono molto accurate e ricche di elementi.

Maheshwar, 31 dicembre 2016. Asciudatura dei vestiti dopo il bagno.

Maheshwar, 31 dicembre 2016. Asciugatura dei vestiti dopo il bagno.

M’addentro nella cerimonia degli antenati ricordando uno per uno i miei cari defunti. Le palline sono oltre una decina: solo dopo aver ricordato tutti i miei cari mi accorgo di aver dimenticato il mio primo marito e i suoi genitori. Mi vengono le lacrime agli occhi, ma prendo coscienza che è un nodo doloroso e poco sereno che devo ancora risolvere dentro di me.

Maheshwar, periferia, 31 dicembre 2016. Madre e bimba di etnia Pawar.

Maheshwar, periferia, 31 dicembre 2016. Madre e bimba di etnia Pawar.

Nel pomeriggio ci spostiamo a far visita al campo rom dove abitano le ragazze che vendono le collane lungo i ghat. L’accampamento dista due-tre km dal paese e un ragazzo ci da un passaggio in motocicletta fin là. Le casette sono semplici, costruite in cemento o mattoni. Ci accolgono in cortile e ci offrono il cjai in delle coppe con il fondo molto alto.

Maheshwar, dintorni, 31 dicembre 2016. Donna pawar nel campo nomadi.

Maheshwar, dintorni, 31 dicembre 2016. Donna di etnia Pawar nel campo nomadi.

Bambini e ragazze giovani, già madri, ci attorniano e si mettono in posa per farsi fotografare: sono nomadi dell’etnia Pawar ci dicono. Prima di questo campo, subito dopo il ponte, ce n’era un altro, fatto di tende e di ripari precari. Il ragazzo della moto ci dice che quelli sono i luoghi degli Adivasi che si spostano qui a periodi per svolgere delle attività agricole.

Maheshwar, 31 dicembre 2016. Campo nomadi di etnia Pawar.

Maheshwar, 31 dicembre 2016. Campo nomadi di etnia Pawar.

La sera è accompagnata fino oltre la mezzanotte dallo scoppio fortissimo di fuochi d’artificio. Faccio un giro sui ghat per vedere cosa succede là e trovo il Narmada tappezzato di candele dei desideri.

Maheshwar, 31 dicembre 2016.Mendicanti sul far della sera.

Maheshwar, 31 dicembre 2016. Mendicanti sul far della sera.

Questo evento lo organizza ogni fine anno il marajà che abita nel palazzo adibito ad hotel. Ho messo delle candele dei desideri anch’io, nel Narmada, qualche ora fa.

Maheshwar, 1 gennaio 2017

E’ una giornata piena di sole ed esco sul tardi dirigendomi verso i ghat per una stradina diversa. Mi addentro tra le abitazioni del villaggio e arrivo ad una casetta con un’insegna riferita ad una scuola di yoga. Mi fermo a leggere la tabella e mi trovo davanti Sangita, la donna di lontana origine indiana, nata e cresciuta a Londra, che da quattro anni vive qui. Quella casetta con la tabella è la sua abitazione. Ci accordiamo per trovarci più tardi quando ci saranno anche mio figlio e Gil, lo scenografo canadese che sta nella stanza accanto alla mia.

puja di donne. 1 gen 17

Maheshwar, 1 gennaio 2017. Puja di donne.

Al tramonto mi siedo un po’ qua e un po’ là sui ghat e vengo sommersa dai numerosi turisti indiani che mi chiedono di farsi fotografare insieme.

Maheshwar, 1 gen 17. Tram

Maheshwar, 1 gennaio 20 17. L’ora del tramonto sui ghat.

E’ una giornata particolare e moltissimi indiani sono arrivati qui dai villaggi, dai paesi e dalle città vicine per fare il bagno nel Narmada e celebrare i rituali, ma anche soltanto per passeggiare lungo il fiume e farsi i selfie.

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Maheshwar, 1 gennaio 2017. Tramonto.

Maheshwar, 2 gennaio 2017

Simone è partito per Orkameshwar: tornerà a piedi da lì insieme ai pellegrini che percorrono il tragitto lungo il fiume Narmada.

Maheshwar, 2 gennaio 2016. Quartiere islamico.

Maheshwar, 2 gennaio 2016. Quartiere islamico.

Nelle tarda mattinata sono andata da Sangita, la donna anglo-indiana che abita qui. Vive in una buia e minuscola casetta composta da una saletta che fa da ingresso e zona pranzo. Poi c’è una stanzetta rettangolare con la parte per cucinare e un letto accanto. Dietro una tenda sul fondo dell’ingresso ci stanno i vestiti appesi a delle grucce. Secondo Sangita, il fatto che arrivi poco sole all’interno dell’abitazione, è un privilegio che tiene lontano il caldo afoso che caratterizza la zona per la maggior parte dell’anno. Kapil, l’ex compagno indiano di Sangita, ci ha dato un passaggio in motocicletta fino alla bottega del sarto che vende stoffe e confeziona vestiti. Sangita ha ordinato diversi abiti in quanto sta attendendo dei turisti inglesi ai quali terrà delle lezioni di danza, canto e yoga. Anch’io mi son fatta confezionare qualcosa.

,Maheshwar, 2 gennaio 2017. Tessitrici di un'organizzazione no-profit per le donne.

Maheshwar, 2 gennaio 2017. Tessitrici di un’organizzazione no-profit per le donne.

Nel pomeriggio, girando per le strade interne della cittadina per cercare una matassa di cotone ho incontrato dei ragazzini che mi hanno accompagnata nella sede di un’associazione di donne tessitrici: la “Women Weave”. Si stava svolgendo una cerimonia: numerose donne erano sedute sul prato mentre gli uomini stavano in disparte, sotto un gazebo. I tessuti, belli e costosi, erano esposti su degli scaffali e degli uomini molto eleganti ne seguivano le vendite. Mentre me ne stavo andando via, le  tessitrici hanno intonato un canto, per salutarmi.

Maheshwar, 2 gennaio 2017. Case con telai.

Maheshwar, 2 gennaio 2017. Case con telai.

Attraversando le stradine, dalle numerose porte aperte delle case, s’intravedevano le persone tessere manovrando i telai meccanici e producendo il caratteristico rumore delle vecchie fabbriche. Questo quartiere è abitato per lo più da musulmani e si sviluppa intorno ad una piccola moschea.

Maheshwar, 3 gennaio 2017. Presepio.

Maheshwar, 3 gennaio 2017.

Maheshwar, 4 gennaio 2017

Questa mattina son rimasta a lungo sul Narmada a leggere e a guardare i pochi indiani che arrivavano ai ghat tutti imbacuccati, si spogliavano per fare il bagno e si rivestivano subito dopo aver sciacquato gli abiti e messi in vecchie borse di plastica, tutte bucherellate e stropicciate.

Maheshwar, 4 gennaio 2017. Tarda mattinata lungo il fiume.

Maheshwar, 4 gennaio 2017. Tarda mattinata lungo il fiume.

Oggi soffia un venticello freddo qui; è conseguente alla nevicata caduta a circa 300 km da qui. Sul tardi decido di fare il bagno anch’io nonostante la bassa temperatura. Immergermi nelle acque del Narmada è stato piacevole, anche se mi son presa un bel raffreddore!

Maheshwar, 3 gennaio 2016. Canto di pellegrini dopo il bagno nel Narmada.

Maheshwar, gennaio 2017. Canto di pellegrini dopo il bagno nel Narmada.

Soltanto verso mezzogiorno, quando la temperatura si era ammorbidita, è arrivato un numeroso e colorato gruppo di pellegrini che si è riversato subito nel fiume per il bagno. Anche qui è seguito un gran lavorio per sciacquare, strizzare e stendere sulle pietre ad asciugare i vestiti bagnati. Verso sera sono andata da Sangita, a vedere il suo doposcuola.

Maheshwar, 4 gennaio 2017. Atività del doposcuola di Sangita.

Maheshwar, 4 gennaio 2017. Atività del doposcuola di Sangita.

Aiutata da Kapil, un indiano di 27 anni di famiglia benestante, al quale ha fatto da guru aiutandolo a dare un senso alla sua vita, Sangita questa settimana sta tenendo delle lezioni introduttive di musica, canto, danza, yoga e lingua inglese.

Maheshwar, 4 gennaio 2017. Il doposcuola di Sangita.

Maheshwar, 4 gennaio 2017. Il doposcuola di Sangita.

Il suo progetto di dopo scuola mira a sensibilizzare l’immaginario dei bambini per ampliare le loro aspettative nel futuro. Oggi erano presenti 86 allievi di diverse età, di differenti caste ed anche dei bambini probabilmente appartenenti a delle famiglie fuori casta. La sera son tornata alla guest house attraverso le stradine interne della cittadina. I templi, anche i più piccoli erano illuminati e tutte le porte delle case erano spalancate e con la luce accesa: alcuni componenti delle famiglie stavano seduti all’esterno, altri erano dentro le loro stanze con la televisione accesa. Tutti gli interni, composti da una-due stanze arredate con delle brandine, a volte con un divano, con l’attrezzatura per cucinare disposta su un lato, erano visibili dalla strada così, come lo è lo svolgersi della loro vita.

Maheshwar, 6 gennaio 2017

Oggi pomeriggio è tornato Simone dal percorso di pellegrinaggio sul Narmada, a piedi da Orkameshwar. Ha camminato per oltre 60 km in tre giorni, fermandosi a dormire negli ashram insieme agli altri pellegrini del Narmada.

Maheshwar, 6 gennaio 2017. Tram.

Maheshwar, 6 gennaio 2017. Tramonto.

Verso sera sono andata ai ghat a vedere la situazione notturna del mio presepio vivente. Basta girarsi un attimo e la situazione cambia con l’arrivo di nuovi personaggi e lo spostamento di altri. Sul far della sera, poi, sotto le arcate dei templi, ma anche sui piazzali, non mancano mai le vedove che vivono di elemosina, qualche sadhu di passaggio, alcuni mendicanti vestiti di bianco. L’insieme si trasforma, in modo sempre diverso, con le bancarelle del cjai che illuminano le scene fino a tarda sera. Ci sono poi i turisti indiani che scendono al fiume per il bagno notturno e qualche raro occidentale che si fa trasportare in barca qua e là, spesso soltanto all’isoletta del tempio.

Maheshwar, 6 dicembre 2017. Il presepio di sera.

Maheshwar, 6 dicembre 2017. Il “presepio vivente”di sera.

L’aria si raffredda rapidamente dopo il tramonto del sole e anche stasera i mendicanti si stanno preparando un giaciglio ricolmo di coperte. Nell’aria si spargono le voci dei mantra e dei canti che arrivano dalle moschee e dai numerosi templi induisti.

Maheshwar, 7 gennaio 2017

Son seduta all’ombra di una pianta, sulla gradinata di un tempio. Ai due lati ci sono dei terrazzamenti dove, di solito, i pellegrini celebrano le puja per gli antenati. Oggi c’è un numeroso gruppo di pellegrini arrivati da un villaggio non lontano da qui. Sono tutti maschi ed hanno diverse età. I ragazzini parlano un po’ d’inglese e mi raccontano che sono arrivati, sul Narmada, per la tradizionale puja che si celebra all’undicesimo giorno dopo la morte di una persona cara: la loro nonna. La commemorazione, in questo caso, si svolgerà in tre giornate, dal decimo al dodicesimo giorno. Oggi è la giornata del pranzo collettivo: da più di un’ora hanno acceso un grande fuoco e in un enorme pentolone stanno cucinato del riso con delle salse. Ho intravisto anche delle specie di crocchette e tanti cjapati, forse portati da casa. Mi invitano al loro pranzo, tutto maschile, ma non posso fermarmi.

Maheshwar, 7 gennaio 2017. Per le vie del centro.

Maheshwar, 7 gennaio 2017. Per la via del centro.

Maheshwar, 8 gennaio 2017

Son tornata sui ghat e ho incontrato lo stesso gruppo di ieri con i capelli rasati a zero se non fosse per un ciuffetto lasciato intatto sulla nuca. Tutti avevano soltanto un telo bianco avvolto intorno ai fianchi: stavano celebrando la puja, un rituale che ha lo scopo di facilitare il distacco terreno della persona defunta. Mentre stavo seduta a lavorare ai ferri è arrivata Sangita: era vestita in uno stile indiano molto elegante e raffinato. Tornata in guesthouse ho trovato gli amici di mio figlio che erano appena arrivati dall’Italia. Nel primo pomeriggio siamo andati a pranzo sotto un tendone dove si festeggiava Vishnu, una delle tre principali divinità induiste.

Maheshwar, 8 gennaio 2017. Corteo del festival in movimento verso il Narmada.

Maheshwar, 8 gennaio 2017. Corteo del festival in movimento verso il Narmada.

Da lì, era già partito un corteo con dei camion su uno dei quali c’era un sacerdote seduto davanti ad un grande lingam di Shiva. Tutti i camion erano addobbati con fiori e immagini di divinità. I veicoli si muovevano lentamente, fermandosi per delle lunghe pause durante le quali i gruppi di uomini e donne si disponevano in cerchio per cantare e danzare accompagnati dalla musica. La sera sono tornata sui ghat: erano affollatissimi e decorati con archi, immagini di dei, sculture di una principessa benefattrice e di mucche sacre.

Maheshwar, 8 gennaio 2017. Corteo festival induista.

Maheshwar, 8 gennaio 2017. Corteo al festival induista.

Quando il corteo è arrivato sul Narmada la folla ha acceso le candele che erano appena state distribuite a tutti i partecipanti. Nel cielo sono comparsi numerosi fuochi d’artificio mentre le voci che arrivavano da un altoparlante diffondevano in ripetizione canti e mantra.

Maheshwar, 8 gennaio 2017. Festival sul Narmada.

Maheshwar, 8 gennaio 2017. Festival sul Narmada.

Maheshwar, 9 gennaio 2017

Sui ghat ho incontrato Kapil: era raffreddato, ma in procinto di farsi uno dei tanti bagni giornalieri nel Narmada. Poi, è arrivato Simone insieme a Mary e ai suoi bambini piccolissimi. Lei è una giovane donna francese, sposata con un giornalista indiano di Mandu. Si sono incontrati a Delhi dove lei insegnava francese in un’università, ma con la nascita dei bambini la vita là era diventata troppo complessa e si sono trasferiti presso la famiglia del marito, a Mandu. La differenza culturale ha reso subito difficile la convivenza ed ora la coppia e i bambini sono andati a vivere da soli in un appartamento preso in affitto, sempre a Mandu. Oggi, Mary e i due bambini sono venuti qui a Maheshwar in auto per conoscere Sangita.

Maheshwar, 9 gennaio 2017. Guardando il tramonto.

Maheshwar, 9 gennaio 2017. Guardando i tramonto.

Maheshwar, 10 gennaio 2017

Oggi, Sangita mi ha parlato dei suoi progetti futuri. La casetta dove abita è di proprietà del governo indiano e, l’accordo che aveva stipulato con il baba che ci abitava prima non ha alcun valore legale.

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Maheshwar, 10 gennaio 2017. Davanti alla casa di Sangita.

Nei suoi progetti futuri c’è l’acquisto di un grande appezzamento di terra al di là del fiume per costruire un villaggio ecologico con tutte le strutture: le casette di bambù e fango, un ospedale ayerveda, la scuola, la produzione e la rivendita di cibi biologici. La terra qui è molto costosa, mi dice,  quindi, ha bisogno di estendere la sua attività di insegnante di canto e yoga nel U.K. per accumularne il denaro necessario alla realizzazione del progetto.

I’m going back to India: Varanasi, U.P. (december 2016)

Udine, 6 dicembre 2016: dall’autostazione all’aeroporto di Venezia in autobus.

Ho percorso a piedi, con lo zaino sulle spalle, il breve tragitto da casa alla stazione degli autobus. Sono le 6 e 45 ed è ancora buio profondo. All’ingresso da Via Leopardi incontro un ragazzo indiano, del Kerala, precisamente di Chocin. Lavora come portinaio in un condominio di Via di Toppo, mi dice, e ora sta andando a Londra a trovare un amico. Gli chiedo come mai non trova lavoro a Cochin, un luogo turistico da me visitato poco tempo fa. Mi risponde che là pagano troppo poco.

L’autobus parte e attraversa una città ancora addormentata, ma illuminata dalle luci colorate che annunciano il prossimo Natale. Oggi a Sornicco di Artegna, dove ho trascorso la mia infanzia, si festeggia San Nicolò di Bari. Mi tornano in mente i felici momenti in cui noi bambini ci alzavamo prestissimo la mattina per scoprire i doni che trovavamo accanto alle scarpe che appoggiavamo sul davanzale della finestra. C’erano calze e calzettoni, scarpe nuove, maglie, pigiami, fichi secchi, arachidi, cioccolate; spesso venivano aggiunte delle bambole per me e mia sorella, delle macchinine per mio fratello, delle costruzioni in legno, gli antichi lego. Una volta sono arrivati, anche , una carriola azzurra di media grandezza e un lettino per il mio bambolotto, in legno.

La corriera sta attraversando ora la brulla pianura friulana coperta di brina con macchie di alberi a volte spogli a volte con ancora delle foglie secche appese e dei nidi di gazze incastonati tra i rami che lasciano trasparire in lontananza altri orizzonti simili. Più giù, a volte, ci sono dei filari di gelsi, boschi di pioppi, distese di vigneti con i rami tesi come fossero braccia in croce. Un merlo sta fermo, immobile sulla cima di un albero spoglio, uno stormo di uccelli si alza nel cielo. Si sta facendo giorno: alla mia sinistra sta sorgendo il sole, una grossa palla arancione, mentre alla mia destra si intravedono le cime rosate delle lontane montagne, coperte di neve. L’autostrada attraversa le periferie dei paeselli con i profili delle case e dei campanili che disegnano nell’aria le linee del paesaggio pianeggiante. Un banco di nebbia lungo e sottile si alza sopra un corso d’acqua e svanisce all’improvviso. Un trattore, un po’ più su, stava arando un campo quando ancora faceva buio, illuminato solo dai suoi fari. Qui vicino c’è un’autobotte in movimento che sta concimando una vasta area di campagna. Il termometro della corriera segna 5°, ma da un’illuminazione esterna compare un’insegna che indica 1° soltanto.

New Delhi, 7 dicembre 2016. La stazione ferroviaria.

New Delhi, 7 dicembre 2016. La stazione ferroviaria.

Quando mi allontano dai miei luoghi per lunghi periodi mi si alleggeriscono le delusioni  attraversate. Ora è l’attimo in cui stanno svanendo gli orrori di un passato lontano da me rivissuto nei comportamenti di alcune persone. Lo so, sono solo dei fantasmi che ritornano, con le solite strategie e le stesse astuzie di sempre.

New Delhi, 7 dicembre 2016. L'attesa alla stazione ferroviaria.

New Delhi, 7 dicembre 2016. L’attesa alla stazione ferroviaria.

Varanasi, 8 dicembre 2016

Finalmente a Varanasi, nella bella stanza con vista sul Gange, alla Bramhdev g.h. Il volo cancellato per la nebbia e l’alternativa di un lunghissimo viaggio in treno sono stati ricompensati dalla calorosa accoglienza della gente di qui che infreddolita e imbacuccata continua a svolgere le attività di ogni giorno. C’è chi chiede l’elemosina, chi si offre per un giro in risciò, chi vende qualche souvenir, qualche raro guru che celebra dei rituali sul Gange. Fa freddo ed è molto umido.

Varanasi, 8 dicembre 2016. Bengali Tola infreddolita.

Varanasi, 8 dicembre 2016. Bengali Tola infreddolita.

Un giovane guru mi parla di una grande crisi causata dal divieto governativo di utilizzare banconote da 500 e 1000 rupje. Agli sportelli dei bancomat si possono ritirare soltanto 2000 rupje per volta. A Delhi ho cambiato 50 euro in cambio di 2700 rupje. Si son tenuti 800 rupje di commissione, più di 10 euro.

Varanasi, 8 dicembre 2016. Ritorno al Chousatti Ghat.

Varanasi, 8 dicembre 2016. Ritorno al Chousatti Ghat.

Varanasi, 9 dicembre 2016

Eccomi di nuovo seduta sulle gradinate del Chousatti Ghat ad inebriarmi dell’energia di questo luogo sacro. Sono quasi le tre del pomeriggio, le 10.30 italiane. Il Gange è affollatissimo di barche che trasportano pellegrini e cortei nuziali verso l’altra sponda. Da poco è comparso un debole sole che ha preso il posto della nebbia; stormi di gabbiani svolazzano in cerca di cibo, al largo, intorno alle barche.

Varanasi, Dasashwamedh Ghat. Mendicanti.

Varanasi, 9 dicembre 2016. Mendicanti al Dasashwamedh Ghat.

Questa mattina sono stata fino a Chowk a cercare una sim card indiana, ma è stato impossibile trovarla ad un prezzo equo. Molti negozi di cellulari erano chiusi ed anche gli sportelli A.T. M. incontrati lungo il percorso erano sbarrati. In realtà ce n’era uno con una lunghissima fila di gente indiana che aspettava il proprio turno. Non credo fosse possibile prelevare per gli stranieri! Sono anche passata per la postazione del mio amico guru, al ghat, ma non c’erano né lui né i suoi seguaci. Anche l’altare e il focolare in cemento che con così tanta meticolosità avevano costruito sono stati demoliti.

Varanasi, Bengali Tola, 9 dicembre 2016. Preghiera a Shiva.

Varanasi, Bengali Tola, 9 dicembre 2016. Preghiera a Shiva.

Varanasi, 10 dicembre 2016

Freddo, nebbia, crisi delle banche e degli affari per il ritiro delle banconote da 500 e da 1000 rupje segnano questo momento indiano, ma il periodo dei matrimoni è ugualmente in pieno svolgimento.

Varanasi, 10 dicembre 2016. Una sposa al Dasashwamedh Ghat.

Varanasi, 10 dicembre 2016. Sposa al Dasashwamedh Ghat.

I cortei nuziali arrivano al Gange accompagnati dai musicisti o senza, ripetendo, forse in modo più contenuto, gli stessi scenari con i tradizionali rituali che li caratterizzano.

Varanasi, 10 dicembre 2016. Matrimonio al Chousatti Ghat.

Varanasi, 10 dicembre 2016. Matrimonio al Chousatti Ghat.

Varanasi, 11 dicembre 2016

E’ domenica e sta splendendo il sole. Lungo i ghat c’è molta gente oggi! Il freddo degli scorsi giorni si è attenuato e l’atmosfera è festosa! Qualcuno mi ha detto che nei quartieri islamici si sta festeggiando l’anniversario della nascita di Maometto e per questo motivo molti servizi rimarranno chiusi per tre giorni. Anche gli induisti sono in festa per qualche altro motivo.

Varanasi, 11 dicembre 2016. Dal Chousati Ghat sul lungo Gange.

Varanasi, 11 dicembre 2016. Il lungo fiume visto da Chousatti Ghat.

Sui ghat la temperatura è primaverile e molti uomini stanno facendo il bagno. I guru e tutti i celebranti sono in piena attività con piatti di fiori, candele accese, incensi fumanti, impasti di farina e acqua. Anche i barcaioli hanno un bel da fare con induisti, turisti e gruppi di musulmani in attesa di raggiungere l’altra sponda.

Varanasi, 12 dicembre 2016. Arrivi alla festa islamica per la nascita di Maometto.

Varanasi, dicembre 2016. Arrivi di islamici per i festeggiamenti della nascita di Maometto.

Le barche sono richiestissime e quelle già al largo si stanno muovendo lentamente, sempre inseguite dai numerosi stormi di gabbiani. L’energia di Varanasi mi riempie l’anima! Sui ghat, bancarelle di fiori, mucchi di taniche per portare a casa l’acqua del Gange, venditori di zucchero filato, di palloncini, di souvenirs, di borse e borsoni creano dei punti di riferimento, alternativi, agli altarini dei guru  e ai tempietti.

Varanasi, 11 dicembre 2016. Il Dasashwamedh Ghat nella tarda mattinata.

Varanasi, 11 dicembre 2016. Tarda mattinata al Dasashwamedh Ghat.

Mucche e vitelli continuano a gironzolare imponenti e senza meta tra la gente, cercando cibo in ogni dove. Cammino oltre il Manikarnika Ghat, il grande luogo delle cremazioni. Lì stanno bruciando almeno 4-5 cadaveri in questo momento. In una pira sporgono i piedi, di una salma, con i plantari dipinti con l’henna. Accanto alle pire sono accatastati dei tronchi e, degli indiani, li stanno spaccando con il cuneo e la mazza. L’edificio accanto è in fase di ristrutturazione: lo si capisce dalle impalcature esterne in bambù e dal battito di un martello che arriva dall’interno.

Varanasi, 10 dicembre 2016. Panni stesi nella nebbia.

Varanasi, dicembre 2016. Panni stesi nella nebbia.

Quassù, al nord, ci sono meno barche che attraversano il Gange oggi e i gabbiani stanno adagiati tranquillamente sull’acqua, ora.

Esco sulla Main road affollata. Lungo i bordi della strada ci sono lunghe file di bancarelle che vendono maglie, giacconi, paraorecchie, cuffie di ogni tipo, la maggior parte usati.

Varanasi, 10 dicembre 2016. Banchetto nuziale al Dasashwamedh Ghat.

Varanasi, dicembre 2016. Banchetto nuziale al Dasashwamedh Ghat.

Al Chousatti Ghat dove sta Sonu, il mio amico barcaiolo ci vado spesso: mi siedo sulle gradinate a parlare con lui oppure a leggere. Oggi, Sonu mi ha dato una nuova versione legata alle cicatrici che porta intorno alla gola. Dice che se le è fatte lui per amore di una ragazza che ha scelto di sposare un uomo ricco anziché lui. Dice che l’amava moltissimo!Anche la casa senza finestre non è mai esistita ed è vera la versione che mi ha fornito, tempo fa, il cugino, quello che possiede le barche che stanno accanto a quelle di Sonu.

12 dicembre 2016

Camminata a Godaulia fino all’altezza della chiesa protestante. Prendendo poi una stradina sulla sinistra mi sono addentrata all’interno del quartiere islamico dove, un’infinità di musulmani, stavano festeggiando l’anniversario della nascita di Maometto.

Varanasi, 12 dicembre 2016. Arrivi ai festeggiamenti per l'anniversario della nascita di Maometto.

Varanasi, 12 dicembre 2016. Arrivi al quartiere islamici per l’anniversario della nascita di Maometto.

Lì, in un cortile avevano allestito un palco dove un cantante si esibiva con delle canzoni accompagnato da una musica. C’erano diversi bambini con il tipico cappellino e le bambine con il velo tradizionale. Gruppi di fedeli con le bandiere sventolanti stavano arrivando in continuazione su dei camion addobbati con fiori e stoffe colorate. Da un palazzo lì accanto s’intravedevano diverse persone, per lo più donne, intente ad ammirare dall’alto l’evento.

Varanasi, 12 dicembre 2016. Bambini islamici in festa per l'anniversario della nascita di Maometto.

Varanasi, 12 dicembre 2016. Bambini islamici ai festeggiamenti per l’anniversario della nascita di Maometto.

Ai ghat c’erano diverse persone e molti uomini: anche oggi hanno fatto il bagno. La temperatura era mite e sul tardi è apparso un bellissimo sole che è rimasto tutto il pomeriggio. Verso sera si è levata la luna, quasi piena!

13 dicembre 2016

Un giro per Godonia ad esplorare i vicoletti pullulanti di negozi del vastissimo quartiere islamico.

Varanasi, 13 dicembre 2016. L'incrocio di Godonia in versione invernale.

Varanasi, 13 dicembre 2016. Godonia.

Poi, passeggiate e soste lungo i ghat. Mi sento come in trans, avvolta in un’atmosfera surreale.

Varanasi, 13 dicembre 2016. Il quartiere islamico accanto ad una moschea. Godonia, quart is

Varanasi, 13 dicembre 2016. Quartiere islamico di Godonia.

L’energia di Varanasi, l’atmosfera idilliaca dei ghat mi stanno davvero portando in una dimensione surreale!

Varanasi, 13 dicembre 2016. Pomeriggio lungo i ghat

Varanasi, 13 dicembre 2016. Pomeriggio lungo i ghat.

14 dicembre 2016

Son tornata nel vivace quartiere islamico, tra le antiche, strette stradine lastricate, immerse nella polvere sollevata dal traffico e dal movimento velocissimo dei numerosi piumini passati sulle merci esposte fuori dai negozi.

Varanasi, 13 dicembre 2016. Quartiere musulmano 13-12

Varanasi, dicembre 2016. Quartiere musulmano nei pressi di Bengali Tola.

Anche i gas di scarico delle moto si fermano nei vicoletti, di quelle moto che nonostante il poco spazio vanno avanti e indietro suonando i clacson per farsi strada tra i passanti. Anche risciò, biciclette, carretti, uomini con enormi scatoloni sulla testa chiedono continuamente di passare in fretta lungo i viottoli affollati di gente e bancarelle. E’ difficile muoversi qui, ma soprattutto si fa fatica a respirare. I fitti negozi che fiancheggiano i vicoletti e le gallerie sono addobbati a festa, con bandiere islamiche e lucette colorate che s’innalzano verso il cielo.

Varanasi, Bengali Tola, 14 dicembre 2016. Sulla Main Road.

Varanasi, Bengali Tola, 14 dicembre 2016. Sulla Main Road.

A volte intraprendo qualche diramazione, ma se mi accorgo che i negozi diradano seguo il cammino della gente per tornare nei vicoletti principali. In questo assembramento di persone e cose, in ogni angolo trovano spazio anche molte cagne affamate, con le mammelle gonfie di latte e penzolanti che testimoniano la recente maternità. Ieri sera ce n’era una che allattava ben 7 piccoli in un angolo, vicino ai ghat, riparato con un telo. Le scimmie ci sono sempre; dall’alto osservano le persone attendendone la loro distrazione per afferrare qualche cibo. Mentre guardo verso l’alto e osservo il  movimento delle scimmie da un palazzo all’altro, un grosso pacco mi sfiora la testa. Qualcuno grida al fattorino di stare più attento!

Varanasi, 14 dicembre 2016. Meditazione davanti al tempietto del Rama Ghat.

Varanasi, 14 dicembre 2016. Meditazione al tempietto del Rama Ghat.

All’interno dei vicoletti fa ancora freddo, nonostante si sia alzato un caldo sole. Quando arrivo nei piazzali dove splende il sole mi tolgo il giaccone e lo rimetto quando rientro nei vicoletti. E’ un togli e metti continuo! Da Godaulia o Godonia arrivo a Chowk, percorrendo i vicoletti. Ora attraverso la Main Road e mi dirigo verso i ghat. Mi sembra di riconoscere i dolci delle pasticcerie, ma forse mi sbaglio: sono tutte simili. No, sono proprio quelle! E’ una gran conquista riconoscere i luoghi tra i vicoletti!

Varanasi, 14 dicembre 2016. Pellegrina solitaria lungo i ghat.

Varanasi, 14 dicembre 2016. Pellegrina solitaria lungo i ghat.

Arrivo ai ghat: sono affollatissimi di pellegrini! Molti uomini si son fermati a fare il bagno, le donne stanno camminando con i loro borsoni sulla testa. Si ritroveranno tutti al Manikarnika Ghat, il grande ghat delle cremazioni.

Varanasi, 14 dicembre 2016. Lungo il Gange.

Varanasi, 14 dicembre 2016. Lungo il Gange.

Anche il Gange è percorso da barconi carichi di pellegrini, oggi. Vanno verso sud o all’altra sponda! La giornata è caldissima e mi siedo a leggere al sole.

varanasi, 15 dicembre 2016

Varanasi, 15 dicembre 2016. Mucca che mangia i fiori delle offerte al Gange.

Varanasi, 15 dicembre 2016. Mucca che mangia i fiori delle offerte al Gange.

Ancora nei quartieri islamici esplorando nuove stradine, tra zerbini sbattuti in faccia e motorette che cercano di farsi spazio muovendosi alternate nei due sensi.

Varanasi, 15 dicembre 2016. Tendopoli in un parco nei pressi di Godonia.

Varanasi, 15 dicembre 2016. Tendopoli in un parco nei pressi di Godonia.

Sbuco in un ampio cortile recintato con all’interno delle tende, dei panni accatastati e stesi, dei cumuli di immondizie. Qui vivono i poveri, mi dice qualcuno. Più giù, sempre in quell’area, dei ragazzini e degli adulti stanno seduti, gironzolano o giocano a calcio. Il cancello è chiuso con un lucchetto, ma c’è un via vai di persone che riescono ad entrare attraverso un buco fatto apposta nell’inferriata. Poco più avanti, di fronte al parco ci sono due macellerie di soli polli dove le bestiole vengono prelevate dalle gabbie esposte all’esterno, ammazzate, spiumate tagliate a pezzi e, volendo, anche cucinate.

Varanasi, 15 dicembre 2016. Bancarelle a Godonia.

Varanasi, 15 dicembre 2016. Bancarelle a Godonia.

Poco più avanti c’è la zona piena di negozi di stoffe: Mi ricorda il libro: “Il paradiso delle signore” letto qualche mese fa. Compro una stoffa a fiorellini: la sto ammirando da qualche giorno. La porterò dal mio sarto sick per farmi confezionare un ulteriore paio di braghe. Oggi, tutti gli sportelli bancomat sono chiusi, anche quello dove avevo prelevato 2000 rupje pochi giorni fa. Nemmeno la banca, nonostante le mie carte di debito e credito è in grado di darmi del denaro.

Varanasi, Bengali Tola, 15 dicembre 2016. Intervento pubblico del partito di Rahul Gandhi sulla demonetizzazione in India.

Varanasi, Bengali Tola, 15 dicembre 2016. Intervento pubblico del partito di Rahul Gandhi sulla demonetizzazione in India.

In una piazzetta di Bengali Tola c’è un animato intervento di rappresentanti del Partito del Congresso, capeggiato da Sonia e Rahul Gandhi, che espongono i problemi della crisi monetaria in cui il Paese versa.

Varanasi, 16 dicembre 2016

A Godaulia, all’incrocio con la chiesa protestante ho preso un autorisciò collettivo per andare alla stazione ferroviaria a comprare il biglietto per Khadwa, nel Madhia Pradesh.

Varanasi, 16 dicembre 2016. Il risveglio del guru.

Varanasi, 16 dicembre 2016. Il risveglio del guru.

Partirò da qui il 20 dicembre e arriverò là il 21, alle 4 di mattina. Poi, da Khadwa, prenderò la corriera per Maheshwar dove incontrerò mio figlio e trascorreremo qualche momento del periodo natalizio insieme. Nel pomeriggio son tornata allo sportello bancomat di ieri, a Chowk, ma anche oggi era chiuso come tutti gli altri ATM.

Varanasi, 16 dicembre 2016. Sera al Dasashwamedh Ghat.

Varanasi, 16 dicembre 2016. Sera al Dasashwamedh Ghat.

Sui ghat ho incontrato un’elegante donna vestita di arancione che mi ha confermato di essere una sadhu. In serata, mentre me ne stavo seduta a leggere “Delitto e castigo” di Dostoevskij è arrivato Sonu con una giovane coreana che camminava aiutata da una stampella. Lei mi ha raccontata che è nata in Corea e quando è rimasta orfana l’hanno portata in un collegio. Poi, è stata adottata da una famiglia belga e vive tuttora a Bruxelles. In un altro ghat, ho incontrato una signora austriaca che stava viaggiando da sola per la prima volta. Era molto titubante sulle scelte da fare per la serata dal momento che il suo hotel stava distante, nei pressi dell’Assi Ghat. Alla fine ha scelto di rientrare subito, a piedi attraverso i ghat. Domani si recherà a Ranchi dove sta seguendo un progetto di un’ associazione austriaca di sostegno alla povertà.

Varanasi, 17 dicembre 2016

Passeggiata oltre Chowk fino ad un piazzale appena allestito con delle giostre per bambini: le macchinine, la ruota panoramica, il bruco.

Varanasi, Chowk, 17 dicembre 2016.

Varanasi, Chowk, 17 dicembre 2016.

Accanto c’erano due tende per l’abitazione dei giostrai. Le diverse bancarelle vendevano utensili da cucina, di acciaio e plastica, dolciumi e frutta secca, capi di abbigliamento globalizzati. In uno spazio accanto, un po’ appartato, stava un mercato tibetano.

Varanasi, Rajenda Ghat, 17 dicembre 2016. toro con mantello.

Varanasi, Rajenda Ghat, 17 dicembre 2016. toro con mantello.

All’interno del piazzale gironzolavano soltanto dei gruppetti di studenti, probabilmente appena uscita da scuola o, data l’ora, durante la pausa pranzo. Poi, ho camminato verso i ghat e mi sono immersa nella lettura, seduta, tra i pellegrini, sulle gradinate piene di sole. Passando sotto il porticato che sta subito dopo il Manikarnika Ghat ho visto la sagoma del sadhu che vive lì. Stava disteso sulla lunga panca di cemento con il suo scheletrico corpo avvolto in una coperta dalla testa ai piedi. Degli indiani che stavano lì accanto mi han detto che aveva la febbre. Stare sui ghat, camminare su e giù, fermarmi a guardare la gente, sedermi a leggere e a meditare mi trasportano sempre più in una dimensione surreale.

Varanasi,17 dicembre 2016. Venditori notturni lungo i ghat.

Varanasi,17 dicembre 2016. Venditori notturni lungo i ghat.

Sarà forse per l’intensità delle energie religiose che si concentrano in questo luogo! Oggi mi siedo a pranzare in un ristorantino diverso: un servizio accurato, camerieri in divisa, gente che parla sottovoce. Il prezzo è doppio rispetto ai miei soliti ristorantini: due euro! Vicino al Dasashwamedh Ghat incontro un gruppetto di donne: rappresentano tre generazioni, nonna, madre e figlia adulta. Con loro c’è anche una zia. Sono arrivate in pellegrinaggio da una cittadina non molto distante da Varanasi. Mi dicono che han lasciato i loro mariti a casa.

Varanasi, 16 dicembre 2016. Sera al Dasashwamedh Ghat.

Varanasi, dicembre 2016. Sera al Dasashwamedh Ghat.

Di sera, dei bambini piccoli si aggirano per il Dasashwamedh a vendere palloncini e, tornano spesso al banchetto degli arachidi che sta qui, accanto a dove sto seduta, su un palco, insieme ad un altro anziano. Poco più su si sta svolgendo la cerimonia serale e io me ne sto qui ad osservare incantata il via vai di barche che arrivano alla cerimonia e poi, alla fine, ripartono. Torno al Chousatti Ghat dove Sonu sta rientrando in barca con una turista indiana. E’ felice, anzi, sembra già innamorato di lei!

Varanasi, 18 dicembre 2016

Passeggiata attraverso la Main Road fino al quartiere Manikarnika e discesa al Gange percorrendo i viottoli. Sia nella Main Road sia nelle stradine ho incontrato diversi funerali che arrivavano recitando i soliti mantra. Una salma aveva il volto scoperto: era una donna anziana con degli orecchini d’oro e un anellino alla narice sinistra. In quei vicoli ho incrociato pure l’indiano che parla perfettamente l’italiano e fa la guida turistica per Avventure nel mondo. Stava accompagnando un gruppetto di turisti in una guesthouse del posto.

Varanasi, 18 dicembre 2016. Il bagno sul Gange delle capre e dei caprettini.

Varanasi, 18 dicembre 2016. Il bagno sul Gange delle capre e dei caprettini.

Sono passata anche sotto il porticato a vedere come stava il baba ammalato. Incredibile, era in piena forma nella sua solita posizione yoga. Più avanti, un ragazzo stava facendo il bagno a due capre adulte e ai loro tre capretti. Lui ne stava insaponando una, mentre l’altra e i tre piccoli intirizziti si stavano già asciugando al sole. Camminando lungo i ghat ho incontrato una coppia di francesi con la loro figlia minore, quattordicenne. Lei, un’insegnante, è potuta andare in pensione con pochissimi anni di servizio in quanto madre di tre figli.

Varanasi, 18 dicembre 2016. Barcone con pellegrini in partenza dal Manikarnika Ghat.

Varanasi, 18 dicembre 2016. Barcone con pellegrini in partenza dal Manikarnika Ghat.

Sui ghat è arrivato anche Pakrash , un indiano conosciuto la scorsa primavera e con il quale son rimasta in contatto via internet. Al Chousati Ghat, Sonu era triste forse perché aveva atteso invano la ragazza indiana conosciuta ieri.

Varanasi, 19 dicembre 2016

Camminata nei vicoletti tra Bengali Tola e Chowk e discesa lungo i ghat. Ormai mi oriento abbastanza spontaneamente in questi labirinti. Vicino al Manikarnika Ghat ci sono ben otto barconi con centinaia di pellegrini e un gran movimento di fotografi e venditori che gironzolano loro intorno con borse, cartoline, occhiali, cibi e bevande di ogni genere, vestiti per bambini, piattini di fiori per le offerte al Gange….

Varanasi, 19 dicembre 2016. Arrivi di pellegrini sui ghat.

Varanasi, 19 dicembre 2016. Arrivi di pellegrini sui ghat.

Un barcone con 70 pellegrini è in viaggio da Indore, mi traduce uno studente seduto accanto a me sulla gradinata.

Varanasi, 19 dicembre 2016. Gruppo di donne mendicanti con bambini mentre riposano al Dasashwamedh Ghat.

Varanasi, 19 dicembre 2016. Gruppo di donne mendicanti con bambini mentre riposano al Dasashwamedh Ghat.

Anche più giù c’è un barcone dal quale scendono dei pellegrini che si dirigono verso il vicino tempio.

Varanasi, 19 dicembre 2016. Acquisti di cartoline sui ghat.

Varanasi, 19 dicembre 2016. Acquisti di cartoline sui ghat.

Di sera, mentre sto chiacchierando con Sonu sulla scalinata del Chousati Ghat arriva Prakash che, incredibilmento, un po’ scherzando, mi chiede di sposarlo! Lui, ha 38 anni, io ne ho 68! Con un matrimonio di questo tipo risolverebbe senz’altro il suo desiderio di viaggiare in Europa e ovunque!

 

Vrindavan 2016, (Uttar Pradesh)

Vrindavan, il piazzale dell'ingresso al tempio Hari Krishna.

Vrindavan, aprile 2016. Il piazzale dell’ingresso al tempio Hari Crishna.

Il percorso in pullman da Delhi a Vrindavan attraversa distese di campi di grano a volte già tagliato, con i chicchi messi ad essiccare e la paglia raccolta in covoni, un paesaggio già più volte incontrato durante questi mesi. Tornano anche le capanne fatte di sterco e lo sterco messo ad essiccare sui tetti a terrazza e sugli usci delle case. Dal finestrino vedo una donna che ne trasporta una grande quantità sul capo dentro un contenitore di alluminio. Arriva qualche villaggio con le bancarelle che vendono cetrioli, uva, banane e bibite fresche. Incrociamo diversi carri colmi di erba o di verdura trainati dai cavalli. Ancora ciminiere fumanti di fornaci che fabbricano mattoni e camion, tanti camion che li trasportano altrove. E ancora camion carichi di rotoloni di juta e altri con i cassoni pieni di lamine d’acciaio. Ricompaiono i greggi di pecore e capre che paiono sempre uguali, sempre gli stessi. Siamo a Chata e molti viaggiatori scendono qui.

Vrindavan, via del tempio.

Vrindavan, aprile 2016.  La Via del Tempio.

A Vrindavan dei ragazzi mi indicano una guest house: è un ashram di una famiglia di bramini Hari Crishna. Hanno entrambi una cinquantina d’anni: il marito si occupa delle puja, la moglie conduce l’ashram. C’è un tempio nel cortile interno chiuso in una gabbia per proteggerlo dalle numerose scimmie che vivono praticamente lì. Il figlio della coppia ha 25 anni e commercia in sari sintetici. Lo vedo trascorrere molto tempo davanti alla tv e ogni tanto ricevere gente nel salotto di casa. A volte vedo uscire dal piano di sopra dei gruppi di ragazze che lavorano per lui. Al piano terra ha una stanza dotata di qualche sedia e una scrivania che chiamano ufficio, ma non ci sono né gli arredi nè le attrezzature comuni di un ufficio. Le stanze dell’ashram sono quasi tutte disabitate. Quelle più economiche al piano di sopra paiono abbandonate: lungo le scale compaiono numerose le feci delle scimmie che gironzolano tranquille dappertutto.

Vrindavan, 8 aprile 2016. Mendicanti vicino al tempio di Krishna.

Vrindavan, 8 aprile 2016. Mendicanti vicino al tempio di Crishna.

Sto per andarmene quando la signora mi offre una stanza dignitosa accanto alla sua abitazione e rimango lì. Non hanno fretta di avere i miei dati e nemmeno di ricevere il pagamento. La sera la signora viene a chiacchierare in camera mia e mi racconta che proviene dal Panjab ed ha un’altra figlia laureata che vive negli USA. Lei stessa è laureata in storia dell’arte, ma si è sempre occupata soltanto della famiglia. Si interessa di chiromanzia e mi legge la mano sinistra cercando conferme su avvenimenti del passato e del presente. Rimaniamo d’accordo di andare insieme al meeting di Amma che si svolge in un ashram, poco lontano di qui. L’appuntamento è per le 8.00 di mattina. Ci auguriamo la buona notte con baci e abbracci. La mattina non si fa vedere: aspetto fino alle 9.30 e poi decido di andare da sola al meeting.

Vrindavan, 8 aprile 2016. La zona delle bancarelle al meeting della guru Amma.

Vrindavan, 8 aprile 2016. La zona delle bancarelle al meeting della guru Amma.

Qui la folla è immensa: donne in sari o vestite di bianco, uomini in abiti tradizionali, sadhu, ragazzi vestiti in camicia e cravatta entrano ammassati per andare a cercare un posto a sedere sotto l’enorme tendone dell’ashram. La folla aumenta sempre più: diventa necessario mettere le sedie anche all’esterno lasciando soltanto uno stretto percorso pedonale che affianchi le bancarelle. La parte commerciale con vendita di DVD, libri, magliette e altri oggetti legati alla guru è molto vasta e curata.

Vrindavan, 8 aprile 2016. Bancarelle al seguito della guru Amma.

Vrindavan, 8 aprile 2016. Bancarelle al seguito della guru Amma.

Anche qui è difficile passare: la gente, gente comune, spinge per andare in tutte le direzioni. All’interno del tendone c’è un grande palco e in alto stanno scorrendo delle immagini registrate della guru. Lassù ci sono molti uomini vestiti di giallo, arancione, bianco e rosa che a turno prenderanno la parola dopo l’arrivo di Amma. Si nota solo una donna sul palco che più tardi parlerà da lassù. Qua e là sotto il tendone c’è qualche donna vestita di rosso, come lo sono anch’io casualmente oggi: sono le swami-mi- dice la donna in bianco seduta accanto a me- le donne sadhu legate alla guru.

Vrindavan, 8 aprile 2016. Amma meeting1

Vrindavan, 8 aprile 2016. Amma meeting.

Amma quando arriva sul palco viene accolta da numerosi applausi. E’ una donna sorridente, grassa, con un punto rosso racchiuso dentro un cerchio bianco sulla fronte e del colore bianco tra la faccia e i capelli che le incornicia il volto. E’tutta vestita di bianco e sta seduta in posizione yoga molto attenta agli interventi che si susseguono numerosi. Ogni tanto si sente un grido collettivo, forse dicono “Rade Rama” e tutti insieme dalla folla si alzano delle braccia. I vari personaggi del palco e della platea fanno la fila per mettere al collo della guru la collana di rose rosse e la stola gialla che lei di volta in volta si toglie dopo averli baciati. Le portano doni, tra cui moltissimi alberelli da trapiantare. L’avvolgono in uno scialle bianco: lei si alza per ricevere un grande attestato incorniciato.

U.P. Vrindavan, 8 aprile 2016. Aspetti del covegno della guru Amma.

U.P. Vrindavan, 8 aprile 2016. Aspetti del convegno della guru Amma.

Ora parla lei, Amma, nella sua lingua nazionale: viene coperta dai fotografi e dai video operatori che le si accalcano davanti. E’ una guru molto amata ed è la prima volta che viene qui a Vrindavan. Un indiano mi racconta che la povera gente le è molto grata per la donazione da lei fatta a favore della costruzione di un ashram per loro. Me ne sto seduta per un po’ di tempo ad ascoltare e ad osservare: parlano in indi ma su diversi schermi compaiono delle veloci sintesi in lingua inglese. Mi guardo intorno: militari e addetti alla sicurezza sono appostati ovunque. Pensavo di essere entrata senza alcun controllo, ma solo ora vedo che le porte di accesso alla sala sono tutte dotate del sistema di sicurezza.

U.P. Vrindavan, Floga Ashramam, 8 aprile 2016. Meeting della guru Amma.

U.P. Vrindavan, Floga Ashramam, 8-aprile 2016. Meeting della guru Amma.

Un anziano vestito di bianco seduto accanto a me ogni tanto mi tocca le ginocchia e i piedi; chiedo alla ragazza accanto se ci sia un significato e lei mi risponde che non lo sa e sorride. Nel primo pomeriggio ritorno nel mio ashram e la signora mi restituisce il passaporto: si è alzata tardi e si sente molto stanca: e se ne torna a riposare. Di sera esco a camminare lungo la via che porta al Thakur Banke Bihari Temple dedicato a Krishna. Qui a Vrindavan ci sono diversi fedeli anche occidentali legati a Krishna, molti dei quali si sono trasferiti definitivamente qui, in questo luogo sacro.

Vrindavan, 8 aprile 2016. Aspetti del convegno della guru Amma.

Vrindavan, 8 aprile 2016. Aspetti del convegno della guru Amma.

Uomini e donne vestono di bianco, ma in modo diverso gli uni dalle altre. Portano una o più collane di tulsi al collo attraverso le quali si riconoscono come appartenenti ad Hari Crishna e tengono una mano sempre dentro un sacchetto dove hanno la corona del mantra che recitano in continuazione. Oltre agli oggetti sacri lungo le strade non mancano ristorantini, pasticcerie, fruttivendoli, negozi di stoffe, casalinghi e giocattoli. I mendicanti qui sono numerosissimi: chiedono elemosine, bevande e cibi con molta, troppa pretesa.

zona tempio

Vrindavan, 8 aprile 2016. La zona accanto al tempio di Crishna.

All’interno del tempio dedicato a Crishna è vietato scattare delle foto e vengo ripresa più volte. Si entra scalzi e i fedeli fanno la fila per portare i loro doni ai sacerdoti nella cappella del Crishna nero: portano dolci, stole e collane di rose che poi vengono ridistribuiti ad altri. La cappella sta su un altare contornato di colonne d’argento e pareti rosate e in alto stanno appesi mazzi di foglie verdi, allungate; in alto ancora, intorno a tre lati del salone scorrono dei terrazzini interni dai quali si accede a delle stanze. Ogni tanto si alzano le voci che recitano “Hari, Hari, Crishna, Are, are” e tutti in contemporanea alzano le braccia al cielo. A momenti la tenda dell’altare viene tirata per pochi attimi.

Interno del tempio

Vrindavan, 8 aprile 2016. Il tempio dedicato a Crishna.

Alzando lo sguardo scorgo dei colombi che volano tra le travi e poi stanno per lungo tempo fermi, immobili. E’ tardi quando lascio il tempio: compro del cibo e della frutta per la cena e torno all’ashram. Qui c’è un ragazzino che frequenta la 10^ classe in un college di sanscrito che vive con la famiglia come ospite: ha 15 anni, ma è ancora molto bambino. Questa sera sta aspettandomi: mi informa che la signora mi deve parlare con urgenza e mi accompagna nel salottino di casa. La donna mi chiede dove sono stata tutto questo tempo e mi dice che devo lasciare immediatamente il suo ashram per dei problemi con la polizia e non ne conosce i motivi. E’ tardi e le chiedo di poter rimanere ancora una notte, ma lei mi risponde che per il bene di suo figlio e di suo marito non posso più rimanere lì. Le chiedo se il suo ashram è accessibile soltanto agli indiani e mi risponde affermativamente. Cerca o finge di telefonare per prenotare una camera per me al Floga Ashramam dove si è tenuto il convegno della guru Amma. Avevo pagato 3 notti come acconto e lasciato i miei dati e lei mi restituisce quanto pagato in più. Preparo i bagagli, regalo le 10 rupje che avevo promesso al ragazzino che quasi mi schernisce per l’irrisorietà della somma e lascio l’ashram. Il Floga Ashramam è al completo. Lascio i bagagli in una stanza adibita a negozio alimentare in occasione convegno e faccio un giro nell’ashram di fronte. I prezzi sono molto alti e l’ambiente è troppo raffinato per i miei gusti. Torno al Floga Ashraman e faccio un ultimo tentativo: fortunatamente m’imbatto in uno degli organizzatori che con qualche spostamento riesce a trovarmi una stanza, ma soltanto per una notte. Non c’era stata nessuna telefonata né prenotazione, naturalmente!

Ingresso al tempio.

Vrindavan, 8 aprile 2016. L’entrata al tempio dedicato a Crishna.

9 aprile 2016

Mi sono spostata in tarda mattinata e sono al Munger Raj Mandir Ashram, di proprietà di un guru Hare Crishna, Shirila Sadhu Manaray, discendente di una famiglia di marajà che già in passato aveva messo a disposizione le sue ricchezze per degli ideali di vita comunitaria e spirituale. L’ashram sta dall’altra parte degli altri due precedenti, in una zona tranquilla e non lontana dal centro. Verso sera vado a camminare verso la zona del Katyayani Peet Temple, un tempio induista affollato per l’ora che i fedeli dedicano alla preghiera e alle offerte.

Vrindavan, 9 aprile 2016, verso sera. Katyayni Peet Temple. Temple.

Vrindavan, 9 aprile 2016, verso sera. Katyayni Peet Temple.

Nel piazzale adiacente al tempio ci sono le bancarelle che vendono fiori, candele, giocattoli, bevande e cibi. C’è anche una vecchia giostra, una piccola, vecchia ruota panoramica fatta girare manualmente e affollata di bambini e adulti.

Vrindavan, 9 aprile 2016, sera. La ruota panoramica accanto al Katyayani Peet Temple.

Vrindavan, 9 aprile 2016 sera. La ruota panoramica accanto al Katyayani Peet Temple.

Nel cortile, all’interno di una rete posta per evitare l’invasione delle scimmie c’è una moltitudine di donne impegnate a suonare un organetto, a cantare e a danzare al centro dello spazio. Sotto la loggia ci sono dei sacerdoti, seduti in posizione yoga, che stanno leggendo dei libri sacri ad alta voce.

Vrindavan, 9 aprile 2016. Preghiera con strofinio di monete su una parete del Katyayni Peet Temple.

Vrindavan, 9 aprile 2016. Preghiera con strofinio di monete su una parete del Katyayni Peet Temple.

Sul retro, sempre all’interno del tempio, delle donne e degli uomini stanno strofinando delle monete sulla parete di marmo implorando la dea affinché li aiuti ad aver del denaro. Davanti all’altare del Katyayni Peet Temple un sacerdote vestito di azzurro riceve i doni dalla folla e li ridistribuisce. I fedeli avanzano a spintoni e allungano le braccia per dare e ricevere i soliti doni: collane di fiori, dolci, stole. Di fronte alla loggia c’è un’altra gabbia con all’interno dei musicisti in attesa di suonare della musica sacra con degli strumenti tradizionali.

Vrindavan, 9 aprile 2016, verso sera. Offerta e redistribuzione dei doni al Katyayni Peet Temple.

Vrindavan, 9 aprile 2016, verso sera. Offerta e redistribuzione dei doni al Katyayni Peet Temple.

Uscendo dalla zona del tempio faccio un giro ad esplorare questa zona di Vrindavan che ancora non conosco. Incrocio una serie di negozi che vendono sacchi pieni di grano che gli acquirenti portano immediatamente a macinare nei vicini rumorosi mulinelli a scoppio che stanno accanto. In ogni negozio o bancarella c’è qualcuno con un bastone in mano impegnato a cacciare le scimmie che in questa zona sono molto numerose e velocissime ad afferrare cibo e oggetti senza alcun timore.

Vrindavan, 9 aprile 2016. Katyayani Devi Temple.

Vrindavan, 9 aprile 2016. Katyayani Devi Temple.

Più avanti, dove ci sono i ristorantini all’aperto e dove vendono alimenti appena cucinati c’è ovunque un addetto a cacciare le mosche con uno scopino.

Vrindavan, 9 aprile 2016. Il luogo per i canti e le danze delle donne del Katyayni Peet Temple.

Vrindavan, 9 aprile 2016. Il luogo per i canti e le danze delle donne del Katyayni Peet Temple.

10 aprile 2016

Verso sera vado in centro e arrivo per caso al Shahji Temple, una zona invasa dalle scimmie che strappano con una velocità fulminea tutto quello che i visitatori tengono in mano e le calzature che lasciano all’esterno del tempio. I negozianti dei paraggi hanno trovato una forma di guadagno nel recuperare gli oggetti finiti tra le zampe degli animali gettando loro, di volta in volta, del cibo. Queste, per afferrarlo, lasciano cadere l’oggetto che viene restituito alla persona dietro un cospicuo compenso.

Vrindavan, 10 aprile 2016. Sfilata di carri con le immagini delle divinità.

Vridavan, 10 aprile 2016. Sfilata di carri con le divinità.

Oggi è domenica e per le vie centrali c’è una processione con maestosi carri mossi da fragorosi motori a scoppio: trasportano a suon di musica personaggi in costume e immagini rappresentanti le diverse divinità induiste. Il corteo è partito dal Katyayani Peet Temple ed è accompagnato da numerosi fedeli, da una banda di musicisti, da un gruppo di bambine vestite con sfarzosi abiti di colore rosso ricamati con fili d’orati: tengono tra le mani dei flauti che a momenti suonano sotto la guida di un maestro. Dalle finestre e dai terrazzini una moltitudine di gente si sporge per assistere alla festosa esibizione.

Vrindavan, 10 apprile 2016, sera. Il carro con la divinità Ganesha durante la sfilata.

Vrindavan, 10 aprile 2016, sera. Il carro con la divinità Ganesha durante la sfilata.

11 aprile 2016

In tarda mattinata vado nella sala dove c’è il guru: qui c’è un via vai silenzioso di seguaci di diverse nazionalità che si inginocchiano toccando con la fronte il pavimento per salutare la loro guida spirituale. Molti di loro si fermano ad ascoltare la lettura di brani sacri che lui commenta interagendo a volte con il pubblico. Tra i seguaci ci sono coppie con bambini piccolissimi e con bambine quasi adolescenti. Molte famiglie straniere vivono qui e i loro figli frequentano le scuole pubbliche.

Vrindavan, 11 aprile 2016. Nella sala del guru al Mungar Raj Madir Ashram.

Vrindavan, 11 aprile 2016. Nella sala del guru al Mungar Raj Madir Ashram.

Verso sera torno in centro e ripercorro le strade e i vicoli che ormai riconosco. Al ritorno un auto risciò si offre di portarmi nella via del mio ashram in Mathura Road per sole 5 rupje. All’interno ci sono già due donne che mi sorridono invitanti e accoglienti. Durante il percorso prendo dal borsello, che tengo legato al giro vita, il portamonete per cercare le 5 rupie e lascio aperta la cerniera. La donna accanto infila subito la mano in questa apertura e fruga all’interno. Me ne accorgo subito e lancio un urlo: lei toglie la mano e mi indica la sua borsa dove, secondo lei, stava cercando qualcosa. La guardo con severità, in silenzio, a lungo negli occhi: lei sostiene il mio sguardo. L’autista si ferma poco dopo in una strada laterale non molto vicina al mio ashram e mi indica la direzione opposta per raggiungere la giusta via.

Vrindavan, 11 aprile 2016. Uno scorcio della biblioteca dell'ashram Mungar Raj Mandir.

Vrindavan, 11 aprile 2016. Uno scorcio della biblioteca dell’ashram-Mungar-Raj-Mandir.

12 aprile 2016

Parlo un po’ con Jagatam, un’insegnante di sostegno in pensione americana che vive in Inghilterra, ma trascorre lunghi periodi qui, in questo ashram. Proviene da una famiglia cattolica e il suo vero nome è Donna. Jagatam è il nome che le è stato assegnato da un altro guru Hare Crishna, ora scomparso. Sia lei che il marito, anche lui Hare Crishna, vivono qui in India, ma in città diverse. Donna mi conferma la consuetudine che avevo già riscontrato altrove in India: le coppie, quando raggiungono una certa età, scelgono di dividersi per intraprendere un percorso spirituale autonomo.

Vrindavan, 9 aprile 2016, verso sera. Ingresso al Katyayani Temple.

Vrindavan, aprile 2016 verso sera. L’entrata del Katyayani Temple.

Donna seguirà il guru Shirila Manaray nel viaggio in Italia che intraprenderà nel prossimo mese di giugno. Insieme a lei verrà in Italia anche suo figlio che ha 31 anni e vive in Inghilterra. Mi conferma, inoltre, che il guru dell’ashram è un principe discendente di una famiglia reale indiana. E’ un personaggio molto impegnato socialmente e, attualmente, sta coordinando diversi progetti umanitari, educativi e culturali sia in India che in Europa.

Vrindavan, 11 aprile 2016, sera. Il tempio del Mungar Raj Mandir Ashram.

Vrindavan, aprile 2016, sera. Il tempio del Mungar Raj Mandir Ashram.

13 aprile 2016

Sono in partenza per Delhi: vado un attimo a salutare il guru principe che sta seduto in posizione yoga su una sedia nella sua camera, la stanza senza porta che comunica con la sala riunioni e la biblioteca. C’è sempre qualche seguace insieme a lui: delle persone in età matura, sia indiani che occidentali, che vivono praticamente lì. Alcuni ragazzi e qualche ragazza, tutti europei, stanno in questo periodo collaborando per il funzionamento dell’ashram in cambio di vitto e alloggio.

Vrindavan, 11 aprile 2016. Canti e musiche nella sala del guru al Mungar Raj Mandir Ashram.

Vrindavan, 11 aprile 2016. Canti e musiche nella sala del guru al Mungar Raj Mandir Ashram.

Tra i ragazzi indiani che abitano e collaborano al funzionamento dell’ashram ce n’é uno di 21 anni, sempre vestito di giallo. Proviene da Chitrakoot ed è molto fiero di raccontarmi che Vrindavan è attraversata dallo stesso fiume della sua cittadina: il Jamuna. Lui, lo vedo sempre indaffarato a filtrare l’acqua e a trasportarla in delle botti di plastica nelle stanze servendosi di un triciclo con carretto incorporato. Un altro ragazzo, vestito con abiti comuni, si occupa della stalla dove ci sono diverse mucche e vitelli che si cibano con gli avanzi della cucina e della mensa. Questi giovani sono un po’ coordinati da un anziano indiano con la barba e i capelli bianchi, sempre vestito di bianco, un Hari Crishna che gira continuamente intorno al cortile con un vecchio motocarro, quando riesce a metterlo in moto.

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Vrindavan, aprile 2016. La sala del guru.

In auto risciò raggiungo la stazione ferroviaria di Mathura: ripercorro il tragitto che già avevo fatto, ma in autobus, una settimana fa. Riattraverso i campi di grano, questa volta visti dalla rete ferroviaria: ora i mucchi di chicchi sono numerosissimi, a volte stanno lì ad essiccare altre sono già messi nei sacchi per essere trasportati altrove. E’ una zona pianeggiante questa, tutta coltivata a grano che ora, dopo la sua mietitura ha lasciato una vivace distesa di stoppie gialle sul terreno. Rivedo i covoni di paglia e le capanne di interi villaggi costruite con la paglia, qualche nuovo campo arato, qualcuno bruciato per la concimazione, qualche altro allagato: c’è anche un branco di bufali, bianchi e altri neri all’ombra dei pochi alberi verdi intorno. E’ circa mezzogiorno e la temperatura s’aggira intorno ai 38° e ugualmente donne e uomini sono al lavoro nei campi su dei trattori o con le schiene abbassate a sistemare il grano e la paglia per il trasporto e la vendita. Siamo vicino alla città di Hazrat Nizzamudin. Prima di entrare in questa stazione il treno rallenta e ai lati si possono scorgere dei villaggi di baracche tutte attaccate, costruite con lamiera, plastica e ramaglie. Sono molto piccole, composte da una sola stanzetta, ma tutte possiedono l’antenna parabolica sulla copertura, formandone una distesa.

Vrindavan, 11 aprile 2016. Un dipinto sulle pareti della biblioteca del Mungar Raj Mandir Ashram.

Vrindavan, aprile 2016. Un dipinto sulle pareti della biblioteca del Mungar Raj Mandir Ashram.

Arrivo a Delhi e per una volta tanto mi lascio portare in una guest house scelta dal guidatore del risciò, così prenderà la provvigione.